{"id":3196,"date":"2026-04-21T17:21:40","date_gmt":"2026-04-21T15:21:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=3196"},"modified":"2026-04-21T17:21:40","modified_gmt":"2026-04-21T15:21:40","slug":"charif-majdalani-il-libano-viene-letteralmente-trascinato-contro-la-sua-volonta-in-nuove-calamita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=3196","title":{"rendered":"Charif Majdalani: Il Libano &#8220;viene letteralmente trascinato contro la sua volont\u00e0 in nuove calamit\u00e0&#8221;."},"content":{"rendered":"<p><strong>Taleb Alrefai, scrittore kuwaitiano<\/strong><br \/>\nPer oltre un secolo, uno spirito maligno che ama la guerra ha aleggiato sui cieli del Medio Oriente. Aleggia e non se ne va mai, come se avesse trovato in questa terra dilaniata una patria tutta sua. E io, figlio di questa regione, scrivo e mi chiedo con amarezza: com&#8217;\u00e8 possibile che l&#8217;essere umano qui sia diventato un bersaglio mobile su uno schermo radar?<br \/>\nAmarezza, paura e un&#8217;attesa angosciante. Questo \u00e8 il sentimento che pervade ora tutti coloro che vivono in Kuwait. Il mese sacro del Ramadan riveste un profondo significato spirituale nei paesi musulmani, un momento di serenit\u00e0 e riflessione interiore. Ma quest&#8217;anno, la chiamata alla preghiera si \u00e8 mescolata al suono delle sirene antiaeree che riecheggiavano in tutto il paese e alle esplosioni, a volte lontane, a volte cos\u00ec vicine da far tremare il petto. Il Ramadan, il mese di preghiera e devozione, si \u00e8 intrecciato con il fumo della guerra, suscitando un autentico terrore tra i giovani e i bambini che non riescono a capire perch\u00e9 il mese della luce si sia trasformato in un mese di fuoco.<br \/>\nQuelle sirene hanno riportato alla mente ricordi che non ho mai dimenticato. Il 2 agosto 1990, l&#8217;esercito iracheno invase il Kuwait. Io ero l\u00ec. Ho visto i carri armati schiacciare gli esseri umani sul loro cammino, proprio come schiacciavano i marciapiedi delle nostre strade. Ho sentito singhiozzi filtrare attraverso porte sprangate. In quei giorni scrivevo perch\u00e9 non c&#8217;era altro. Possedevo solo parole. Oggi, quella stessa paura ritorna, ma molto pi\u00f9 complessa, molto pi\u00f9 disorientante, perch\u00e9 ci\u00f2 che ci troviamo ad affrontare non \u00e8 pi\u00f9 un singolo esercito che attraversa un confine, ma una rete di guerre frenetiche senza un unico volto e senza un unico indirizzo.<br \/>\nDue domande si ripetono sulle labbra di tutti, tra sguardi di terrore: cosa ci aspetta? E quando finir\u00e0 questa guerra? Gli eventi si susseguono a un ritmo drammatico e incalzante, quasi impossibile da assimilare. Nell&#8217;era dell&#8217;intelligenza artificiale, la guerra si combatte ora su due fronti simultanei: quello dei missili e del sangue, e quello dell&#8217;immagine e della narrazione, dove la realt\u00e0 stessa viene fabbricata istante dopo istante, finch\u00e9 la domanda: &#8220;Quello che vedo \u00e8 reale?&#8221; diventa esistenziale anzich\u00e9 tecnica. Ed \u00e8 qui che lo scrittore si trova nel suo dilemma pi\u00f9 profondo: come si scrive la verit\u00e0 in un&#8217;epoca in cui le menzogne vengono fabbricate con la stessa precisione della verit\u00e0? \u00c8 questo che rende la letteratura oggi non un lusso, ma un atto di resistenza, una necessit\u00e0 umana improrogabile.<br \/>\nQuesta \u00e8 una guerra mondiale sotto una nuova veste moderna. \u00c8 scoppiata tra Israele, America e Iran e, in pochi istanti, si \u00e8 estesa agli stati del Golfo, all&#8217;Iraq, alla Giordania e al Libano, trascinando poi con s\u00e9 il mondo intero. La chiusura dello Stretto di Hormuz \u00e8 infatti un&#8217;arteria vitale che alimenta non solo questa regione, ma l&#8217;intero pianeta. Ogni nazione tutela i propri interessi e, nei freddi conti del profitto e della perdita, il sangue umano non ha alcun peso. