{"id":2784,"date":"2024-07-18T17:30:08","date_gmt":"2024-07-18T15:30:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2784"},"modified":"2024-07-18T17:30:08","modified_gmt":"2024-07-18T15:30:08","slug":"dibattito-e-interventi-conclusivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2784","title":{"rendered":"Dibattito e Interventi conclusivi"},"content":{"rendered":"<p><b>Bruno Baratto<br \/>\n<\/b>Sono ancora pi\u00f9 convinto che valesse la pena di iniziare almeno ad aprire un discorso di questo tipo e di aprirlo anche con questo tipo di approccio, perch\u00e9 altrimenti ricadiamo nelle polarizzazioni, che costringono all\u2019interno di un ragionamento, sia razionale che teologico inefficace, vista la situazione in cui ci troviamo, in cui la a guerra comunque c\u2019\u00e8, avevamo detto che non doveva esserci pi\u00f9, ma la guerra comunque c\u2019\u00e8. Quindi grazie a Enzo Pace, grazie a Stella Morra, grazie a Andrea Grillo.<br \/>\nDue cose su cui mi piacerebbe continuare a ragionare.<br \/>\nLa prima \u00e8 una questione che poneva Enzo Pace, ma che ritorna di fatto anche negli altri contributi: una delle questioni fondamentali \u00e8 vivere dentro un contesto plurale e accettare che questo contesto plurale sia costitutivo. Il discorso amico-nemico espelle l\u2019altro in quanto \u2018altro\u2019. Finch\u00e9 sono tra amici, posso non pensare all\u2019altro e questo mi semplifica la vita o penso che mi semplifichi la vita. Per cui mi viene una provocazione per Pace, partendo da tutto il discorso sulla globalizzazione e questa ripresa delle identit\u00e0 etnico-particolari come reazione, mentre sembrava che la globalizzazione potesse cancellarle. La pluralit\u00e0 delle esperienze e delle posizioni, come costitutiva e strutturale del nostro vivere, \u00e8 ineliminabile, a meno che non si voglia rischiare di non affrontare la realt\u00e0. Ci eravamo interrogati gi\u00e0 come forum: la questione del cambiamento climatico ecologico richiede variet\u00e0 di competenze e variet\u00e0 di interventi che nessuno, da solo, pu\u00f2 presumere di poter mettere in campo, nessuno da solo pu\u00f2 riuscirci. \u00c8 un esempio fra i tanti: abbiamo bisogno della pluralit\u00e0 di competenze, di situazioni, di pensieri. La domanda \u00e8 come riusciamo ad affrontare la conflittualit\u00e0 inevitabile che ne deriva in termini nonviolenti, verso la costruzione di un \u2018noi\u2019?<br \/>\nConcordo su quanto detto sia da Stella Morra che da Andrea Grillo, anche se in modi diversi, che bisogna passare alle pratiche. Non basta soltanto la riflessione: servono pratiche che stimolino la riflessione e riflessione che ispiri pratiche. Ricordo la vecchia battuta di Ricoeur che, alla fine del suo ragionamento sul male assoluto, diceva che la filosofia arriva a una difficolt\u00e0, all\u2019incapacit\u00e0 di continuare la riflessione, se non si arriva a una scelta, a una decisione in ordine a una pratica, a una prassi. E la prassi viene prima del voler superare, del non accettare la logica della polarizzazione, per quanto faticosa, costosa e incerta possa essere. Mi piacerebbe continuare su questo discorso, grazie.<\/p>\n<p><b>Gigi Copiello<br \/>\n<\/b>Provo a dirlo schematicamente: la guerra che c\u2019\u00e8 oggi in campo si pu\u00f2 leggere anche come una guerra tra sistemi di rappresentanza e di governo.<br \/>\nE lo dico con tutta franchezza: dove abitiamo noi, dove viviamo noi, il sistema liberal-democratico \u00e8 un sistema, si pu\u00f2 dire, \u2018senza-religione\u2019, nel senso che la secolarizzazione \u00e8 uno dei suoi contrassegni. La secolarizzazione \u00e8 il vero fondamento del sistema dove viviamo noi, che \u00e8 minoritario nel mondo, peraltro, e pare anche non destinato a crescere.<br \/>\nUn sistema, quindi, che ci \u201cinteressa\u201d fino ad un certo punto, magari poco e nulla.<br \/>\nAggiungo un\u2019altra considerazione: i teologi e i filosofi, giustamente, \u00e8 il loro mestiere, cercano il bianco e il nero, nel senso che i principi primi hanno queste caratteristiche. Ma il punto \u00e8 che il bianco e il nero non esistono in natura. Nella natura e nella storia ci sono i grigi, non c\u2019\u00e8 il bianco e il nero che cerchiamo noi. \u00c8 importante cercare il bianco e il nero, perch\u00e9 nel grigio della storia si sappia dove andare, ma la storia \u00e8 fatta di grigi.<br \/>\nPerch\u00e9 dico questo? L\u2019ho detto all\u2019inizio, il bianco e il nero \u00e8 un sistema liberal democratico, senza religione e che non ne vuol sapere di religione, anche sul piano dei costumi. Raccomanderei \u201cIl mondo di ieri\u201d, un libro di Stefan Zweig, che parla di com\u2019era l\u2019Europa prima della Prima guerra mondiale e poi \u00e8 successo che lui \u00e8 dovuto scappare e si \u00e8 suicidato in Brasile, perch\u00e9 non sapeva pi\u00f9 dove scappare da quel mondo, che era uscito dalla Prima guerra mondiale e che era entrato nella seconda. Ma attenzione: l\u2019Europa, prima della Prima guerra mondiale, era un mondo dove le libert\u00e0 che vediamo adesso c\u2019erano gi\u00e0 tutte e sembrava un mondo completamente pacificato. Lui aveva rapporti e relazioni con tutti gli intellettuali, con tutte le culture d\u2019Europa, ma dopo poco tempo tutti costoro erano nelle trincee, armati l\u2019uno contro l\u2019altro e lui \u00e8 rimasto solo. Questa non \u00e8 forse la situazione che stiamo vivendo ora? Anche noi rischiamo di ritrovarci sulle trincee, trincee impensate ed impensabili, ma dentro quelle trincee ci ritroviamo noi, noi che ci guardiamo attorno.