{"id":2115,"date":"2022-05-11T09:47:18","date_gmt":"2022-05-11T07:47:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2115"},"modified":"2022-05-11T09:47:18","modified_gmt":"2022-05-11T07:47:18","slug":"fermare-la-guerra-oggi-per-abolirla-domani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2115","title":{"rendered":"Fermare la guerra oggi per abolirla domani"},"content":{"rendered":"<p>Davanti alla tragedia impensata della guerra infraeuropea tra Russia e Ucraina vengono in mente, con un impotente sentimento di sgomento, i versi di Quasimodo: \u00abSei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo\u00bb.<\/p>\n<p>Nello svolgersi degli eventi, un repentino e travolgente universo di pensiero si \u00e8 imposto tra di noi ed ha progressivamente sovrapposto sul senso morale di doveroso soccorso per il colpito e di aiuto umanitario all\u2019aggredito, ha sovrapposto, dicevo, un impulso politico di schieramento dalla parte dell\u2019aggredito per fermare l\u2019aggressore. Il risultato di fatto \u00e8 che la situazione si \u00e8 evoluta e alla guerra infraeuropea cruenta e calda (e sempre pi\u00f9 imbarbaritasi) si \u00e8 collegata una guerra fredda attiva di molti paesi di area Nato, Italia inclusa. Non una guerra fredda passiva, ma una guerra fredda attiva, che vuole colpire l\u2019aggressore e vincere la guerra che l\u2019aggressore, aggredendo, ha dichiarato.<\/p>\n<p>Siamo quindi in un momento storico di guerra pluridimensionale, in cui da Italiani ci troviamo coinvolti come belligeranti. Non propriamente o non soltanto una terza guerra mondiale \u201ca pezzetti\u201d, ma una terza guerra mondiale a pi\u00f9 piani. In questo contesto la riflessione, le valutazioni e i giudizi sono, da una parte, intellettualmente obbligati (cio\u00e8 non ci si pu\u00f2 sottrarre a questo compito) e, dall\u2019altra, anche riuscendo a far tacere l\u2019emotivit\u00e0 e l\u2019indignazione verso una tale aggressione, comunque difficili, perch\u00e9 non si \u00e8 sempre sicuri delle informazioni disponibili sui fatti reali (nonostante l\u2019eroismo di tanti giornalisti). Siamo pertanto consapevoli che si tratta di riflessioni che si fondano su un terreno insicuro, accidentato e forse incerto: ma non ne abbiamo un altro.<\/p>\n<p>1. In prima approssimazione, un modo adeguato per avviare la riflessione \u2013 come hanno fatto gli intellettuali pi\u00f9 seri \u2013 pu\u00f2 essere quello di prendere le mosse dalla stessa impostazione utilizzata da Max Weber per porre il problema del rapporto tra etica e politica (in un momento peraltro non facile per il suo paese, dopo la sconfitta bellica). Egli aveva allora distinto tra etica dei principi ed etica della responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019etica dei principi ci richiama, appunto, ai principi etici di fondo, che definiscono la nostra stessa identit\u00e0 \u2013 personale, collettiva, di civilt\u00e0 \u2013 e ai quali non possiamo rinunciare, pena perdere l\u2019anima, minare e distruggere noi stessi, appunto nella nostra identit\u00e0 essenziale. Questa etica si confronta con il male metafisico o \u2013 se si vuole \u2013 mira al bene ideale. Forma la nostra coscienza e ci orienta nel dovere di agire nel modo giusto, di fuggire il male e fare il bene. Secondo questa etica, la guerra \u00e8 sempre un crimine. E allora, quando il male ci aggredisce con la violenza bellica, come dobbiamo reagire? A mio avviso \u2013 sia che siamo cristiani, e questa \u00e8 anche la mia posizione, sia che abbiamo un\u2019etica di cristianesimo laicizzato e secolarizzato \u2013 le possibilit\u00e0 sono tre: la prima \u00e8 quella della non resistenza al male (se uno ti percuote su una guancia, porgi anche l\u2019altra), potremmo dire \u00e8 la \u201cforma russa\u201d (perch\u00e9 ha avuto la sua formulazione contemporanea in Tolstoj); la