{"id":3239,"date":"2026-05-19T22:09:41","date_gmt":"2026-05-19T20:09:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=3239"},"modified":"2026-05-19T22:09:41","modified_gmt":"2026-05-19T20:09:41","slug":"la-pace-segno-di-contraddizione-oltre-laffaire-trump-leone-xiv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=3239","title":{"rendered":"La pace, segno di contraddizione: oltre l\u2019affaire Trump-Leone XIV"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">Gli sguaiati e inediti attacchi di Trump a papa Leone sono il segno rinnovato che la pace \u00e8 questione sommamente decisiva e costituisce un aspro segno di contraddizione per i credenti e per il mondo. \u00c8 difficile trovare chi neghi la positivit\u00e0 dell\u2019immagine della pace intesa come shalom, come pienezza di vita. Ma \u00e8 esperienza quotidiana che ci si scontri su come avvicinarci a questo sogno, su come raggiungere questo obiettivo, sulle forme concrete che la pace pu\u00f2 assumere nella precaria esistenza umana.<br \/>\n<u>La storia ci porta molti esempi<br \/>\n<\/u>Non da oggi. I papi dell\u2019ultimo secolo sono stati molto diversi tra loro. La loro posizione magisteriale \u00e8 evoluta nel tempo, indubbiamente. Autorevoli studi hanno ormai dimostrato questo cammino, che \u00e8 arrivato a restringere moltissimo l\u2019ambito di applicazione della vecchia teoria restrittiva della \u201cguerra giusta\u201d fino quasi a una sua inapplicabilit\u00e0, soprattutto di fronte ai caratteri di distruzione di massa assunti dalle guerre del Novecento. Qui per\u00f2 non vorrei sottolineare tanto questa dimensione del problema, ma il semplice fatto che c\u2019\u00e8 stata una sorta di diffusa ricorrenza: qualsiasi presa di posizione papale sulle questioni della pace ha suscitato problemi, ostacoli, contraddizioni, a volte anche nella stessa Chiesa.<br \/>\nDi fronte alla tragedia della prima guerra mondiale, papa Benedetto XV, il mite diplomatico vaticano esiliato a Bologna dalla curia di Pio X ed eletto poi pontefice appena scoppiato il conflitto, prese da subito posizioni nette, definendo \u201cdisastrosissima\u201d la guerra, che portava al \u201csuicidio dell\u2019Europa civile\u201d. A fronte dello schierarsi della grande parte dei cattolici in ogni paese belligerante dietro al proprio governo (salvo esili minoranze), egli continu\u00f2 a lavorare per separare religione e guerra, cercando faticosamente di evitare ogni sacralizzazione dello scontro (sorvegliava con fatica che la preghiera fosse sempre per la pace e non per la \u201cvittoria\u201d). Cerc\u00f2 diplomaticamente \u2013 ma anche con una manifestazione capillare di preghiera per la pace che mobilitasse il mondo cattolico \u2013 di tenere l\u2019Italia fuori dal conflitto, fino al maggio del 1915. E arriv\u00f2 a pronunciare nella Nota dell\u2019agosto 1917 la celebre espressione sull\u2019 \u201cinutile strage\u201d, che implicitamente delegittimava ogni applicazione della vecchia teoria limitativa della guerra giusta al conflitto.<br \/>\nDi fronte alla seconda guerra mondiale, l\u2019analogamente diplomatico Pio XII apparve subito molto pi\u00f9 prudente del suo predecessore, papa Ratti, polemico contro il totalitarismo e il \u201cnazionalismo immoderato\u201d. Ma pronunci\u00f2 comunque parole chiarissime nel radiomessaggio del 24 agosto 1939, pochi giorni prima della crisi finale su Danzica: \u201cNulla \u00e8 perduto con la pace. Tutto pu\u00f2 esserlo con la guerra\u201d. Al di l\u00e0 dell\u2019annosa polemica sui \u201csilenzi\u201d, il papa tenne la posizione. Fino al drammatico periodo tra il 1943 e il 1944 in cui in Vaticano si temette il possibile rapimento del pontefice da parte dei nazisti. Non a caso Hitler \u2013 che definiva in generale il cristianesimo come una \u201creligione da schiavi\u201d \u2013 considerava i cattolici infidi, semplicemente undeutsch, non tedeschi, a differenza dei protestanti.