{"id":3000,"date":"2025-07-21T10:24:11","date_gmt":"2025-07-21T08:24:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=3000"},"modified":"2025-07-22T19:46:23","modified_gmt":"2025-07-22T17:46:23","slug":"sinodalita-le-relazioni-al-centro-e-le-diversita-da-valorizzare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=3000","title":{"rendered":"Sinodalit\u00e0: le relazioni al centro e le diversit\u00e0 da valorizzare"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">Riportiamo le repliche dei relatori, che hanno avuto un filo conduttore comune. Si sono aperte delle piste, si sono gettati dei semi, le une e gli altri porteranno a dei positivi sviluppi. La sinodalit\u00e0, come consapevolezza e riconoscimento del ruolo e della responsabilit\u00e0 di tutte e di tutti, \u00e8 senza alternative per la chiesa del futuro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><em>Riccardo Battocchio<br \/>\n<\/em>Grazie di tutto. Sono temi che veramente fanno bene a uno che deve cominciare un servizio nuovo, perch\u00e9 non ho mai fatto il vescovo prima. Avendo scritto molte cose su quello che devono fare i vescovi, \u00e8 pi\u00f9 facile dire quello che gli altri devono fare, come devono comportarsi, che esserne coinvolti. Quindi \u00e8 utile anche avere questi stimoli.<br \/>\nParto dall\u2019ultimo importante intervento, collegandolo a quello di De Sandre. \u00c8 vero che c\u2019\u00e8 un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, ma \u00e8 un mezzo pieno generativo, capace di dare vita a qualcosa che sta nascendo. Non pensiamo che la chiesa sia solo quella del Veneto, dell\u2019Italia o dell\u2019Europa. Se c\u2019\u00e8 un tesoro che porto in me dopo l\u2019esperienza del Sinodo \u00e8 la comprensione di una realt\u00e0 grande, bella, in movimento. Se si attiver\u00e0, come spero, lo scambio di doni tra chiese, qualcosa capiter\u00e0 anche alla nostra povera Europa e al nostro povero Veneto, basta essere aperti. Quindi un mezzo pieno generativo.<br \/>\nRicordo un articolo, importante, di Italo De Sandre, mi pare su Credere Oggi, sulla valorizzazione delle differenze, una prospettiva sinodale. Quell\u2019articolo penso sia valido anche oggi, per certi aspetti rasserenante, dice che la realt\u00e0 \u00e8 complessa, che non vuol dire complicata. Andrebbe riletto quell\u2019articolo.<br \/>\nCirca il ruolo delle strutture, sollevato da Andrea, rimando al capitolo terzo e quarto del documento finale. Strutture vuol dire processi e legami, relazioni che hanno una loro configurazione nello spazio e nel tempo. Anche le strutture istituzionali non sono il contrario della vita e del dinamismo. \u00c8 un dinamismo che \u00e8 in relazione e quindi quando parliamo di strutture, intendiamo le relazioni, i legami, i processi. La terza e quarta parte del documento finale del Sinodo affrontano anche questioni molto specifiche, dando anche indicazioni di metodo: ad esempio, quando si fa una riunione, un consiglio o un organismo, bisogna aver chiaro di cosa si vuol discutere, un ordine del giorno serio, informazioni preventive adeguate a tutti coloro che devono partecipare.<br \/>\nSulla questione del diritto canonico, inviterei anzitutto a distinguere tra diritto e codice. Il codice \u00e8 uno strumento, che appartiene tra l\u2019altro ad una fase specifica della storia della chiesa, quella post-napoleonica. Il codice del 1917 e quello del 1983 riprendono la forma dalla tradizione civile e politica. Il diritto \u00e8 a servizio delle relazioni, dei pi\u00f9 deboli, di chi non ha potere. Dovrebbe essere questo il senso del diritto anche nella chiesa. A servizio della vita, perch\u00e9 prima c\u2019\u00e8 la vita e poi il diritto, a suo servizio. In concreto c\u2019\u00e8 una commissione che sta lavorando su questi aspetti, anche alla ricerca di definire norme, indicazioni, non solo auspici, perch\u00e9 il diritto non \u00e8 fato di auspici. Il diritto \u00e8 peraltro in movimento, gi\u00e0 il codice attuale \u00e8 frutto di movimenti successivi al 1984, quando \u00e8 stato promulgato.