Allarga lo spazio della tua tenda (Is 54,2) Sintesi del documento per la fase continentale (*)

Introduzione

La prima fase del sinodo, l’ascolto, è stata vissuta come una prima esperienza di sinodalità vera, fatta di incontro, di ascolto della Parola e tra i partecipanti. Sono giunte alla segreteria del sinodo 112 sintesi delle Conferenze Episcopali nazionali su 117, le 15 sintesi delle Chiese Orientali, 17 contributi dai 23 Dicasteri romani, quelli dei superiori religiosi femminili e maschili, degli istituti di vita consacrata e delle associazioni di fedeli, oltre a centinaia di contributi di singoli e di gruppi, arrivati direttamente al sito della segreteria.

I contributi sono stati raccolti in cinque nuclei tematici, illustrati nel terzo capitolo del documento, che saranno oggetto del prosieguo del confronto. Il testo è punteggiato, in ogni sua parte, da citazioni dei materiali ricevuti, che segnalano modi di sentire ricorrenti in molte sintesi.

Il documento sarà esaminato nelle diocesi e in riunioni continentali, previste nei primi mesi del 2023. Tali riunioni individueranno le priorità sulle quali si concentrerà l’Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si terrà dal 4 al 29 ottobre del ’23. (Una seconda Assemblea è già stata prevista per l’ottobre del 2024).

Primo capitolo: L’esperienza del processo sinodale.

Si è ridestato un sogno, stimolato un desiderio di partecipazione e la presa di coscienza della natura della chiesa. E’ stato sperimentato il metodo della conversazione spirituale: ognuno dice la sua e si raccolgono le risonanze. E’ stata l’occasione per alcuni, che si erano allontanati, di ritornare.

Non sono mancate le difficoltà, anzitutto per le restrizioni dovute alla pandemia. Ma anche l’incertezza su cosa vuol dire sinodalità, l’ansia per le possibili derive o lo scetticismo sul cambiamento. Sono emerse resistenze e difficoltà nell’interpretare il ruolo dei pastori nel processo sinodale e si è evidenziata la separazione tra clero e popolo. Preti oberati di impegni e percepiti come ostacoli alla condivisione.

Pesa lo scandalo degli abusi, una ferita aperta. E’ importante ricostruire fiducia, riconoscere gli errori e soprattutto tutelare le vittime. Si impone un cambiamento culturale, maggiore trasparenza, responsabilità e corresponsabilità. Il percorso sinodale in diverse parti ha fatto i conti con la guerra, anche tra cristiani. Sinodalità e comunione possono aiutare a guarire la memoria, alla base di molti conflitti.

Tutti i battezzati hanno una comune dignità e vocazione. Una presa di coscienza che consente di camminare insieme ed essere chiesa in missione, per questo va rilanciato anche il dialogo ecumenico con gli altri cristiani. Per molti un’esperienza nuova, che rappresenta una ritrovata identità sinodale, primi passi del ritorno da un esilio.

Secondo capitolo: In ascolto delle Scritture

Bisogna allargare la tenda (Is 54,2), che sia uno spazio di convivialità e di riparo, anche per chi sta fuori, che tiene insieme solidità (la fede) e mobilità (un popolo che cammina).

L’accoglienza può comportare qualche forma di perdita, ma apre a una relazione più profonda con Dio e gli altri, sul modello di Gesù. “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, che pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso” (Fil 2,5-7).

Capitolo terzo: Verso una chiesa sinodale missionaria

La missione è un perimetro che si allarga, la realizzazione del sogno divino di una chiesa che vive l’unità nella diversità. Bisogna non rimanere intrappolati nei conflitti o disinteressarsi delle tensioni, ad esempio tra verità e misericordia, sul modello di Gesù. Una chiesa capace di inclusione e ospitalità, una casa dove tutti sono accolti, prima ancora che disponibili ad accogliere.

Un ascolto che si fa accoglienza

Un processo graduale di ascolto e di conversione degli atteggiamenti produce allargamento e inclusione. Purtroppo mancano processi comunitari di ascolto e discernimento e le strutture gerarchiche favoriscono tendenze autocratiche, culture clericali e individualiste. Permangono nella chiesa disparità socioculturali ed economiche, che emarginano i più poveri.