<br \/>\nAllora la chiudo cos\u00ec: noi possiamo anche dire che \u201cla religione \u00e8 contro la guerra\u201d, s\u00ec, senz\u2019altro, ma viviamo nel grigio del mondo ed esonerarci da una scelta di campo non la vedo possibile. Mi spiego: io sono contro ogni fondamentalismo, ma una \u2018religione della democrazia\u2019 \u2013 la metto cos\u00ec \u2013 \u00e8 un ossimoro fino a un certo punto, pu\u00f2 esserlo sul piano dei principi, ma nel grigio della storia non possiamo esonerarci da assumere questa responsabilit\u00e0. Questo, lo dico per concludere, \u00e8 tutta un\u2019altra storia dall\u2019esportazione della democrazia, ma una religione della democrazia, che ponesse per esempio il tema della fraternit\u00e0 dentro questo processo, non la vedo fuori luogo, se no noi possiamo dare belle testimonianze e le dobbiamo dare, per\u00f2 intanto la storia ci travolge.<\/p>\n<p><b>Gianpiero Della Zuanna<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/b>Buongiorno a tutti, volevo riprendere un po\u2019 quello che ha detto Copiello, e volevo chiedere anche ai relatori: quello che mi turba un po\u2019 \u00e8 l\u2019ansia, dell\u2019Occidente, ma pi\u00f9 in generale di chi dovrebbe essere l\u2019alfiere dei valori liberal-democratici, l\u2019ansia autodistruttiva che deriva dall\u2019idea che tutte le cose su cui si \u00e8 fondata il mondo liberal-democratico sono fondamenti sostanzialmente peccaminosi. Parliamo del colonialismo, dello sterminio dei popoli originari, ecc. Quindi sostenendo un po\u2019 quello che dice Putin, quello che dice il patriarca di tutte le Russie, quando affermano che l\u2019Occidente appunto \u00e8 in fondo malato e quindi la loro guerra \u00e8 una guerra santa, perch\u00e9 \u00e8 una guerra contro chi \u00e8 sostanzialmente malato. Noi in certo senso continuiamo ad accreditare questa cosa, per cui vorrei chiedere a voi che cosa ne pensate di questo e quanto questo \u00e8 legato ai discorsi di stamattina, cio\u00e8 all\u2019incapacit\u00e0 appunto delle religioni di porsi in modo positivo davanti a questi processi e\u00a0 insieme l\u2019incapacit\u00e0 delle religioni, in un certo senso, di evitare l\u2019abbraccio della politica,\u00a0 segnatamente di una \u2018politica cattiva\u2019. Perch\u00e9 non esiste solo quella politica, ci pu\u00f2 essere e c\u2019\u00e8 stata, anche una politica come quella che ha costruito l\u2019Europa, quella che ha costruito questi anni di pace, che forse andrebbe valorizzata e pi\u00f9 considerata, grazie.<\/p>\n<p><b>Luciano Sguotti<br \/>\n<\/b>Tre cose, anche riprendendo quello che diceva Mattarella in questi giorni, cio\u00e8 in primis il tema della deterrenza e forse un po&#8217; contraddicendolo: perch\u00e9 non pu\u00f2 essere la deterrenza l\u2019asse portante del radicalismo evangelico.<br \/>\nI conflitti sono giochi di deterrenza: tenendo il mondo in una situazione che crea nel potenziale nemico un terrore, nell\u2019attaccare mantengono la pace tra le popolazioni.<br \/>\nIo penso che fondarsi su una forma di terrore, per rendere possibile l\u2019incapacit\u00e0 di altri ad attaccare, mi sembra una illogica giustificazione della guerra o dei conflitti. Da parte delle religioni e dei poteri, significherebbe, a mio parere, togliere alle religioni e alla politica la loro reale essenza: essere promotori di dialogo e di soluzioni dei conflitti.<br \/>\nAncora di pi\u00f9, ed \u00e8 il secondo elemento, dobbiamo restituire alle religioni una \u201cresistenza\u201d, si una resistenza alla cultura dominante egemone della guerra! Noi possiamo e dobbiamo dare alle religioni un significato pi\u00f9 alto, promuovere la nonviolenza, la coesistenza pacifica, credere in un disarmo delle coscienze e fornire strumenti: le religioni devono battersi con tutte le forze dell\u2019intelligenza per con cadere nella trappola del terrore<br \/>\nIl terzo punto ovviamente \u00e8 che religioni e politica si contaminino, perch\u00e9 in quel \u201cTU NON UCCIDERE\u201d sta la forma pi\u00f9 elevata della coscienza morale e civile di una societ\u00e0.<br \/>\nPerci\u00f2 ricapitolando:<br \/>\nNo ad una religione della deterrenza (armata) per promuovere pace, benessere e cooperazione. Si ad una cultura che resista alla egemonia della guerra sulla vita umana.<br \/>\nSi ad una religione che fondi la sua essenza sul TU NON UCCIDERE.<br \/>\nLa politica deve dare risposte. Grazie<\/p>\n<p><b>Renata Gherlenda<br \/>\n<\/b>Io ho delle domande, non delle considerazioni, su alcune cose che non ho capito bene.<br \/>\nIl professor Pace parlava di una convergenza tra politica e religione, in particolare quando c\u2019\u00e8 una identit\u00e0 tra territorio e lingua, la lingua dei testi sacri. Come si pone questo rispetto all\u2019Europa o agli Stati Uniti dove il cristianesimo \u00e8 diffuso ma \u00e8 una religione di origine semitica e ha come lingua dei testi sacri l\u2019ebraico e il greco? Ecco questo non l\u2019ho capito bene.