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che, dopo questa guerra, il Medio Oriente non sar\u00e0 pi\u00f9 quello di prima. Se il regime dei mullah a Teheran dovesse cadere, il volto dell&#8217;intera regione cambierebbe con esso.<br \/>\nScrivo queste parole mentre le sirene risuonano ancora nelle mie orecchie e nella mia memoria. Scrivo perch\u00e9 il silenzio \u00e8 la prima sconfitta dell&#8217;essere umano. Non ho risposte, ma porto dentro di me una domanda: quando il mondo decider\u00e0 che la vita di un bambino a Gaza, o a Teheran, o in Kuwait vale pi\u00f9 di tutti gli stretti del mondo e di tutti i suoi giacimenti petroliferi? Quanto alla speranza, ci credo ancora. Non perch\u00e9 sia ingenuo, ma perch\u00e9 la scrittura stessa \u00e8 un atto di speranza. E io, nonostante tutto, continuo a scrivere.<br \/>\n<em>Alrefai pubblicher\u00e0 L&#8217;Impossible Roman de l&#8217;honorable monsieur K. (&#8220;Il romanzo impossibile dell&#8217;onorevole signor K.&#8221; in francese, non ancora tradotto) ad aprile.<\/em><\/p>\n<p><strong>Charif Majdalani, scrittore libanese<br \/>\n<\/strong>La parte pi\u00f9 difficile \u00e8 questa sensazione di d\u00e9j\u00e0 vu, la consapevolezza che sta accadendo di nuovo, proprio come nel 2024. Eppure, fino al giorno prima, sembrava impensabile, irrazionale, assurdo. Il giorno prima era domenica 1\u00b0 marzo. Avevamo trascorso la giornata con degli amici in montagna. Il mare, lontano all&#8217;orizzonte, sembrava una pala d&#8217;altare blu. Il tempo era splendido, asciutto e freddo. Durante la cena, abbiamo parlato della guerra tra Israele e Iran. Per una volta, abbiamo notato con soddisfazione che il Libano era l&#8217;unico paese della regione in cui non stava succedendo nulla. \u00c8 difficile ammetterlo, ma abbiamo anche scrollato le spalle alla vista di questi due paesi che ci avevano fatto tanto male per 40 anni, ora intenti a combattersi allegramente. Eppure, alcuni scettici giuravano che ci avrebbe inevitabilmente colpito, che era solo questione di tempo. Ho scommesso con la nostra ospite che non sarebbe successo. Lei ha scommesso di s\u00ec.<br \/>\nDurante la notte, una dozzina di esplosioni minacciose ci hanno svegliati. Mia figlia \u00e8 uscita dalla sua stanza e ha annunciato che Hezbollah aveva lanciato missili e che quello era l&#8217;inizio della risposta israeliana. Ci siamo ritrovati completamente invischiati in questa miserabile vicenda, trascinati contro la nostra volont\u00e0 in nuove calamit\u00e0.<br \/>\nDa allora, riviviamo la stessa angoscia del 2024. Oggi, per\u00f2, c&#8217;\u00e8 un&#8217;immensa rabbia contro l&#8217;autodistruzione di un partito politico che sta trascinando il Libano nella rovina, partecipando allo sforzo bellico dell&#8217;Iran. Tutti sanno che il partito non ha pi\u00f9 i mezzi per farlo; sta solo provocando un mostro che risponder\u00e0 con la ferocia che il partito si aspetta, ma di cui in realt\u00e0 non si cura minimamente. Hezbollah sembra indifferente sia alla sofferenza della popolazione in generale, sia a quella della propria base: le persone che lo hanno sempre sostenuto e che ora, nonostante la paura e la repressione, cominciano a ribellarsi.<br \/>\nEra risaputo che la milizia libanese fosse legata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane. Ora per\u00f2 stiamo scoprendo, o forse fingiamo di scoprire, che \u00e8 direttamente guidata da quest&#8217;ultimo, i cui ufficiali sono presenti sul territorio. Questo spiega l&#8217;indifferenza verso le sofferenze della popolazione. E sospetto fortemente che entrambe le organizzazioni stiano calcolando che Israele sar\u00e0 costretto a schierare le proprie truppe di terra, perch\u00e9 non si pu\u00f2 vincere una guerra solo con aerei e missili. Hezbollah riacquisterebbe cos\u00ec, agli occhi dei suoi sostenitori, il prestigioso ruolo di resistenza contro l&#8217;invasore.