{"id":2536,"date":"2023-11-22T22:27:16","date_gmt":"2023-11-22T21:27:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2536"},"modified":"2023-11-22T22:27:16","modified_gmt":"2023-11-22T21:27:16","slug":"la-crisi-dellordine-globale-genesi-e-implicazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2536","title":{"rendered":"La crisi dell\u2019ordine globale, genesi e implicazioni"},"content":{"rendered":"<p>Con questa NL riprendiamo ad occuparci dei fatti pi\u00f9 rilevanti che riguardano il mondo attuale e ci interessano da vicino. Inevitabile parlare di quanto sta avvenendo in Palestina. Qui iniziamo cercando di inquadrare quella crisi, come del resto quella Ucraina, in un quadro pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p>Proponiamo tre interessanti interventi che hanno molto in comune: il fatto di collocare i conflitti in corso nel quadro ben pi\u00f9 vasto della crisi dell\u2019ordine globale emerso dalla seconda guerra mondiale, l\u2019ampiezza dell\u2019analisi anche quando sinteticamente espressa, una prognosi che pur non escludendo il prevalere della ragione mette in chiaro quali sarebbero gli esiti nell\u2019ipotesi infausta che fossero altre le logiche destinate ad imporsi.<\/p>\n<ol>\n<li><b>Uno scampolo di un mondo in disordine. Intervista a JoschKa Fischer di P. Valentino<\/b><\/li>\n<\/ol>\n<p><i>L&#8217;ambizione prende il sopravvento sulla ragione, che ancora una volta diventa<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/i><i>ostaggio delle passioni nazionaliste e religiose. [JoschKa Fischer]<\/i><\/p>\n<p>Il Corriere del 3 novembre 2023 pubblica una lungimirante (e preoccupante) intervista a JoschKa Fischer (*) curata da Paolo Valentino. In essa viene descritto in modo semplice, sintetico e condivisibile lo stato del mondo, da quando il domino iniziato con l&#8217;aggressione Russa all&#8217;Ucraina sta mettendo definitivamente in crisi la &#8220;pax americana&#8221; iniziata nel 1945 (con tutti i suoi difetti certamente).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Quello che vediamo oggi &#8220;\u00e8 uno scampolo di un mondo in disordine&#8221;. &#8220;La volont\u00e0 di mantenere lo status quo \u00e8 notevolmente diminuita. L&#8217;ambizione prende il sopravvento sulla ragione, che ancora una volta diventa ostaggio delle passioni nazionaliste e religiose&#8221;. Se l&#8217;attuale polarizzazione politica dovesse proseguire &#8220;nessuno otterr\u00e0 vantaggi&#8221;. Perch\u00e9 &#8220;i tentativi di spostare gli equilibri del potere globale non sono mai avvenuti senza violenza&#8221;. Si tratta di una dinamica che &#8220;l&#8217;occidente semplicemente non pu\u00f2 permettersi di accettare&#8221;. Serviranno &#8220;sforzi diplomatici titanici&#8221; e sar\u00e0 necessario tener conto &#8220;della domanda di avere un posto a tavola&#8221; proveniente dal sud del mondo.<\/p>\n<p>Ragionevole pare essere anche la domanda finale, che potr\u00e0 sembrare un po&#8217; troppo filoamericana per i nostri pregiudizi, ma che forse ci stiamo ponendo anche noi in questi giorni: che cosa succederebbe in questa crisi mediorientale se non ci fosse Biden, se ci fosse qualcun altro?<\/p>\n<p>* JoschKa Fischer \u00e8 stato Ministro degli affari esteri della Germania e vice-cancelliere nei due governi di Gerhard Schr\u00f6der dal 1998 al 2005. \u00c8 un membro di spicco di Alleanza 90\/I Verdi (&#8220;gr\u00fcnen&#8221;) ed \u00e8 stato tra i protagonisti delle proteste studentesche del 1968 in Germania. \u00c8 membro del Gruppo Spinelli per il rilancio dell&#8217;integrazione europea.<\/p>\n<p><b>2. Tre grandi faglie incrinano l\u2019ordine mondiale. Di Massimo Cacciari<\/b><\/p>\n<p><i>\u201cL\u2019occidente attuale non \u00e8 in grado di tagliare i nodi con la spada di Alessandro\u201d <\/i><i>[M. Cacciari]<\/i><\/p>\n<p>Un articolo di Massimo Cacciari, apparso su La Stampa il 20 ottobre, permette di integrare gli argomenti esposti nell\u2019intervista a Joschka Fischer. I due vedono infatti la situazione attuale del mondo da un punto di vista molto simile.<\/p>\n<p>Cacciari muove da una domanda fondamentale: \u201cl\u2019Occidente \u00e8 forte abbastanza da sostenere e superare, ribadendo la propria egemonia, l\u2019esplodere simultaneo di tre grandi faglie?\u201d Si riferisce ovviamente alla guerra con la Russia, alla crisi in Medio Oriente e, pi\u00f9 importante di tutte, al latente conflitto con la Cina.