{"id":3003,"date":"2025-07-21T10:27:36","date_gmt":"2025-07-21T08:27:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=3003"},"modified":"2025-07-22T19:47:20","modified_gmt":"2025-07-22T17:47:20","slug":"relazioni-da-riparare-e-atteggiamenti-da-ripensare-per-andare-avanti-insieme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=3003","title":{"rendered":"Relazioni da riparare e atteggiamenti da ripensare, per andare avanti insieme"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">Non \u00e8 che debba aggiungere molto. Intanto saluto i due amici, don Riccardo e don Giampaolo. Potrei dire una piccola cosa, stimolato da quanto hanno detto loro e Giuliva Di Berardino qui stamattina. Essa si situa tra le due parole, utopia e realt\u00e0, richiamate nel titolo di questo incontro. Vi dico quello che anch\u2019io ho sperimentato in questo intreccio di cammini sinodali con le storie delle nostre diocesi, perch\u00e9 non \u00e8 semplice questo intreccio. Ne avevamo parlato anche con don Riccardo lo scorso anno. Questo sguardo di tutta la chiesa che \u00e8 anche lo sguardo locale. Il locale non pu\u00f2 non avere presente il tutto.<br \/>\nHo l\u2019impressione che ci sia un\u2019esigenza che esprimo cos\u00ec. C\u2019\u00e8 un problema di riconoscimento vicendevole nella chiesa: riconoscere chi sei tu e chi \u00e8 l\u2019altro. La sento fortemente questa cosa, che \u00e8 stata espressa qui anche in termini di poteri. Mi pare che a riguardo si dovrebbe applicare una sorta di \u201cgiustizia riparativa\u201d. C\u2019\u00e8 da fare della giustizia riparativa nella chiesa nel senso che occorre uscire da forme di assolutizzazione della legge, dall\u2019ossessiva necessit\u00e0 di obbedire, di non trasgredire, di stare alle regole, mentre necessita ricollocare al primo posto le persone con le loro storie e, dunque, le relazioni, il diventare comunit\u00e0, il vicendevole salvarsi. La chiesa \u00e8 anzitutto fatta di tutto questo. Il riferimento alla Trinit\u00e0 \u00e8 contenuto nel documento finale. Si tratta di una prospettiva relazionale che intriga.<br \/>\nLo dico perch\u00e9 nella prima assemblea sinodale del Cammino sinodale delle chiese in Italia, la cosa che pi\u00f9 mi ha colpito, nella basilica di san Palo, sono stati gli interventi liberi della domenica mattina. L\u00ec sono rimasto davvero impressionato. Sono intervenute persone che portavano con s\u00e9 la loro esperienza ecclesiale. \u00c8 intervenuto solo un vescovo, alla fine, per ringraziare. Due persone &#8211; una donna anziana e un giovane &#8211; mi hanno particolarmente colpito e commosso. Il primo di una signora anziana, che aveva fatto l\u2019esperienza della comunit\u00e0 di base di san Paolo fuori le mura, quella di don Giovanni Franzoni, \u00e8 stato un intervento ascoltatissimo. C\u2019\u00e8 bisogno di riparare tante cose, di sciogliere dei nodi dentro la nostra chiesa, guardandoci in volto. Lei ha ringraziato l\u2019assemblea dicendo che da sessant\u2019anni erano stati messi fuori dalla chiesa ufficiale per le medesime ragioni per cui nella circostanza sinodale si era l\u00ec radunati. Chiedeva che ci fosse questa reciproca riparazione e un vicendevole riconoscimento nell\u2019essere chiesa insieme. \u00c8 stata una confessione molto bella e mi pare che anche altri che erano presenti si siano sentiti incoraggiati e liberati da questo.<br \/>\nContemporaneamente la maggior parte degli interventi di quella mattina stavano dicendo qualcosa di nuovo: s\u00ec alla ministerialit\u00e0, ma senza istituzionalizzarla troppo. Vediamo se \u00e8 possibile sperimentarla, non appiccicandola formalmente alle persone, ma suscitando quello che chiamiamo il dono dello Spirito, che \u00e8 la ricchezza della persona. A me \u00e8 sembrato una indicazione di come muoverci, anche per me vescovo.<br \/>\nIl problema, come \u00e8 stato detto anche qui, \u00e8 di camminare insieme, di mettersi sul cammino. Se non cammini non entri in questa prospettiva della sinodalit\u00e0. Questo \u00e8 quel che mi ha particolarmente colpito.<br \/>\nLo chiamerei bisogno di sciogliere qualche nodo, serve questo coraggio se no la novit\u00e0 non arriva, mentre \u00e8 invece necessaria, non so in che termini, per\u00f2 a tutti i livelli della chiesa. Faccio un piccolo riferimento a quel che avete combinato voi, parlo a Giuliva, un gruppo di donne che \u00e8 andato a parlare dal Papa, ne ho discusso anche con Lucia Vantini, un\u2019altra di questo gruppo. Rileggendo quel che \u00e8 apparso nei volumetti che parlano di questa esperienza che \u00e8 stata fatta, sul ministero, \u00e8 vero che \u00e8 una questione che va ulteriormente approfondita e capita, ma io mi sono reso conto che bisogna anzitutto ascoltare le donne, che bisogna vederla dalla loro prospettiva, perch\u00e9 siamo dentro dei luoghi comuni, una precomprensione che resiste da mille anni, come diceva prima Italo de Sandre. Quando ho letto quello che queste teologhe hanno sul rapporto di Ges\u00f9 con questi che chiamiamo i discepoli, le discepole e poi gli Apostoli, mi sono reso conto di quanta precomprensione maschilista c\u2019\u00e8 nel nostro leggere il Vangelo. Quando ho letto quei contributi mi sono accorto che \u00e8 il modo per rivedere quel che davo per scontato. Io sono al posto degli apostoli, i preti sono insieme con me\u2026, ma dove abbiamo messo Maria di Magdala, come l\u2019abbiamo letta e interpretata?<br \/>\n\u00c8 una provocazione che in qualche modo sta aprendo una presa di coscienza nella chiesa, sia pur a piccoli passi. Ecco anche questo \u00e8 giustizia riparativa e un\u2018opera di riconoscimento reciproco, vicendevole, da portare avanti.<br \/>\nMi sento molto provocato in questo senso, da tutte queste cose che sono state dette e fatte con il sinodo e il cammino sinodale. Grazie anche degli importanti contributi di questa mattina.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 che debba aggiungere molto. Intanto saluto i due amici, don Riccardo e don Giampaolo. Potrei dire una piccola cosa, stimolato da quanto hanno detto loro e Giuliva Di Berardino qui stamattina. Essa si situa tra le due parole, utopia e realt\u00e0, richiamate nel titolo di questo incontro. 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