{"id":2986,"date":"2025-07-21T09:53:13","date_gmt":"2025-07-21T07:53:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2986"},"modified":"2025-07-21T09:53:13","modified_gmt":"2025-07-21T07:53:13","slug":"lesperienza-complessa-e-generativa-del-sinodo-la-chiesa-popolo-di-dio-articolato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2986","title":{"rendered":"L\u2019esperienza complessa e generativa del Sinodo. La Chiesa Popolo di Dio articolato"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">Buongiorno, mi dispiace di dover parlare da lontano, ma non si poteva fare diversamente. Conoscendo per\u00f2 l\u2019ambiente e riconoscendo qualche volto amico mi sento ugualmente vicino a voi.<br \/>\nCome mi \u00e8 stato chiesto parler\u00f2 della vicenda della XVI Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, nelle sessioni di ottobre 2023 e 2024, nelle quali sono stato, senza averlo previsto prima, molto coinvolto.<br \/>\nParler\u00f2 di quello che si \u00e8 fatto, di quello che \u00e8 avvenuto. Uno sguardo al passato, anche se recente. Parler\u00f2 di questo pi\u00f9 che di ci\u00f2 che si andr\u00e0 a fare, si dovr\u00e0 fare, o \u00e8 necessario fare per proseguire il percorso.<br \/>\nParler\u00f2 del bicchiere mezzo pieno pi\u00f9 che dell\u2019eventuale bicchiere mezzo vuoto. Il mio sar\u00e0 un discorso \u201cdi parte\u201d: non ho ancora del tutto maturato quel distacco che \u00e8 necessario per interpretare un\u2019esperienza personale e di chiesa cos\u00ec complessa come pu\u00f2 essere un\u2019assemblea del Sinodo dei Vescovi.<br \/>\nIn particolare questa assemblea, la XVI Assemblea Generale Ordinaria, da molti punti di vista rappresenta una novit\u00e0 rispetto alle precedenti.<br \/>\nLa costituzione apostolica <em>Episcopalis communio <\/em>(2018) ha ripensato l\u2019istituto del Sinodo dei Vescovi voluto da Papa Paolo VI nel 1965, ridisegnando il modo in cui viene realizzata l\u2019assemblea, all\u2019interno dell\u2019istituto canonico del Sinodo, che di per s\u00e9 ha una natura permanente. Cio\u00e8 esiste il Sinodo dei Vescovi, come struttura permanente, che vede, a intervalli pi\u00f9 o meno regolari, la riunione dell\u2019Assemblea Generale. A servizio di questa c\u2019\u00e8 la Segreteria Generale del Sinodo: da quando \u00e8 stata pubblicata la costituzione \u201cPredicate Evangelium\u201d, che riforma la Curia Romana, viene chiamata Segreteria del Sinodo, una novit\u00e0 su cui si sta ancora riflettendo.<br \/>\nIl Sinodo dei Vescovi \u00e8 uno dei tre organismi direttamente collegati al servizio particolare del Vescovo di Roma. Gli altri due sono: la Curia Romana (sulla quale papa Francesco \u00e8 intervenuto con la costituzione apostolica <em>Praedicate Evangelium)<\/em> e il Vicariato di Roma (la struttura che corrisponde alla curia diocesana), al quale \u00e8 riferita la costituzione apostolica <em>In ecclesiarum communione<\/em>. \u00c8 importante tener presente che il Sinodo dei Vescovi si colloca in questo contesto, come strumento a servizio del ministero del Vescovo di Roma, e a sua volta a servizio della comunione tra le Chiese e tra i Vescovi.<br \/>\nIn questo quadro si colloca la XVI assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi, nella quale ripeto sono stato coinvolto in modo per me inaspettato. Da pi\u00f9 di vent\u2019anni mi ero occupato di sinodalit\u00e0 come teologo, prima all\u2019interno dell\u2019Associazione Teologica Italiana, poi nell\u2019attivit\u00e0 della Facolt\u00e0 Teologica del Triveneto e delle altre facolt\u00e0 teologiche italiane, quando ancora non era cos\u00ec di moda il tema. Ricordo che qui vicino, a Camposampiero, si \u00e8 svolto un congresso nazionale dell\u2019ATI, nel 2003, dedicato proprio a questo tema: Chiesa e Sinodalit\u00e0. A quel tempo era presidente dell\u2019associazione Piero Coda e aveva avuto, confrontandosi con altri, l\u2019intuizione di affrontare questo tema, che sarebbe stato decisivo per il futuro. Questa intuizione credo si sia rivelata profetica. Non siamo stati i primi a parlare di questo, o meglio non siamo stati i primi teologi a farlo, perch\u00e9 gi\u00e0 in Francia e in Canada se ne parlava, ma in Italia credo che questa sia stata la prima esperienza che ha messo a tema, in maniera chiara, l\u2019ecclesiologia in chiave sinodale. Eravamo nel 2003, in tempi non sospetti. Poi il lavoro \u00e8 stato ripreso anche dalle facolt\u00e0 teologiche italiane, in un progetto di ricerca che le ha viste coinvolte, tra il 2016 e il 2019 e io mi sono trovato a coordinare questo progetto.