{"id":2990,"date":"2025-07-21T09:58:03","date_gmt":"2025-07-21T07:58:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2990"},"modified":"2025-07-22T19:43:34","modified_gmt":"2025-07-22T17:43:34","slug":"la-chiesa-e-le-donne-nella-storia-e-oggi-ruoli-e-ministeri-che-debbono-essere-riconosciuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2990","title":{"rendered":"La Chiesa e le donne, nella storia e oggi: ruoli e ministeri che attendono di essere riconosciuti"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">Sono tante le domande. Inizio con l\u2019esperienza che mi \u00e8 stato chiesto di raccontare, l\u2019esperienza con il Papa e i Cardinali. Qui vado a braccio perch\u00e9 \u00e8 un\u2019esperienza personale diretta, che ho condiviso con altre due donne, suor Linda Pocher e Jo B-Wells, nel secondo di una serie di incontri proposti al Papa e ai Cardinali, voluti da Papa Francesco, sul tema delle donne, tra la prima e la seconda sessione del Sinodo. Una serie di quattro incontri che avevano come obiettivo quello di esporre al Papa e ai Cardinali la situazione delle donne nella Chiesa, per poter vivere un dialogo aperto e libero sulla questione.<br \/>\nIo mi sono chiesta: se ci sono delle donne nel sinodo, che senso ha di convocarne altre donne che parlino sulla questione femminile nella Chiesa, oggi? Per\u00f2 alla fine, col senno di poi, penso che probabilmente sia stato utile, perch\u00e9 \u00e8 bello che ci si riunisca e si parli di donne che servono la chiesa e vivono per la chiesa, ma il Papa ha voluto ascoltare la voce delle donne direttamente e questo \u00e8 un\u2019altra cosa. Quindi in quella situazione si trattava di andare a fondo sul tema, con altre donne rispetto a quelle che erano nel sinodo, perch\u00e9 in realt\u00e0 quello delle donne \u00e8 un mondo complesso. Siamo presenti in tanti ambiti della chiesa: ci sono le donne in Vaticano, ma ci sono anche le catechiste nelle parrocchie, altre che svolgono incarichi pastorali nelle diocesi, insomma diverse figure. Quindi \u00e8 stato importante che il Papa abbia voluto ascoltare altre voci di donne.<br \/>\nL\u2019itinerario complessivo proposto con questi incontri partiva da un principio teologico, che nel primo incontro per la verit\u00e0 \u00e8 stato scardinato, in un incontro nel quale erano presenti un teologo, Luca Castiglioni, e una teologa, Lucia Vantini, sul principio mariano-petrino nella chiesa, in modo da illustrare delle questioni relative a questo principio teologico. Il secondo incontro, in cui ero presente, illustrava come tema specifico la realt\u00e0 ministeriale della chiesa in rapporto alle donne. Gli altri incontri formativi proposti ai cardinali e al papa avevano come tema la donna nella cultura e nelle culture, perch\u00e9 la questione va compresa all\u2019interno della cultura attuale, con un approccio ampio, a livello mondiale. L\u2019ultimo, incontro, il quarto, approfondiva la questione della gestione del potere femminile, non inteso come potere tout-court, ma come il \u201cpoter fare qualcosa\u201d, il poter esercitare un servizio. La questione \u00e8 interessante perch\u00e9 si tratta di comprendere cos\u2019\u00e8 il potere, capirlo bene, perch\u00e9, anche se sappiamo tutti che non dovrebbe essere cos\u00ec, ma l\u2019esercizio del ministero ha avuto a che fare, nella nostra storia occidentale ed europea, con la dimensione del potere. Quindi \u00e8 importante rifletterci. In quattro incontri, quindi, si \u00e8 cercato di toccare tutti i temi che fanno discutere sulla questione della donna nella chiesa.