<br \/>\nUn\u2019altra cosa che non ho capito \u00e8 se veniva detta la stessa cosa, o due cose diverse, tra Enzo Pace e Andrea Grillo, quando mi \u00e8 sembrato di cogliere una critica rispetto alla politica in Gran Bretagna, dove una persona viene riconosciuta nella sua etnia e vengono riconosciuti anche alcuni aspetti giuridici, che non sono gli stessi per tutti. Quando appunto viene detto \u201cti riconosco nella tua dignit\u00e0 in tutto\u201d, quindi anche nei tuoi costumi, nelle tue tradizioni, si intende anche che vengano riconosciuti gli aspetti giuridici che queste comportano?<br \/>\nAltra domanda ai relatori: quand\u2019\u00e8 che si intende che la difesa non \u00e8 legittima?<\/p>\n<p><b>Alessandro Castegnaro<br \/>\n<\/b>Dico anch\u2019io una cosa, perch\u00e9 tutta questa discussione che stiamo facendo, non solo qui, ma che abbiamo cominciato da diverso tempo, mi mette un\u2019ansia particolare, che cerco di esprimere e che ho gi\u00e0 presentata ai relatori a suo tempo.<br \/>\nPerch\u00e9 questa discussione non la facciamo in astratto, la facciamo in un certo momento storico, in un momento specifico che io descriverei, molto sinteticamente, in questi termini: da un lato siamo di fronte a una crisi dell\u2019ordine mondiale e della cooperazione internazionale, quello che Enzo Pace chiama \u201cil furioso disordine mondiale\u201d; dall\u2019altro, accanto al logoramento dei soggetti mondiali che avrebbero dovuto in qualche modo regolare i conflitti \u2013 penso in particolare all\u2019ONU\u2026ed \u00e8 facile dire che \u201cl\u2019ONU dovrebbe\u2026\u201d, ma di fatto l\u2019ONU non fa \u2013, si manifesta una debolezza delle religioni, su cui abbiamo riflettuto anche oggi, di quelle che si pongono nella logica della costruzione della pace.<br \/>\nLa domanda allora tranchant, grezza, \u00e8: \u201cma le religioni sono effettivamente candidabili in questi tempi a diventare attori di pace, o il massimo che possiamo loro chiedere \u00e8 di fare meno danni possibile?\u201d Questa \u00e8 la questione di fondo.<\/p>\n<h3><b>Andrea Grillo<br \/>\n<\/b><\/h3>\n<p><span style=\"font-size: 17px;\">Provo a dare qualche risposta. Sono tante e belle questioni e tante belle prospettive che si aprono grazie alle domande. Comincio subito da chi ha fatto riferimento alla necessit\u00e0 del confronto interno che, nella tradizione cattolica, ha raggiunto il massimo livello di differenziazione di posizioni. Nel primo documento importante di papa Francesco \u2013 Evangeli Gaudium \u2013 si dice che anche la dottrina della chiesa cattolica deve differenziarsi, al proprio interno. C\u2019\u00e8, quasi <\/span><i style=\"font-size: 17px;\">en passant<\/i><span style=\"font-size: 17px;\"> e dentro un discorso pi\u00f9 ampio, con tutte le virgolette del caso, la prima formulazione di una universalit\u00e0 cattolica, non pi\u00f9 declinata come fa il concilio di Trento e declinata ancor oggi dal canonista, che dopo 11 anni dal testo in questione, dice ancora: \u201cnon si pu\u00f2\u201d. Se ragioni cos\u00ec come dice il concilio di Trento, la bestemmia peggiore che pu\u00f2 dire un papa \u00e8 che si deve differenziare la dottrina. Sembra lavorare contro se stesso. Ma questo significa valorizzare l\u2019universalit\u00e0, che dobbiamo tenere cara, tenendo conto almeno di cinque culture continentali diverse, che sono appunto modi di pensare la storia e le relazioni molto differenziati. Che devono essere adeguatamente pensati in una logica di fratellanza, tenendo presenti le diverse culture. Questa \u00e8 una grande sfida, ma appunto \u00e8 la sfida della comunione, dove tutto \u00e8 pi\u00f9 ampio e dove non funziona pi\u00f9 la vecchia regola, che deve dire: \u201cho una sola dottrina che vale da Timbuktu a Palermo a Chicago\u201d. Ma questa \u00e8 un\u2019impresa della pratica e della teoria insieme.<br \/>\n<\/span>Appunto, si \u00e8 sottolineato, \u201cdobbiamo fare pratiche\u201d, ma una delle pratiche \u00e8 il modo in cui fai la teoria. Noi facciamo la teoria come se fossimo un sovrano assoluto, che non sbaglia mai! L\u2019autocritica interna alla teoria \u00e8 una pratica nuova e necessaria, che la rende credibile contro la \u201ccancel culture\u201d, che \u00e8 forte di fronte a modi monolitici di pensare la cultura.<br \/>\nNon possiamo negare che nel medioevo e nell\u2019et\u00e0 moderna, si parlasse in un certo modo degli Ebrei. Fino a Pio XII, che degli Ebrei non diceva di \u201csterminarli\u201d ma di \u201cemarginarli\u201d. L\u2019emarginazione dell\u2019ebreo fino alla seconda guerra mondiale \u00e8 normale nella cultura cattolica e di questo dobbiamo chiedere perdono, perch\u00e9 quella \u00e8 stata la base che, se non ha voluto, ha almeno reso possibile e tollerabile quel che \u00e8 avvenuto. Ma allora non \u00e8 che bisogna buttare all\u2019aria la tradizione, solo perch\u00e9 negli anni \u201940 non riuscivamo a pensare le cose che pensiamo nel 2024, ma darne conto \u00e8 il modo per essere credibili, per essere quella religione che non solo si limita a non fare danni stando zitta, ma che pu\u00f2 dire una parola ancora autorevolmente.<br \/>\nLa \u2018religione della democrazia\u2019? Non direi cos\u00ec. La democrazia, lo stato liberale, ha bisogno di una religione marginalizzata, privatizzata. Un grande canonista diceva: \u201cnoi abbiamo fatto un progetto moderno, mettendo la religione da parte, ma manchiamo della giustificazione della democrazia e, per giustificare la democrazia, dobbiamo tornare a quelle religioni che abbiamo messo da parte, ma che rendono, nella loro assenza, i cittadini capaci di tutto\u201d. Capaci di bersi l\u2019ultima menzogna che dice un patriarca o che dice un capo politico. La forza della religione \u00e8 una ispirazione, con tutto il carico complesso della tradizione, non soltanto con uno slogan.