{"id":2462,"date":"2023-06-02T23:39:46","date_gmt":"2023-06-02T21:39:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2462"},"modified":"2023-06-02T23:39:46","modified_gmt":"2023-06-02T21:39:46","slug":"reportage-dal-sahel-martoriato-burkina-faso-cosi-il-jihadismo-soffoca-bango","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2462","title":{"rendered":"Reportage dal Sahel martoriato &#8211; Burkina Faso. Cos\u00ec il jihadismo soffoca Bango"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em>A pochi chilometri da Ouahigouya, capoluogo del nord del Burkina Faso, si vive nella paura. Una terra contesa dove tutto \u00e8 sotto controllo: gli abiti, i telefoni, i comportamenti, le parole. Benvenuti nel territorio dei fanatici del jihad<\/em><\/p>\n<p>La partenza \u00e8 prevista alle ore 08:00. Punto d\u2019incontro i locali di una organizzazione non governativa (ong) a Ouahigouya, capoluogo del nord del Burkina Faso, al confine con il Mali. Arrivo vestita con un pantalone blu, un top di cotone e dei sandali aperti.<\/p>\n<p>\u00abHo chiamato ieri al villaggio. Dicono che va tutto bene e che possiamo andare\u00bb, spiega un\u2019animatrice dell\u2019ong. \u00abMa madame \u2013 dice fissandomi \u2013 si deve cambiare d\u2019abito. Ci vuole un vestito o un pagne (tessuto tradizionale da annodare in vita, <em>ndr<\/em>)<em>,<\/em> qualcosa di decente insomma. E soprattutto si deve coprire il capo. Vede? Anch\u2019io indosso un abito. Non \u00e8 nelle mie abitudini ma ogni volta che devo visitare questa zona, cambio look\u00bb.<\/p>\n<p>Cominciamo bene! Peccato, per\u00f2, che io non abbia abiti in valigia, solo un pagne per pregare. Lo infilo velocemente, dopo essermi sbarazzata dei pantaloni. Il foulard \u00e8 ben annodato. Il nuovo dressing \u00e8 composto da pagne verde, maglia blu, foulard rosso e gilet dell\u2019ong: un melting pot di colori di cui avrei volentieri fatto a meno.<\/p>\n<p>Bango \u00e8 un villaggio che dista appena 17 chilometri da Ouahigouya. Un breve tragitto diventato sempre pi\u00f9 rischioso, negli ultimi mesi. Questo comune, infatti, come tanti della zona frontaliera con il Mali, \u00e8 finito nel mirino del terrorismo. Che si viaggi su una vettura privata o su una automobile con il logo di una ong, il rischio di dare nell\u2019occhio \u00e8 alto. Allora per raggiungere Bango la moto non \u00e8 un\u2019opzione, ma un obbligo.<\/p>\n<p><strong>Zona rossa<\/strong><\/p>\n<p>Partiamo alle 08:15 da Ouahigouya. L\u2019atmosfera, sulla moto, \u00e8 pesante. Tento allora di intavolare una discussione con l\u2019animatrice. \u00c8 l\u2019unica a cui l\u2019ong affida la missione di recarsi in \u201czona rossa\u201d. Parlando il moor\u00e9 e il fulfuld\u00e9 (lingua peul), quando le capita di incrociare gli \u201cuomini armati non identificati\u201d riesce a dialogarci, spiegando loro la ragione della sua presenza e l\u2019importanza dei progetti umanitari per i beneficiari, fra cui ci sono anche donne e bambini dei gruppi terroristi.<\/p>\n<p>Facciamo benzina alla penultima stazione di servizio prima dell\u2019uscita della citt\u00e0, sulla cosiddetta \u201cstrada per il Mali\u201d. L\u2019animatrice prende il telefono dalla borsa e cancella tutti i video e i messaggi d\u2019allerta. Nelle perquisizioni gli uomini dei gruppi armati controllano il contenuto dei telefonini. \u00abNon vogliono che osserviamo le loro azioni\u00bb, spiega prima di riprendere il tragitto. Un silenzio tombale regna sulla moto. L\u2019ultimo benzinaio nei pressi del casello \u00e8 chiuso. Il casello anche. Fori di proiettile crivellano le porte e le finestre della vicina scuola.