<br \/>\nIl secondo incontro, quello sul ministero, \u00e8 stato quello che, a detta della teologa che ha pensato e coordinato questo itinerario, suor Linda Pocher, si presentava un po\u2019 pi\u00f9 spinoso, perch\u00e9 la questione del ministero e delle donne nel ministero \u00e8 una specie di tab\u00f9, non se ne pu\u00f2 parlare, perch\u00e9 \u00e8 sempre, di per s\u00e9, una questione complicata. In realt\u00e0 la tensione su questo incontro era comprensibile, perch\u00e9 \u00e8 stato gestito un po\u2019 con \u201cil metodo d\u2019urto\u201d, infatti il mio intervento \u00e8 seguito a quello di un vescova anglicana, la reverenda, teologa, Jo Baily-Wells. Quando mi \u00e8 stato proposto di farlo, di parlare dopo una vescova anglicana sul ministero e le donne nella Chiesa Cattolica, mi sono chiesta di cosa parlare, dato che la Chiesa Anglicana ha gi\u00e0 superato la questione e ha tentato l\u2019esperienza, pur con tanti limiti, di un\u2019apertura al ministero per le donne, mentre da noi tutto questo ancora non esiste.<br \/>\nSono partita dalla categoria teologica della Chiesa considerata come Corpo di Cristo: siamo un corpo, secondo la categoria scritturistica, paolina, noi siamo il Corpo di Cristo. Per questo, se siamo qui &#8211; ho detto al Papa e ai Cardinali &#8211; per parlare delle donne, perch\u00e9 questo tema crea una certa difficolt\u00e0, se non, in certi contesti, una forte paura, significa che c\u2019\u00e8 un problema. Ma il problema non \u00e8 delle donne: \u00e8 della chiesa. Se siamo un corpo e un membro sta male, sta male tutto il corpo, almeno cos\u00ec dovrebbe essere.<br \/>\nDevo dire anzitutto che ho fatto la felice esperienza di conoscere una vescova, che mai ovviamente da cattolica mi era capitato di fare. Avevo tutti i miei pregiudizi, mi aspettavo una donna manager, una donna in carriera e invece mi sono trovata difronte a una donna di fede, veramente cristiana, oltretutto con un grande rispetto del Papa e dei Cardinali, e ho ammirato il modo con cui si \u00e8 avvicinata alla questione, perch\u00e9 ha saputo gestire una discussione dopo la sua relazione che, come potete immaginare, \u00e8 stata abbastanza accesa. Una discussione che, a mio parere, \u00e8 stata la parte pi\u00f9 bella, ma che purtroppo non \u00e8 stata pubblicata interamente nei testi dell\u2019incontro.<br \/>\nQuesta donna era stata scelta per illustrare il percorso della Chiesa Anglicana sull\u2019ordinazione delle donne e l\u2019ha fatto in un modo semplice, diretto e rispettoso, consapevole della differenza che esiste tra la sua chiesa e la Chiesa Cattolica. Invece la polemica della stampa \u00e8 stata immediata, soprattutto centrata sul fatto che Papa Francesco avesse ricevuto una vescova anglicana per parlare della situazione femminile nella chiesa, come se da allora in poi i cattolici avessero dovuto fare come gli anglicani, ma il desiderio del Papa era semplicemente quello di incontrarci come donne impegnate nella chiesa, per avviare un confronto alla presenza dei cardinali di tutto il mondo, per discutere e cercare di cogliere la voce dello Spirito su questa situazione. Il ministero ordinato per le donne esiste in altre chiese e istituzioni cristiane e su questo semplicemente ci si pu\u00f2 confrontare per capire cosa ha comportato nella Chiesa Anglicana l\u2019apertura del ministero presbiterale alle donne, ma si tratta di studiare i processi, non di imitare le situazioni.<br \/>\nEcco, questa donna ha raccontato con semplicit\u00e0 i passi vissuti dalla sua chiesa e non ha nascosto nulla di quel che \u00e8 successo realmente: in quegli anni una buona parte della Chiesa Anglicana \u00e8 passata al Cattolicesimo, perch\u00e9 alcuni volevano solo uomini ordinati e c\u2019\u00e8 stato un grande esodo di preti, anche sposati, che il Papa Benedetto XVI ha inserito nella Chiesa Cattolica come uxorati. Jo Wells diceva, quindi, che certamente hanno perso tanti preti, ma hanno continuato ad andare avanti. E, ha aggiunto, non \u00e8 caduto loro un fulmine in testa perch\u00e9 hanno aperto una strada nuova. \u00c8 stata molto abile a gestire questo dibattito acceso. Un cardinale tra i presenti ha giustamente sostenuto che quella anglicana \u00e8 comunque un\u2019altra chiesa, un altro mondo, un\u2019altra organizzazione, ma alla fine anche lui ha potuto considerare in comune accordo, anche con gli altri cardinali presenti, che non fa comunque male ascoltare quel che succede altrove.