seconda \u00e8 quella della resistenza al male, ma senza violenza, non in modo armato e cruento, \u00e8 la forma della resistenza popolare nonviolenta, \u00e8 la \u201cforma indiana\u201d (perch\u00e9 fu quella di Gandhi); la terza \u00e8 quella della resistenza armata al male, ma per raggiungere il bene anche di chi ti fa il male, \u00e8 quella di chi combatte non per sopraffare ma per eliminare la guerra stessa, e perci\u00f2 si pone il problema della \u201cproporzionalit\u00e0\u201d, di evitare aggressioni che possano produrre reazioni gravi sulle popolazioni civili, di agire non sempre e comunque, ma nella misura in cui pu\u00f2 prevedere un risultato positivo, \u00e8 la \u201cforma italiana\u201d (dei partigiani cattolici, i ribelli per amore: Teresio Olivelli, Giuseppe Dossetti, Enrico Mattei). Fra le tre, quella indiana appare un giusto mezzo: la giustizia risponde al male con il bene, non con il male minore. Come diceva Mazzolari: \u00abSe mi oppongo con la violenza alla violenza, alla forza con la forza, all\u2019odio con l\u2019odio: se uccido chi tenta d\u2019uccidermi, se faccio guerra alla guerra con la guerra, pur conservandone il nome, la resistenza perde molto del suo vero ed alto significato umano\u00bb. E, per questo, tale forma \u00e8 quella che personalmente mi appare preferibile, ma nel rispetto di chi si orienta invece verso le altre. Naturalmente questa scelta \u00e8 esigente sul piano personale: assume come possibile la necessit\u00e0 della testimonianza estrema (o, in termini cristiani, del martirio): come Girolamo Savonarola o Tommaso Moro o i giovani della Rosa Bianca.<\/p>\n<p>A fronte dell\u2019etica dei principi, l\u2019etica della responsabilit\u00e0 ci richiama alla doverosit\u00e0 del contenimento del male radicale (il male cio\u00e8 che ha la sua radice nella stessa natura umana), in vista quindi non del bene ideale ma del maggior bene reale possibile, considerando l\u2019insieme delle conseguenze dei comportamenti, per quanto siano prevedibili. La guerra appare come una catastrofe, nel senso di una sventura naturale (come un terremoto o un\u2019inondazione: perch\u00e9 naturale \u00e8 il male radicale). E allora in quest\u2019ambito non si tratta di assumere la logica amico\/nemico, ma di comportarsi immaginando che l\u2019aggressore assuma la logica amico\/nemico. Sarebbe bello che l\u2019aggressore fosse sensibile all\u2019ingiustizia; sarebbe bello se il suo cuore fosse ferito dalle sofferenze inferte e se la sua coscienza fosse smossa dalla resistenza nonviolenta: ma saremmo irresponsabili se programmassimo i nostri comportamenti assumendo la probabilit\u00e0 di orizzonti cos\u00ec ottimistici. No, ci vuole un pessimismo postulatorio. \u00c8 quello che si chiama \u201crealismo\u201d. E dunque, realisticamente, se il fine \u00e8 il contenimento del male, il fine giustifica i mezzi. \u00c8 l\u2019etica di Machiavelli. Si tratta, ripeto, non di mancanza di etica, ma di relativizzazione dell\u2019etica dei principi (in qualsiasi forma si ponga) per un\u2019etica della responsabilit\u00e0: resistenza al male, come guerra al malvagio; risposta all\u2019aggressione bellica, con la guerra. Perch\u00e9 chi vuole affermare le sue ragioni con la forza, pu\u00f2 esser fatto ragionare solo con la forza: \u00e8 l\u2019unico linguaggio che capisce. Dunque, rispondere alla guerra aggressiva con la guerra \u00e8 giusto: la difesa giustifica la guerra, si tratta di guerra giusta. \u00c8 una risposta etica della quale l\u2019aggredito ha diritto e della quale gli altri, che assistono all\u2019aggressione, hanno il dovere, se non vogliono sottrarsi alle loro responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>2. Gli eventi in corso sono andati in questo senso dell\u2019etica della responsabilit\u00e0. E siamo alla guerra pluridimensionale. Possiamo chiederci