<br \/>\nArrivato a Roma, mi \u00e8 stato chiesto di far parte della commissione teologica che stava preparando l\u2019assemblea sinodale, quella che avrebbe dovuto essere l\u2019unica assemblea del sinodo dei vescovi dedicata al tema: \u201cper una Chiesa Sinodale, cammino, partecipazione e missione\u201d. Nel 2023 il cardinale Grech mi ha detto che il Papa aveva pensato a due segretari speciali per l\u2019assemblea: a padre Giacomo Costa, che aveva curato anche tutta l\u2019organizzazione, e a me, per la specifica competenza teologica. Si trattava di un servizio per l\u2019assemblea, che prevedeva una partecipazione nell\u2019ascolto attento, nella raccolta degli interventi (quelli dei circoli minori e quelli dei singoli membri) e nell\u2019aiuto alla redazione dei testi: la relazione di sintesi nella prima sessione e il documento finale nella seconda.<br \/>\nQuindi un servizio soprattutto all\u2019ascolto, nelle varie fasi. Mi sono trovato a raccogliere i frutti della fase preparatoria, segnata dall\u2019ascolto delle chiese locali e dei raggruppamenti di chiese, nazionali e poi continentali, con le sette assemblee continentali: una delle esperienze che pare abbiano meglio funzionato nel percorso di preparazione. A questo \u00e8 seguita la redazione dell\u2019Instrumentum Laboris della prima sessione, alla cui preparazione non ho lavorato direttamente, ma sono stato coinvolto, dopo la sua pubblicazione, nella fase dello svolgimento della prima sessione assembleare. Un\u2019esperienza per me particolarmente faticosa, perch\u00e9 non avevo mai partecipato a un evento del genere. Infatti non avevo mai partecipato nemmeno ad un consiglio pastorale parrocchiale, n\u00e9 tantomeno a quello presbiterale diocesano, salvo forse in qualche occasione, per sostituire qualche mio compagno, negli anni \u201992-\u201993. Quindi non avevo un\u2019esperienza diretta di dinamiche sinodali. Certamente avevo qualche esperienza di lavoro condiviso o di organizzazione di processi collettivi, ma non di consigli o sinodi, tantomeno di sinodo diocesano.<br \/>\nQuindi mi sono trovato in questa realt\u00e0 ampia e complessa, con delle importanti novit\u00e0. Il vantaggio era che queste non lo erano solo per me, ma per tutti i membri dell\u2019assemblea, anche per la stessa segreteria.<br \/>\nEra un\u2019assemblea che si collocava dentro un processo, non solo pensata come un momento, con membri diversi da quelli delle assemblee precedenti. Infatti su 365 membri della prima sessione e 368 nella seconda, 290 circa erano vescovi, mentre gli altri, tra cui il sottoscritto, non erano vescovi, ma presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, laici e laiche. Quest\u2019ultima presenza \u00e8 stata una novit\u00e0, che ha provocato discussione e su cui si \u00e8 parlato molto: in merito \u00e8 intervenuto anche il Papa, in particolare nel discorso di inizio della seconda sessione, nel quale ha chiarito il motivo per cui egli aveva pensato che come membri a pieno titolo, cio\u00e8 votanti, ci fosse un gruppo di non vescovi. Eventualmente posso dirvi quali sono queste ragioni, se non le avete gi\u00e0 lette.<br \/>\nMi sono trovato a fare anche un ulteriore lavoro pi\u00f9 complicato del previsto, cio\u00e8 il \u201csovraintendente\u201d (se si pu\u00f2 usare questo termine) del lavoro dei teologi e delle teologhe al sinodo. Questa \u00e8 stata un\u2019impresa piuttosto complessa, perch\u00e9 all\u2019inizio si sapeva che c\u2019era una commissione di teologi e che c\u2019era anche un gruppo di teologi convocati come esperti all\u2019assemblea del sinodo, per\u00f2 non era chiaro quale fosse la loro funzione e il servizio a cui erano chiamati\u2026. nemmeno tra i teologi stessi. Sto parlando di teologi veramente autorevoli, i pi\u00f9 esperti nel campo dell\u2019ecclesiologia cattolica contemporanea, giunti da varie parti del mondo: il Canada, l\u2019Australia, l\u2019Oceania, e da vari paesi europei, tra cui l\u2019Italia. Bisogna dire che tra i teologi c\u2019erano degli italiani piuttosto rappresentativi, che hanno dato un loro contributo.