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Si pu\u00f2 concordare con lui quando, avendo in mente certi commentatori nostrani che scrivono dopo aver inforcato l\u2019elmetto, si chiede: difende l\u2019Occidente chi predica che possano essere affrontate insieme o chi sostiene che occorra collocarle in un ordine di priorit\u00e0 e che dovunque sia possibile queste reazioni nucleari vadano disinnescate? Ci\u00f2, considerata l\u2019evidenza che \u201cun governo \u00abmonarchico\u00bb del pianeta \u00e8 impossibile [come] \u00e8 impossibile che i suoi popoli acconsentano di ridursi in <i>unum ovile<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 dato sapere cosa Cacciari pensi degli USA, quando giustamente richiama alla necessit\u00e0 di affrontare queste crisi con \u201crealismo\u201d. Non \u00e8 improbabile per\u00f2 che le stesse domande stiano occupando anche le stanze del Pentagono e della Casa Bianca.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In modo affine a Joschka Fischer Cacciari delinea la responsabilit\u00e0 gravante sugli attori fondamentali della politica internazionale come segue: essi dovrebbero affrontare il momento in base alla <i>recta intentio<\/i> di raggiungere accordi o patti ragionevoli e durevoli. Se non ci riusciranno la situazione precipiter\u00e0 necessariamente verso conflitti pi\u00f9 globali.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>3. Un mondo senza dialogo. Un articolo di Lucrezia Reichlin<\/b><\/p>\n<p><i>Il paradosso in cui ci siamo cacciati \u00e8 che di fronte all\u2019evidenza <\/i><i>che i problemi pi\u00f9 gravi da affrontare richiedono cooperazione internazionale, il mondo si frammenta in blocchi non dialoganti. [L. Reichlin]<\/i><\/p>\n<p>Pur muovendo da un approccio diverso, di taglio eminentemente economico, a conclusioni che ben si integrano con quelle di Fischer e Cacciari giunge Lucrezia Reichlin, la brava economista italiana, editorialista del Corriere, in un articolo pubblicato il 7\/11\/2023. Difficile da sintetizzare perch\u00e9 molto denso. Ma ci proviamo.<\/p>\n<p>Il sistema che vide la luce a Bretton Wood nel 1944, certo costruito attorno agli interessi economici degli USA, ma che doveva garantire stabilit\u00e0 al mondo, era in realt\u00e0 divenuto gi\u00e0 instabile negli anni 70. Non vi si rispose con la riforma delle istituzioni internazionali ma con un nuovo <i>credo<\/i>, il liberismo di Reagan e Thatcher. Quello che avvenne dopo &#8211; liberalizzazione del commercio internazionale e del sistema finanziario, crescita dei flussi di capitale, sviluppo di alcuni dei paesi emergenti, ma non di altri, ecc. \u2013 vide vincitori e vinti. Il mondo assistette a una grande redistribuzione tra Paesi e all\u2019interno dei Paesi che ha finito per minare la stabilit\u00e0 geopolitica.<\/p>\n<p>La crisi del 2007-08 rivela le debolezze del sistema. Ma nemmeno allora si diede risposta alle nuove sfide. La stabilit\u00e0 finanziaria fu ricostruita, ma con grandi costi e ulteriori effetti redistributivi: si salvarono le banche, ma si richiesero sacrifici ai ceti pi\u00f9 deboli. La conseguenza, secondo la Reichlin, in questo punto forse un po\u2019 troppo sbrigativa ed economicista, \u00e8 stata una crisi politica delle democrazie occidentali.<\/p>\n<p>Nel frattempo emergono sempre pi\u00f9 chiaramente i grandi rischi globali a tutti noti: dal dissesto ambientale alle migrazioni. Oggi non si tratta pi\u00f9 di assistere singoli paesi in crisi, ma di <i>intervenire sulle connessioni tra Paesi<\/i>. Sapendo per\u00f2 che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 una potenza egemone e che il sistema disegnato negli anni Quaranta \u00e8 ormai percepito come illegittimo da una larga parte del mondo.<\/p>\n<p>Le guerre regionali in questo quadro non sono altro che il sintomo di un mondo divenuto instabile e pericoloso. \u201cIl vero rischio ora \u00e8 costituito dalle conseguenze globali di una crisi geopolitica endemica che blocca ogni possibilit\u00e0 di cooperare per affrontare i problemi che hanno soluzione solo se si coopera\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La conclusione ricorda quelle di Fischer e di Cacciari. \u00c8 necessario accettare il nuovo multipolarismo, adottare schemi di cooperazione flessibili, capaci di mantenere relazioni accettabili tra paesi con sistemi politici diversi. Questa <i>\u201c\u00e8 l\u2019unica via possibile da percorrere per evitare che i conflitti si estendano e che il mondo si avvii a una catastrofe economica ed ecologica<\/i>\u201d. Chi ha orecchi da intendere intenda!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con questa NL riprendiamo ad occuparci dei fatti pi\u00f9 rilevanti che riguardano il mondo attuale e ci interessano da vicino. Inevitabile parlare di quanto sta avvenendo in Palestina. Qui iniziamo cercando di inquadrare quella crisi, come del resto quella Ucraina, in un quadro pi\u00f9 ampio. 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