come mai \u2013 pur non in presenza di leadership e di maggioranze sovraniste nei principali Paesi della Nato \u2013 si sia andati quasi automaticamente in tale direzione, nei vertici e nelle opinioni pubbliche. Probabilmente ha avuto un ruolo forte il pervasivo neo-liberalismo che ha egemonizzato l\u2019orizzonte ideologico dopo la guerra fredda e che, portando a sagomare i rapporti internazionali su paradigmi di origine individualistica, fa scattare il sentimento della legittima difesa: se qualcuno entra armato a casa mia, mi devo difendere. Altre realt\u00e0, peraltro, hanno fatto da freno, sia pure minoritario. C\u2019\u00e8 stato il liberismo (incluso nel neo-liberalismo) che, avendo incentivato una generale globalizzazione economica, resiste al suo smantellamento totale o, pi\u00f9 precisamente, spinge verso una gradualit\u00e0 in tale eventuale smantellamento. Soprattutto, sul piano religioso e morale, c\u2019\u00e8 stata la voce autorevole del pontefice della Chiesa cattolica Francesco. Vedendo la deriva del patriarca di tutte le Russie Kirill (lo stesso che ha fatto fallire il Concilio panortodosso: un\u2019occasione storica, lungamente preparata), si capisce quanto sia stato importante che \u2013 gi\u00e0 con Ratzinger ed ora, in modo limpido, con Bergoglio \u2013 i pontefici romani abbiano resistito alle sirene laiche o ateo-devote di chi li voleva cappellani delle armate dell\u2019Occidente. Ovviamente queste posizioni laiche, ancora presenti, o cercano di neutralizzare e marginalizzare il magistero papale rubricandolo come ovvia voce dell\u2019etica dei principi (cos\u2019altro potrebbe dire un papa?) o, perfino, lo accusano di irresponsabilit\u00e0 (appunto secondo la sopracitata etica della responsabilit\u00e0) e gli fanno la lezione.<\/p>\n<p>Senonch\u00e9 lo stesso Weber affermava che l\u2019etica dei principi e l\u2019etica della responsabilit\u00e0 non costituiscono due poli opposti in modo assoluto, ma sono due elementi che si devono completare a vicenda. Ma come? Non c\u2019\u00e8 una risposta convincente: l\u2019impostazione binaria di Weber ci porta al dilemma insuperabile. A meno, ovviamente, di postulare che l\u2019etica della responsabilit\u00e0 deve sempre prevalere sull\u2019etica dei principi: ma da quale punto di vista si pu\u00f2 affermare questo? Solo se gi\u00e0 si assume come prioritaria l\u2019etica della responsabilit\u00e0 (dunque con una petizione di principio).<\/p>\n<p>\u00c8 forse vero che l\u2019etica dei principi senza etica della responsabilit\u00e0 conduce all\u2019impotenza assoluta, inerme, imbelle, che non fa nulla per chi intanto subisce violenze, crimini efferati, uccisioni e stragi. \u00c8 sicuramente vero che l\u2019etica della responsabilit\u00e0 senza l\u2019etica dei principi, cio\u00e8 il realismo machiavellico puro e la pura logica amico\/nemico conducono al volto demoniaco del potere.<\/p>\n<p>3. Intanto, per portare avanti la riflessione, \u00e8 necessario considerare le caratteristiche di fondo del contesto storico in cui ci troviamo. Non mi riferisco alle valutazioni complessive e globali dello scenario mondiale, con la considerazione di tutte le forze in campo e delle loro relative risorse (militari, economiche, energetiche, demografiche, culturali, comunicative, diplomatiche, politiche). Mi riferisco agli aspetti fondamentali di quello che possiamo chiamare \u201cordine mondiale\u201d. E in questo senso allora due mi sembrano le riflessioni fondamentali.<\/p>\n<p>A) La prima riflessione riguarda le caratteristiche dell\u2019ordine mondiale nella sua \u201ccostituzione formale\u201d, determinate dalla Seconda guerra mondiale e che permangono ancora. Ci\u00f2 che era in gioco in tale conflitto non era un qualche ingrandimento territoriale: era in gioco il tipo di \u201cordine mondiale\u201d che doveva prevalere.