<br \/>\nSi pu\u00f2 ricordare poi come le posizioni di Giovanni XXIII con la Pacem in terris del 1963 fossero largamente accusate di indebolire la coesione anticomunista del mondo occidentale e anche nella Dc ci fu chi le vide con sospetto e preoccupazione. Per non sottacere come le polemiche riguardarono anche Paolo VI durante la guerra del Vietnam, dove Lercaro e Dossetti criticarono la mancanza di una condanna radicale dei bombardamenti americani sul Vietnam del Nord, proprio mentre da parte dell\u2019amministrazione Johnson non ci si fidava degli appelli alla pace del papa, compreso il grido \u201cMai pi\u00f9 guerra!\u201d, elevato durante la sua visita all\u2019Onu nel 1965.<br \/>\nRicordiamo l\u2019accorato intervento di Giovanni Paolo II nel 1990-1991 contro la guerra del Golfo, che suscit\u00f2 imbarazzo e stupore: il papa polacco, che aveva combattuto il comunismo con linearit\u00e0, ora si trovava a contrastare inaspettatamente l\u2019Occidente e la sua potenza-guida. Non per simpatie verso Saddam (ferma la condanna dell\u2019invasione del Kuwait), ma perch\u00e9 \u2013 non certo da ultimo \u2013 riteneva la guerra strumento sbagliato per risolvere i problemi: una \u201cavventura senza ritorno\u201d e un \u201cabisso\u201d per l\u2019umanit\u00e0. Con il risvolto non banale delle difficolt\u00e0 che avrebbe creato alle comunit\u00e0 cristiane del Medio Oriente.<br \/>\nArriviamo ai giorni nostri: non si pu\u00f2 non notare quanto Francesco e Leone in questi anni abbiano continuato a ribadire un appello per la purificazione del messaggio religioso da ogni violenza, per il primato della ricerca della pace, per la critica all\u2019uso delle armi per risolvere i conflitti. Suscitando reazioni a volte convulse: e se il papa argentino poteva essere definito un populista sudamericano simpatizzante del castrismo, questo \u00e8 molto pi\u00f9 difficile per il primo papa statunitense. Ma anche nei suoi confronti, l\u2019inquilino della Casa Bianca ha potuto esprimere il disprezzo verso chi \u201cnon capisce\u201d le verit\u00e0 supposte della linea della superpotenza (o meglio, del suo ondivago rappresentante in capo).<br \/>\n<u>La sfida della mediazione politica<br \/>\n<\/u>Niente di nuovo, quindi? C\u2019\u00e8 una ricorrenza, anche se non forse per i modi e le forme delle controversie, oggi per certi aspetti imbarbarite (ma in passato non sempre si usava il fioretto\u2026). Insomma, questo carattere di \u201csegno di contraddizione\u201d che i richiami papali alla pace hanno sempre rivestito nella storia riguarda il mondo, ma anche la Chiesa stessa (sulla pace si sono rischiate rotture permanenti, fino a sfiorare gli scismi). Il tema merita almeno due osservazioni che lo rendano pi\u00f9 esplicito.<br \/>\nIn un primo senso, si tratta di un segno di divisione che riguarda il mondo, cio\u00e8 il comportamento dei politici, degli statisti, delle classi dirigenti. Di tutti. Ma soprattutto \u2013 non per caso \u2013 di coloro che sono (o ostentano di essere) credenti. Leone XIV \u00e8 ben consapevole di questo: nel suo discorso al corpo diplomatico ha evocato l\u2019amato Agostino: \u201cI cristiani \u2013 ha detto \u2013 sono chiamati da Dio a soggiornare nella citt\u00e0 terrena con il cuore e la mente rivolti alla citt\u00e0 celeste, la loro vera patria\u201d. La citt\u00e0 terrena ha quindi le sue esigenze, da cui non ci si pu\u00f2 facilmente esimere. Siamo consapevoli da tempo che vivere il Vangelo nella storia chiede sapienza nell\u2019interpretare la realt\u00e0, per porsi la domanda su come intervenire per avvicinare il Regno, non per sperare illusoriamente di costruirlo con le nostre mani. Nessuna velleit\u00e0 di cristianizzazione definitiva del mondo regge alla prova della storia. La mediazione tra l\u2019appello evangelico e i dati concreti \u00e8 indispensabile. Una duplice mediazione: la prima istituzionale(quale scelta specifica e delimitata, quale legge, pu\u00f2 essere ritenuta totalmente \u201ccristiana\u201d, senza timore ed incertezza?), e la seconda una mediazione politica-democratica (quasi sempre per operare in politica occorre discutere e trovare punti d\u2019incontro con chi la pensa diversamente). Sono due esigenze intrecciate che devono essere rispettate per ottenere risultati che si avvicinino al \u201cmaggior bene possibile\u201d.