<br \/>\nSul tema \u201cvescovo nel popolo di Dio\u201d, credo sia necessario, l\u2019ho detto anche al sinodo e in qualche modo \u00e8 stato recepito, non insistere troppo sulla bella espressione di S. Agostino: \u201ccon voi sono cristiano, per voi sono vescovo\u201d. Pu\u00f2 andar bene, ma forse sarebbe preferibile dire: con voi sono vescovo, con voi sono impegnato nel servizio della chiesa, con voi sono cristiano. In cui <em>l\u2019essere con<\/em> \u00e8 condizione del vivere la vita cristiana, come vita in Cristo, nella chiesa e mai senza l\u2019altro, come direbbe Michel de Certeau. I numeri 69-71 rappresentano di fatto la rilettura del Vaticano II, facendo una scelta rispetto a due linee presenti nel Concilio: mi riferisco in particolare al rapporto vescovo-presbiterio, ma che vale per tutti. Non il vescovo e il presbiterio, che \u00e8 pure una linea possibile, ma vescovo nel e con il presbiterio. Leggendo i numeri 69-71, si vede che, in rapporto con alcune affermazioni di LG e di <em>Cristus Dominus<\/em>, ci sono dei passaggi per certi aspetti innovativi.<br \/>\nSull\u2019intervento di suor Bruna, rinvio al discorso sul mezzo pieno, un mezzo pieno generativo, lievitante. Ci sono delle piccole decisioni che possono costituire come del lievito, che fa fermentare e crescere la pasta, se lo si lascia un po\u2019 libero. C\u2019\u00e8 una immagine, cara ad un prete che forse alcun di voi hanno conosciuto, don Giuseppe Zanon, che riguarda il lievito: se lo si mette nel cellofan, anche se ne metti un chilogrammo, non succede nulla, ma se si apre anche solo un pochino il cellofan, il lievito \u00e8 efficace, anche se di quantit\u00e0 modesta.<br \/>\nIl fatto di chiedere ai vescovi che nelle relazioni per le <em>visite ad limina<\/em> indichino le scelte, le difficolt\u00e0 e i frutti del percorso sinodale pu\u00f2 costituire questo lievito. Devono dire nient\u2019altro che quel che ha detto qui don Giampaolo Dianin: ho trovato una certa situazione di partenza, ho fatto determinate scelte, ho incontrato certe fatiche, mi attendo certi risultati. Dire e mettere per iscritto queste cose pu\u00f2 generare qualcosa di nuovo, per passare dalle parole ai fatti.<br \/>\nQuesto riferimento ai temi lievitanti pu\u00f2 valere anche per gli organismi di partecipazione, anche per i sinodi. Se posso fare su questo una piccola osservazione, da esterno, su quel che \u00e8 stato il sinodo diocesano di Padova, che vale anche per tanti altri sinodi in giro per l\u2019Italia, mi sembra che si sia voluto affrontare uno spettro di questioni e di tematiche molto ampio. Tutti temi utili, perch\u00e9 \u00e8 vero che tutto si tiene, ma tocca anche fare delle scelte. \u00c8 vero che se in un consiglio pastorale parrocchiale si deve parlare della festa patronale, si deve tener conto anche dei cammini di iniziazione cristiana, perch\u00e9 tutto \u00e8 collegato, ma \u00e8 bene anche decidere di parlare di una cosa per volta. Quando si parla ci sar\u00e0 sempre chi dice che c\u2019\u00e8 anche dell\u2019altro, ma cos\u00ec non si riesce a far bene le cose.<br \/>\nBella la testimonianza di don Giorgio, della Piccola Famiglia della Risurrezione, che conosco. Interessanti le scelte che sono state fatte, che vanno sempre verificate, chiedendosi ad esempio se la Messa, sorgente e culmine dell\u2019esperienza cristiana, pu\u00f2 essere anche uno strumento per la catechesi. Ho presente certe messe che diventano pi\u00f9 occasioni di catechesi, per insegnare, che per celebrare il mistero di Cristo. \u00c8 importante fare delle scelte, senza improvvisare, consapevolmente, dandosi del tempo. Questo vale anche per altri temi, il che non significa procrastinare le scelte, ma prendere atto della complessit\u00e0 della realt\u00e0 della chiesa.<br \/>\nNel documento finale del sinodo \u00e8 importante il rapporto tra rendiconto delle scelte e verifica dei frutti o dei problemi che emergono, con trasparenza. La trasparenza, se ne parla molto, un tema non facile, cosa significa applicarlo nel nostro contesto. Si pensi a quel che sta succedendo in Nicaragua. Le associazioni ecclesiali che operano in quel contesto e in contesti simili sostengono che una certa trasparenza pu\u00f2 mettere a rischio la vita stessa della chiesa.