Solitudine ed isolamento colpiscono il clero. La dimensione affettiva e sessuale dei ministri ordinati deve trovare spazio di ascolto. Accoglienza e protezione vanno assicurate alle persone coinvolte, donne e figli. I giovani sono risultati scarsamente presenti nel percorso sinodale, nonostante a loro fosse stata dedicata una sessione precedente del sinodo, che raccomandava accompagnamento e formazione. Le persone con disabilità talvolta vivono anche nella chiesa scarsa attenzione e considerazione. Tra le situazioni di fragilità che vanno soccorse ci sono le donne migranti e quelle che decidono di abortire per povertà o a causa del rifiuto delle famiglie.

Nella chiesa permangono categorie di “esiliati”, o che si sentono tali, di cui mettersi in ascolto: donne, giovani, ma anche gli affezionati al rito preconciliare. Particolare disagio è vissuto da chi vive situazioni affettive percepite come in tensione con la loro appartenenza alla chiesa: divorziati, persone LGBTQ o che vivono in matrimonio poligamico. Emerge il bisogno di un discernimento della chiesa su situazioni che si vanno diffondendo, come le relazioni omosessuali, che fanno sentire escluse le persone coinvolte e contemporaneamente creano turbamento ad altre. Anche i preti che hanno lasciato il ministero chiedono maggiore accoglienza e dialogo. Ci sono molte somiglianze, nelle diverse latitudini, su questo tema dell’esclusione e la lista di chi non trova spazio continua: poveri, anziani, migranti, indigeni, dipendenti da alcool e droghe, carcerati, abusati. Persone con nomi e volti che chiedono accoglienza e ascolto.

Sorelle e fratelli per la missione

La missione della chiesa è rendere Cristo presente, attraverso la Parola, i Sacramenti e la cura degli altri. Una testimonianza che annuncia il “kerigma”, Cristo crocifisso e risorto per noi,  e pratica la condivisione, come la prima comunità apostolica. La proposta di un’esperienza di salvezza, che va al di là della divisione tra credenti e non credenti, per un cammino insieme al resto della famiglia umana.

Permangono discriminazioni, interne ed esterne, che devono essere superate: tribalismo, settarismo e discriminazioni di genere, razza e condizione sociale, anche affrontando le “strutture di peccato”, che le sostengono. La sfida ambientale, intrecciata con quella sociale, in particolare nei contesti più fragili, richiede alleanze che comprendano altre confessioni, altre religioni e tutte le persone di buona volontà. L’impegno della chiesa nello spazio pubblico è necessario inoltre nella promozione della giustizia e nella costruzione di processi di pace, in contesti sempre più polarizzati.

C’è una debolezza nell’impegno ecumenico, che frena la collaborazione nel sociale. Non c’è sinodalità senza unità dei cristiani, questo dicono le esperienze delle chiese più esposte, che vivono l’ecumenismo del martirio. Va affrontato il tema dell’eucarestia e della sua condivisione, che continua ad essere divisivo. La crescita delle famiglie interconfessionali e interreligiose, spinge ad un rinnovato ed efficace dialogo, a tutti i livelli, ecumenico e interreligioso.

I contesti culturali e i loro cambiamenti incidono nella vita della fede e nella sua comunicazione e trasmissione. Tribalismo ed etnocentrismo, declino della credibilità per la crisi degli abusi, secolarizzazione, relativismo, individualismo e consumismo, ma anche permanente intreccio col potere politico, insidiano la vita delle comunità. In alcune situazioni sono emerse punti di vista molto diversi su questioni come l’aborto e la contraccezione, il divorzio e l’omosessualità, l’ordinazione delle donne e il celibato dei preti. Altre chiese invece sono alle prese con situazioni di aggressione, di conversioni forzate e di persecuzione. In questi casi camminare insieme con gli altri esige coraggio profetico.

Le diversità culturali rappresentano anche una opportunità, bisogna essere “porosi”. L’approccio interculturale della chiesa mira all’orizzonte cui Cristo la chiama, il Regno. Inculturare la fede significa anche arricchirsi dell’apporto delle diverse culture. Non è stato così con molte popolazioni indigene, alle quali bisogna chiedere perdono per le complicità con l’oppressione e con le quali riconciliare l’insegnamento della chiesa con le pratiche culturali tradizionali.