<br \/>\nA proposito della domanda di chi ha chiesto della differenza tra quanto ho detto io e quel che ha affermato Enzo Pace, preciso che ho sostenuto la stessa cosa di cui ha parlato Pace, facendo riferimento a un diverso modo di pensare il rapporto tra dignit\u00e0 infinita e forme finite della stessa. L\u2019idea che \u2018<i>ogni uomo \u00e8 assolutamente degno<\/i>\u2019 tende a partire per la tangente della infinit\u00e0 indefinita. Ogni uomo concreto \u00e8 diverso dall\u2019altro, in quanto a lingua, cultura e tradizioni diverse, ma su questo, mentre le tradizioni continentali pensano l\u2019universalit\u00e0 della legge astratta, le tradizioni anglofone hanno piuttosto maturato l\u2019idea di mettere insieme i diversi, di non farne una versione universale astratta, spogliandoli delle loro caratteristiche. Ecco, l\u2019equilibrio tra queste due strade oggi \u00e8 urgente: \u00e8 urgente trovare forme nuove del rispetto dell\u2019altro, nella sua lingua e nella sua tradizione.<br \/>\nSul contributo del cattolicesimo, che appunto ha nel nome stesso questa universalit\u00e0, ma ha anche il fatto di avere un rapporto con le sue fonti pi\u00f9 complesso di una evidenza. La tradizione cattolica, quando non si chiude negli angoli fondamentalistici, \u00e8 consapevole di avere una tradizione linguistica diversa, ebraica e greca, latina e poi delle lingue nazionali, che appare come un universo di possibilit\u00e0. Ricordo in proposito una cosa interessante: il latino si pu\u00f2 usare fondamentalisticamente oggi, ma nella Germania degli anni 1930-40, parlare latino voleva dire non cedere alla germanizzazione anche della fede. Il latino era la lingua della libert\u00e0 nella Germania degli anni 1930-40 e i vescovi resistevano a parlare un latino che voleva dire non parlare la stessa lingua di Hitler. Questo rappresentava, come dire, un surplus di resistenza alla barbarie.<br \/>\nAllora le logiche delle lingue, quante pi\u00f9 sono, tanto meglio garantiscono la non assolutizzazione, nemmeno delle lingue originarie che, nella tradizione biblica, sono tutte lingue di Babele. Anche l\u2019ebraico, \u00e8 una lingua di Babele; sono tutte lingue di Babele; non c\u2019\u00e8 la lingua pura. Abbiamo bisogno, nel nostro piccolo, di lingue sacre, ma in realt\u00e0 apparteniamo a una tradizione diversa e questo \u00e8 un primo livello su cui appunto le tradizioni cristiana e cattolica hanno qualcosa di forte da dire, purch\u00e9 non facciano il gioco\u00a0 del nemico e finiscano per giocare, tra lingue sacre, una guerra interna alla chiesa.<br \/>\nRispondo infine a un\u2019altra domanda su una cosa importante: quando la difesa non \u00e8 legittima. Credo questo riguardi una questione apparentemente marginale, cio\u00e8 la grande intuizione, quando c\u2019\u00e8 di mezzo la libert\u00e0, che la difesa deve essere giustificata. Giustificata in contesto, nel caso specifico; non c\u2019\u00e8 una giustificazione generica, pu\u00f2 essere l\u2019 impossibilit\u00e0 di ricorrere ad altri ad esempio, cio\u00e8 ci sono alcuni criteri che sono diventati criteri morali che si sono formati nel tempo, che professano la intangibilit\u00e0 della vita dell\u2019altro. Per cui dire che la difesa \u00e8 legittima vuol dire superare duemila anni di una tradizione, dove non centra direttamente la religione, per la maturata consapevolezza sociale e ideale, della intangibilit\u00e0 della vita e della libert\u00e0 dell\u2019altro. Questo non riguarda direttamente la guerra, ma getta sulla guerra una luce trasversale e minacciosa. Prepariamo la guerra ogni volta in cui parliamo senza responsabilit\u00e0. Dire che la difesa \u00e8 sempre legittima significa giustificare la guerra di tutti contro tutti come orizzonte \u201cnormale\u201d<\/p>\n<p><b>Alessandro Castegnaro<br \/>\n<\/b>Su questo, aggiungerei che \u00e8 proprio necessario, allora, fare un\u2019analisi della situazione concreta, mentre noi tendiamo a saltare questo passaggio. Il nostro modo di ragionare procede per principi generali, mentre non si pu\u00f2 parlare dei diritti in astratto, ma \u2018in concreto\u2019, nelle determinate diverse situazioni. L\u2019Ucraina, la Russia, eccetera.<\/p>\n<h3><b>Stella Morra<\/b><\/h3>\n<p>Dir\u00f2 solo due cose perch\u00e9 l\u2019audio non era ottimale e quindi non ho sentito benissimo le domande. Comincio agganciandomi all\u2019 osservazione di Andrea Grillo, in riferimento all\u2019ultima domanda fatta, se le religioni possono essere operatrici di pace o no e al limite almeno capaci di non fare danni. Diciamo che l\u2019idea di non fare danni \u00e8 il minimo, ma \u00e8 anche un po\u2019 troppo poco, probabilmente. L\u2019esempio che faceva Andrea Grillo, parlando delle lingue di Babele, dice qualcosa che ho provato a spiegare prima, e che trovo decisivo in quanto a operativit\u00e0 possibile delle religioni. La Pentecoste non \u00e8 la soluzione di Babele: non si ritorna indietro a una lingua unica pura, ma \u00e8 che tutti capiscono nella propria lingua. Nemmeno gli apostoli parlano tutte le lingue, ma ognuno capiva nella propria, anche gli apostoli parlavano nella propria.