<br \/>\nDiciamocelo francamente, nella \u201cparadossale cittadinanza\u201d terrena, \u00e8 quindi addirittura bene che i credenti scelgano, si collochino nei conflitti, prendano parte alle contraddizioni della storia. Senza mitizzare una presunta istanza mediatrice e unitaria della fede religiosa, che sia capace da sola di sanare le contraddizioni. Senza evitare infine di prendersi le proprie responsabilit\u00e0 \u201cdi parte\u201d \u2013 da cattolici che scelgono, tutt\u2019altro che \u201csenza aggettivi\u201d, come si diceva nell\u2019Ottocento \u2013 all\u2019interno dello Stato laico e democratico, da servire come casa comune.<br \/>\nMa anche e soprattutto: senza dar per scontato il legame con l\u2019ispirazione della fede, che \u00e8 invece pietra di paragone da tenere sempre sotto la lente del confronto e dell\u2019autocritica. Quindi, anche e soprattutto l\u2019appello alla pace deve passare per questa via ardua. Tale equilibrio difficile non pu\u00f2 implicare che \u2013 come spesso \u00e8 successo nella storia che abbiamo riassunto \u2013 si distingua il ruolo del papa pontefice universale e quello dei politici, con il loro orizzonte specifico nazionale o locale, fino a non trovare pi\u00f9 un legame tra i due mondi. Il papa parla del Vangelo, gli statisti della politica. Spingendo la mediazione fino a dimenticare le premesse essenziali. \u00c8 quindi ovvio che il politico dovr\u00e0 considerare le esigenze della protezione dei deboli, della difesa della libert\u00e0 e del benessere o della sicurezza delle societ\u00e0, della risposta al male che nel mondo esiste (non illudiamoci del contrario). Ma resta evidente che queste esigenze dovranno essere inserite sempre e ricomprese continuamente nell\u2019orizzonte dell\u2019appello evangelico: dovranno sempre essere perseguite mostrando chiaramente come si collegano al principio assoluto del favore alla pace, cio\u00e8 prima di tutto alla prevenzione della guerra (i conflitti si devono affrontare con altri mezzi e solo l\u2019ultimissima ratio \u00e8 la violenza) e secondariamente alla sua pervicace limitazione una volta sciaguratamente avviata da altri. \u201cIl cuore e la mente\u201d devono continuare rigorosamente a guardare alla \u201ccitt\u00e0 celeste\u201d.<br \/>\nQuesto \u00e8 il punto di verifica essenziale. Questa \u00e8 la domanda che incombe su chi pensa che mediare la fede nella storia sia semplice e permetta di seguire la propria inclinazione. Esemplifichiamo. Questa \u00e8 la domanda che dovrebbe farsi chi pensa che le alleanze internazionali siano degli assoluti, che occorre difendere la sicurezza di Israele a prescindere dai comportamenti del suo governo, che occorre sostenere la libert\u00e0 dell\u2019Ucraina a prezzo di una guerra infinita, che occorra riarmare l\u2019Europa senza se e senza ma. Come tutto ci\u00f2 si pu\u00f2 giustificare alla luce dell\u2019esigente appello al primato dell\u2019obiettivo di costruire la pace come bene divino? I cattolici Rubio e Vance come riescono a sostenere la loro militanza trumpiana senza tradire questo nesso essenziale?<br \/>\nCome si pu\u00f2 capire, la questione \u00e8 ben pi\u00f9 profonda che non misurare se l\u2019uscita di Trump gli abbia alienato o meno una parte del consenso elettorale cattolico, non banale nelle ultime presidenziali, a quanto dicono gli esperti. Per la cronaca, anche opinionisti e vescovi cattolici conservatori hanno apertamente preso le distanze dalle sue uscite contro Leone XIV. Ma tant\u2019\u00e8: al di sotto del consenso o del dissenso per l\u2019offesa all\u2019autorit\u00e0 papale, bisognerebbe leggere la bruciante questione di sostanza di come valutare la presa reale del Vangelo nella storia.