Che significa oggi vincere o perdere una guerra?

Presentazione

Lo storico Guido Formigoni in un articolo apparso su Il Mulino rivista dell’11/05/2022 osserva che il tema della vittoria è sempre più al centro delle retoriche pubbliche attorno alla guerra. Ascoltare questi slogan lascia però perplessi. Che cosa significa infatti precisamente «vincere» o «perdere» una guerra come quella in corso?

Questa idea semplificatoria è in realtà – sostiene Formigoni – figlia dell’idea di guerra “totale” impostasi nel 1915-18, proseguita con la seconda guerra mondiale ed anche, sul piano simbolico, con la stagione della guerra fredda. Prima del ‘900 l’Europa aveva conosciuto invece un lungo periodo di guerre limitate e circoscritte, oltre che regolate dal punto di vista del diritto. La guerra allora era ancora “la prosecuzione della politica con altri mezzi”, mentre la logica della distruzione totale del nemico impostasi nel ‘900 ha divaricato guerra e politica.

Secondo Formigoni questa logica va spezzata. Già le guerre locali extraeuropee seguono un’altra via, più simile a quella pre-novecentesca. Esse si concludono in forme poco definite, parziali, compromissorie. Bisognerebbe evitare che il conflitto in Ucraina sfociasse nella logica della guerra totale. Che cosa significherebbe oggi per Kiev e per Putin “vincere”?

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