{"id":2814,"date":"2024-10-09T10:59:09","date_gmt":"2024-10-09T08:59:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2814"},"modified":"2024-10-09T10:59:09","modified_gmt":"2024-10-09T08:59:09","slug":"dove-stiamo-andando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2814","title":{"rendered":"Dove stiamo andando?"},"content":{"rendered":"<p><em>Introduzione all\u2019incontro dei promotori del 22\/06\/2024<\/em><\/p>\n<p><b>Premessa<br \/>\n<\/b><i>Come avete letto nella lettera di convocazione l&#8217;idea di fondo per l&#8217;appuntamento di oggi \u00e8 di scambiarci le impressioni che ciascuno ha maturato in questi ultimi mesi riguardo a dove sta andando il nostro Paese nel quadro Europeo. Questo allo scopo di individuare meglio temi e filoni su cui impegnare le nostre attivit\u00e0 nel prossimo anno. Quest&#8217;ultimo dovrebbe essere il &#8220;risultato&#8221; operativo del ritrovarsi.<br \/>\n<\/i><i>L&#8217;incontro viene introdotto da due stimoli iniziali, che non hanno la pretesa di proporre un risposta strutturata all&#8217;interrogativo su cui vogliamo lavorare. L&#8217;idea perci\u00f2 \u00e8 di procedere, come altre volte abbiamo fatto, in modo induttivo, mettendo insieme quello che ciascuno ha vissuto e pensato negli ultimi anni.<br \/>\n<\/i><i>Pu\u00f2 essere una buona strada prendere oggi come riferimento il documento fondativo del Forum e provare a chiedersi che cosa \u00e8 cambiato rispetto ad allora nella realt\u00e0 del nostro Paese, ma anche nei quadri interpretativi usati per descrivere una situazione che gi\u00e0 allora ci sembrava di non facile lettura. La realt\u00e0, come abbiamo visto, \u00e8 poi andata ben oltre, ma forse il motivo che ci spinse a riunirci &#8211; condividere uno stato di incertezza, oltre che di preoccupazione &#8211; non solo \u00e8 rimasto, ma nella babele contemporanea si \u00e8 approfondito. Probabilmente nutriamo tutti la sensazione che, nonostante la buona volont\u00e0, lo sforzo di mettere un po&#8217; di ordine nella nostra testa, circa quanto avviene, persegue risultati molto provvisori che gi\u00e0 il giorno dopo vengono messi in discussione da nuovi eventi e ancora pi\u00f9 dalla sensazione che il modo in cui li leggiamo sia soggetto a una rapida obsolescenza.<br \/>\n<\/i>Penso sia utile ricordare in premessa che il nostro Forum nasce quasi sei anni fa (primo incontro: novembre 2018, presentazione pubblica: marzo 2019). In questo periodo potremmo forse dire che siamo passati da un iniziale stato di preoccupazione\/spaesamento a uno stato di\u2026 preoccupazione\/spaesamento (forse ancora maggiori?).<\/p>\n<p><b>Che cosa \u00e8 successo dal 2018?<br \/>\n<\/b>Ricordo dapprima i grandi fatti.<br \/>\nRitorno di minacce pandemiche. Oggi si preferisce dimenticare. La stampa italiana non sembra dare molta importanza alla questione. Del rischio Aviaria, ad esempio, non si parla o, se se ne parla, \u00e8 per ridimensionarlo. Mentre la stampa americana, dopo alcuni primi, circoscritti, casi di passaggio all\u2019uomo del virus, esprime una preoccupazione decisamente maggiore.<br \/>\nC\u2019\u00e8 stata un\u2019accelerazione, o almeno una maggiore evidenza, delle trasformazioni climatiche; cui corrisponde l\u2019inizio di un significativo mutamento di atteggiamento dei modi con cui affrontarle: dalla pretesa di <i>fermare<\/i> allo spostamento dell\u2019accento sull\u2019<i>adattarsi.<\/i><br \/>\nPleonastico ricordare il ritorno della guerra in Europa e in Medio Oriente; l\u2019avvento di una pi\u00f9 ampia fase di \u201cfurioso disordine internazionale\u201d, per utilizzare l\u2019espressione propostaci da Enzo Pace al convegno su religioni e guerra. E perci\u00f2 il contrasto crescente tra l\u2019estremo bisogno di cooperazione posto dalle sfide pandemiche, da quelle ambientali, economiche, e le logiche prevalenti nelle relazioni internazionali.