{"id":3266,"date":"2026-10-08T22:17:10","date_gmt":"2026-10-08T20:17:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=3266"},"modified":"2026-10-08T22:17:10","modified_gmt":"2026-10-08T20:17:10","slug":"leuropa-tra-impero-e-dominio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=3266","title":{"rendered":"L&#8217;Europa tra impero e dominio"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\"><em>Esistono due modi per evitare i doppi standard. Uno \u00e8 il metodo Trump: eliminare gli standard. Trump non \u00e8 ipocrita perch\u00e9 non ha standard. L&#8217;altro \u00e8 cercare di essere all&#8217;altezza dei propri standard e ridurre il divario tra norme e potere.<br \/>\n<\/em><em>Questo articolo \u00e8 una trascrizione modificata del discorso di apertura tenuto da Nathalie Tocci all&#8217;evento &#8220;La sicurezza europea in un&#8217;epoca di rottura &#8211; In memoria di Achille Boroli&#8221;, svoltosi presso l&#8217;Universit\u00e0 Bocconi il 4 maggio 2026.<br \/>\n<\/em>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui l&#8217;Europa nuotava con la marea. Era l&#8217;epoca delle istituzioni multilaterali, del diritto internazionale, della cooperazione regionale e della globalizzazione. In quel contesto, l&#8217;Unione Europea non era necessariamente una superpotenza. Non aspirava nemmeno a esserlo nel senso convenzionale del termine. Eppure, in un senso pi\u00f9 profondo, lo era, perch\u00e9 lo spirito dell&#8217;epoca giocava a suo favore. L&#8217;UE rappresentava il modello di riferimento per l&#8217;integrazione regionale. Il Sud-est asiatico, l&#8217;Africa, l&#8217;America Latina e altri paesi guardavano all&#8217;Europa come al modello di ci\u00f2 che una cooperazione regionale pi\u00f9 profonda avrebbe potuto diventare.<br \/>\nQuel mondo non esiste pi\u00f9.<br \/>\nNon si tratta di una rivelazione scoperta ieri dall&#8217;Europa. Da oltre un decennio, i leader, i documenti e i dibattiti europei utilizzano sempre pi\u00f9 spesso il linguaggio della strategia, del potere, del pragmatismo e dello spirito transazionale. Queste parole sono entrate nel dominio pubblico europeo perch\u00e9 gli europei si sono gradualmente resi conto che il mondo in cui l&#8217;UE era nata e si era sviluppata non esisteva pi\u00f9.<br \/>\nA volte questo linguaggio del potere si \u00e8 tradotto in azioni. L&#8217;esempio pi\u00f9 lampante \u00e8 l&#8217;Ucraina.<br \/>\nL&#8217;Europa si lamenta spesso della propria lentezza e inadeguatezza. Eppure, se si osserva l&#8217;andamento dal 2014, dopo l&#8217;annessione della Crimea da parte della Russia, si nota che la spesa europea per la difesa ha iniziato ad aumentare. Donald Trump ama pensare che ci\u00f2 sia accaduto grazie a lui. Non \u00e8 cos\u00ec. \u00c8 accaduto grazie a Vladimir Putin. Dopo l&#8217;invasione su vasta scala dell&#8217;Ucraina da parte della Russia nel 2022, questa tendenza ha subito una drammatica accelerazione.<br \/>\nLa Germania \u00e8 il caso pi\u00f9 eclatante. Entro il 2030, probabilmente diventer\u00e0 il terzo paese al mondo per spese militari. Si pu\u00f2 discutere se questo sia un bene o un male, saggio o pericoloso. Ma se questo non dimostra che l&#8217;Europa si \u00e8 finalmente resa conto della situazione, \u00e8 difficile immaginare cosa potrebbe farlo.