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Dunque io credo che questo sia il dato strutturale, cio\u00e8 costituire \u2018pratiche del noi\u2019 dove il \u2018noi\u2019 \u00e8 strutturalmente differenziato, non solo \u2018plurale\u2019, ma \u2018differenziato\u2019. Questa \u00e8 una delle cose che ho sentito in una domanda: perch\u00e9 esattamente la storia non \u00e8 fatta di bianchi e di neri, \u00e8 un grigio. Non \u00e8 un caso che l\u2019aldil\u00e0 era considerato \u201cil riposo eterno\u201d. Ci\u00f2 dice che di per s\u00e9 la chiarezza, o certe distinzioni possibili, o \u2018un\u2019inclusivit\u00e0-senza-fatica\u2019, sar\u00e0 possibile solo nel regno di Dio. Di qua siamo abbastanza nel regno del grigio o della rete con pesci buoni e pesci cattivi.<br \/>\nE dunque la differenziazione non \u00e8 in s\u00e9 un male, \u00e8 comunque un dato strutturale.<br \/>\nAllora il servizio che le religioni possono rendere \u00e8 immaginare e offrire pratiche e modelli di convivenza, di queste differenze, in termini generativi, di ricostruzione di \u2018noi\u2019 plausibili, storicamente plausibili. Da questo punto di vista io credo che dobbiamo, anche al nostro interno, reimparare la \u2018pratica del noi\u2019.<br \/>\nQuesto \u00e8 un po\u2019 quello che in qualche modo ho cercato di dire e secondo me questa questione comporta riprendere anche una capacit\u00e0 propositiva. In fondo le comunit\u00e0 cristiane hanno avuto una grande funzione di traino culturale: offrire e accogliere modelli della vita comune, immagini, metafore, pratiche che, come diceva Andrea Grillo, magari anni dopo mostrano anche chiaramente i loro limiti e non le adotteremo pi\u00f9, ma hanno costituito un modello. Dobbiamo avere il coraggio di una pi\u00f9 consapevole assunzione di questo ruolo di operatori di pace, cio\u00e8 offrire dei modelli di convivenza possibile, consapevoli della loro parzialit\u00e0 e che, forse fra quarant\u2019anni saranno smentiti, ma che comunque sono inevitabili, nel tempo della storia e necessari e sono plurali anche al proprio interno. Nessuno di noi, n\u00e9 tra credenti n\u00e9 tra non credenti, ha la soluzione definitiva e non lo \u00e8, tra credenti, ritrovarsi tutti necessariamente d\u2019accordo su un\u2019unica soluzione storica.<br \/>\nEcco, questo volevo sottolineare, a partire dai frammenti delle domande che ho compreso, grazie.<\/p>\n<h3><b>Enzo Pace<\/b><\/h3>\n<p>Alle domande relative alla globalizzazione &#8211; ce ne sono state varie &#8211; risponderei cos\u00ec: rispetto alla prima forma moderna della globalizzazione, che abbiamo sperimentato con il paradigma de \u201cla conquista dell\u2019altro\u201d (come l\u2019ha chiamata Todorov), definita \u201ccolonialismo\u201d, dalla scoperta dell\u2019America in poi l\u2019Europa era al centro. Dopodich\u00e9 questo centro progressivamente si sposta e nell\u2019ultima globalizzazione l\u2019Europa non \u00e8 pi\u00f9 al centro: Anche da un punto di vista religioso: nell\u2019Europa le religioni vivacchiano, declinano, stentano ad avere una visibilit\u00e0 pubblica credibile fino in fondo; ma fuori dell\u2019Europa c\u2019\u00e8 una crescita furiosa delle religioni, compreso il cristianesimo, che per\u00f2 \u00e8 un vino nuovo che ha rotto le vecchie botti, creando delle forme liturgiche, delle teologie, anche da un punto di vista architettonico, delle strutture che non hanno pi\u00f9 niente a che fare con le chiese del passato. Questo in Asia, in Africa e in alcuni paesi dell\u2019America latina: Brasile, Guatemala, Messico, qualcosa anche in Cile. Quindi cosa vuol dire questo?<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Vuol dire che la globalizzazione ha reso possibile questa connessione profonda, accorciando i tempi e lo spazio, per favorire la circolazione di merci, tecnologie, capitali finanziari. Per un certo periodo di tempo, anche l\u2019Europa era cos\u00ec, c\u2019erano politiche attive per fare arrivare persone da varie parti del mondo. Talvolta sembra che la presenza di persone provenienti da altri paesi sia sempre stata sul piano della irregolarit\u00e0, della clandestinit\u00e0, ecc., ma non \u00e8 vero. Se si fa la storia della migrazione in Germania, si vede che la presenza turca \u00e8 stata una precisa politica voluta dopo la costruzione del muro di Berlino, quando i turchi sono stati chiamati, attivamente, a sostituire gli italiani e i greci. Sono stati chiamati contadini dell\u2019Anatolia, che adesso sono ormai diventati i nonni, i bisnonni di tutta una nuova generazione di tedesco-turchi. Cosa voglio dire con questo?<br \/>\nChe la globalizzazione ha favorito tutto questo ed \u00e8 intuitivo &#8211; non \u00e8 un argomento di studio &#8211; \u00e8 intuitivo che, di fronte a questo diventare, anche in punti molto piccoli, dal punto di vista dell\u2019urbanizzazione e del popolamento di una nazione, diventare dei piccoli villaggi globali, crea spaesamento. Bradford che \u00e8 una citt\u00e0 multiculturale e multireligiosa, che avr\u00e0 500mila abitanti, ha le stesse proporzioni di Arzignano come presenza di persone di origine straniera, mentre Arzignano ha solo 27mila abitanti. Questo senso di spaesamento \u00e8 un fatto sociale, da cui prendere le mosse per capire come governarlo e in questo senso vanno misurate anche le politiche di gestione di questa diversit\u00e0, che man mano che \u00e8 andata crescendo, \u00e8 