<br \/>\nLe elezioni europee e le conseguenze sull\u2019UE. Dal 20 al 40% del voto, a seconda dei paesi, si orienta a destra, fortemente a destra. Anche se questa tipologia di voto non sfonda, il quadro \u00e8 profondamente cambiato: venticinque anni fa popolari pi\u00f9 socialdemocratici potevano contare sul 66% dei seggi al Parlamento europeo; oggi ne hanno il 44% (-22%). Il voto premia i popolari, che come \u00e8 noto hanno due anime. Le difficolt\u00e0 della socialdemocrazia sono evidenti. \u00c8 possibile, forse anche probabile, inoltre, un ritorno di Trump negli USA e questo avrebbe importanti conseguenze anche sugli equilibri europei.<br \/>\n<i>In sintesi: la pietra della rabbia collettiva continua a rotolare.<\/i> Ci si limita a sperare che non sfondi, ma nessuno tra coloro che la paventano sembra sapere come fermarla.<br \/>\nC\u2019\u00e8 divisione e debolezza nei partiti di sinistra\/progressisti, che in tutto l\u2019occidente sono sempre pi\u00f9 radicati nelle aree urbane centrali, portati a incentrare i propri discorsi sui diritti civili pi\u00f9 che su quelli sociali, privi di rapporto e di capacit\u00e0 di rappresentanza dei \u201cluoghi che non contano\u201d (Rodriguez-Pose) e dei gruppi sociali periferici, di bassa scolarizzazione e qualificazione; incapaci infine di avanzare un discorso serio sulla distribuzione della ricchezza (perch\u00e9 troppo deboli? Per quali altri motivi?).<br \/>\nSi tratta di un voto, quello europeo, dalle conseguenze imprevedibili (Fabbrini). Il quadro si definir\u00e0 dopo le elezioni francesi. Il punto non \u00e8 che \u00e8 ancora possibile una maggioranza moderata (Ursula), ma che i due paesi portanti (Francia e Germania) potrebbero trovarsi su fronti opposti, o comunque con protagonisti indeboliti, e il motore europeo \u2013 gi\u00e0 debole di suo peraltro &#8211; potrebbe venire a mancare. Va ricordato che non \u00e8 il parlamento a decidere, ma il consiglio europeo, dove sono rappresentati i governi.<br \/>\nC\u2019\u00e8 da chiedersi se una battuta di arresto della UE non sia abbastanza probabile: se ci\u00f2 fosse avverrebbe in presenza di almeno quattro nodi problematici molto rilevanti: guerra, transizione green, immigrazione, un benessere difficile da mantenere e da trasferire alle generazioni future, sia quello privato dei ceti meno abbienti che quello derivante dal welfare.<br \/>\nMolti di questi fenomeni assumono la forma di processi che una volta avviati sembrano procedere in modo inarrestabile; su molte questioni \u00e8 difficile immaginare soluzioni (cfr. guerra e ordine internazionale); qualche volta si ha l\u2019impressione di un quadro in fase di sgretolamento.<\/p>\n<p><b>In una sfera pi\u00f9 \u201cnostrana\u201d<br \/>\n<\/b>La destra appare insediata al governo in modo non effimero. La domanda che ci poniamo \u00e8: che tipo di destra? Ai tempi del governo giallo verde avevamo delle preoccupazioni. Che tipo di giudizio dare oggi, tenendo conto della <i>cultura<\/i> di questa destra, delle <i>politiche<\/i>, dei progetti di <i>riforma delle istituzioni? <\/i>Da prendere seriamente o si tratta di armi di distrazione di massa: \u201cazzannatevi e nel frattempo io governo\u201d? Cacciari, ad esempio, dice che la riforma del premierato \u00e8 \u201cfuffa\u201d, introdotta per non affrontare i problemi veri del paese.<br \/>\nO ci sono pericoli per l\u2019assetto democratico disegnato dalla costituzione? Su questo sentiremo oggi Vittorio Borraccetti.<br \/>\nProdi dice che Meloni \u00e8 \u201cambidestra\u201d; si tiene aperte tutte e due le possibilit\u00e0. Il nodo si scioglier\u00e0 probabilmente dopo le elezioni americane.