Virus. E’ arrivato il momento dell’audacia

di A. Baricco, in Repubblica del 26 marzo 2020

Devo averla già raccontata, ma è il momento di ripeterla. Viene da un bel romanzo svedese. C’è la regina che decide di imparare ad andare a cavallo. Monta in sella. Poi chiede sprezzante al maestro d’equitazione se ci sono delle regole. Ed ecco cosa risponde lui: «Prima regola, prudenza. Seconda, audacia » … (per leggere l’articolo clicca su download)

Siamo in cura, non in guerra

di G. Dotti, monaco di Bose

No, non mi rassegno. Questa non è una guerra, noi non siamo in guerra. Da quando la narrazione predominante della situazione italiana e mondiale di fronte alla pandemia ha assunto la terminologia della guerra – cioè da subito dopo il precipitare della situazione sanitaria in un determinato paese – cerco una metafora diversa … (per leggere l’articolo clicca su download)

Gli effetti sociali del Covid-19 e le politiche necessarie

a cura dell’Osservatorio sulle disuguaglianze, Verona

Il Coronavirus non è “a livella” di Totò. Il Coronavirus colpisce tutti e non fa distinzioni: muoiono l’architetto famoso e la vecchietta in casa di riposo, l’operatore del 118 e la commessa del supermercato. Ma i suoi effetti non sono uguali per tutti …. (per leggere l’articolo clicca su download)

Coronavirus: la luce in fondo al tunnel

di M. Castiglioni e G. Della Zuanna

Ieri Gianpiero Dalla Zuanna ha affermato (assieme ad altri studiosi) che
nei giorni scorsi è stato superato il “picco” dell’epidemia di Covid-19,
mentre altri ricercatori affermano che verrà superato nei prossimi
giorni. In realtà le due posizioni non sono in contrasto fra loro,
perché si riferiscono a due concetti diversi.
Se guardiamo all’INCIDENZA (nuovi casi giornalieri) il picco dovrebbe
essere stato superato. Ciò significa che il numero di nuovi ammalati,
giorno dopo giorno, sta diminuendo, in Italia come nel Veneto.
Se guardiamo invece alla PREVALENZA (numero totale di ammalati) il picco
non è stato ancora raggiunto. Verrà superato solo il giorno in cui il
numero dei nuovi casi sarà inferiore alla somma fra i guariti e i
deceduti. Dovremmo arrivarci fra poco, perché i guariti stanno
aumentando, e i nuovi casi diminuendo. Ma dobbiamo essere bravi!
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Il futuro che vogliamo

È terribilmente facile ritornare barbari (Paul Ricoeur)

Le cattive idee hanno spesso un potere tremendo (Amartya Sen)

Un punto di svolta

Vi sono stati periodi nella storia recente in cui un mondo migliore è sembrato possibile. Oggi guardiamo al domani con diffidenza e paura. Per riprendere in mano il nostro futuro vorremmo porre inizialmente cinque questioni fondamentali. La prima riguardante il futuro della democrazia, perché non siamo più certi di poter escludere rischi di involuzione autoritaria. Il secondo tema tocca il diffondersi di un orientamento preoccupante, che ci vede giorno dopo giorno impegnati a costruire muri piuttosto che a gettare ponti. Vi è poi l’affermarsi di identità che si chiudono, riproducendo quel nazionalismo che l’Europa ha conosciuto fin troppo bene nella prima metà del Novecento. Non siamo più così sicuri che quel passato non possa ritornare. I regimi autoritari spesso nascono e si irrobustiscono attraverso l’individuazione di un nemico, facendo credere ai cittadini che i loro problemi dipendano da un colpevole esterno; se questo non c’è lo si inventa. Ma quello che, come cristiani, più ci colpisce e ci amareggia è la progressiva perdita del sentimento di compassione, quell’identificazione nel dolore dell’altro che è alla radice della nostra umanità e senza il quale non possiamo veramente vivere…(leggi il documento integrale nella sezione “Il documento di Limena”)