<br \/>\nLa cosa interessante che lei ha sollevato \u00e8 che tra vescovi si sono dati dei criteri per poter rispettare le differenze di orientamento, per cui esistono nella chiesa anglicana sia parrocchie guidate solo da preti uomini, sia parrocchie guidate anche da donne. Infine ha concluso il suo intervento affermando che loro, tra vescovi, hanno provato questa via, si sono dati questa possibilit\u00e0, senza cercare di chiudersi a questa esigenza che emergeva dal basso. Si sono detti \u201cproviamoci, poi vedremo come va\u201d.<br \/>\nCerto, ci hanno rimesso per una parte, per questi preti che sono passati al cattolicesimo, che, detto per inciso, visto che i preti anglicani si sposano, sono passati al cattolicesimo con le loro mogli, come clero uxorato, e non gli \u00e8 stato chiesto di entrarvi, ad esempio, allo stato diaconale, perch\u00e9 sposati. Chiaramente c\u2019\u00e8 stata una reazione dei preti cattolici che si chiedono come pu\u00f2 funzionare: se si viene da un\u2019altra chiesa si pu\u00f2 fare, altrimenti no. Ma queste situazioni innescano altri tipi di interrogativi. Nella chiesa anglicana, quindi, sono andati avanti e lei, da vescova, \u00e8 stata incaricata di gestire la situazione del clero, uomini e donne, in tutta la Comunione Anglicana.<br \/>\n\u201cComunione\u201d, cos\u00ec si definiscono, proprio perch\u00e9 il mondo anglicano tiene dentro diverse tendenze, forse per questo \u00e8 stato pi\u00f9 facile per loro chiedersi perch\u00e9 non tenere insieme, nella comunione anglicana, sia quelli che vogliono solo gli uomini ordinati, sia quelli che si aprono anche alle donne. Lei gestisce diversi vescovi, tra i quali ci sono quelli disposti a sopra visionare le comunit\u00e0 gestite solo da uomini, perch\u00e9 alcune persone vogliono andare solo l\u00ec a messa, perch\u00e9 anche tra gli anglicani ci sono persone che non accettano che la messa sia celebrata da una donna, ma non per questo sono fuori dalla comunione anglicana.<br \/>\nNella discussione con i cardinali \u00e8 emerso che, in realt\u00e0, non solo per la questione delle donne, questa attenzione alla diversit\u00e0 \u00e8 un principio che potremmo prendere in considerazione anche noi. Dice san Paolo: \u201cprendete quel che c\u2019\u00e8 di buono\u201d. Non \u00e8 necessario fare come loro, ma quel che c\u2019\u00e8 di buono in questa esperienza \u00e8 imparare a stare in una pluralit\u00e0, anche con chi non \u00e8 d\u2019accordo con te, per cercare di farlo stare dentro rispettando il suo essere, il suo vivere, non sopprimendolo, non evitandolo.<br \/>\nNoi, ha detto Jo Wells, ci siamo dati questa possibilit\u00e0, abbiamo aperto una via e oggi le ordinazioni sono a pari numero tra quelle maschili e quelle femminili, in un tempo relativamente breve, una ventina di anni. La chiesa anglicana viene gestita, cos\u00ec, in maniera varia, ma i sacramenti sono amministrati e la vita ecclesiale \u00e8 custodita. Anche se la struttura \u00e8 variegata e complessa, continua a vivere e a generare la fede in Cristo.<br \/>\nLa conclusione dell\u2019incontro con la vescova \u00e8 stata questa.<br \/>\nQuando poi \u00e8 toccato a me, giustamente ho pensato che sarebbe stato facile, essendo io cattolica. In effetti \u00e8 stato cos\u00ec: ho avuto anzitutto l\u2019attenzione dei Cardinali e il mio partire dalla categoria Chiesa-Corpo di Cristo \u00e8 piaciuta molto al Papa, che ha detto: \u201c\u00c8 vero!\u00a0 Dobbiamo pensarci di pi\u00f9 come un corpo, perch\u00e9, se la dimensione della donna rappresenta una sofferenza, ci dobbiamo pensare, dobbiamo occuparci di questo, dobbiamo farci attenzione.\u201d<br \/>\nPoi, avendo fatto una ricerca storica approfondita sul tema del ministero femminile nel cristianesimo antico, l\u2019ho illustrata perch\u00e9 dalle fonti storiche emerge un\u2019esperienza nella storia della chiesa di ordinazione femminile, che riguarda il ministero del diaconato. Dalla ricerca storica sul diaconato quindi si vede con certezza, documenti alla mano, che le donne venivano ordinate diacone, come gli uomini.