<br \/>\nOsservo che lo sforzo delle sinistre pare orientato a ricondurre le politiche della destra all\u2019idea della \u201cforzatura democratica\u201d, quando non di schiacciare la destra di governo dentro la categoria cornice di \u201cfascismo\u201d o neofascismo. Qui al contrario mi ritrovo pi\u00f9 in sintonia con quanto dice Formigoni in un articolo apparso su \u201cAppunti di cultura e politica\u201d (16\/07\/2023) che ho fatto girare nei mesi scorsi: \u201cil tema del rapporto tra destra di governo e eredit\u00e0 del passato andrebbe affrontato con il cesello e non con l\u2019accetta\u201d, anche perch\u00e9 \u201cse tutto \u00e8 fascismo niente alla fine diventa realmente fascismo\u201d. Le forme contemporanee di autoritarismo andrebbero invece comprese senza necessariamente far ricorso a quella categoria (<i>contra<\/i> Umberto Eco e il suo concetto di \u201ceterno fascismo\u201d). In ogni caso, in ordine all\u2019avvento della destra di governo, in Italia non si sono lette spesso cose come quelle che si leggono in Francia contro il Rassemblement National (cfr. come esempio gli editoriali di Esprit).<br \/>\nSu alcune di queste riforme inoltre (premierato) certuni (come Stefano Ceccanti, che abbiamo conosciuto in uno dei nostri convegni) pensano possibile cogliere l\u2019occasione per una riforma che possa dare maggiore stabilit\u00e0 agli esecutivi, ammesso e non concesso \u2013 osservo &#8211; che la via istituzionale sia risolutiva. Cartabia ad esempio, a questo riguardo, sostiene che l\u2019instabilit\u00e0 non si risolve con l\u2019ingegneria costituzionale: i governi cadono \u2013 a suo avviso &#8211; perch\u00e9 sostenuti da coalizioni troppo diverse e per mancanza di leader capaci di sintesi.<br \/>\nLe proposte di mediazione sembrano perora aver avuto scarso successo: Meloni appare poco interessata; c\u2019\u00e8 una pi\u00f9 generale preferenza delle parti per lo scontro. Ragion per cui siamo probabilmente incamminati verso una polarizzazione referendaria.<br \/>\nNel valutare la situazione attuale del nostro Paese va tenuto anche conto del fatto che i partiti di destra, quando prendono il potere, subiscono una torsione verso il centro. Ci\u00f2 avviene per il peso dei vincoli internazionali (UE) e perch\u00e9, diversamente dal passato, non pare esistere un blocco che mette insieme suggestioni nazionalistiche, ceti popolari arrabbiati e classe imprenditoriale disponibile a rischiose avventure.<br \/>\nMa, detto questo, va osservato per\u00f2 che anche quando non arrivano al potere, tanto pi\u00f9 se vi arrivano, queste forze determinano una torsione verso destra delle politiche avanzate anche dagli stessi governi di centro sinistra (vedi in questi giorni Biden e i due provvedimenti sull\u2019immigrazione).<br \/>\nLa Chiesa (solo un cenno): siamo entrati in una fase di declino del Papato di Bergoglio (sei anni pi\u00f9 di Biden\u2026). Si sono avviati dei processi, il cui esito \u00e8 difficile prevedere; difficile per\u00f2 anche immaginare che possano coagularsi in quella \u201cRiforma\u201d di cui Bergoglio parlava all\u2019inizio. Rimane aperta cio\u00e8 la questione se la Chiesa cattolica sia riformabile.<br \/>\nIn ogni caso la nostra esperienza dice quanto difficile sia stato portare avanti il progetto iniziale; quello che voleva aiutare le nostre chiese a guardare fuori di s\u00e9 e ad aprire una discussione franca sulle sfide della storia e sulle proprie fratture interne.<\/p>\n<p><b>In chiave pi\u00f9 soggettiva\u2026<br \/>\n<\/b>Vorrei adesso sottolineare due aree problematiche pi\u00f9 soggettive, che per me rappresentano aspetti di grave e crescente difficolt\u00e0, a farsi una opinione, ad esprimere dei giudizi, a tenere insieme le diversit\u00e0. Ne parlavo gi\u00e0 nel nostro incontro di febbraio.<br \/>\n1. La prima difficolt\u00e0<br \/>\nIl documento di Limena presenta una serie di opzioni etico politiche in cui ci riconoscevamo. Il tono, riletto oggi, era fortemente moralizzante. Non penso che quei criteri siano obsoleti e penso che siano sostanzialmente condivisi nell\u2019area \u201cprogressista\u201d. Ma successivamente mi \u00e8 parso di capire, anzi mi \u00e8 sembrato che tutti capissimo, per la particolare sensibilit\u00e0 che ci contraddistingue, che non basta ribadire dei criteri etico-politici. Si deve anche provare il piano delle politiche o, quanto meno, delle premesse culturali alle politiche, che \u00e8 probabilmente quello pi\u00f9 nostro. E queste devono fare i conti con la realt\u00e0 in tutta la sua la complessit\u00e0. Una complessit\u00e0 che \u00e8 emersa andare ben al di l\u00e0 di quanto non pensassimo inizialmente.