Comunione, partecipazione e corresponsabilità

Tutti i battezzati missionari, alla sequela di Gesù e secondo il suo modello. Tutte le vocazioni hanno valore e va costruito un modello istituzionale che destrutturi il potere piramidale e riconosca che l’unica autorità nella chiesa è l’amore e il servizio. Bisogna liberare la chiesa dal clericalismo, che isola i preti e fa male ai laici e fare spazio a forme di leadership relazionali e collaborative, che suscitino solidarietà e corresponsabilità.

Serve una conversione culturale e di pratiche, strutture e abitudini, a cominciare dal ruolo delle donne e dalla loro valorizzazione. Esse sono le più presenti, anche nel percorso sinodale, le più attive nella vita delle comunità, ma anche le meno rilevanti nei ruoli e nei processi decisionali. Le donne, discriminate nella vita sociale, chiedono alla chiesa sostegno. All’interno, la non uguaglianza e la riduzione delle donne a manodopera a basso costo è vista come un ostacolo per la chiesa nel mondo moderno.

Se la piena ed equa partecipazione delle donne è auspicata da moltissime parti, diverse sono le posizioni sulle soluzioni e sui modi di questa partecipazione. Sul ruolo delle donne nelle strutture di governo degli organismi ecclesiali, sulla predicazione e sul diaconato femminile da molte parti si chiede che prosegua il discernimento. Diversa ancora la questione del presbiterato, sulla quale alcuni ritengono che vada presa in considerazione e altri che sia considerata definitivamente fuori discussione. Sicuramente ci sono semi e pratiche di sinodalità, soprattutto nelle situazioni più difficili, che vedono le donne protagoniste e che attendono un riconoscimento.

Appare difficile praticare la corresponsabilità, finché la chiesa gira troppo intorno al ministero ordinato. Una chiesa tutta ministeriale, comprende carismi e ministeri diversi in comunione tra loro. Per questo servono incarichi ben definiti e che l’assunzione di responsabilità, anche per i laici, sia garantita da un mandato ricevuto e dal principio di sussidiarietà. Nei movimenti laicali e nelle nuove comunità religiose emerge una varietà di carismi e ministeri che vanno considerati, salvaguardando l’armonia nella chiesa locale. L’armonizzazione dei carismi che lo Spirito continua a donare alla chiesa è compito dei pastori, che devono curarne la presenza, evitando che si generino contrapposizioni tra la dimensione carismatica e quella istituzionale. Una sfida per la sinodalità.

La sinodalità prende forma

Di fronte alle tensioni che emergono, serve un processo di costante comune discernimento, ma anche strutture nuove, mettendo mano al diritto canonico, se necessario. La sinodalità richiede un cambio di mentalità e il sostegno di una profonda spiritualità.

Il livello sinodale continentale può favorire maggiormente i processi di inculturazione, oltre che sperimentare, con le assemblee ecclesiali ed episcopali previste, forme nuove di integrazione tra sinodalità ecclesiale e collegialità episcopale e forme più sinodali dell’esercizio del ministero episcopale. Anche la curia romana dovrà sperimentare forme più sinodali di lavoro e di collaborazione al proprio interno. Le conferenze episcopali inoltre dovrebbero includere nei loro incontri e dibattiti rappresentanti del clero e del laicato.

Gli organismi di rappresentanza già in essere dovrebbero sviluppare maggiore sinodalità e corresponsabilità, diventando luoghi di inclusione, dialogo e discernimento, mettendo in conto il superamento del loro carattere consultivo, a favore di un discernimento comunitario. La trasparenza in queste situazioni è essenziale ed essa dovrebbe essere la caratteristica che informa e contraddistingue tutti i processi decisionali interni alla chiesa, superando ogni forma di autoritarismo. Alle istituzioni accademiche il compito di approfondire il tema della sinodalità e delle intuizioni teologiche che l’esperienza sinodale comporta. Anche la vita consacrata è interpellata dalla sinodalità, realizzando forme effettivamente partecipative di tutti alla vita delle comunità, con stili di governo più circolari. La formazione alla sinodalità è necessaria per tutti, a tutti i livelli, anche per fornire le necessarie competenze tecniche e metodologiche.

La cultura della sinodalità si sostiene con la formazione, ma richiede anche un percorso spirituale, che apra all’ascolto dello Spirito, che consenta di affrontare le tensioni, accogliendo le differenze e promuovendo l’armonia, superando le polarizzazioni che si sperimentano anche nella chiesa. Il metodo della “conversazione spirituale”, incentrato sull’ascolto interpersonale attorno alla Parola di Dio, che fa spazio al silenzio e alla preghiera, ha favorito la sinodalità nella prima fase. Va assunto e sviluppato nella gestione del discernimento comunitario, negli organismi di partecipazione e nei processi decisionali ordinari.