<br \/>\nCerto, in una situazione molto variegata e complessa come quella antica, in cui non era ancora stata elaborata una teologia sacramentaria, c\u2019era, per\u00f2, una ritualit\u00e0, un rito e i riti ci parlano sempre, ci dicono tante cose. Esisteva un rito per le donne diacono pari a quello per gli uomini: il luogo dove si ordinavano queste donne, la modalit\u00e0, il tipo di benedizione che ricevevano era pari a quella per gli uomini. Le mansioni forse erano diverse, perch\u00e9 erano diversi i bisogni pastorali tra una chiesa e un\u2019altra. In Italia, fino al terzo secolo, per esempio, ci sono state donne diacono con una funzione liturgica specifica, che era quella del battesimo per le donne adulte, perch\u00e9 si richiedeva la presenza di donne, in quanto il battesimo comportava la spoliazione delle vesti e l\u2019unzione del corpo, per cui era preferibile che fosse affidato a una donna. Era un ruolo liturgico, mentre in altri posti era pi\u00f9 la carit\u00e0, in altri era la rappresentanza che veniva affidata, dipendeva dai bisogni che la comunit\u00e0 aveva in quel momento. Fino al settimo secolo sono attestate queste figure, poi pian piano sono sparite perch\u00e9 il diaconato \u00e8 entrato nel percorso verso il presbiterato, come sappiamo.<br \/>\nIl Vaticano II riprende la questione del diaconato e lo riapre anche a uomini sposati, col diaconato permanente, mi riferisco a LG 18, dicendo che \u201cil diaconato non \u00e8 nato per il sacerdozio, ma per il ministero\u201d, per il servizio. Quindi la questione del diaconato \u00e8 stata riaperta, ma solo per gli uomini, che gi\u00e0 a quel tempo gestivano delle comunit\u00e0, c\u2019era gi\u00e0 un esercizio, un certo ministero. In <em>Ad Gentes<\/em> 16, viene anche motivata questa indicazione, affermando che \u201cquesti uomini, uniti alla grazia dell\u2019altare, possono esercitare il loro ministero in modo pi\u00f9 efficace\u201d. Quindi per questo viene istituito il diaconato permanente.<br \/>\nDopo aver esposto questo studio storico, ho introdotto la mia testimonianza di vergine consacrata della diocesi di Verona, ho parlato del mio stato di vita, perch\u00e9 esso riprende un rito del IV secolo, una ritualit\u00e0 antica e mi \u00e8 sembrato affine a quello che potrebbe succedere col diaconato: si tratterebbe di ri-istituire qualcosa di antico, che quindi \u00e8 stato gi\u00e0 fatto, ma in ascolto dell\u2019attualit\u00e0. Il Rito di Consacrazione delle Vergini \u00e8 contenuto nel Pontificale Romano, lo stesso libro liturgico che contiene i riti dell\u2019Ordinazione episcopale, presbiterale, diaconale e della Consacrazione delle Cattedrali, e alla fine \u00e8 inserita anche la Consacrazione delle Vergini. La particolarit\u00e0 del Pontificale Romano, \u00e8 che, per rispetto alla tradizione antica dei rituali in esso contenuti, frutto di lunghe situazioni storiche e linguistiche che in questo contesto non si pu\u00f2 approfondire, questi riti si possono celebrare solo in cattedrale e solo con la presidenza liturgica del vescovo. Capite che c\u2019\u00e8 una dimensione ecclesiale in questa forma di vita consacrata, nominata espressamente nel rito. Dico questo perch\u00e9 in alcune chiese antiche, che ho potuto studiare, proprio tra queste consacrate secondo il Rito di Consacrazione delle Vergini venivano scelte quelle che dovevano svolgere un servizio e quindi venivano consacrate anche diacone per la chiesa. In alcune diocesi diaconato e consacrazione coincidevano, proprio perch\u00e9 si tratta di donne che si dedicano completamente alla chiesa, in una dimensione legata al vescovo e al suo ministero.<br \/>\nAllora la questione \u00e8 che, siccome \u00e8 stato ripristinato gi\u00e0 una forma di vita consacrata antica nella modernit\u00e0 in questo modo, perch\u00e9 non riprendere dall\u2019antichit\u00e0, in forme nuove, anche un ministero femminile che queste donne e altre possono svolgere nella chiesa? L\u2019unica questione che rimane \u00e8 di che tipo di diaconato si tratta, che tipo di ritualit\u00e0 si pu\u00f2 adattare oggi, a partire da queste ritualit\u00e0 antiche: di una semplice benedizione o di una vera e propria ordinazione?