<br \/>\nBasta pensare alla questione della guerra (lascio perdere il merito oggi perch\u00e9 ne abbiamo discusso a lungo). Resta il fatto che quello che \u00e8 successo ha costretto alcuni di noi &#8211; e mi ci metto anch\u2019io &#8211; a ripensare il nostro pacifismo d\u2019antan, in modi che probabilmente altri non condividono, o non condividono completamente (su questo ritorno tra breve).<br \/>\nVorrei fare un altro esempio, quello delle migrazioni: tutti gli analisti dicono che \u00e8 una delle spiegazioni fondamentali dello spostamento a destra dell\u2019elettorato. Perch\u00e9 le ricadute problematiche del fenomeno riguardano essenzialmente i ceti popolari meno abbienti, che sperimentano la presenza immigrata pi\u00f9 da vicino e che i progressisti benestanti accusano di essere xenofobi, se non razzisti. Basta dire che bisogna essere accoglienti? Come si coniuga l\u2019opzione etica dell\u2019accoglienza, il bisogno di allargare la popolazione in et\u00e0 di lavoro, le difficolt\u00e0 dei processi di integrazione (probabilmente sottovalutati), il bisogno di sicurezza, i sentimenti di paura, con la garanzia di stabilit\u00e0 democratica? Tutto questo \u00e8 governabile, ammesso e non concesso che se ne avesse la volont\u00e0?<br \/>\nDiscorsi analoghi si potrebbero fare per altri temi: la transizione verde ad esempio\u2026 Necessaria, ma su chi ricadono i costi?<br \/>\n2. La seconda difficolt\u00e0<br \/>\nL\u2019aspetto che vorrei sottolineare di pi\u00f9, perch\u00e9 mi crea le maggiori difficolt\u00e0, \u00e8 che 6 anni fa sembrava possibile individuare forse ancora un certo numero di idee comuni nell\u2019area genericamente individuabile come progressista. Oggi, sottoposti alla prova delle sfide attuali, quando si tratta di assumere una posizione nella prassi, si assiste in quest\u2019area \u2013 al di l\u00e0 delle grandi ma generiche discriminanti etico-politiche \u2013 all\u2019eclisse di un sentire condiviso, dappertutto e su tutte le questioni cruciali di questi anni: <i>Ucraina:<\/i> inviare armi o fare la pace? <i>Palestina<\/i>: chi organizza associazioni per l\u2019amicizia con Israele e chi dice \u201cdal fiume al mare\u201d; rapporto con la Nato e gli americani: che giudizio dare? Pandemia: solidarismo vaccinale o individualismo anti-vaccinale? Riforme istituzionali: collaborare o bloccare? Ecc.<br \/>\nSu tutti questi temi, alcuni dei quali cruciali, si sono aperte linee di faglia molto nette (polarizzate), nelle \u201csinistre\u201d di tutti i paesi occidentali. Ci\u00f2 avviene sia nella lettura dei fenomeni (pensiamo solo alle interpretazioni delle origini della guerra) che nelle proposte di soluzione. E, quello che colpisce maggiormente \u00e8 che queste linee di faglia attraversano non solo l\u2019area progressista nel suo insieme, ma anche le singole subculture che compongono quest\u2019area. Basterebbe limitarsi all\u2019area cattolica. Ritornando per un attimo al tema della guerra, con annessi e connessi (invio di armi, Nato, ecc.), come non vedere la radicale diversit\u00e0 di impostazione tra un Mattarella e una Bindi, un Tarquinio, il gruppo di Libert\u00e0 uguale, De Giorgi, Pax Christi, D\u2019Ambrosio, e via dicendo (per citare persone che conosciamo?<br \/>\nAltri esempi potrebbero essere: quello delle riforme istituzionali (basterebbe leggere l\u2019intervento di questi giorni di Nicola Rossi sul Riformista e la legge sull\u2019autonomia differenziata, la riforma del titolo V), i modi di fare opposizione (frontismo o atteggiamento responsabile, vedi gli interventi del nuovo direttore de Il Mulino, Paolo Pombeni), il tema migratorio (ricordo Minniti e le critiche feroci nei suoi confronti), il referendum sul job act (Ichino e Landini) e via dicendo.