{"id":2611,"date":"2024-01-24T17:02:05","date_gmt":"2024-01-24T16:02:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2611"},"modified":"2024-01-28T17:14:54","modified_gmt":"2024-01-28T16:14:54","slug":"poesie-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2611","title":{"rendered":"Poesie di guerra"},"content":{"rendered":"<p><b>Ho dipinto la pace<br \/>\n<\/b>Talil Sorek, israeliana<br \/>\n<i>Avevo una scatola di colori,<br \/>\n<\/i><i>brillanti, decisi e vivaci.<br \/>\n<\/i><i>Avevo una scatola di colori,<br \/>\n<\/i><i>alcuni caldi, altri molto freddi.<br \/>\n<\/i><i>Non avevo il rosso per il sangue dei feriti.<br \/>\n<\/i><i>Non avevo il nero per il pianto degli orfani.<br \/>\n<\/i><i>Non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti.<br \/>\n<\/i><i>Non avevo il giallo per le sabbie ardenti.<br \/>\n<\/i><i>Ma avevo l\u2019arancio per la gioia della vita.<br \/>\n<\/i><i>E il verde per i germogli e i nidi.<br \/>\n<\/i><i>E il celeste dei chiari cieli splendenti.<br \/>\n<\/i><i>E il rosa per i sogni e il riposo.<br \/>\n<\/i><i>Mi sono seduta e ho dipinto la pace.<br \/>\n<\/i>\u201cHo dipinto la pace\u201d \u00e8 una poesia scritta da una ragazzina israeliana di circa 13 anni, Talil Sorek, che era usa a portarla nello zainetto, nei giorni della Guerra del Kippur (6-25 ottobre 1973). Talil esprime con parole semplici e toccanti la reazione di una bambina davanti alla guerra. C\u2019\u00e8 il rifiuto del dolore, delle atrocit\u00e0 e delle sofferenze, evidenziati dai colori \u201cmolto freddi\u201d. Ma, attraverso i colori \u201cbrillanti, decisi e vivi\u201d, lei riesce a far prevalere il sogno e il bisogno di pace.<\/p>\n<p><b>Se dovessi morire fa che io sia un racconto<br \/>\n<\/b>Refaat Alareer, palestinese (2023)<br \/>\n<i>Se dovessi morire<br \/>\n<\/i><i>tu devi vivere<br \/>\n<\/i><i>per raccontare la mia storia<br \/>\n<\/i><i>per vendere le mie cose<br \/>\n<\/i><i>per comprare un po\u2019 di carta<br \/>\n<\/i><i>e qualche filo per farne un aquilone<br \/>\n<\/i><i>(fallo bianco con una lunga coda)<br \/>\n<\/i><i>Cosicch\u00e9 un bambino, da qualche parte a Gaza<br \/>\n<\/i><i>guardando il cielo negli occhi<br \/>\n<\/i><i>in attesa di suo padre che<br \/>\n<\/i><i>se ne and\u00f2 in una fiamma<br \/>\n<\/i><i>senza dare l\u2019addio a nessuno<br \/>\n<\/i><i>nemmeno alla sua stessa carne<br \/>\n<\/i><i>nemmeno a se stesso<br \/>\n<\/i><i>veda l\u2019aquilone, il mio aquilone che tu hai fatto volare l\u00e0 sopra<br \/>\n<\/i><i>e pensi per un momento che un angelo sia l\u00ec<br \/>\n<\/i><i>a riportare amore.<br \/>\n<\/i><i>Se dovessi morire,<br \/>\n<\/i><i>fa che porti speranza,<br \/>\n<\/i><i>fa che sia un racconto!<br \/>\n<\/i>Refaat Alareer era un poeta e attivista palestinese. Insegnava letteratura e scrittura creativa all\u2019universit\u00e0 islamica di Gaza. Fu uno dei fondatori di <i>We Are Not Numbers,<\/i> un\u2019organizzazione che metteva in contatto autori internazionali affermati con giovani scrittori di Gaza.<br \/>\nAlareer ebbe una vita profondamente segnata dal conflitto con gli israeliani. Durante la guerra di Gaza del 2014 il fratello, cos\u00ec come il nonno, il fratello, la sorella e tre nipoti di sua moglie Nusayba furono uccisi dai bombardamenti israeliani che distrussero la loro casa.<br \/>\nAlareer era noto anche all\u2019estero. Il 13 maggio del 2021 il New York Times aveva pubblicato un suo articolo (lo trovate in questa stessa News Letter) nel quale raccontava cosa significa per una famiglia vivere sotto l\u2019incubo della guerra. Il 16 novembre 2021 lo stesso giornale pubblic\u00f2 un articolo di plauso per il professore palestinese che nelle sue lezioni si diceva parlasse bene di una poetessa israeliana (Yehuda Amichai), la quale \u2013 a suo parere &#8211; sottolineava la condivisa umanit\u00e0 di ebrei e palestinesi. Ma successivamente il New York Times rettific\u00f2 la notizia sulla base della registrazione di una lezione precedente in cui Alareer definiva \u201corribile\u201d e \u201cpericolosa\u201d la poesia dell\u2019autrice israeliana. Interpellato egli neg\u00f2 che ci fosse un contrasto fra i due giudizi, ma i dubbi del giornale rimasero.<br \/>\nTra gli israeliani Alareer era invece noto per aver pubblicato commenti pesantissimi su Israele e i suoi cittadini che egli considerava \u201cpeggiori della Germania nazista\u201d. Dopo l\u2019attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 egli lo ritenne \u201clegittimo e morale\u201d, paragonandolo alla rivolta del ghetto di Varsavia. La poesia qui riportata era stata scritta l\u20191 novembre 2023. Il 4 dicembre in uno dei suoi ultimi post egli ha scritto: \u201cVorrei essere un combattente per la libert\u00e0, quindi muoio combattendo contro quei maniaci genocidi israeliani che invadono il mio quartiere e la mia citt\u00e0\u201d. Due giorni dopo, il 6 dicembre 2023 \u00e8 stato ucciso durante un raid aereo che ha colpito la sua casa. Con lui sono morti il fratello e un figlio di lui, la sorella e i tre figli di lei. Lascia sei figli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho dipinto la pace Talil Sorek, israeliana Avevo una scatola di colori, brillanti, decisi e vivaci. Avevo una scatola di colori, alcuni caldi, altri molto freddi. Non avevo il rosso per il sangue dei feriti. Non avevo il nero per il pianto degli orfani. 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