<br \/>\n\u00c8 stato per\u00f2 un lavoro difficile, con qualche tensione, anche nell\u2019individuare fisicamente gli spazi nei quali i teologi avrebbero dovuto lavorare, in rapporto con l\u2019assemblea e il contributo che essi erano chiamati a dare. Non \u00e8 stato facile: si \u00e8 appreso un po\u2019 alla volta; si \u00e8 capito progressivamente che il contributo\u00a0 dei teologi e teologhe non era quello dell\u2019insegnante che si mette a precisare e nemmeno quello di chi vuole imporre la propria visione ecclesiologica, la propria idea di chiesa all\u2019assemblea, ma piuttosto di chi ascolta ed \u00e8 chiamato, questa era l\u2019intenzione, a dare un aiuto nel far emergere quanto era implicitamente contenuto negli interventi dei circoli minores e delle singole persone.<br \/>\nQualcosa di pi\u00f9 si \u00e8 fatto nella seconda sessione, anche grazie all\u2019esperienza e ai disguidi della prima, anche nell\u2019ambito logistico. Avete presente com\u2019era l\u2019aula Paolo VI durante l\u2019assemblea del sinodo: i tavoli con una dozzina di persone e un facilitatore o una facilitatrice e quello della presidenza con il Papa. Nella prima sessione non era previsto uno spazio all\u2019interno dell\u2019aula per i teologi e le teologhe e questo aveva provocato un po\u2019 di disagio. Per fortuna c\u2019erano due tavoli liberi e si \u00e8 cercato di sistemarli. Nella seconda sessione si \u00e8 fatto in modo che ci fossero dei posti fissi per i teologi, all\u2019interno dell\u2019aula, in modo da poter interagire pi\u00f9 facilmente.<br \/>\nIn realt\u00e0 il lavoro dei teologi \u00e8 stato molto importante, pi\u00f9 di quanto essi stessi forse non avessero compreso. A tutti i teologi \u00e8 stato chiesto, per gruppi linguistici di competenza, di rileggere con alcuni criteri gli interventi in assemblea, preparando delle schede che servissero a noi della segreteria speciale, sotto la direzione del cardinale Hollerich, il relatore dell\u2019assemblea, per redigere la relazione di sintesi della prima e il documento finale nella seconda sessione.<br \/>\nIl documento finale \u00e8 finale \u201ciuxta modum\u201d\u2013 fino ad un certo punto. Esso rappresenta il frutto del processo avviato nel 2021, con i diversi passaggi: locali, nazionali e continentali, pi\u00f9 il frutto delle due Assemblee, dell\u2019ottobre \u201923 e \u201924. Esso si inserisce anche in un processo che prevede, dopo la fase preparatoria e quella celebrativa, anche una fase attuativa, quella cui si riferiva l\u2019introduzione, poco fa. Essa \u00e8 stata elaborata dalla segreteria del sinodo, o meglio dal Consiglio Ordinario del sinodo, varato dall\u2019assemblea alla fine della seconda sessione. Questo consiglio, con la segreteria generale e i consultori esperti della segreteria, ha elaborato un percorso per la fase attuativa, approvato dal Papa e pubblicato lo scorso 15 marzo con una lettera del cardinale Grech. Il documento finale d\u00e0 le linee anche per questa fase attuativa.<br \/>\nNon \u00e8 stato invece scelto un tema per la prossima assemblea. Durante la seconda assemblea era stato chiesto ai membri di indicare tre temi possibili per la prossima, come era prassi ordinaria e a ciascuno era stata consegnata una scheda su cui doveva indicare tre temi. Di fatto il consiglio ordinario ha scelto di non definire un ulteriore tema per l\u2019assemblea del sinodo dei vescovi, ma di configurare un percorso che porter\u00e0, a Dio piacendo e con conferma della libert\u00e0 umana di accogliere ci\u00f2 che a lui piace, ad una Assemblea Ecclesiale, prevista per l\u2019ottobre del 2028.