<br \/>\nCome si fa a navigare in una situazione in cui persone di cui abbiamo stima, a cui siamo stati vicini e magari lo siamo ancora, la pensano in modo non solo diverso, ma opposto? Questa \u00e8 la difficolt\u00e0, nuova difficolt\u00e0.<br \/>\nIn questa situazione, ha ancora senso chiedersi perch\u00e9 la destra riesce a stare unita, mentre la sinistra non vi riesce, pensando ottimisticamente che sia solamente una questione di volont\u00e0 e di narcisismo dei capi? O non \u00e8 piuttosto l\u2019emergere di differenze di fondo, molto difficili da comporre? Differenze che si tenta di coprire ritirando fuori a ogni pi\u00e8 sospinto una logica frontista (rispolverando la lotta antifascista per chiamare alla mobilitazione) salvo poi scoprire che non si \u00e8 in grado di governare perch\u00e9 non si \u00e8 d\u2019accordo su nulla (come avverr\u00e0 in Francia se il fronte di sinistra vincer\u00e0).<br \/>\nDirei allora che siamo di fronte a segni chiari che siamo giunti a un cambiamento d\u2019epoca. Siamo cio\u00e8 di fronte a un mondo nuovo, per cui le categorie interpretative tradizionali non servono a molto, tutto da comprendere. Vedo qui un\u2019altra difficolt\u00e0 nel fatto che pochi tutto sommato sembrano interessati a sviluppare modelli di comprensione adeguati e &#8211; mi sono reso conto in questi giorni &#8211; che se penso a questi pochi mi vengono in mente solo persone oltre gli 80 anni: Michael Walzer, Colin Crouch, Michele Salvati, Jurghen Habermas, Edgar Morin, Wolfang Streek, a parte forse Piketty, che \u00e8 pi\u00f9 giovane).<br \/>\nNel contesto attuale dunque, in mancanza di nuove idee e nello stanco ripetersi delle vecchie, l\u2019asse che va dalla sinistra-sinistra al centro sinistra non sembra in grado di arrestare la \u201cpietra che rotola\u201d. Tutti nelle socialdemocrazie europee hanno capito che l\u2019aver accettato senza sufficiente spirito critico l\u2019impostazione neoliberista e il mondialismo ingenuo ha logorato il rapporto con la base tradizionale e ha aperto spazi enormi alla destra. Ma spostarsi semplicemente a sinistra sembra oggi non in grado di far recuperare i consensi necessari, tanto pi\u00f9 che se si deve governare riemergono le divisioni. Se, d\u2019altra parte, si cerca di coniugare come in Danimarca politiche di sinistra sul piano del welfare con politiche di destra sull\u2019immigrazione si finisce per perdere sulla sinistra. I socialdemocratici danesi sono passati dal 21,5 al 15,5, da primi a secondi, perch\u00e9 si \u00e8 creata una forza politica sul fianco sinistro che ha raccolto il dissenso causato dalle politiche migratorie dei socialdemocratici al governo.<br \/>\nSono in sostanza segni che siamo di fronte a una crisi della sintesi socialdemocratica. E del resto, se si sostiene che siamo a un cambio d\u2019epoca come si pu\u00f2 pensare che le vecchie ricette funzionino ancora? Non funzionano!<br \/>\nConcludo dicendo che ogni giorno che passa avverto sempre pi\u00f9 la difficolt\u00e0 di tenere insieme nel discorso queste polarizzazioni, che riguardano il nostro stesso mondo e che sono presenti anche tra di noi qui.<br \/>\nSi tratta di una situazione che da un certo punto di vista rid\u00e0 valore alla nostra ispirazione metodologica. Noi qui non dobbiamo necessariamente essere d\u2019accordo su tutto, fatti salvi i criteri etico politici che ci hanno ispirati. Da un altro punto di vista lo sforzo intellettuale che implica navigare tra i flutti \u00e8 ogni giorno pi\u00f9 grande e faticoso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione all\u2019incontro dei promotori del 22\/06\/2024 Premessa Come avete letto nella lettera di convocazione l&#8217;idea di fondo per l&#8217;appuntamento di oggi \u00e8 di scambiarci le impressioni che ciascuno ha maturato in questi ultimi mesi riguardo a dove sta andando il nostro Paese nel quadro Europeo. 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