IL SIGNIFICATO DI UN IMPEGNO POLITICO E CIVILE

Il mio impegno politico inizia come curiosa giovane partecipante a riunioni dell’Azione Cattolica, dove Rosy Bindi, allora presidente, orientava i giovani cattolici verso l’impegno civico. E poi la partecipazione ai congressi nazionali di Caritas, con responsabile mons. Giovanni Nervo, dove veniva sottolineato l’impegno del cristiano nella società civile nel concretizzare la Carità. Significativi anche i momenti formativi del Movimento del Volontariato Italiano con il messaggio forte di Giovanni Tavazza, che ha sempre richiamato il volontariato a svolgere una funzione di stimolo verso l’ente pubblico e lo Stato, affinché vi sia un sistema sociale che possa offrire opportunità di benessere e di sviluppo delle persone: Un volontariato capace di lavorare in maniera integrata con il pubblico.  I messaggi raccolti da questi riferimenti autorevoli e da altri testimoni, mi hanno orientato verso un impegno cristiano rivolto agli ultimi, allargando lo sguardo verso i contesti sociali di vita, per contribuire a costruire quello che Papa Paolo VI definiva “La Civiltà dell’Amore”. Ed ancora, il pensiero di Chiara Lubich, del Movimento dei Focolari, che in alcuni suoi pensieri invitava a “dedicare la vita per la propria gente”, hanno infuocato il mio animo giovane pronto ad impegnarsi per la giustizia sociale.

La passione politica si è svelata pian piano, anche attraverso gli studi Universitari di Servizio Sociale prima nell’Università di Ca’ Foscari di Venezia e poi di Trieste, da dove è emerso in modo evidente che per migliorare il benessere collettivo servivano leggi giuste, scuole e servizi pubblici in grado di essere riferimenti e sostegni per le famiglie e per le comunità. Ha segnato il mio impegno professionale anche don Luigi Ciotti con l’Università della Strada, l’attività de Gruppo Abele di Torino e l’avvio dell’associazione Libera (per il contrasto alle mafie). Pertanto, quando nel 1996, alla mia prima esperienza amministrativa come assessore alle politiche sociali del Comune di Villadose, abbiamo avviato il Progetto Giovani per realizzare interventi di prevenzione del disagio giovanile, abbiamo voluto accogliere don Ciotti per un incontro di formazione, che ha acceso la passione dei tanti presenti, educatori, volontari, docenti verso la ricerca di modi nuovi per interrompere le “strade segnate” dei giovani verso i “percorsi del disagio”. Inoltre, svolgendo la professione di assistente sociale, ho colto l’importanza di un approccio di comunità, che sviluppi il senso di responsabilità personale e delle comunità nel “prenderci cura” dei cittadini, dei più fragili, puntando a migliorare le condizioni generali dei nostri contesti di vita.

Sento di avere come esempio di impegno politico ispirato ai valori cristiani, la figura di Tina Anselmi, che ho avuto l’onore di ospitare durante il mio mandato di sindaco sempre nel Comune di Villadose. Con la sua vita ha testimoniato quanto è importante impegnarsi per “costruire” leggi più giuste e utili per i cittadini. Un esempio tra molti, è stata le legge di Istituzione del Sistema Sanitario Nazionale La L. 833/78, che ha segnato tutto l’attuale impianto dal diritto alla salute. Lei con coraggio è stata presidente della Commissione P2, che ha indagato sul sistema di corruzione. Ed il suo coraggio nasce proprio fin da quando giovane era una staffetta partigiana e di fronte agli orrori della guerra, contro il fascismo e nazismo, ha scelto “da che parte stare” nel suo impegno: dalla parte della giustizia sociale e del servizio.