diventata una super-diversit\u00e0. Infatti noi dobbiamo mettere in discussione le categorie con cui classifichiamo queste presenze diverse: i musulmani, gli ind\u00f9, i buddisti, ecc. Non funziona cos\u00ec, perch\u00e9 ciascuna di queste presenze ha al suo interno una variet\u00e0 di posizioni, anche da un punto di vista teologico e culturale, per il semplice fatto che ognuna di queste comunit\u00e0 si porta appresso una storia, fatta anche di cicatrici interne, soprattutto dal punto di vista del fatto religioso. Queste comunit\u00e0, come il cristianesimo, hanno delle divisioni interne che si riproducono nel tempo e ci sono momenti in cui queste cicatrici tornano ad essere purulente e altri in cui, come dire, l\u2019infezione si tiene sotto controllo. Siamo in una fase in cui tutto questo \u00e8 accentuato dalle guerre.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 angolo del mondo, non solo del medio oriente in cui non ci si chieda qual \u00e8 la componente demografica sunnita rispetto a quella sciita. Ci sono addirittura alcuni stati governati da una setta che si spaccia per essere musulmana e fino al 1980 era considerata eretica, basti pensare alla Siria, dove la famiglia Assad fa parte di una setta che fino agli anni \u201980 non si sapeva cosa fosse. Il padre, molto pi\u00f9 scaltro del figlio Bashar, riusc\u00ec a farla riconoscere come setta sciita e questo spiega l\u2019alleanza con l\u2019Iran.<br \/>\nQuindi siamo in una situazione in cui tutta questa complessit\u00e0 o super-diversit\u00e0 religiosa \u00e8 aumentata e di riflesso si scarica anche sulle nostre societ\u00e0, che fino a qualche decennio fa, fino agli anni \u201980, si pensavano omogenee. S\u00ec e no si sapeva che c\u2019erano gli ebrei e un po\u2019 di valdesi, ma forse non si sapeva neanche quanti fossero gli ebrei. Ora invece siamo arrivati a una societ\u00e0 che ha pi\u00f9 di 180 diverse provenienze e quindi abbiamo tutto il mondo in casa ed \u00e8 giusto dire che questo crea spaesamento: <i>la globalizzazione crea spaesamento<\/i>.<br \/>\nIn India, quando \u00e8 cominciata l\u2019ascesa del partito induista, la prima cosa che ha fatto \u00e8 stata quella di rafforzare, con pi\u00f9 di 4mila km di barriere elettrificate, il confine con il Pakistan e il Bangladesh, per il timore che la migrazione clandestina, che c\u2019era e continuava ad arrivare in India, andasse a ripopolare questa parte della popolazione che non \u00e8 certo ben vista dalla maggioranza fondamentalista ind\u00f9.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un mondo che alla globalizzazione, ha provato a reagire attraverso i movimenti, che vediamo anche in Europa, che chiamiamo sovranisti, populisti. Sono movimenti che chiaramente riprendono dalla storia l\u2019idea della nazione, dell\u2019identit\u00e0 nazionale, che si fonda su una religione, su una lingua, sul fatto che questa \u00e8 la terra mia e non posso ospitare pi\u00f9 di tanto persone che vi sono estranee.<br \/>\nIl riferimento all\u2019illuministico libro di Habermas, <i>La solidariet\u00e0 tra estranei<\/i>, quando Habermas dialogava con Ratzinger su qual era il rapporto tra laicit\u00e0 positiva e diversit\u00e0 religiosa in Europa, \u00e8 una posizione che non regge. Bisogna trovare nuove categorie di linguaggio, altrimenti non riusciamo a capire. Quindi c\u2019\u00e8 un nesso senza dubbio e il punto estremamente delicato \u00e8 che queste politiche etno-nazionaliste prima o poi riescono a trovare un aggancio in qualche movimento religioso. Ma sono le societ\u00e0 iperdiverse che generano conflitti.<br \/>\nE \u2018conflitto\u2019 non \u00e8 una parolaccia, \u00e8 fisiologico e con cambiamenti sociali, politici culturali e religiosi di questo livello, \u00e8 evidente che devi aspettarti dei conflitti. Quando si inaugura la moschea di Poitiers &#8211; che gi\u00e0 Poitiers evoca chiss\u00e0 quale scontro, come Lepanto, parola che \u00e8 tornata di moda &#8211; c\u2019\u00e8 un movimento nazionalista, pi\u00f9 nazionalista addirittura della Marine Le Pen, che si chiama G\u00e9n\u00e9ration Identitaire, il quale va al cantiere, occupa la moschea, mette un cartello \u201cno islamizzazione della Francia\u201d. Qui \u00e8 chiaro che c\u2019\u00e8 un conflitto che non si pu\u00f2 sottovalutare, non pu\u00f2 essere ridotto a folklore. Qui c\u2019\u00e8 un sensore su cosa non funziona nel modello francese, della laicit\u00e0 alla francese, come separazione di pubblico e privato, perch\u00e9 \u201cla religione \u00e8 un fatto privato\u201d. Ma la religione non si pu\u00f2 pi\u00f9 considerare cos\u00ec, come un fatto privato, bisogna rileggerla riprendendo lo schema marxiano che sosteneva che \u2018<i>la religione ha un peso pubblico<\/i>\u2019.<br \/>\nIl problema \u00e8 capire quali sono i limiti che bisogna darsi, che la religione deve darsi, cos\u00ec come la politica deve darsi i suoi limiti e il limite \u00e8 quello\u2026 qui rispondo a una domanda che chiedeva notizie sul modello di integrazione britannico.