{"id":3163,"date":"2026-03-26T17:44:18","date_gmt":"2026-03-26T16:44:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=3163"},"modified":"2026-03-26T17:44:18","modified_gmt":"2026-03-26T16:44:18","slug":"attacco-usa-israele-alliran-cosa-dice-la-stampa-a-cominciare-da-quella-estera-delle-ragioni-che-sarebbero-allorigine-della-guerra-e-dei-suoi-possibili-esiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=3163","title":{"rendered":"Attacco USA-Israele all\u2019Iran -Cosa dice la stampa, a cominciare da quella estera, delle ragioni che sarebbero all\u2019origine della guerra e dei suoi possibili esiti"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">Ormai da pi\u00f9 di tre settimane \u00e8 in corso una nuova guerra in Medio Oriente, iniziata con l\u2019attacco israelo-americano alla Repubblica Iraniana e ai suoi capi del 28 febbraio scorso.<br \/>\nSubito a ridosso dell\u2019attacco le principali testate internazionali hanno preso posizione. Riportiamo due editoriali tra i pi\u00f9 significativi apparsi il giorno dopo, quello del <strong>The Gardian<\/strong> <strong>(1)<\/strong> e del <strong>New York Times<\/strong> <strong>(2)<\/strong>, perplessi sulle motivazioni e preoccupati dell\u2019incertezza sugli esiti dell\u2019operazione.<br \/>\nIl 3 marzo <strong>Le Monde (3)<\/strong> ha pubblicato un editoriale a firma di uno storico delle relazioni internazionali &#8211; <em>Cl\u00e9ment Therme<\/em> &#8211; utile a comprendere le ragioni per cui la teocrazia che ha governato l&#8217;Iran per lunghi decenni \u00e8 giunta a quello che potrebbe essere il suo \u201credde rationem\u201d, ma non \u00e8 ancora detto.<br \/>\nConsiderandosi una sorta di veicolo di una rivoluzione permanente, religiosamente fondata, la Repubblica Islamica \u00e8 in buona sostanza entrata in crisi a causa della priorit\u00e0 attribuita alla lotta trans-nazionale rispetto agli interessi interni del Paese. In questo modo il regime iraniano si \u00e8 rinchiuso in una fortezza assediata e ha contribuito a creare la stessa coalizione intenzionata a rovesciarlo.<br \/>\nNello stesso giorno la rivista francese <strong>Le Grand Continent (4)<\/strong> ha pubblicato una lunga intervista a <em>Farhad Khosrokhavar<\/em>, sociologo specializzato in Iran e martirologia sciita.<br \/>\nL\u2019intervista offre utili chiavi di lettura sulla societ\u00e0 iraniana e avanza delle ipotesi su ci\u00f2 che potrebbe succedere.<br \/>\nSecondo Khosrokhavar le nuove generazioni non condividono la visione che ha dato origine alla Rivoluzione Islamica in Iran. Essa aveva attribuito grande importanza al martirio e al sacrificio di s\u00e9 fondando una sorta di escatologia rivoluzionaria sciita. Ma \u201cle generazioni pi\u00f9 giovani non vogliono assolutamente sentire parlare di martirio\u201d. Le ripetute manifestazioni contro il regime cui abbiamo assistito non includevano alcun slogan religioso. Si concentravano piuttosto sulle libert\u00e0 concrete, sulla vita quotidiana e sul senso di esclusione dal resto del mondo a causa delle politiche sostenute dal regime.<br \/>\nCinquant\u2019anni al potere hanno del resto screditato il Clero Sciita e le nuove generazioni hanno rotto con il potere non solo in termini politici, ma anche antropologici e culturali.<br \/>\nMa ci\u00f2 non significa che vi siano soggetti in grado di esprimere un potere e una prospettiva alternativa.<br \/>\nSecondo Khosrokhavar \u00e8 molto difficile prevedere cosa accadr\u00e0, ma una cosa \u00e8 certa: il regime non mostra segni di crollo e la riorganizzazione del Paese potrebbe essere violenta. Anche ipotizzando un crollo l\u2019Iran dovr\u00e0 affrontare diversi anni di turbolenze. Certo un nuovo regime non potrebbe non essere pi\u00f9 laico dell\u2019attuale, ma \u00e8 probabile che il Paese scivoli verso una forma di dispotismo, pur se laico.<br \/>\nIn un editoriale di <strong>Le Monde (5)<\/strong>, del 4 marzo, i ricercatori <em>Jean-Pierre Digard, Bernard Hourcade e Yann Richard<\/em>, due geografi e un antropologo, ricostruiscono in forma sintetica la storia dei rapporti tra l\u2019Iran, un Paese che non \u00e8 mai stato colonizzato, e i Paesi Occidentali.