Anche per me sono state fondamentali alcune norme che hanno tradotto in termini laici, lo sviluppo della Carità e della ricerca del Bene Comune. Ho trovato fondamentale quanto contenuto dalla Legge Quadro sul Sistema Integrato dei Servizi sociali, la L. 328/2000, detta “legge Turco”, che ha sancito come metodo fondamentale quello della partecipazione, del coinvolgimento del Terzo Settore sin dalla programmazione degli interventi sociali da realizzare nelle comunità locali (i Piani di Zona). Ritengo questa legge importante perché attiva le risorse delle comunità, promuovendo la “generatività”, che si fonda su un’alleanza per lo sviluppo, nella quale si evidenzi la centralità del lavoro umano e la natura sociale del profitto. L’economista Luigi Bruni basa anche su questo concetto l’idea di un’Economia Civile.

In questa prospettiva la “generatività”, insieme al dono, alla gratuità, ai beni relazionali, alla reciprocità e alla centralità della persona, rappresenta un elemento fondante per attuare iniziative di innovazione sociale. Il benessere individuale diventa fondamento di un benessere comune, che promuove processi di partecipazione e di responsabilizzazione delle persone e delle collettività. Con tale approccio si promuove anche la crescita del capitale umano e sociale delle persone nelle stesse comunità. Lo sviluppo di un Welfare Generativo, proposto dagli esperti della Fondazione E. Zancan di Padova, aiuta a superare l’assistenzialismo, senza cadere nell’abbandono o nella mera privatizzazione dei servizi. Quest’ottica assegna importanza agli interventi sociali che costruiscano legami, mettendo al centro la persona, in modo da superare un approccio individualistico e privatizzato, orientati all’empowerment delle persone e delle comunità. Occorre ampliare l’idea di un welfare che raccoglie e redistribuisce, introducendo il valore della responsabilità e della capacitazione, in modo che “l’assistito diventi un cittadino attivo”, come dice Tiziano Vecchiato della Fondazione Zancan.

Mi piace richiamare il pensiero delle Acli, che riprende l’approccio generativo ed innovativo come utile per rilanciare lo sviluppo del paese. Nell’ambito del loro 45° incontro nazionale, dedicano un laboratorio specifico al tema della generatività e lo rilanciano nel settembre 2014 durante il 47° Incontro nazionale, ritenendola un motore dell’azione sociale.

Nella mia esperienza di amministratore hanno continuato ad ispirarmi i valori cristiani del servizio e della ricerca del Bene Comune. Dopo 4 anni di assessore e 10 di sindaco di un comune della provincia di Rovigo, conclusi nel 2010, ora sto svolgendo il compito di Assessore al Welfare del Comune di Rovigo. In particolare in questo periodo vi è un massimo impegno per sostenere i cittadini che a causa della pandemia si trovano magari per la prima volta in stato di bisogno. Ma si è rivelata anche tanta potenzialità della comunità: risorse da valorizzare, rappresentata da un ricco mondo del volontariato in grado di collaborare con il pubblico e di fare rete.

Inoltre l’impegno per la professione di assistente sociale, che mi ha portata a svolgere il ruolo di Presidente dell’Ordine regionale, ha permesso di promuovere la visione integrata dei sevizi e la promozione dei livelli essenziali dei servizi, in termini di professionisti presenti in maniera adeguata al fine di prendere in carico i bisogni delle persone. Una dimensione civile per tutelare le persone più fragili e rendere esigibili i diritti. Lo spirito di servizio nell’impegno politico, diventa un’alta forma di impegno per il prossimo. C’è però bisogno di onestà e di legalità. Ritengo che servire il proprio paese ed i cittadini attraverso l’impegno politico ed amministrativo si possa fare con dedizione, competenza ed onestà, lavorando per la giustizia sociale.

Desidero concludere riprendendo gli stimoli di Papa Francesco contenuti nella sua Enciclica “Fratelli tutti”, dove parla di “Amore politico”, di “dialogo sociale verso una cultura nuova”, del valore della solidarietà. “La solidarietà si esprime concretamente nel servizio, che può assumere forme molto diverse nel modo di farsi carico degli altri. Il servizio è in gran parte, avere cura delle fragilità.(…).  Il servizio guarda sempre il volto del fratello, tocca la sua carne, sente la prossimità fino in alcuni casi a “soffrirla”, e cerca la promozione del fratello. Per tale ragione il servizio non è mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone”. (Omelia nelle S. Messa, l’Avana- Cuba. 20 settembre 2015).