<br \/>\nIl modello di integrazione britannico ha sempre funzionato, si pu\u00f2 dire, con quella mentalit\u00e0 imperiale-coloniale che lo ispirava. Dove i britannici sono andati, cosa hanno fatto? Hanno preso le diverse religioni o comunit\u00e0, le hanno riconosciute mettendole in una gerarchia, da quelle pi\u00f9 manipolabili a quelle meno manipolabili. Ad esempio i sikh sono sempre stati trattati benissimo, per cui la comunit\u00e0 sikh in Inghilterra \u00e8 una comunit\u00e0 ben integrata. Con i musulmani o i pakistani, in qualche parte nel subcontinente indiano gli atteggiamenti sono stati diversi. Il principio generale \u00e8 sempre stato quello di dire: un individuo che arriva in Inghilterra, proviene da una regione, che io Inghilterra ben conosco perch\u00e9 ci sono stata come colonizzatore, quindi so come funziona, questo individuo \u00e8 integrato attraverso la sua comunit\u00e0 etnica, per cui il riconoscimento avviene attraverso una etnicizzazione anche della religione a cui una persona appartiene. Questo \u00e8 il limite dello schema, del modello ormai entrato in crisi anche in Inghilterra, che \u00e8 evidentemente diverso da quello francese, in cui la religione, siccome \u00e8 un fatto privato non interessa allo stato. Tu fai quello che vuoi a casa tua, per\u00f2 non ti sognare di chiedere a me stato un qualsiasi riconoscimento, anche di un atto religioso come potrebbe essere quello della scuola di Pioltello \u2013 \u201cper la fine del Ramadan abbiamo bisogno di fare una festa collettiva, quindi abbiamo bisogno di uno spazio, abbiamo bisogno di fare tutta una serie di riti. Lo stato dice \u201cma no, questo \u00e8 un fatto privato, arrangiatevi voi\u201d.<br \/>\nIl modello inglese ha teoricamente il pregio, all\u2019inizio, di aver facilitato l\u2019integrazione dolce, perch\u00e9 in qualche modo una persona arriva, si sente come a casa propria. Per\u00f2 ha un limite, col passare delle generazioni, perch\u00e9 questo ha voluto dire incistare in citt\u00e0 come Birmingham o Bradfort delle enclave etno-urbane che funzionano come una piccola Islamabad o una piccola Lahore. Quando si arriva a Bradford e si entra in un taxi, la radio \u00e8 sintonizzata su radio Lahore e non su radio Londra!<br \/>\nQuesto \u00e8 il limite grosso del modello; ed \u00e8 lo stesso limite che si ritrova in paesi dove sono sorti i movimenti pi\u00f9 feroci contro gli immigrati in Europa, che oggi sono in Belgio, in Olanda e in Danimarca.<br \/>\nQuindi in questo senso la globalizzazione ci ha messo di fronte, noi europei, al fatto di non essere pi\u00f9 al centro del mondo e dover gestire il mondo, abituati &#8211; in questo senso Giampiero Dalla Zuanna ha in parte ragione &#8211; in qualche modo a conquistare, come direbbe Todorov, la testa degli altri e assimilarli alla nostra testa. \u00c8 il problema delle teologie africane, delle teologie indiane; \u00e8 il problema che si pone, a livello teologico, con un popolo che ho incontrato in Africa, in Nigeria e in Ghana, vedendo come si ragiona l\u00ec, dove crescono le vocazioni, ci sono tantissimi giovani che vogliono fare i preti, li incontriamo anche qui da noi, ma hanno difficolt\u00e0 ad entrare nel linguaggio che sta dietro alla teologia cattolica nostra, alla nostra cultura e alle nostre lingue.<br \/>\nQuesto \u00e8 un elemento importante da tener presente. Anche tutti i movimenti che hanno la pretesa di contrastare gli effetti negativi della globalizzazione dimostrano di complicare i problemi, non riuscendo a gestire i conflitti.<br \/>\nSe vincono le destre in Europa, speriamo di no, come faranno a gestire societ\u00e0 che non sono pi\u00f9 omogenee, che hanno una diversificazione interna cos\u00ec elevata? Se non sei capace di fare una politica intelligente di riconoscimento e di chiarezza, se non sei capace di dire: \u201cti riconosco fino a questo punto, ma ci sono delle cose che non posso riconoscerti, proprio perch\u00e9 ho anche la consapevolezza di dover difendere la dignit\u00e0 infinita delle persone\u201d. Penso al problema del genere e al problema di tutte quelle forme chiamate \u2018diritti religiosi\u2019, che nei canoni delle altre religioni spesso sono il prodotto storico di civilt\u00e0 tribali-patriarcali e quindi riproducono degli schemi che a una nuova generazione sikh, buddista, musulmana, induista europea, cio\u00e8 di gente nata in Europa, non dicono pi\u00f9 niente. Quindi anche per queste religioni si tratta di fare il lavoro cui alludeva Andrea Grillo per quanto riguarda il cambiamento delle categorie interpretative dei testi sacri.<br \/>\n\u00c9 una fase storica eccezionalmente creativa, questa che noi viviamo in Europa, perch\u00e9 possiamo ancora offrire, in societ\u00e0 aperte come siamo noi per fortuna, una serie di strumenti alle nuove generazioni di credenti, che non sono pi\u00f9 credenti come lo erano in precedenza i protestanti, i cattolici, gli ebrei, ecc. Questa \u00e8 una fase creativa e quindi pu\u00f2 essere controfattuale questa idea, che circola in Europa, che ormai l\u2019Occidente \u00e8 in decadenza, mentre in realt\u00e0 siamo in una fase molto creativa, sfidata anche da queste nuove forme di presenza, che la globalizzazione ci ha portato.<br \/>\nLa questione \u2018terra-lingua\u2019, \u00e8 evidentemente un mito. Ora la parola \u2018mito\u2019, nelle scienze antropologiche e sociali, non vuol dire fanfalucche, ma vuol dire un racconto di cui i gruppi umani hanno bisogno per sentirsi parte di un comune destino.