<br \/>\nCi sono state diverse linee teologiche e diversi studi dopo il Concilio Vaticano II su questa questione. C\u2019\u00e8 stato ad esempio un teologo, Martimort, che sosteneva si trattasse di una benedizione e che perci\u00f2 niente aveva a che fare con l\u2019ordinazione. C\u2019era invece la linea di un altro teologo, Vagaggini, che, studiando il rito, riconosceva si trattasse di una ordinazione, pari a quella maschile. Se si trattasse di ordinazione, quella diaconale, si sarebbe interrotta per le donne, perch\u00e9 il diaconato veniva considerato solo in funzione del presbiterato, ma oggi, poich\u00e9 nella chiesa esiste l\u2019apertura per il diaconato permanente, come primo grado del sacramento dell\u2019ordine, anche per uomini sposati, si potrebbe riconoscere un\u2019ordinazione al primo grado dell\u2019ordine sacro anche per le donne.<br \/>\nMa la questione \u00e8 complessa, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 questo inghippo su che tipo di diaconato si pu\u00f2 proporre oggi per le donne. Tuttavia, anche se esiste una tradizione fino al quarto secolo, per cui potremmo essere tutti d\u2019accordo sulla questione del diaconato delle donne, aprire il diaconato permanente alle donne oggi per alcuni resta un problema. Per esempio, prima dell\u2019incontro con il Papa, alcuni mi hanno suggerito di non proporre proprio il diaconato per le donne, proprio perch\u00e9 si potrebbe sollevare un problema. \u201cPer le donne qualcosa bisogna fare\u201d, mi dicevano, \u201cma non chiamiamolo diaconato, chiamiamolo in un altro modo, altrimenti si rischia di spaccare la chiesa!\u201d. Invece quando ho incontrato il Papa e i Cardinali ho fatto espressamente la proposta del diaconato permanente e la discussione che ne \u00e8 seguita \u00e8 stata pi\u00f9 che pacifica.<br \/>\nIl Documento finale del Sinodo, poi, ha confermato questa linea, infatti al numero 60 \u00e8 scritto che la questione sul diaconato femminile resta aperta come indagine e studio, per fortuna, perch\u00e9 c\u2019era il rischio che la chiudessero. Nello stesso numero del documento \u00e8 scritto anche che \u201clo Spirito Santo non si pu\u00f2 fermare\u201d e questo conferma il fatto che si tratti di un\u2019esigenza emersa dal basso, grazie a papa Francesco, che ha indetto il Sinodo di tutta la Chiesa Cattolica nel mondo.<br \/>\nIl fatto che la questione sull\u2019apertura del ministero ordinato per le donne sia emersa dal popolo di Dio, non si pu\u00f2 far finta che non esista. Si tratta della stessa esigenza che era emersa anche nel Concilio Vaticano II, anche se si \u00e8 presentata in altra forma, dato che nel concilio, se si vanno a leggere bene gli Atti, si \u00e8 parlato anche di ordinazione presbiterale ed episcopale per le donne. Adesso se si parla di ministero ordinato per le donne si pu\u00f2 essere in accordo solo se si parla di diaconato.<br \/>\nNel Sinodo, poi, si \u00e8 parlato anzitutto di conversione delle strutture e nel Documento finale questo tema ritorna pi\u00f9 volte. Conversione \u00e8 una parola forte: bisogna realizzare una conversione delle strutture ecclesiali, prima di tutto. Solo cos\u00ec si pu\u00f2 dare vita ad una certa creativit\u00e0 per i laici e le donne. Si parla di laici moderatori, quindi di un ministero di moderatore, di guida, di ascolto che i laici, e quindi anche le donne, possono svolgere per la chiesa. Questo va benissimo, una grande variet\u00e0 va bene, ma l\u00ec dove lo specifico del diacono \u00e8 coordinare le comunit\u00e0, se si crea il ministero del laico che coordina la comunit\u00e0, va tenuto presente invece che in LG 29 e AG 16 \u00e8 scritto che in quelle comunit\u00e0 marginali, che sono gi\u00e0 coordinate da un laico, il laico pu\u00f2 accedere al ministero del diaconato permanente, perch\u00e9 questo compito rientra nel diaconato, quello di moderare, di costudire la vita di carit\u00e0 nelle comunit\u00e0 ed essere promotore della carit\u00e0, in tutte le sue declinazioni, in mezzo