<br \/>\nDue sole pagine, utili per\u00f2 nonostante la loro stringatezza, per capire quanto complessa sia questa storia, di quanti voltafaccia essa si sia nutrita (da una parte e dall\u2019altra), oltre che permetterci di cogliere l\u2019importanza assunta dal Clero Sciita in tutto ci\u00f2.<br \/>\nVenendo alla stampa pi\u00f9 vicina a noi, sul <strong>Corriere della Sera (6)<\/strong> del 4 marzo <em>Goffredo Buccini<\/em> scrive un pezzo dal titolo che dice tutto: \u201c<u>Il doppiopesismo dell\u2019Occidente<\/u>\u201d. Lo stesso si pu\u00f2 dire dell\u2019intervista di <em>Tornielli <\/em>al <em>cardinale Parolin<\/em> uscita sull\u2019<strong>Osservatore Romano (7)<\/strong> dello stesso giorno: \u201c<u>Le guerre preventive rischiano di incendiare il mondo<\/u>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Naturalmente \u00e8 troppo presto per dire come andr\u00e0 a finire il conflitto che USA e Israele hanno, non tanto inaspettatamente, aperto con l\u2019Iran. Questo \u00e8 il momento pi\u00f9 delle preoccupazioni che delle previsioni. Nelle valutazioni \u00e8 sempre necessario tener conto del fatto che le informazioni di cui disponiamo, noi ma anche i commentatori, sono molto limitate e deviate. Il quadro come appare a noi \u00e8 sicuramente molto diverso da come lo vedono gli attori direttamente coinvolti, che dispongono di informazioni di prima mano. Gli stessi protagonisti del resto danno qualche volta l\u2019idea di non avere nemmeno loro tutte le informazioni corrette. Sembra, per fare un esempio, che gli USA (pi\u00f9 di Israele) avessero sottovalutato le capacit\u00e0 di risposta di Iran e Hezbollah, o cos\u00ec hanno ritenuto utile farci credere.<br \/>\nIn ogni caso, se si guarda alle riviste specializzate, come per esempio Foreign Affairs, non si trova praticamente nessun commento che plaude alla decisione del Tycoon e non perch\u00e9 l\u2019obiettivo di indebolire definitivamente l\u2019Iran non fosse condiviso, tanto meno per ragioni etiche o derivanti dal diritto internazionale. Al contrario si trovano molti articoli che descrivono l\u2019attacco all\u2019Iran come un errore per i suoi probabili esiti negativi, perch\u00e9 la situazione era ben diversa da quella del Venezuela, gli obiettivi non erano chiari, si era sottovalutata la capacit\u00e0 di risposta e gli effetti globali sul piano energetico (oltre che sulle ormai prossime elezioni di mezzo termine), perch\u00e9 manca un piano B e, posto che pochi immaginano come possibile un crollo del regime, non \u00e8 nemmeno chiaro in base a cosa gli USA in particolare potrebbero proclamare una vittoria. Tanto che Trump viene ormai descritto come intento a trovare una via di uscita pur che sia.<br \/>\nNon solo, ma la decisione di attaccare l\u2019Iran pare essere stata presa senza alcuna considerazione per alcuni \u201ceffetti collaterali\u201d che al presidente Trump interessano certamente poco, ma che invece interessano molto ai russi e, per motivi opposti, a ucraini e europei.<br \/>\nChiudiamo perci\u00f2 questa News Letter con un contributo pi\u00f9 recente, che fa i conti con i problematici sviluppi della situazione. Si tratta di un articolo apparso su <strong>GZeroDaily (7)<\/strong> il 18 marzo scorso, firmato da <em>Ian Bremmer<\/em>, politologo, presidente di Eurasia Group ed estensore di un rapporto annuale sul rischio globale. Secondo lui \u201cil vero vincitore geopolitico \u00e8 a Mosca, e non ha dovuto fare altro che guardare\u201d. Si consiglia di leggere in particolare le ultime 15 righe del testo nelle quali Bremmer tenta di delineare le implicazioni strategiche della nuova situazione che vede Putin in posizioni di forza<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ormai da pi\u00f9 di tre settimane \u00e8 in corso una nuova guerra in Medio Oriente, iniziata con l\u2019attacco israelo-americano alla Repubblica Iraniana e ai suoi capi del 28 febbraio scorso. Subito a ridosso dell\u2019attacco le principali testate internazionali hanno preso posizione. 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