“Le faglie del nostro mondo si stanno allargando. Le crepe sono diventate canyon”.
[António Guterres, Segretario Generale ONU, dal discorso di apertura all’assemblea generale, 2026]
Dedichiamo questa ponderosa News Letter alla crisi del sistema di relazioni internazionali, un tema di cui il Forum, fedele al proprio impegno di affrontare di volta in volta le questioni cruciali del momento, ha discusso più volte nei propri incontri e su cui ritorneremo anche in prossime nostre Lettere.
Se si consulta la letteratura specializzata nello studio delle relazioni internazionali una cosa appare condivisa pressoché da tutti: che siamo a un punto di svolta, a una discontinuità storica. Crollate definitivamente le grandi narrazioni del passato, quelle del progresso e della rivoluzione, dopo aver vissuto un periodo di relativa calma (se non di pace…), tanto che si è potuto parlare di “fine della storia” (Francis Fukuyama), il treno destabilizzante della storia è ripartito. L’assetto internazionale nel quale abbiamo vissuto e che ha dato un qualche ordine al mondo – nel bene e nel male, per noi Europei più nel bene – è giunto a un punto di rottura.
Si trattava di un ordine internazionale – quello scaturito dopo il 1945 – basato su regole di minima e guidato, dagli Stati Uniti. Le regole sono oggi in discussione, non solo quell’assetto articolato di istituzioni che dovevano presidiarle dando corpo a un “diritto internazionale”, ma anche il consenso sulle regole di base, a iniziare dal principio di non aggressione. Gli Stati Uniti inoltre, non intendono più svolgere il compito di guida che si erano assegnati e con ogni probabilità nessun Stato avrà in futuro la forza per farlo.
Nel medesimo tempo assistiamo al riemergere di sogni di restaurazione degli imperi sconfitti e gli Stati occidentali devono confrontarsi con quella che Fareed Zakaria ha chiamato l’“ascesa degli altri”, e cioè con le ambizioni di riconoscimento delle potenze emergenti.
Abbiamo compreso inoltre che, contrariamente alle attese che le interconnessioni favorissero la pace, nel nuovo mondo qualsiasi cosa – dalla tecnologia all’energia alla posizione geografica, dalla moneta all’informazione al commercio – può essere trasformata in un’arma.
Le grandi potenze, impegnate nel ridefinire i rapporti di forza, paiono aver abbandonato la salvaguardia della stabilità del sistema, un compito che oggi appare non presidiato. Le potenze medie in questo quadro temono per il proprio futuro e si trovano di fronte a scelte radicali su come porsi: ciascuno per sé alla ricerca della protezione del più forte o provare a creare coalizioni? Con chi? Per non dire dei piccoli Paesi.
Viviamo in un’epoca di incertezza, non solo noi cittadini, ma i decisori politici stessi. Non sappiamo se siamo all’inizio di un lungo periodo di instabilità, né se potremmo incorrere in crisi di larga portata, o se saremo nelle condizioni di raggiungere in tempi ragionevoli un qualche tipo di nuovo ordine, che tutti peraltro immaginano come diverso dal precedente. Anche se le previsioni divergono. Un mondo di imperi? O un mondo di coalizioni decentrate? Un mondo multilaterale orientato a una qualche forma di cooperazione o uno multipolare, caratterizzato dalla competizione e dalla collusione tra i poli maggiori? Un mondo governato da una qualche forma di diritto, sia pur essenziale (ad es. regole di base su come si modificano i confini) o un mondo regolato di volta in volta da concertazioni basate sulle volontà e le opportunità del momento? Come ha detto Macron all’assemblea dell’ONU: “La domanda che ci viene posta, in termini molto semplici, è se vogliamo vivere in questo stato di natura, con una sorta di ritorno alla legge della giungla, o in una società internazionale civilizzata”.
I testi della News Letter
In ogni caso pare necessario, a chi non vuole vivere solo passivamente ciò che accade, ragionare sul senso di quello che è avvenuto, sulle prospettive e dar conto infine del nascente dibattito sul che fare. A questo scopo presentiamo qui alcuni materiali, in prevalenza tratti dalla stampa internazionale specializzata. Per ciascuno di essi proponiamo una sintesi orientata, con alcuni commenti. Qui di seguito una essenziale presentazione dei testi e dei loro autori.
L’articolo di M. MacMillan è un invito ai cittadini e ai governanti a essere onesti sulla gravità del momento, a riconoscere i rischi presenti e a comprendere che qualcosa dovrà cambiare, se si vogliono evitare le derive peggiori.
Margaret Olwen MacMillan è una storica canadese e professoressa emerita all’Università di Oxford. È stata rettrice del Trinity College di Toronto e professoressa di storia all’Università di Toronto e, in precedenza, alla Ryerson University. MacMillan è un’esperta di storia delle relazioni internazionali. È stata relatrice della Reith Lecture del 2018, tenendo cinque conferenze in tutto il mondo sul tema della guerra sotto il titolo “Il marchio di Caino”.
M. Leonard ritiene che per un certo periodo, il mondo sarà privo di qualsiasi ordine. A dominare sarà l’incertezza. Più che elaborare una “grande strategia”, gli Stati dovranno sviluppare risposte flessibili e mirate. Occorre pensare il quadro internazionale come farebbero degli artigiani più che degli architetti.