alla comunit\u00e0. Mi chiedo, allora, che senso ha istituire un nuovo ministero laicale, quando questo fa parte gi\u00e0 del diaconato? Se chiamiamo le cose con il nome che hanno, questo \u00e8 diaconato. Forse si deve fare il ministero istituito di coordinatore perch\u00e9 a coordinare una comunit\u00e0 ci potrebbe essere una donna? Anzi, gi\u00e0 c\u2019\u00e8, in diverse parti del mondo, proprio come lo era all\u2019inizio del Concilio Vaticano II, per cui si \u00e8 aperto il diaconato permanente per gli uomini sposati. Quindi, allo stesso modo, ora si poterebbe aprire il diaconato permanente anche per le donne.<br \/>\nDopo il Concilio Vaticano II per\u00f2, la ragione per cui \u00e8 stata bloccata, ripensata ed eliminata la riflessione sull\u2019ordinazione presbiterale ed episcopale delle donne \u00e8 stata la dichiarazione di papa Giovanni Paolo II che, nel 1994, nel documento \u201c<em>Ordinatio Sacerdotalis<\/em>\u201d al numero 4, ha dichiarato espressamente: \u201cPer quanto riguarda la funzione del mio ministero, la Chiesa Cattolica non pu\u00f2 ordinare donne nei gradi sacerdotali\u201d. Poich\u00e9 \u00e8 scritto \u201cai gradi sacerdotali\u201d, il diaconato \u00e8 stato inserito in modo implicito, senza considerare che invece potrebbe fare eccezione, se lo comprendiamo alla luce del Vaticano II. Nel numero 29 di LG, infatti, leggiamo che il diacono \u00e8 ordinato \u201cad ministerium, non ad sacerdotium\u201d. Se consideriamo, quindi, la teologia del Concilio, che purtroppo fa ancora tanta fatica ad essere recepita, infatti ci sono delle resistenze, ora come allora, se dunque leggiamo \u201cad ministerium\u201d, piuttosto che \u201cad sacerdotium\u201d, \u00e8 evidente che i gradi dell\u2019ordine sacro del diaconato e del presbiterato sono distinti tra loro, per cui possiamo trovare una connotazione del diaconato ordinato al ministero, ma non al sacerdozio e questo potrebbe eliminare ogni dubbio sull\u2019apertura del diaconato anche alle donne.<br \/>\nPurtroppo \u00e8 proprio questo il cavillo a cui si attacca una certa teologia che si \u00e8 sviluppata dopo il 1994 su questo tema, recuperando le categorie teologiche del Concilio di Trento, che consideravano il sacerdote come immagine di Cristo, per cui il presbitero \u00e8 una persona singola di fronte a Cristo. Ma questa concezione non \u00e8 in linea con la teologia del Vaticano II, che non parte dalla singola persona del presbitero davanti a Dio, ma dalla categoria del Popolo di Dio, per cui il presbitero \u00e8 sempre in relazione col suo popolo e in relazione anche con tutti gli altri presbiteri, infatti \u00e8 nei documenti del Vaticano II che si parla di \u201cConsiglio Presbiterale\u201d e di \u201cConsiglio Episcopale\u201d, perch\u00e9 \u00e8 una questione di corpo, non una questione di singolo davanti a Cristo. Dal Concilio Vaticano II a oggi siamo su un\u2019altra via teologica, ma esiste anche una resistenza che sostiene la linea tridentina e di questo bisogna tenere conto, e la difficolt\u00e0 \u00e8 proprio questa. Per una interpretazione teologica del ministero ordinato, che vede il presbitero di fronte a Cristo, per dirla in termini tecnici \u201cin persona Christi\u201d, \u00e8 ovvio che diaconato, presbiterato ed episcopato non si possono scindere, ma se l\u2019ordine sacro \u00e8 visto in questa unit\u00e0 inscindibile, \u00e8 ovvio anche che le donne ne siano fuori, infatti, l\u00ec dove si esercitano funzioni che possono essere gestite anche da laici, non serve metterle per forza nel ministero ordinato. Ma questo modo di ragionare significa continuare a non comprendere che il primo scopo dell\u2019ordinazione diaconale \u00e8 per il servizio e non per il presbiterato. La liturgia a questo proposito \u00e8 maestra, se non altro perch\u00e9 il rito stesso di ordinazione dei presbiteri \u00e8 diverso da quello dei diaconi. Si tratta di due \u201cordines\u201d diversi, dato che per \u201cordo\u201d si intende una procedura rituale che dice anche l\u2019identit\u00e0 del gruppo a cui corrisponde quel