Vita sinodale e liturgia

La liturgia e la preghiera consentono di camminare insieme e mobilitano le energie necessarie. La pietà popolare va promossa ed evangelizzata. Lo stile sinodale deve informare le celebrazioni, ancora troppo centrate su chi presiede (celebrante), favorendo partecipazione e valorizzando tutti i carismi. C’è il nodo del rapporto con i nostalgici della liturgia preconciliare, segnato da animosità, come segnato da tensione talvolta è quello ecumenico, sul tema della condivisione eucaristica.

I limiti evidenziati nelle celebrazioni riguardano il protagonismo del prete e la qualità delle omelie, spesso avulse dalla vita e che non trasmettono la bellezza della fede. Ci sono poi gli ostacoli alla partecipazione, logistici, economici (le tariffe), di condizioni di vita (divorzio, poligamia…), anche se su questi ultimi le posizioni sono diverse. Il processo sinodale dovrebbe favorire forme diverse di preghiera e celebrazione, più partecipate e accessibili, con maggiore spazio a celebrazioni della Parola e alla formazione liturgica. Va recuperato il legame con la convivialità, valorizzata la ricchezza di tradizioni rituali e forme simboliche delle diverse culture e curato stile sinodale e bellezza della liturgia.

Capitolo quarto: I prossimi passi

Un cammino di conversione e di riforma

C’è un legame tra la crescita della comunione e della partecipazione e l’impegno per la missione. La sinodalità spinge ad un rinnovamento missionario, che si traduce in stato di missione permanente, una chiesa che cammina insieme, che impara e fa discernimento delle situazioni, alla luce della Parola di Dio. Conversione e riforma procedono insieme, nella prospettiva dell’aggiornamento continuo, eredità del Vaticano II.  Un processo sostenuto dai dono che lo Spirito offre alla chiesa, una pluralità di carismi, voci, talenti, culture, tradizioni spirituali e teologiche e riti diversi, imparando a crescere e a camminare in armonia. 

Metodologia per la tappa continentale

Stiamo imparando la sinodalità. Nella tappa continentale va approfondito il discernimento, sulla scorta dell’interrogativo di fondo: come si cammina insieme oggi e quali passi lo Spirito ci invita a fare?

La riflessione va focalizzata su tre interrogativi. Quali intuizioni risuonano più intensamente e quali esperienze appaiono nuove e illuminanti? Quali tensioni e divergenze emergono come più importanti nel continente e quali sono le questioni e gli interrogativi che andrebbero affrontati nelle prossime fasi? Quali le priorità, i temi ricorrenti e gli appelli all’azione da condividere con le altre chiese nella prima sessione dell’Assemblea sinodale dell’ottobre 2023?

Le Assemblee Continentali redigeranno documenti finali che saranno la base per la stesura, entro giugno 23, dell’Instrumentum laboris per l’Assemblea del Sinodo dei Vescovi di ottobre. Le assemblee dovranno comprendere i rappresentanti di tutto il Popolo di Dio, con adeguata presenza di donne e giovani, poveri ed emarginati e coinvolgere delegati di altre confessioni cristiane ed esponenti di altre religioni. Al termine dell’assemblea, i vescovi si incontreranno per convalidare il documento, assicurando che sia frutto di un vero percorso sinodale. I documenti dovranno essere trasmessi alla Segreteria generale del Sinodo entro marzo 2023.

Prima dell’assemblea continentale, il documento preparatorio viene inviato a tutti i vescovi diocesani e alle relative equipe sinodali, perché organizzino un processo di discernimento a partire dalle domande di cui sopra. Le risposte che ne usciranno saranno raccolte e sintetizzate dalle Conferenze episcopali e le loro equipe sinodali, in vista dell’Assemblea continentale. Si propone di privilegiare il metodo della “conversazione spirituale (presa di parola, risonanze e discernimento di gruppo).

*Sintesi preparata da Antonio Zorzi per la riunione dei promotori del Forum di Limena del 3.12.22. Il Testo completo si può trovare sul sito www.synod.va/it.html  alla sezione documenti.