<\/p>\n<p>Durante i primi sette chilometri non incrociamo nessuna automobile sulla strada, solo un camion rimorchio che sfreccia a gran velocit\u00e0 e qualche mezzo a due ruote. Sulle moto sono sempre gli uomini che guidano, le donne siedono dietro. Sono tutte decentemente vestite, il velo ben annodato. Mai due donne sulla stessa sella, come noi.<\/p>\n<p>Dopo nove chilometri mi accorgo di portare ancora la catenina alla caviglia. \u00abLa tolga immediatamente, madame. Non si sa mai, a questa gente tutto pu\u00f2 sembrare sospetto\u00bb, mi allerta l\u2019animatrice. Purtroppo, per\u00f2, non ci si pu\u00f2 fermare. Sarebbe un rischio. Come fare, dunque, a piegarsi e portare la mano destra verso il piede sinistro per togliere la cavigliera? Un\u2019acrobazia da mal di schiena. Bisogna riuscirci con la mano sinistra. Nonostante la preoccupazione di non farcela, la collanina si toglie velocemente e finisce, insieme a un anello, infondo alla borsa. L\u2019animatrice ridacchia. Per un attimo l\u2019atmosfera sulla motocicletta si stempera.<\/p>\n<p><strong>Contrordine<\/strong><\/p>\n<p>Da Ouahigouya al villaggio di Bango ci si mette una ventina di minuti. Quando arriviamo, attorno alle 08:55, un signore ci attende sulla strada. \u00abDobbiamo sbrigarci con la visita. Prima ho provato a chiamarvi per dirvi di non venire, ma non c\u2019era campo\u00bb, ci dice nervosamente. Bisogna guidare ancora un chilometro per raggiungere le opere realizzate dal progetto. Stamattina presto, ci racconta un abitante del villaggio, diversi individui armati sono sbarcati a Bango. Il comitato d\u2019accoglienza organizzato per l\u2019animatrice dell\u2019ong e la giornalista \u00e8 stato velocemente disperso.<\/p>\n<p>In giro incrociamo solo qualche uomo e una donna. Chiedo se \u00e8 possibile fotografare. \u00abFaccia veloce e scatti solo le costruzioni del progetto, non la scuola che \u00e8 chiusa\u00bb, risponde un leader comunitario. Poco dopo arriva sul posto un signore con aria sospettosa, che rifiuta d\u2019iscriversi sulla lista dei partecipanti alla visita. La psicosi sale. \u00abSignore fate presto e tornatevene a casa. Quell\u2019uomo \u00e8 venuto a verificare che foste realmente qui per il progetto. \u00c8 una loro spia\u00bb, ci informa un responsabile della comunit\u00e0. La mano trema, difficile fare foto o video. Una visita che sarebbe dovuta durare mezz\u2019ora conclusa in dieci minuti.<\/p>\n<p>Nel villaggio solo il centro sanitario \u00e8 funzionante. Qualche donna vi siede in attesa di cure. La scuola resta chiusa, mostrando i segni del passaggio degli uomini armati non identificati: finestre e porte fracassate. Per prudenza un abitante del villaggio ci accompagna. Ci\u00f2 nonostante, la paura ha ormai preso il sopravvento. Impossibile fare un metro senza gettare uno sguardo dietro di s\u00e9.<\/p>\n<p>Sul tragitto del ritorno, a dieci chilometri da Ouahigouya, incrociamo tre giovani in moto. Uno di loro imbraccia un fucile. Sembrano molto di fretta e sfrecciano senza neanche guardarci. A cinque chilometri da Ouahigouya la preoccupazione comincia ad affievolirsi e un barlume di speranza si legge sui nostri volti. Siamo rientrate sane e salve. In questo villaggio terrorizzato a soli 17 chilometri dal capoluogo del nord del Burkina Faso non c\u2019\u00e8 rete telefonica n\u00e9 connessione a internet.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A pochi chilometri da Ouahigouya, capoluogo del nord del Burkina Faso, si vive nella paura. Una terra contesa dove tutto \u00e8 sotto controllo: gli abiti, i telefoni, i comportamenti, le parole. Benvenuti nel territorio dei fanatici del jihad La partenza \u00e8 prevista alle ore 08:00. 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