tipo di ritualit\u00e0. Quando c\u2019\u00e8 l\u2019orinazione di un presbitero, tutti i presbiteri presenti devono andar ad imporre le mani sull\u2019ordinando, mentre questo non succede con i diaconi. Solo il vescovo impone le mani, poi c\u2019\u00e8 lo scambio di pace e tutti i diaconi presenti partecipano, ma non all\u2019imposizione delle mani sul candidato, perch\u00e9, appunto, si tratta di due cose diverse. Anche nella liturgia ordinaria della messa si hanno compiti diversi: il presbitero presiede e il diacono, anche se si \u00e8 un po\u2019 ridotto lo spazio, perch\u00e9 di fatto il presbitero, nel tempo, ha inglobato tutte le mansioni, svolge compiti diversi e specifici. Il diacono annuncia il vangelo; accoglie le oblate, cio\u00e8 i doni del popolo di Dio; introduce la preghiera dei fedeli; congeda la folla, con l\u2019invio nel mondo. Sono tutte mansioni che riguardano lo specifico del diacono, che \u00e8 quello di custodire la carit\u00e0, essere una presenza che collega il vangelo alla vita della comunit\u00e0, e questo nella liturgia si manifesta attraverso il segno della pace, l\u2019offerta presentata etc, un compito diverso dal presbitero.<br \/>\nLa liturgia parla sempre, da essa abbiamo ben chiare le diverse e distinte funzioni, ma soprattutto abbiamo ben chiaro che il ministero \u00e8 un servizio suscitato dallo Spirito Santo che chiama e distribuisce doni diversi, perch\u00e9 ogni battezzato ha la pienezza dello Spirito e ogni battezzato ha una missione, come dice il Papa, perci\u00f2 ogni battezzato manifesta lo Spirito Santo in un modo particolare. Questo pu\u00f2 diventare un servizio, un ministero nella chiesa e il ministero non \u00e8 altro che il servizio e il dono della singola persona che si mette a servizio della comunit\u00e0 e che la comunit\u00e0 riconosce come tale. La questione, anche per le donne, non \u00e8 di andare a fare le star, ma di mettersi a servizio.<br \/>\nMa questo concetto \u00e8 gi\u00e0 maturo nel popolo di Dio, il problema \u00e8 piuttosto che non sono chiare le mansioni, le funzioni in rapporto soprattutto alla formazione al ministero ordinato, al sacramento dell\u2019ordine, dei candidati. \u00c8 necessario ripensare la formazione dei candidati al ministero, vigilare che non si riproponga una certa teologia che discorda da quanto \u00e8 stato stabilito dai documenti del Concilio Vaticano II, che sono un grande patrimonio per la chiesa.<br \/>\nIl Sinodo, in fondo, non fa nient\u2019altro che sviluppare la linea teologica del Vaticano II, anche se con alcune criticit\u00e0, perch\u00e9, spesso succede nella chiesa, per non far torto a nessuno, si procede con i piedi di piombo.<br \/>\nLa questione della donna \u00e8 emblematica di questa \u201cpaura\u201d che c\u2019\u00e8 nei vescovi e in chi governa, comprensibile, certo, perch\u00e9 si tratta di una responsabilit\u00e0 forte, infatti basta che facciano un passo coraggioso in avanti e subito si alzano le contrariet\u00e0.<br \/>\nAllora quello che si richiede a tutti, a noi cristiani, anzitutto, \u00e8 pensarci come una pluralit\u00e0 e ai vescovi, agli uomini di chiesa, si richiede invece proprio questo, di provare, di avere fiducia, sfidando le contrariet\u00e0, come diceva la vescova anglicana. Ci si prova, si sperimenta, poi se va male, pazienza, per\u00f2 magari va bene. Diamoci la possibilit\u00e0 di aprire vie nuove, senza inventarsi cose che potrebbero far perdere una certa autorit\u00e0 alla tradizione. La proposta del diaconato permanente per le donne \u00e8 un esempio: mantenendosi nel solco della tradizione, ma interpretandola nel mondo attuale, con le categorie di oggi, anche perch\u00e9 oggi non parliamo pi\u00f9 al mondo e alle giovani generazioni. Ce lo diciamo sempre nei nostri ambienti: riprendere le tradizioni, ma allo stesso tempo andare avanti, secondo come spinge lo Spirito, facendo anche atti di coraggio.