<br \/>\nLo stesso vale sul campo di battaglia. Nel 2022, l&#8217;Ucraina dipendeva quasi interamente dagli aiuti militari esterni, provenienti in gran parte dagli Stati Uniti. Oggi, oltre due terzi delle capacit\u00e0 militari ucraine sono prodotte all&#8217;interno del Paese. Delle capacit\u00e0 che ancora provengono dall&#8217;esterno, i finanziamenti sono in stragrande maggioranza europei. Dall&#8217;insediamento della seconda amministrazione Trump, gli aiuti militari statunitensi sono crollati da circa 16 miliardi di dollari all&#8217;anno a meno di mezzo miliardo. L&#8217;Europa \u00e8 intervenuta.<br \/>\nL&#8217;Ucraina rappresenta quindi il caso pi\u00f9 lampante in cui il linguaggio del potere europeo si \u00e8 concretizzato nella pratica.<br \/>\nAltri casi sono pi\u00f9 parziali. Prendiamo l&#8217;Africa. Negli ultimi anni, gli europei hanno esaminato il ruolo della Russia nel Sahel, la presenza della Cina nell&#8217;Africa subsahariana e la competizione con gli Stati Uniti, giungendo alla conclusione che la politica di sviluppo non poteva pi\u00f9 rimanere invariata.<br \/>\nIl Global Gateway \u00e8 ancora avvolto nel linguaggio dello sviluppo e dello sviluppo sostenibile, ma molti dei suoi progetti rivelano un&#8217;identit\u00e0 europea pi\u00f9 orientata allo scambio. Il Corridoio di Lobito ne \u00e8 un chiaro esempio: un progetto infrastrutturale volto al trasporto di minerali critici dalla Repubblica Democratica del Congo all&#8217;Angola e da l\u00ec in Europa.<br \/>\nQuesto cambiamento nella politica di sviluppo ha i suoi sostenitori e i suoi detrattori. L&#8217;obiettivo qui non \u00e8 dire se sia positivo o negativo, ma semplicemente evidenziare il parziale cambiamento in atto.<br \/>\nIl Medio Oriente racconta una storia pi\u00f9 cupa. L\u00ec, l&#8217;Europa ha per lo pi\u00f9 fallito nel tradurre la consapevolezza di un mondo in cambiamento in azioni concrete.<br \/>\nNel vecchio mondo, gli europei potevano svolgere un ruolo di supporto agli Stati Uniti: finanziando lo sviluppo e sostenendo gli sforzi di pace tra Israele e il mondo arabo. Ma con il cambiamento della politica statunitense, Washington si \u00e8 rivolta sempre pi\u00f9 direttamente agli stati del Golfo, considerandoli come suoi secondi attori. Gli europei, nel frattempo, faticavano a trovare un ruolo autonomo.<br \/>\nL&#8217;Europa ha quindi reagito in modo diverso nei vari contesti. In Ucraina \u00e8 intervenuta. In Africa si \u00e8 parzialmente adattata. In Medio Oriente \u00e8 stata spesso assente.<br \/>\nMa la questione pi\u00f9 profonda non \u00e8 semplicemente se l&#8217;Europa possa agire in un mondo pi\u00f9 difficile. \u00c8 piuttosto se, adattandosi a quel mondo, l&#8217;Europa rischi di perdere se stessa.<br \/>\nL&#8217;UE \u00e8 costituzionalmente vincolata in materia di politica estera, di sicurezza e di difesa. Queste rimangono competenze nazionali. Per questo motivo, quando si parla del ruolo dell&#8217;Europa nel mondo, la prima parola che viene in mente \u00e8 solitamente divisione. E naturalmente l&#8217;Europa \u00e8 spesso divisa. Se la politica estera rimane in gran parte nazionale, ci saranno sempre divergenze tra i paesi europei e, di conseguenza, esisteranno delle divisioni.<br \/>\nMa fermarsi qui sarebbe intellettualmente pigro. Le divisioni sono frequenti, eppure rivelano solo una parte della storia.<br \/>\nLe divisioni europee hanno spesso generato paralisi, ma hanno anche dato origine a successivi momenti di azione collettiva.