<br \/>\nNel frattempo, la terribile routine di questa guerra, gi\u00e0 vissuta due anni fa, si sta radicando. Questa \u00e8 la parte pi\u00f9 esasperante, pi\u00f9 deprimente. I villaggi del Libano meridionale e l&#8217;intera periferia sud di Beirut si sono svuotati di gran parte della loro popolazione. Decine di migliaia di famiglie dormono in alberghi o in appartamenti affittati a prezzi esorbitanti. Chi non ha un posto dove andare, o non ha abbastanza soldi, si accampa ai piedi dei palazzi di lusso lungo la <em>corniche<\/em> sul mare. Quanto a noi, viviamo nelle ultime strade dei cosiddetti quartieri cristiani, appena prima di quelli di Hezbollah. In linea di principio, non siamo un bersaglio. Ma tutto il giorno, droni invisibili ronzano sopra le nostre teste come tosaerba scatenati. Per ore, non succede nulla. Io leggo e scrivo. Mia figlia lavora alla sua tesi, che si concentra sul trauma nelle societ\u00e0 afflitte da crisi multiple. Met\u00e0 dei pazienti di mia moglie \u2013 che \u00e8 una psicoterapeuta \u2013 non vuole rinunciare alle sedute.<br \/>\nPoi arrivano gli ordini di evacuazione israeliani, diffusi sui social media. Questo segnala un bombardamento imminente. Tratteniamo il respiro e subito dopo si sente un boato improvviso e fragoroso, o un rombo prolungato, oppure un aereo che sfreccia nel cielo furioso. Segue il boato di un&#8217;esplosione, il che significa che un edificio \u00e8 appena crollato da qualche parte. A volte \u00e8 molto lontano, e alziamo lo sguardo, chiedendoci se si tratti di un attacco aereo o solo del rumore di una moto o di un&#8217;auto, o forse di un vicino che lascia cadere qualcosa. Viviamo in uno stato di costante, estenuante suspense, senza la minima idea di come tutto questo finir\u00e0. \u00c8 naturale chiedersi se tutti quei pazzi che hanno scatenato questa guerra regionale in Medio Oriente abbiano la minima idea di come la porteranno a termine. Questo \u00e8 probabilmente il vero buco nero del futuro di cui stiamo vivendo l&#8217;orlo.<br \/>\nQuesto luned\u00ec mattina, 9 marzo, mentre scrivo queste righe, gli aerei sono passati tre volte e tre rombi hanno echeggiato. Esco sulla terrazza. Il tempo \u00e8 primaverile. Sul viale, non lontano, il traffico scorre senza intoppi. So che i negozi sono aperti, i caff\u00e8 sono pieni dei soliti clienti. L&#8217;atmosfera \u00e8 tesa, ma questa vita quotidiana quasi normale, alle porte del disastro e in quartieri in rovina, sembra comunque molto strana. Dalla mia terrazza, vedo il flusso continuo di motociclette dei fattorini. Passa anche il rigattiere. Canticchia con la sua voce nasale, elencando gli oggetti che cerca: vecchi scaldabagni o frigoriferi destinati alla discarica. Una coppia di anziani, piuttosto elegante, passeggia mano nella mano. Un aereo romba nel cielo e risuona una forte esplosione.<br \/>\nUn giovane esce dall&#8217;edificio. \u00c8 un dipendente dell&#8217;azienda che si \u00e8 temporaneamente insediata al secondo piano. Si appoggia al cancello del piccolo giardino e fuma una sigaretta. Viene dal Libano meridionale. La casa della sua famiglia \u00e8 stata distrutta nel 2024. Probabilmente non aveva nemmeno finito di ripararla prima che venisse demolita di nuovo. Mi chiedo cosa stia pensando. Mi dico che \u00e8 come per tutti noi: &#8220;E adesso cosa facciamo? Dove andiamo?&#8221;.<br \/>\n<em>Ultimo libro pubblicato: Le Nom des rois (&#8220;Il nome dei re&#8221;) (2025, non tradotto).<\/em><\/p>\n<p><strong>Lila Azam Zanganeh, saggista franco-iraniana<br \/>\n<\/strong>Guerra in Iran? Un viaggio verso la fine della notte, come una speranza smarrita. La speranza del popolo iraniano, che non solo \u00e8 stato privato di ogni libert\u00e0, ma a cui la speranza stessa \u00e8 stata rubata con un inganno mercenario. Perch\u00e9, come sappiamo, tutte le vie interventiste portano a un vicolo cieco. In altre parole, allo spargimento di sangue.