<br \/>\nCosa sia un\u2019assemblea ecclesiale a tutt\u2019oggi io non me la sento di dirlo. Ci sono delle idee e delle esperienze che circolano, ad esempio quella celebrata nell\u2019America Latina nel 2023, indetta dal CELAM, la Conferenza Episcopale Sudamericana. Un\u2019assemblea, un convenire, un radunarsi insieme, che prevede la presenza di chiese, quindi non solo di pastori responsabili, non solo di vescovi, ma anche di non vescovi.<br \/>\nUno dei temi su cui si sta lavorando infatti \u00e8 la distinzione tra momento sinodale, con la partecipazione di tutti, nell\u2019orientamento e nella elaborazione delle scelte, che dovrebbe coinvolgere tutta la chiesa o la chiesa tutta, e il momento cos\u00ec detto collegiale, che vede l\u2019esercizio della responsabilit\u00e0 propria dei vescovi, che nella chiesa cattolica, come in quella ortodossa, hanno i vescovi, in forza del sacramento dell\u2019ordine e di ci\u00f2 che sono chiamati ad essere. Questo \u00e8 uno dei temi su cui ci si confronter\u00e0 in futuro, cio\u00e8 come articolare il momento sinodale, di tutti, con quello collegiale, di alcuni \u2013i vescovi\u2013 in rapporto sempre con il segno e il servizio di comunione di tutta la chiesa che \u00e8 il vescovo di Roma.<br \/>\nQuesto sull\u2019esperienza che ho fatto. Sulle domande, \u00e8 difficile adesso rispondere a tutte le questioni sollevate.<br \/>\nMi permetto tuttavia di segnalare una questione linguistica, su cui si potrebbe riflettere insieme.<br \/>\nNei testi del Forum di Limena, che mi sono arrivati, pi\u00f9 volte si fa ricorso al concetto di autonomia: \u201cSi prospettano spazi di autonomia che potranno praticare le chiese locali\u2026, il rilancio dell\u2019autonomia e del protagonismo delle chiese locali\u2026\u201d. Sarebbe interessante, lo propongo come oggetto di discussione, riflettere sull\u2019opportunit\u00e0, la plausibilit\u00e0, i vantaggi e i limiti del ricorso a questa categoria, che fa problema non solo in ambito ecclesiale ed ecclesiologico. Parlare di autonomia, siamo poi in Veneto, dove questo tema ha delle risonanze particolari, mi chiedo se abbia senso farlo in riferimento alle chiese locali.<br \/>\nIn realt\u00e0, se noi leggiamo il documento finale del sinodo, il termine autonomia appare una sola volta, al numero 133, in un contesto molto preciso. Un contesto sul quale si \u00e8 lavorato molto durante l\u2019assemblea, con anche delle sorprese, rispetto a ci\u00f2 che si poteva attendere. Una esperienza nuova, per certi aspetti, anche per me, ossia la rilevanza particolare delle chiese \u201csui iuris\u201d, all\u2019interno della comunione di chiese che \u00e8 la Chiesa Cattolica. In concreto, le Chiese Orientali Cattoliche che hanno un proprio ordine, un proprio codice dei canoni, che non \u00e8 il codice di diritto canonico. Autonomia in questo senso \u00e8 il termine corretto e al numero 233 del documento si parla di assicurare la relazione tra i vescovi latini e quelli orientali, con riferimento ai territori esterni, in cui la presenza di fedeli delle chiese orientali \u00e8 pi\u00f9 alta che in quelli canonici di origine, il Medio Oriente e le zone limitrofe. In questi casi sono molti i rapporti con i vescovi delle chiese latine e qui si dice che occorre assicurare la migliore assistenza pastorale ai fedeli orientali, sprovvisti di presbiteri di diritto proprio, per garantire la giusta autonomia, con il coinvolgimento dei vescovi orientali nelle conferenze episcopali. Questo \u00e8 l\u2019unico punto in cui appare il termine autonomia. Un termine che ha molti significati e sembrerebbe fare riferimento a soggetti che sono \u201clegge a se stessi\u201d, quindi non facilmente configurabili nelle relazioni tra di loro.<br \/>\nIn realt\u00e0 fa problema anche parlare di protagonismo delle chiese locali. Non si tratta di essere protagonisti o deuteragonisti, il linguaggio del documento finale \u00e8 quello della teologia sinodale, che vede altri termini, come partecipazione e competenza. Si parla di competenze delle conferenze episcopali, nazionali e regionali e come articolarle con le competenze proprie di ciascun vescovo nella sua diocesi e con quelle del vescovo di Roma. Questo \u00e8 il linguaggio che viene usato e su questo si dovr\u00e0 lavorare.