<br \/>\nIl documento finale d\u00e0 voce ad esperienze di Chiesa molto varie, con situazioni politiche, sociali e culturali molto diverse tra di loro, per cui alcune questioni, ad esempio la relazione donna-uomo nella chiesa deve tener conto dei passaggi che in alcuni contesti culturali si stanno ancora facendo. Dove il problema non \u00e8 solo ecclesiale, come si \u00e8 registrato con certe reazioni a \u201c<em>Fiducia Supplicans<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><em>Giuliva Di Berardino<br \/>\n<\/em>Sono stata magistralmente preceduta e non saprei che dire di pi\u00f9. Sulla questione del diritto canonico e del codice, so che esiste un gruppo di studio che sta lavorando e su tutte le altre questioni sollevate ha gi\u00e0 risposto il vescovo che mi ha preceduta, per cui tutti i dubbi secondo me sono stati ben affrontati.<br \/>\nL\u2019unica cosa su cui vorrei rapidamente soffermarmi \u00e8 sull\u2019esperienza monastica, di vita fraterna di monaci e monache, che ci \u00e8 stata raccontata. Sono stata un po\u2019 sorpresa che si parli dell\u2019elezione di una donna a capo di una comunit\u00e0 come se si trattasse di una cosa straordinaria, mentre dovrebbe essere nella normalit\u00e0. Esercitare o non il governo di una comunit\u00e0 dipende dal carisma delle persone: chi ha il carisma di governo pu\u00f2 essere uomo o donna, indifferentemente. Dovremmo uscire dagli stereotipi che abbiamo, del tipo che la donna \u00e8 pi\u00f9 gentile e dolce: questo \u00e8 vero, ma ci sono anche uomini che sono particolarmente paterni e gentili e sanno amministrare molto bene, con tenerezza e Papa Francesco ci d\u00e0 un esempio di una bella paternit\u00e0 per la chiesa. Quindi \u00e8 importante uscire da schemi culturali che sono entrati nel nostro modo di fare discernimento: non \u00e8 detto che la tenerezza sia legata al genere. Le donne sono un universo variegato, come gli uomini. Ci sono donne pi\u00f9 materne, donne meno, donne pi\u00f9 capaci di gestire, altre meno, quelle pi\u00f9 portate alla riflessione o ad altre attivit\u00e0. Dipende dai doni dello Spirito e bisogna mettersi in ascolto dello Spirito Santo e delle comunit\u00e0, delle persone che ci sono affidate. Noi parliamo di vescovi, ma ci sono persone che sono affidate anche ad altri. Ascoltare l\u2019umanit\u00e0 che ci viene incontro, perch\u00e9 \u00e8 lo Spirito Santo che agisce, dando i doni indipendentemente dal fatto che uno \u00e8 uomo o donna. Usciamo da questa idea cos\u00ec fissa. Lo dico perch\u00e9 \u00e8 stata costruita tutta una teologia su questo: la donna pu\u00f2 fare delle cose e altre no. Altrimenti ci chiudiamo: la donna \u00e8 tanto gentile ma alcune cose non le pu\u00f2 fare, perch\u00e9 sono pi\u00f9 puntuali, pi\u00f9 adatte agli uomini. Non \u00e8 questo il modo di agire dello Spirito Santo. Nella scrittura ci sono diverse figure sia maschili che femminili che hanno avuto un\u2019incidenza spirituale e di governo importante nel popolo di Israele, dobbiamo riconoscerlo, altrimenti rischiamo di rinchiudere lo Spirito nei nostri schemi.<br \/>\nPer il resto mi pare si sia risposto, per cui non mi dilungo ulteriormente, vista anche l\u2019ora.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><em>Giampaolo Dianin<br \/>\n<\/em>Il bicchiere \u00e8 mezzo pieno o mezzo vuoto? Rispondo cos\u00ec. Sono vescovo in una diocesi dove da dodici anni non c\u2019\u00e8 l\u2019ordinazione di un prete e ci sono parroci che hanno superato gli ottant\u2019anni. Per noi la sinodalit\u00e0 non \u00e8 un lusso, ma una necessit\u00e0, se la realt\u00e0 del Popolo di Dio non cresce, non andiamo da nessuna parte.<br \/>\nQualcuno suggerisce di chiamare preti dall\u2019Africa e ci sono vescovi disposti a mandarli. Io preferisco non farlo, per ora. Se facciamo arrivare preti da fuori, manteniamo ancora la chiesa secondo lo schema vecchio. Costringiamoci a prendere in mano tutti la responsabilit\u00e0 della vita della chiesa nella diocesi. Questa la prima cosa che volevo dire.<br \/>\nLa seconda riguarda il fatto che alcune scelte le abbiamo gi\u00e0 fatte. Dopo un anno di ascolto e uno di discernimento, non abbiamo atteso le conclusioni del cammino sinodale della chiesa italiana, e da 60 parrocchie abbiamo istituito 17 entit\u00e0, che abbiamo chiamato \u201ccomunit\u00e0 cristiane sinodali\u201d, con il proposito di far fare un passo in avanti alle classiche unit\u00e0 pastorali.