Mark Leonard è co-fondatore e direttore dell’European Council on Foreign Relations e autore di Surviving Chaos: Geopolitics When the Rules Fail. L’ECFR è il primo think tank pan-europeo. È nato nell’ottobre del 2007 per fare ricerca e promuovere un dibattito informato per favorire lo sviluppo di una politica estera efficace e coerente fondata su valori europei. Fra i membri fondatori di ECFR vi sono ex-ministri degli esteri, imprenditori, noti intellettuali ed attivisti. Il think tank ha uffici in sette capitali europee – Berlino, Londra, Madrid, Parigi, Roma, Varsavia e Sofia – ed è guidato dal direttore britannico Mark Leonard. Tra i componenti italiani figurano: Amato, Fassino, Bonino, Tocci, Letta, Massolo, Quartapelle.
S. M. Walt rileva come le guerre si dimostrino sempre meno capaci di conseguire i risultati per cui sono state scatenate. In questo senso sono diventate “inutili”. Per tante ragioni, una delle quali è il fatto che oggi l’autodifesa è diventata più facile e perciò le guerre di aggressione sono sempre meno “utili”. Proprio i conflitti in corso dimostrano che tentare di sottomettere gli avversari con la forza è sempre più arduo da realizzare, a costi accettabili.
Stephen M. Walt è editorialista di Foreign Policy e professore di relazioni internazionali presso l’Università di Harvard, titolare della cattedra Robert e Renée Belfer.
C. Ero individua nuovi attori internazionali che possano contribuire a prevenire e a contenere i conflitti. Si tratta di potenze regionali che operano nel vuoto lasciato dal ridimensionamento del ruolo di soggetti come le Nazioni Unite. In un periodo di radicale incertezza, è difficile strutturare accordi di pace globali e duraturi. I mediatori di oggi perciò si concentrano sul contenimento dei conflitti piuttosto che sulla loro risoluzione.
La dottoressa Ero è presidente è CEO dell’International Crisis Group. Ha dedicato tutta la sua carriera al lavoro in paesi colpiti da conflitti. Tra i suoi incarichi presso il Crisis Group, ha ricoperto il ruolo di vicedirettrice del programma Africa presso l’International Centre for Transitional Justice (2008-2010) e, prima ancora, quello di responsabile degli affari politici e consulente per le politiche del rappresentante speciale del Segretario generale della missione ONU in Liberia (2004-2007). L’International Crisis Group è un’organizzazione indipendente che si impegna a prevenire le guerre e a definire politiche che contribuiscano a costruire un mondo più pacifico.
V. E. Parsi nel suo libro, che qui sintetizziamo, paventa il ritorno a una logica antica, fondata sulle sfere d’influenza e sui rapporti di forza tra grandi potenze. Egli vede come rischio possibile un ritorno degli imperi e contesta l’idea che un mondo organizzato intorno a poche grandi potenze sia necessariamente più stabile.
Vittorio E. Parsi è professore ordinario di relazioni internazionali presso la facoltà di scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna anche “Studi strategici” ed è docente presso la facoltà di economia all’Università della Svizzera italiana (USI) a Lugano. È direttore dell’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Fa parte del gruppo di riflessione e indirizzo strategico del Ministero degli affari esteri.
N. Tocci propone una riflessione sull’Europa. Il suo problema più grande non è la divisione ma l’identità; una identità che inizialmente passato era stata immaginata come distanziamento dal passato e che ora tende a riapparire nei termini di una contrapposizione con l’altro, condizionandone le politiche e il ruolo internazionale.
Nathalie Tocci è Presidente del Consiglio Scientifico dell’Istituto per gli Affari Internazionali, di cui era stata Direttore; è Professor of Practice alla John Hopkins University SAIS e Senior Fellow presso l’Institute for European Policymaking dell Bocconi University. È stata Special Adviser dell’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini e di Josep Borrell. In tale veste ha lavorato alla stesura della strategia globale dell’Unione europea e alla sua attuazione.
C. A. Kupchan con questo saggio intende aprire una discussione su quello che comporta sopravvivere in un mondo senza regole, sapendo che un nuovo ordine non è dietro l’angolo, ma che già oggi accorre immaginare soluzioni sostenibili. Contrariamente a chi paventa una concentrazione del potere secondo Kupchan noi oggi assistiamo a una diffusione del potere. Il mondo si strutturerà per aree regionali. Mancherà uno degli aspetti del vecchio ordine e cioè la supremazia indiscussa di un Paese. Si va verso un nuovo mondo multipolare.
Charles A. Kupchan è professore di relazioni internazionali presso la Georgetown University di Washington, D.C. , ed ex direttore per gli affari europei presso il Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Ha collaborato con l’amministrazione Obama e Clinton. Kupchan è membro senior del Council on Foreign Relations e ha pubblicato diversi libri, principalmente sull’Europa e sul partenariato transatlantico. Il suo libro del 2010, How Enemies Become Friends: The Sources of Stable Peace, analizza, utilizzando esempi storici risalenti al XIII secolo, come i rivali geopolitici possano diventare stati amici. Secondo Kupchan, in questo processo le relazioni diplomatiche sono più essenziali dell’interdipendenza economica.
Anche M. J. Carney nel suo celebrato discorso di Davos sostiene che ci troviamo oggi di fronte a una realtà brutale in cui l’azione delle grandi potenze non è soggetta a vincoli. In questo scenario, però, le potenze medie non sono impotenti. Esse devono adattarsi alla nuova realtà, ma possono scegliere come farlo: limitarsi a costruire muri “nazionali” più alti oppure costruire coalizioni flessibili, formate su questioni specifiche e basate su interessi e valori condivisi.
Mark J. Carney è un politico ed economista canadese. 24° Primo Ministro del Canada e leader del Partito Liberale, in carica dal 2025. In precedenza è stato Governatore della Banca del Canada dal 2008 al 2013 e Governatore della Banca d’Inghilterra dal 2013 al 2020.