<br \/>\nAllora, se io ne sono consapevole che \u00e8 un racconto, posso distinguere ci\u00f2 che \u00e8 in qualche modo esagerata o esasperata costruzione di una falsa credenza collettiva e invece ritenere ci\u00f2 che \u00e8 buono. Perch\u00e9 \u00e8 vero che, in alcuni casi, la lingua che parlo ha radici in una lingua sacra \u2013 un terzo dei musulmani nel mondo arabo dice che la prima lingua \u00e8 quella del corano, quindi l\u2019associazione \u201cla mia lingua \u00e8 la lingua del corano\u201d \u00e8 facile. \u00c9 pi\u00f9 complicato per le altre religioni, per il cristianesimo, ma c\u2019\u00e8. Come quando Peterson, in polemica con altri autori sulla questione della teologia politica &#8211; una delle categorie che secondo me oggi andrebbe rivisitata, perch\u00e9 in alcuni casi oggi ritorna &#8211; Peterson, che era uno storico delle religioni, dice che il cristianesimo \u00e8 vaccinato contro ogni ipotesi di ideologia politica, perch\u00e9 ha la concezione di Dio uno e trino, la concezione della relazione.<br \/>\nAttenzione che \u2018relazione\u2019, cito un\u2019altra parola che non piace a qualche papa, implica il termine \u201crelativo\u201d, che non \u00e8 \u201crelativismo\u201d. Per cui, certo, tu devi credere, ma sempre in una relazione con altri, che credono in modo diverso da te. Il problema c\u2019\u00e8 quando il cristianesimo si presta a una visione ideologica, per la quale \u201cci\u00f2 che \u00e8 scritto \u00e8 assolutamente indubitabile\u201d.<br \/>\nQuando, qualche anno prima della sua scomparsa &#8211; questo nome vi richiamer\u00e0 subito un testo famoso, <i>Lo scontro delle civilt\u00e0<\/i><i> &#8211; <\/i>Samuel Huntington ha profetizzato la terza guerra mondiale, lungo le linee di frattura che lui individu\u00f2 soprattutto nelle culture e nelle religioni &#8211; tra l\u2019ortodossia orientale e il cristianesimo occidentale, fra Islam e occidente &#8211; egli generalizz\u00f2 queste fratture. Fu molto discusso e criticato ma qualcosa ci azzecc\u00f2, nel senso di aver intuito che le variabili religiose e culturali entrano in conflitto, come abbiamo visto oggi. Prima di morire, nel 2005, scrisse un libro che si intitolava <i>Chi siamo noi<\/i> e la domanda era \u201cchi siamo noi americani\u201d, sottintendendo noi americani di tradizione protestante. Il suo problema era che la mentalit\u00e0 americana stava declinando a causa dell\u2019immigrazione, in particolare non dei musulmani, ma dei latinos, cio\u00e8 persone provenienti da paesi di identit\u00e0 cristiane, ma che evidentemente si portano appresso un cristianesimo di nuova generazione, di tipo pentecostale e carismatico, completamente distante dalla sobriet\u00e0 teologica e liturgica del protestantesimo classico. Quindi \u201cchi siamo noi\u201d era come a dire che qui c\u2019\u00e8 il problema della lingua, perch\u00e9 ormai in molti stati americani siamo diventati inquilini e quando entri in ospedale o quando vai in un aeroporto senti l\u2019annuncio sempre in due lingue, spagnolo e inglese.<br \/>\n\u2019Chi siamo noi\u2019, detto nel 2005, fa capire cosa \u00e8 Trump oggi. Perch\u00e9 Trump \u00e8 dire questo: \u201cnoi americani dobbiamo riscoprire le radici\u201d, la nostra identit\u00e0, la nostra lingua la nostra tradizione religiosa, protestante ovviamente. Quando viene posto questo su un piatto d\u2019argento ai movimenti evangelicali, della cosiddetta destra evangelicale, questo vuol dire ritornare a quel mito \u2013 in questo senso \u00e8 un mito \u2013 dell\u2019America come la nuova Gerusalemme. Allora tutta la tua visione religiosa fondamentalista rientra nella politica e si arriva allo slogan: \u201cl\u2019America torni a essere grande\u201d. Cosa vuol dire \u2018torna ad essere grande\u2019 in uno scenario di disordine mondiale come oggi?<br \/>\nVediamo appunto che anche gli Stati Uniti non riescono a gestire questi processi. Chi riesce a gestirli \u2013 non abbiamo mai parlato di questo, molto pi\u00f9 saggiamente e astutamente, \u00e8 la Cina. \u00c8 la Cina che \u00e8 diventata una potenza mondiale e poi da Deng Xiaoping a Xi Jinping c\u2019\u00e8 tutta una traslazione dal maoismo al confucianesimo, che ha preso dal confucianesimo l\u2019idea che anche il buddismo, anche il taoismo, fanno parte \u2013 parole testuali di Jinping nell\u2019ultimo rapporto del partito comunista \u2013 fanno parte dell\u2019anima spirituale del popolo cinese\u2026 e senza un\u2019anima spirituale i popoli non vanno avanti. Si recupera cio\u00e8 questa idea che la tradizione possa servire, in Cina funziona.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bruno Baratto Sono ancora pi\u00f9 convinto che valesse la pena di iniziare almeno ad aprire un discorso di questo tipo e di aprirlo anche con questo tipo di approccio, perch\u00e9 altrimenti ricadiamo nelle polarizzazioni, che costringono all\u2019interno di un ragionamento, sia razionale che teologico inefficace, vista la situazione in cui ci troviamo, in cui la &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,10,12,7],"tags":[22,26,15,16],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2784"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2784"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2784\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2786,"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2784\/revisions\/2786"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2784"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2784"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2784"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}