<br \/>\nQuesto partendo da un pensiero e da un progetto preciso, perch\u00e9 le parole dicono qualcosa. Le abbiamo chiamate comunit\u00e0 perch\u00e9 avevamo molte parrocchie ma poche comunit\u00e0; in secondo luogo comunit\u00e0 cristiane perch\u00e9 tante parrocchie si confondono con i vari comitati o \u201cpro loco\u201d per capirci. Comitati che in nome della parrocchia fanno di tutto, senza che risulti rilevante che la fede ci sia o meno. Infine, \u201csinodali\u201d perch\u00e9 ci deve essere una corresponsabilit\u00e0 da parte di tutti. In questo progetto c\u2019\u00e8 il tentativo di salvaguardare le piccole parrocchie, secondo un principio di sussidiariet\u00e0, per non perdere la caratterizzazione territoriale.<br \/>\nAbbiamo messo a fuoco una meta, regalandoci, come ha detto don Riccardo Battocchio, tutto il tempo che serve, per camminare insieme pian piano, con pazienza. Vedo per\u00f2 che la gente comincia a entrare nella logica e si intravvede qualche speranza. Magari non tutto \u00e8 chiaro, ma questo \u00e8 il cammino, anche perch\u00e9 la realt\u00e0 \u00e8 che facendo un po\u2019 di calcoli, tra qualche anno ci sar\u00e0 un prete solo per ogni comunit\u00e0 cristiana sinodale, quindi se non cresce anche il popolo di Dio, le cose non possono funzionare.<br \/>\nLa terza questione riguarda lo stile sinodale. Io lo sento mio, forse perch\u00e9 congeniale al mio carattere, non essendo per natura un decisionista. Uno dei primi problemi che mi sono trovato ad affrontare \u00e8 stato quello delle esequie. Quando in una parrocchia ci sono 140 funerali all\u2019anno, mettetevi nei panni di un parroco che, tra l\u2019andare a prendere la salma all\u2019obitorio e, dopo il funerale, accompagnarla al cimitero, si trova ad impegnare una mezza giornata. Come rendere la vita di un prete sostenibile e come dare un senso alla celebrazione di un funerale nel quale la celebrazione dell\u2019eucarestia non interessa a nessuno? Probabilmente si potrebbero celebrare le esequie con una semplice, si fa per dire, liturgia della Parola. Anche su questo serve un lavoro attento, che parta dall\u2019ascolto, dalle esperienze che si conoscono, poi il confronto, il dialogo e il discernimento, con il vescovo che prova a far sintesi e a rilanciare fino ad arrivare a delle decisioni. Sono consapevole che dovremo arrivare a quello che si fa altrove, dove non si va pi\u00f9 a prendere il defunto all\u2019obitorio o non lo si accompagna al cimitero, ma so che da noi non \u00e8 ancora possibile fare cos\u00ec. Per ora facciamo i passi che sono possibili, senza impedire quel che nei piccoli paesi si riesce ancora a fare.<br \/>\nLo stesso sull\u2019iniziazione cristiana e su altri temi; serve la corresponsabilizzazione di tutti, senza attendere che tocchi sempre al vescovo decidere. Certamente dovr\u00f2 tirare io le somme, ma dobbiamo arrivarci insieme.<br \/>\nA proposito di piccoli passi di sinodalit\u00e0, ho trovato il consiglio pastorale diocesano che aveva un vicepresidente che non parlava mai. Gli ho proposto di aprire ogni riunione con una sua riflessione e pian piano ha cominciato a esprimere un pensiero, dicendo cose molto belle, che gli sono costate un certo impegno, ma serviva un segno di corresponsabilit\u00e0.<br \/>\nGradualmente abbiamo fatto dei progressi nel consiglio diocesano, che speriamo possa diventare un modello di funzionamento per gli altri organismi di partecipazione, mandando prima il materiale, perch\u00e9 le persone arrivino preparate, prese come sono da molti altri impegni professionali e domestici. Un servizio e un\u2019attenzione per far crescere la sinodalit\u00e0.<br \/>\nInfine sul potere. \u00c8 vero che i preti ne hanno ancora tanto, ma ci sono anche dei feudi gestiti da laici che sono inscalfibili.<br \/>\nTermino ricordando quello che il cardinale Parolin ha detto all\u2019ordinazione del vescovo di Vicenza, Brugnotto. Citando Siri, secondo quanto riportato in un libro del cardinale Martini, dava quattro consigli: primo, avere pazienza; secondo, avere pazienza; terzo avere pazienza; quarto, avere pazienza con chi ti dice di avere pazienza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportiamo le repliche dei relatori, che hanno avuto un filo conduttore comune. Si sono aperte delle piste, si sono gettati dei semi, le une e gli altri porteranno a dei positivi sviluppi. 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