<br \/>\nCos\u00ec, istituire le donne in alcuni ruoli di decisione e di governo il Papa lo ha fatto, ma purtroppo ancora non succede nelle chiese locali. Certo tutti siamo protesi verso la scadenza del 2028, quando dovremo completare il percorso sinodale nelle chiese locali, sperando di riuscirci in tre anni. Basterebbe prendere delle decisioni, senza ulteriori rinvii, senza creare altri gruppi di studio, perch\u00e9, quando si studia la questione della donna nella chiesa cattolica, si vede subito che \u00e8 dal Concilio che si sta studiando sul diaconato alle donne: si studia senza procedere.<br \/>\nEppure per le donne basterebbe riconoscere semplicemente il ruolo che gi\u00e0 hanno in certi contesti, il ministero che spesso gi\u00e0 svolgono per le comunit\u00e0. Riconoscere le donne come ministri non mette in evidenza le singole donne, ma le comunit\u00e0, perch\u00e9 il ministero \u00e8 una questione di servizio alle comunit\u00e0 ecclesiali, l\u2019ho detto anche al Papa e ai Cardinali. Pensiamo a una comunit\u00e0 sperduta nel Brasile che \u00e8 coordinata da una donna, quella comunit\u00e0, gestita da una donna non riconosciuta a livello ecclesiale per quel ministero specifico, si potrebbe sentire una comunit\u00e0 di serie B, perch\u00e9 la donna svolge magari il ministero \u201cin supplenza di\u201d qualcuno che non c\u2019\u00e8. \u00c8 necessario pensare a queste dinamiche, per il bene di tutti.<br \/>\nUna proposta che ho fatto durante la discussione con il Papa e i Cardinali, che non \u00e8 stata pubblicata, \u00e8 stata questa: che le singole conferenze episcopali possano riflettere su certe situazioni locali, in cui le donne svolgono gi\u00e0 delle funzioni, riconoscendo come diacono, ad esempio, la catechista che gi\u00e0 battezza e organizza la vita della comunit\u00e0 e struttura tutto l\u2019impianto della catechesi, insieme ai suoi collaboratori. Questa situazione, che i cardinali mi hanno confermato esistere in alcune parti del pianeta, fa sorgere una riflessione, perch\u00e9, se una situazione del genere esiste, non si capisce come mai non si possa agire in questo modo. Forse per la paura di spaccature? Allora pensiamoci una pluralit\u00e0, pensiamoci chiesa cattolica, universale, nella quale le diverse conferenze episcopali o i singoli vescovi possano provare a sperimentare anche delle soluzioni diverse sui bisogni che emergono nel territorio, anche in merito alle donne.<br \/>\nChiudo con quanto ha condiviso in quella sede il vescovo del Lussemburgo, che a mio avviso \u00e8 stato un grande. Riferendosi al mio stato di vita come consacrata nell\u2019Ordo Virginum, ha detto: \u201cLei \u00e8 consacrata nell\u2019Ordo Virginum: le dico che nella mia diocesi ho creato un nuovo ministero specifico per l\u2019assistenza nei casi di suicidi di giovani, che succedono purtroppo spesso nella diocesi, e a capo di questo ministero ho messo una donna consacrata dell\u2019Ordo Virginum. Non l\u2019ho fatto per mancanza di preti, che corrono da un lato all\u2019altro dello stato solo per la celebrazione delle esequie di questi ragazzi, ma l\u2019ho fatto perch\u00e9 questa donna consacrata sa curare bene queste situazioni, con una particolare sensibilit\u00e0 e attenzione. Questa donna, con una sua \u00e9quipe, ha il compito di andare nelle famiglie, di seguire le situazioni, ma anche di curare la dimensione celebrativa. Con la sua \u00e9quipe prepara il funerale, celebrando il rito e presiedendolo, se occorre, per la comunit\u00e0. In questo modo le persone hanno colto una dimensione molto pi\u00f9 umana della celebrazione delle esequie e questa donna fa un servizio molto bello e io ne sono contento perch\u00e9, anche se alcuni ecclesiastici non capiscono, la gente \u00e8 contenta, \u00e8 consolata, e questo accade perch\u00e9 la modalit\u00e0 \u00e8 diversa, \u00e8 pi\u00f9 di tipo relazionale che funzionale. Lei \u00e8 un ministro che cura la relazione, ha il famoso \u201codore delle pecore\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono tante le domande. Inizio con l\u2019esperienza che mi \u00e8 stato chiesto di raccontare, l\u2019esperienza con il Papa e i Cardinali. 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