L’Italia, i Cristiani e i simboli religiosi

Nelle scorse settimane Gianfranco Brunelli, uno dei partecipanti al confronto che ha accompagnato la presentazione del nostro documento il 6 aprile, ha pubblicato su Il Regno un articolo intitolato “Chiesa in Italia – Il tempo di un Sinodo Nazionale” (Regno-attualita-4-2019-119).

Nel testo Brunelli affronta molti argomenti che dialogano con quelli posti da noi, come è avvenuto appunto con il suo intervento di Limena, che contiamo di riportare a breve su questo sito.

La proposta di un Sinodo per l’Italia è stata rilanciata dal Papa, nell’incontro con i Vescovi del nostro Paese.

Suggeriamo di leggere il pezzo, che riportiamo nella sezione documenti.

Sullo stesso tema è apparso un contributo di Antonio Spadaro su La Civiltà Cattolica (Quaderno 4047 pag. 250 – 252Anno 2019) e un altro di Enzo Bianchi su Vita Pastorale (Dove va la chiesa – Aprile 2019).

Proponiamo alla lettura anche questi due interventi, sempre nella sezione documenti.

Bianchi e Spadaro, con altri, sono stati protagonisti, in questi giorni, di diverse e convergenti prese di posizione contro l’uso improprio e strumentale di simboli religiosi da parte del capo della Lega, Salvini.

“Rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio”

“La coscienza critica e il discernimento dovrebbe aiutare a capire che non è un comizio politico il luogo per fare litanie (e in nome di valori che col Vangelo di Gesù nulla hanno a che fare). Ciascuno può valutare le intenzioni e farsi la propria opinione. Tuttavia è chiaro che l’identitarismo nazionalista e sovranista ha bisogno di fondarsi anche sulla religione per imporsi. Ha trovato questa carta della strumentalizzazione religiosa (in Italia come altrove nel mondo, sia chiaro: non siamo originali in questo!) come adatta e la usa. La coscienza cristiana, a mio avviso, dovrebbe sussultare con sdegno e umiliazione nel vedersi così mercanteggiata e blandita. Si facciano i propri discorsi, ma davanti a Dio bisogna togliersi i sandali”.

A. Spadaro, 19 maggio 2019

“Sono profondamente turbato: come è possibile che un politico oggi, in un comizio elettorale, baci il rosario, invochi i santi patroni d’Europa e affidi l’Italia al Cuore Immacolato di Maria per la vittoria del suo partito?

Cattolici, se amate il cristianesimo non tacete, protestate!”

E. Bianchi, 19 maggio 2019

Queste dichiarazioni rappresentano un allarme e fanno intravvedere un pericolo. Quello di un’opinione pubblica, anche “credente”, che rischia di “bere” tutto, senza criterio.

 Collegare le giuste prese di posizione immediate a ragionamenti di più lunga lena, vuol essere un contributo a riattivare il palato e il fiuto delle persone, per favorire un giusto discernimento.

Il futuro che vogliamo

È terribilmente facile ritornare barbari (Paul Ricoeur)

Le cattive idee hanno spesso un potere tremendo (Amartya Sen)

Un punto di svolta

Vi sono stati periodi nella storia recente in cui un mondo migliore è sembrato possibile. Oggi guardiamo al domani con diffidenza e paura. Per riprendere in mano il nostro futuro vorremmo porre inizialmente cinque questioni fondamentali. La prima riguardante il futuro della democrazia, perché non siamo più certi di poter escludere rischi di involuzione autoritaria. Il secondo tema tocca il diffondersi di un orientamento preoccupante, che ci vede giorno dopo giorno impegnati a costruire muri piuttosto che a gettare ponti. Vi è poi l’affermarsi di identità che si chiudono, riproducendo quel nazionalismo che l’Europa ha conosciuto fin troppo bene nella prima metà del Novecento. Non siamo più così sicuri che quel passato non possa ritornare. I regimi autoritari spesso nascono e si irrobustiscono attraverso l’individuazione di un nemico, facendo credere ai cittadini che i loro problemi dipendano da un colpevole esterno; se questo non c’è lo si inventa. Ma quello che, come cristiani, più ci colpisce e ci amareggia è la progressiva perdita del sentimento di compassione, quell’identificazione nel dolore dell’altro che è alla radice della nostra umanità e senza il quale non possiamo veramente vivere…(leggi il documento integrale nella sezione “Il documento di Limena”)