<br \/>\nNegli anni &#8217;90, le guerre nei Balcani occidentali misero a nudo l&#8217;impotenza dell&#8217;Europa. Gli europei dovettero attendere l&#8217;intervento degli Stati Uniti in Bosnia e successivamente in Kosovo. Eppure, questa vergogna contribu\u00ec a produrre un ruolo europeo pi\u00f9 attivo nei Balcani negli anni 2000: il processo di adesione all&#8217;UE, lo scioglimento pacifico dell&#8217;unione tra Serbia e Montenegro, la prevenzione del conflitto in Macedonia del Nord e, infine, la risoluzione della disputa sul nome tra Grecia e Macedonia del Nord.<br \/>\nLa guerra in Iraq rappresent\u00f2 un altro momento di profonda divisione. Francia e Germania si opposero al conflitto; Regno Unito, Italia e Spagna lo appoggiarono; Donald Rumsfeld parl\u00f2 di &#8220;vecchia Europa&#8221; e &#8220;nuova Europa&#8221;. Eppure, proprio questa frattura contribu\u00ec a produrre uno degli sforzi diplomatici collettivi di maggior successo in Europa: i negoziati sul nucleare iraniano.<br \/>\nJavier Solana, allora Alto rappresentante dell&#8217;UE, comprese la necessit\u00e0 per l&#8217;Europa di ricostruire i ponti al suo interno e oltreoceano. Insieme a Francia, Germania e Regno Unito, cre\u00f2 un formato che si apriva a Russia e Cina, mantenendo al contempo la porta aperta agli Stati Uniti.<br \/>\nDopo 13 anni di negoziati, quello sforzo ha portato all&#8217;accordo sul nucleare iraniano del 2015. Senza la divisione con l&#8217;Iraq, forse non ci sarebbe stata quell&#8217;iniziativa diplomatica europea.<br \/>\nL&#8217;Ucraina offre un esempio pi\u00f9 recente. All&#8217;inizio della guerra su vasta scala scatenata dalla Russia, molti predissero che l&#8217;Europa si sarebbe divisa tra un &#8220;campo della pace&#8221; e un &#8220;campo della giustizia&#8221;: tra coloro che desideravano un compromesso a quasi qualsiasi prezzo e coloro che insistevano su una pace giusta.<br \/>\nAl ritorno di Trump alla Casa Bianca, molti si aspettavano una situazione di stallo. Ci si aspettava che alcuni Paesi, soprattutto quelli pi\u00f9 vicini a Washington, si orientassero verso un compromesso, mentre altri avrebbero mantenuto la posizione. Eppure, la temuta spaccatura non si \u00e8 concretizzata. L&#8217;ostruzionismo di Viktor Orb\u00e1n in Ungheria \u00e8 stato infine superato e il pacchetto di aiuti dell&#8217;UE all&#8217;Ucraina, pari a 90 miliardi di euro, \u00e8 andato avanti.<br \/>\nLa divisione europea \u00e8 dunque reale. Ma spesso non rappresenta il problema pi\u00f9 profondo.<br \/>\nIl problema pi\u00f9 profondo \u00e8 l&#8217;identit\u00e0.<br \/>\nIl progetto europeo era eccezionale perch\u00e9, a differenza della maggior parte degli stati, non si definiva in contrapposizione a un altro esterno, bens\u00ec in contrapposizione al proprio passato. L&#8217;Europa del presente e del futuro non sarebbe stata l&#8217;Europa del nazionalismo, del colonialismo, del fascismo, del nazismo e della guerra. Sarebbe stata un&#8217;Europa di diritto, norme, istituzioni, democrazia liberale e regole. A volte poteva apparire grigia, burocratica e procedurale. Ma al di sotto di questo linguaggio istituzionale si celava un potente messaggio politico: l&#8217;Europa avrebbe voltato pagina rispetto a se stessa.<br \/>\nDopo la Guerra Fredda, tuttavia, le identit\u00e0 iniziarono a mutare. Tornarono in auge modi pi\u00f9 tradizionali di definire il s\u00e9 in contrapposizione a un altro esterno. Lo \u201cscontro di civilt\u00e0\u201d di Samuel Huntington entr\u00f2 a far parte dei dibattiti europei.