<br \/>\n<u>Il popolo cristiano deve misurarsi sulla sfida della pace<br \/>\n<\/u>Il secondo punto di contraddizione riguarda il popolo cristiano nel suo insieme. Oggi abituato a una sorta di pluralismo leggero, che tiene assieme tutto e il contrario di tutto. Le opinioni soggettive dominano, seguendo una polarizzazione che \u00e8 quasi simile a quella riscontrata nella generalizzazione del mondo laico. Non che la cultura cattolica del passato sia stata monolitica \u2013 la \u201cmistica dell\u2019unit\u00e0\u201d diffusa nel linguaggio pastorale contrastava gi\u00e0 da molto tempo con ramificazioni e versioni diverse della modalit\u00e0 con cui i credenti stavano al mondo \u2013 ma \u00e8 indubbio che recentemente questa condizione si \u00e8 polarizzata ulteriormente, con manifestazioni sempre pi\u00f9 radicali. Spinte dai meccanismi ormai noti delle molteplici \u201cbolle comunicative\u201d separate e contrapposte.<br \/>\nL\u2019unico modo di costruire una dinamica positiva di tipo ecclesiale e comunitario in questo contesto pluralistico e polarizzato appare quindi quello di adottare una prassi di maturo dialogo interno, che contemperi il rispetto e addirittura la valorizzazione delle differenze, con l\u2019aperta messa in discussione delle rispettive coerenze con l\u2019essenziale della fede. Non si pu\u00f2 insomma continuare ad esorcizzare il pluralismo, a tacere per evitare lo scontro dialettico: questa \u00e8 una scorciatoia ormai inaccettabile nel nostro contesto storico. Occorre invece trovare criteri concreti per viverlo in modo adulto e maturo. Si potrebbe cio\u00e8 creare una dinamica molto pi\u00f9 aggiornata e funzionante di \u201copinione pubblica\u201d nella Chiesa, attenta a comprendere la realt\u00e0, ad analizzare le tendenze della storia, a studiare la complessit\u00e0 per comprendere il modo di influenzarla. Anche, a prendere sul serio l\u2019evoluzione magisteriale su questi temi e a comprendere come le posizioni dei vertici ecclesiali esprimano una ricomprensione continua delle esigenze del Vangelo, alla luce appunto di una coscienza storica in continua evoluzione. Insomma, a costruire un approccio concreto e solido ai problemi complicati della storia, su cui si possano anche realizzare convergenze, o almeno definire ambiti di dissenso informati e consapevoli. Questa pratica estesa e capillare darebbe un\u2019immagine molto pi\u00f9 concreta della convivenza secondo il Vangelo nelle comunit\u00e0 ecclesiali, ma non sarebbe banale nemmeno come contributo per rifondare le basi dialogiche reali delle democrazie.<br \/>\nPerch\u00e9 non fare proprio della questione somma della pace un terreno cruciale di questa operazione educativa e pastorale in senso ampio, di costruzione reale di una comunit\u00e0 \u201csinfonica\u201d? La pace, abbiamo visto, \u00e8 segno di contraddizione precipuo. La pace \u00e8 terreno decisivo, quanto scivoloso e infido, su cui si diffondono pregiudizi e schematismi, su cui le posizioni pratiche si sviluppano quasi come dogmi che non accettano smentite (facile darsi reciprocamente del \u201cpacifista\u201d o del \u201cguerrafondaio\u201d). Anche nella comunit\u00e0 cristiana. C\u2019\u00e8 qualcosa di contraddittorio in tutto ci\u00f2. Prendere sul serio il Vangelo della Pace e l\u2019appello dei papi al primato della pace significa anche ripensare i modelli di convivenza pratica, in nome di una pace vissuta, che non eviti le contraddizioni, ma le affronti con maturit\u00e0 e sapienza. Resta un compito aperto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli sguaiati e inediti attacchi di Trump a papa Leone sono il segno rinnovato che la pace \u00e8 questione sommamente decisiva e costituisce un aspro segno di contraddizione per i credenti e per il mondo. \u00c8 difficile trovare chi neghi la positivit\u00e0 dell\u2019immagine della pace intesa come shalom, come pienezza di vita. 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