<br \/>\nCapisco che nei termini autonomia e protagonismo evochino un\u2019esigenza che sentiamo (quasi) tutti, l\u2019esigenza di attuare la comprensione di quelle pratiche di chiesa che ci ha consegnato il Concilio Vaticano II. Il processo sinodale \u00e8 realmente una nuova fase di recezione del Vaticano II, una fase che coincide in fondo con il ministero petrino, il pontificato di Papa Francesco. Non \u00e8 legata per\u00f2 solo ad una intuizione di Papa Francesco, ma \u00e8 un cammino di chiesa, di recezione del concilio, che vede alcune accentuazioni, una ripresa piuttosto insistente e consapevole della chiesa come Popolo di Dio.<br \/>\nIn fondo tutto il processo sinodale, per chi conosce la <em>Lumen Gentium<\/em>, \u00e8 volto ad articolare in maniera un po\u2019 pi\u00f9 adeguata ci\u00f2 che pensiamo sia stata l\u2019intenzione del Vaticano II, al capitolo 2\u00b0 e 3\u00b0 di LG e anche al 1\u00b0. Il 1\u00b0, la visione della Chiesa; il 2\u00b0, il Popolo di Dio; il 3\u00b0, la costituzione gerarchica della Chiesa e in particolare i Vescovi. Nonostante questa non fosse l\u2019intenzione del Vaticano II, permaneva ancora l\u2019idea che ci fosse da una parte il Popolo di Dio e da qualche altra i Pastori e il linguaggio talvolta ne \u00e8 la riprova. Si parla infatti di Popolo di Dio e i Pastori, di Popolo di Dio e i Vescovi, dando l\u2019idea che il Popolo di Dio sia altro dai Vescovi e viceversa. Questa non \u00e8 assolutamente l\u2019idea del Vaticano II. Popolo di Dio \u00e8 l\u2019insieme dei soggetti che costituiscono la chiesa e non \u00e8 solo la somma dei soggetti: la somma dei battezzati \u00e8 un soggetto storico concreto, un popolo articolato. Come dice anche il documento finale del sinodo, \u00e8 un popolo articolato, il soggetto della sinodalit\u00e0.<br \/>\nQuindi quelli di cui si parla nel capitolo terzo della <em>Lumen Gentium<\/em> non sono soggetti diversi da quelli di cui si parla nel secondo ed entrambi i capitoli hanno senso in rapporto al primo, la Chiesa come Mistero.<br \/>\nIl documento finale nella sezione intitolata: <em>Le radici sacramentali del Popolo di Dio<\/em>, dice che il popolo \u00e8 di Dio in quanto riceve il suo essere da una iniziativa che non \u00e8 di coloro che costituiscono questo popolo, ma \u00e8 di Dio. Ecco la sacramentalit\u00e0.<br \/>\nSe si guarda con attenzione il documento, proprio all\u2019interno della recezione del Vaticano II, c\u2019\u00e8 stata la capacit\u00e0 dell\u2019assemblea sinodale di articolare e tenere in unit\u00e0 degli aspetti che nel Concilio potevano essere pensati come non ben collegati tra di loro. <em>Chiesa Popolo di Dio, le sue radici sacramentali, quindi la sacramentalit\u00e0 della Chiesa, essere segno e strumento, non essere l\u2019origine, ma riceverla. Il mistero della luna, che riflette una luce che non \u00e8 sua. E poi la forma di questo popolo, che \u00e8 quella del Corpo di Cristo.<br \/>\n<\/em>Quindi Chiesa Sacramento, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito, in relazione ad un soggetto storico. Un soggetto variamente articolato, dove anche per definire l\u2019insieme del popolo viene privilegiato il termine <em>Chiesa Tutta<\/em>, rispetto a Chiesa Universale, privilegiando il termine Chiesa Locale, rispetto a Chiesa Particolare. Andando avanti anche rispetto ad un dibattito che aveva animato la teologia negli anni \u201986-\u201990, sul primato della chiesa universale su quella locale. La Chiesa Tutta \u00e8 Corpo di Chiese, in concorso tra di loro. Chiese che fanno riferimento ad un luogo, anche se, come risulta dalla quarta parte del documento, il termine luogo non \u00e8 semplicemente identificabile con uno spazio.<br \/>\nQuesti mi sembrano segnali su cui si pu\u00f2 tornare, che chiedono di essere sviluppati, per riempire il bicchiere che sembra essere ancora mezzo vuoto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Buongiorno, mi dispiace di dover parlare da lontano, ma non si poteva fare diversamente. Conoscendo per\u00f2 l\u2019ambiente e riconoscendo qualche volto amico mi sento ugualmente vicino a voi. 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