<br \/>\nLa Turchia, che durante la Guerra Fredda era stata considerata parte del &#8220;noi&#8221;, \u00e8 diventata progressivamente parte del &#8220;loro&#8221;. Questo cambiamento ha avuto ripercussioni sull&#8217;allargamento, sulla politica migratoria, sugli atteggiamenti nei confronti del mondo musulmano e del Medio Oriente.<br \/>\nAllo stesso tempo, con l&#8217;inasprirsi delle tensioni globali, gli europei hanno iniziato a sostenere di dover inasprire anche le proprie posizioni. Dovevano diventare strategici, pragmatici e orientati alla transazione. Questo \u00e8 necessario. L&#8217;Europa non pu\u00f2 vivere in un mondo dominato dal potere fingendo che esso non esista. Ma c&#8217;\u00e8 un pericolo. Inasprendosi, l&#8217;Europa potrebbe diventare meno ipocrita, abbassando i propri standard.<br \/>\nQuesta distinzione \u00e8 importante. I doppi standard presuppongono degli standard. L&#8217;ipocrisia nelle relazioni internazionali pu\u00f2 essere intesa come il divario tra l&#8217;affermazione delle norme e l&#8217;esercizio del potere.<br \/>\nEsistono due modi per evitare i doppi standard. Uno \u00e8 il metodo Trump: eliminare gli standard. Trump non \u00e8 ipocrita perch\u00e9 non ha standard. L&#8217;altro \u00e8 cercare di essere all&#8217;altezza dei propri standard e ridurre il divario tra norme e potere.<br \/>\nL&#8217;Europa non deve lasciarsi trascinare dalla prima strada.<br \/>\nIl pericolo si \u00e8 manifestato chiaramente nella recente guerra in Medio Oriente. I leader europei hanno riconosciuto che vi erano state violazioni del diritto internazionale, ma inizialmente molti si sono rifiutati di condannarle esplicitamente.<br \/>\nAlcuni hanno affermato, in sostanza: s\u00ec, c&#8217;\u00e8 una violazione dell&#8217;ordine internazionale, ma non la condanniamo n\u00e9 la sosteniamo. Questo \u00e8 pi\u00f9 pericoloso dell&#8217;ipocrisia. Se c&#8217;\u00e8 condanna ma non azione, si pu\u00f2 parlare di doppi standard. Ma quando al riconoscimento di una violazione non segue la condanna, gli standard stessi cominciano a svanire.<br \/>\nCi\u00f2 non significa che l&#8217;Europa sia condannata a un cinico transazionalismo. Nello stesso Medio Oriente, le posizioni europee si sono gradualmente modificate. A un estremo si trovava Mark Rutte, fortemente allineato con la guerra di Trump. All&#8217;altro, Pedro S\u00e1nchez, probabilmente la voce europea pi\u00f9 chiara contro quella che considerava una guerra illegale in Iran. La corrente principale europea inizialmente era pi\u00f9 vicina a Rutte, ma si \u00e8 gradualmente avvicinata a S\u00e1nchez.<br \/>\nQuesto \u00e8 importante perch\u00e9 l&#8217;Europa non ha sostenuto norme e leggi perch\u00e9 gli europei si ritenevano moralmente superiori. Non sono mai stati persone particolarmente buone. Hanno sostenuto le norme perch\u00e9 ne comprendevano gli interessi. Per l&#8217;Europa, il diritto internazionale, le regole e le istituzioni non sono un ornamento. Sono condizioni di sopravvivenza.<br \/>\nIl futuro si divide ora in due possibili tipologie ideali.<br \/>\nIl primo scenario \u00e8 quello di un mondo di imperi. \u00c8 il mondo immaginato da Trump e Putin, e forse, in modo pi\u00f9 ambiguo, anche da Xi Jinping. \u00c8 un mondo in cui i fondamenti del diritto internazionale \u2013 sovranit\u00e0 e integrit\u00e0 territoriale \u2013 vengono accantonati. Gli imperi possono competere, ma possono anche colludere. La tendenza che si sta affermando oggi a Washington non \u00e8 solo quella della competizione imperiale, ma anche di una possibile collusione con Mosca e Pechino.