<br \/>\nNon pretendo di conoscere l&#8217;Iran se non attraverso l&#8217;immaginazione. Ci sono stato la prima volta nel grembo materno e una seconda volta a sette mesi. Entrambe le volte, la memoria non aveva ancora tracciato un percorso nella mia coscienza. L&#8217;Iran, quindi, \u00e8 sempre stato per me un falso ricordo, un intreccio di storie, tanto pi\u00f9 vere in quanto, in un certo senso, inventate.<br \/>\nL&#8217;Iran \u00e8 la partenza di mia madre sull&#8217;ultimo aereo. Lo stesso aereo che quel giorno port\u00f2 l&#8217;Ayatollah Khomeini da Neauphle-le-Ch\u00e2teau [nella regione di Parigi] a Teheran, ma nella direzione opposta. Era in lista d&#8217;attesa. Part\u00ec con solo poche foto in una valigia quasi vuota. La gente le chiedeva: &#8220;Perch\u00e9 piangi cos\u00ec?&#8221;. Lei rispondeva che sua madre era appena morta e che sua figlia era a Parigi, dove era nata per caso a causa di un&#8217;emergenza medica. Un iraniano, un impiegato dell&#8217;aeroporto, le promise che sarebbe riuscita a salire sull&#8217;aereo. Non rivide mai pi\u00f9 l&#8217;uomo che l&#8217;aveva chiamata per nome. Era l&#8217;ultima. Quella stessa sera, la neonata Rivoluzione Islamica chiuse i confini del paese che mia madre aveva tanto amato.<br \/>\nPer me, l&#8217;Iran \u00e8 anche il ricordo di mio padre: le sue cime montuose innevate, i suoi voli in solitaria sul deserto, la sua avversione per la religione e per i mullah, e poi il sole del mattino lontano a ovest, nel Kurdistan iraniano.<br \/>\nPer me, l&#8217;Iran \u00e8 anche, senza dubbio, la poesia di Forough Farrokhzad, come questi pochi versi da &#8220;Io compiango il giardino&#8221;, in <em>Un&#8217;altra nascita<\/em> [1964]: &#8220;Temo l&#8217;epoca\/ Che ha perso il suo cuore\/ l&#8217;ozio di tante mani\/ L&#8217;alienazione in tanti volti\/ Sono desolata\/ Come una scolaretta follemente innamorata dei suoi libri di geometria\/ E immagino che sia possibile portare il giardino in un ospedale\/ Immagino&#8230;\/ Immagino&#8230;\/ E il cuore del giardino si \u00e8 gonfiato nel calore\/ Di questo sole, la sua mente si prosciuga lentamente\/ Dei suoi rigogliosi ricordi.&#8221;<br \/>\nPer una volta, mi ritrovo piuttosto pessimista. All&#8217;inizio, per\u00f2, ci furono rivolte spontanee, fin dai primissimi giorni, prima che venissero brutalmente represse. Questo \u00e8 ci\u00f2 che Andr\u00e9 Malraux chiamava, in &#8221; La speranza dell&#8217;uomo &#8220;, &#8220;l&#8217;illusione lirica&#8221;. \u00c8 qualcosa di nobile, scoordinato, ma nato da un fervore sacrificale e da un profondo rispetto. Durante la guerra civile spagnola, scriveva Malraux, l&#8217;illusione lirica degli anarchici cedette il passo all&#8217;organizzazione militare imposta dai comunisti. Quest&#8217;ultima fu efficace, ma a costo di terribili sacrifici: l&#8217;eliminazione fisica del movimento anarco-sindacalista, che all&#8217;epoca era cos\u00ec importante, e una repressione generalizzata. In Iran, l&#8217;illusione lirica \u00e8 finita a gennaio, con la violenza senza precedenti scatenata dal governo iraniano contro i propri cittadini. Ora, il mio popolo \u00e8 stretto in una morsa, schiacciato tra le aspirazioni politiche della diaspora all&#8217;estero e le bombe in patria.<br \/>\nForse il principio guida, l&#8217;unica considerazione etica in tutto questo, \u00e8 che non siamo nei loro panni, non siamo al loro posto, non siamo laggi\u00f9, in quel paese che non conosco. Non siamo al posto del mio popolo, minacciato di morte e distruzione. Non molto tempo fa, qualcosa ha acceso una speranza autentica, al tempo stesso bella e triste, ma non si \u00e8 ancora concretizzata.<br \/>\nNel frattempo: un affronto alla bellezza, un affronto alla dignit\u00e0, un affronto a un paese millenario e sovrano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Taleb Alrefai, scrittore kuwaitiano Per oltre un secolo, uno spirito maligno che ama la guerra ha aleggiato sui cieli del Medio Oriente. Aleggia e non se ne va mai, come se avesse trovato in questa terra dilaniata una patria tutta sua. 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