<br \/>\nIn quel mondo, l&#8217;Europa \u00e8 nel men\u00f9 coloniale: nel men\u00f9 della Russia, in quello dell&#8217;America e potenzialmente in quello di altri. Un&#8217;Europa divisa in nazioni, che ritorna ai fantasmi del suo passato, sarebbe facile da colonizzare.<br \/>\nIl secondo modello \u00e8 il mondo descritto da Mark Carney a Davos: un mondo di potenze medie. Il discorso di Carney \u00e8 stato incisivo perch\u00e9 ha affermato apertamente ci\u00f2 che molti sapevano gi\u00e0 da tempo: l&#8217;ordine internazionale liberale \u00e8 diventato una finzione. Non lo \u00e8 sempre stato, ma ora lo \u00e8.<br \/>\nUna volta terminata la finzione, tuttavia, si prospettano due possibili futuri. Uno \u00e8 l&#8217;impero. L&#8217;altro \u00e8 una coalizione di potenze medie e piccole che cercano di ricostruire un mondo ancora basato su norme, regole e istituzioni.<br \/>\nAlcuni segnali di questo secondo futuro esistono gi\u00e0. Il commercio ne \u00e8 l&#8217;esempio pi\u00f9 lampante. Senza il protezionismo statunitense, l&#8217;Europa non avrebbe mai potuto raggiungere accordi cos\u00ec rapidamente con Mercosur, India, Indonesia e Australia. Alcuni di questi accordi erano in fase di negoziazione da anni, persino da decenni. La loro conclusione dimostra che le regole e le istituzioni contano ancora.<br \/>\nIl clima potrebbe essere un altro ambito di intervento. L&#8217;Europa, un tempo leader nella lotta al cambiamento climatico, ha poi perso fiducia, permettendo che il Green Deal venisse definito un progetto ideologico. La guerra in Medio Oriente ci ricorda che il vero progetto ideologico non era il Green Deal, bens\u00ec il tentativo di distruggerlo. Intorno al clima, potrebbe riemergere una coalizione di soggetti disposti a collaborare.<br \/>\nLa sicurezza \u00e8 pi\u00f9 precaria, ma non impossibile. L&#8217;Europa non pu\u00f2 porre fine alla guerra in Iran. Non \u00e8 la guerra dell&#8217;Europa. Ma una volta terminata, gli europei \u2013 magari guidati da Francia e Regno Unito \u2013 potrebbero contribuire a mantenere aperto lo Stretto di Hormuz e a lavorare sulla sicurezza del Golfo, nell&#8217;ambito di una pi\u00f9 ampia coalizione globale.<br \/>\nIl futuro dell&#8217;Europa \u00e8 incerto. Ma una cosa \u00e8 certa: in un mondo di imperi, l&#8217;Europa pu\u00f2 sopravvivere solo se rimane unita e non dimentica il motivo per cui \u00e8 stata fondata. Il potere \u00e8 ormai necessario. Ma se l&#8217;Europa impara il linguaggio del potere dimenticando quello delle regole, avr\u00e0 perso proprio ci\u00f2 che la rende degna di essere difesa.<br \/>\n<em>*Nathalie Tocci \u00e8 senior fellow presso l&#8217;Istituto per la politica europea dell&#8217;Universit\u00e0 Bocconi. \u00c8 stata direttrice dell&#8217;Istituto Affari Internazionali dal 2017 al 2026. Ha ricoperto il ruolo di Consigliere speciale degli Alti rappresentanti dell&#8217;UE Federica Mogherini e Josep Borrell, per i quali ha redatto la <\/em><a href=\"https:\/\/www.eeas.europa.eu\/node\/17304\"><em>Strategia globale europea\u00a0<\/em><\/a><em>e ha lavorato alla sua attuazione. \u00c8 inoltre Professoressa di pratica presso la SAIS Europe.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono due modi per evitare i doppi standard. Uno \u00e8 il metodo Trump: eliminare gli standard. Trump non \u00e8 ipocrita perch\u00e9 non ha standard. L&#8217;altro \u00e8 cercare di essere all&#8217;altezza dei propri standard e ridurre il divario tra norme e potere. 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