<\/p>\n<p>Da una parte le potenze dell\u2019Asse puntavano ad un ordine gerarchico fondato sugli \u00abspazi vitali\u00bb. Il Patto d\u2019acciaio tra regime nazista e fascista diceva che i due totalitarismi erano \u00abdecisi a procedere, anche in avvenire, l\u2019uno a fianco dell\u2019altro e con le forze unite per la sicurezza del loro spazio vitale e per il mantenimento della pace. Su questa via indicata dalla storia, l\u2019Italia e la Germania intendono, in mezzo ad un mondo inquieto ed in dissoluzione, adempiere al loro compito di assicurare le basi della civilt\u00e0 europea\u00bb. Quindi la guerra era per dare alla Germania lo spazio vitale euroasiatico e all\u2019Italia quello mediterraneo (riconoscendo agli Anglosassoni il loro spazio atlantico): fondamenti della pace. Gli spazi vitali indicavano aree Imperiali, con Stati vassalli, che comunque riconoscevano una potenza egemone. Ogni area doveva poi avere \u2013 come area non come singolo Stato \u2013 un\u2019indipendenza autarchica in termini di risorse (energetiche e di beni essenziali). Teorici nazionalsocialisti (come Schmitt, Hoehn, Steding) e fascisti (come Costamagna) approfondirono la struttura giuridica \u2013 secondo alcuni \u00abetnarchica\u00bb e razziale \u2013 di questi spazi vitali imperiali.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte, gli Alleati volevano un ordine mondiale egualitario. La Carta Atlantica (del 14 agosto 1941) impegnava Stati Uniti e Regno Unito: \u00ab1. I loro Paesi non aspirano a ingrandimenti territoriali o d\u2019altro genere; 2. essi non desiderano mutamenti territoriali che non siano conformi al desiderio, liberamente espresso, dei popoli interessati; 3. essi rispettano il diritto di tutti i popoli a scegliersi la forma di governo sotto la quale intendono vivere; e desiderano vedere restituiti i diritti sovrani di autogoverno a coloro che ne sono stati privati con la forza; 4. fermo restando il principio dovuto ai loro attuali impegni, essi cercheranno di far s\u00ec che tutti i paesi, grandi e piccoli, vincitori e vinti, abbiano accesso, in condizioni di parit\u00e0, ai commerci e alle materie prime mondiali necessarie alla loro prosperit\u00e0 economica; 5. essi desiderano attuare fra tutti i popoli la pi\u00f9 piena collaborazione nel campo economico, al fine di assicurare a tutti migliori condizioni di lavoro, progresso economico e sicurezza sociale\u00bb. Questi principi, dopo la vittoria degli Alleati, trovarono attuazione nello statuto dell\u2019ONU (S. Francisco 26 giugno 1945). Certo, con gli accordi di Yalta furono definite delle sfere di influenza tra le Potenze vincitrici e da qui si giunse \u2013 con la guerra fredda \u2013 a due blocchi contrapposti, separati da cortine e da muri, ciascuno chiuso nella sua alleanza. Ma quest\u2019ordine, se si vuole \u201cimperiale\u201d, era comunque \u201csecondo\u201d, subordinato (attraverso il \u201craccordo\u201d dato dallo status di membri permanenti del Consiglio di sicurezza per le Potenze vincitrici) all\u2019ordine principale realizzato con l\u2019ONU.<\/p>\n<p>Tale sistema \u00e8 finito con il crollo dell\u2019URSS e del suo impero. Si \u00e8 avuto cos\u00ec un rovesciamento. Da allora, infatti, la logica \u201cimperiale\u201d nei rapporti tra Potenze (con nuovi protagonisti assoluti come la Cina) \u00e8 diventata di fatto (per una sorta di \u201ccostituzione materiale\u201d mondiale) superiore e l\u2019ordine dell\u2019ONU \u00e8 stato reso subalterno.<\/p>\n<p>B) La seconda riflessione riguarda la massa totale mondiale che hanno raggiunto le armi di distruzione di massa, batteriologiche e chimiche, ma soprattutto nucleari, insieme ai vettori missilistici abilitati a veicolarle. La gigantesca grandezza che ha assunto tale massa di armi annientatrici e il fatto che esse siano detenute non da uno solo ma da pi\u00f9 Stati, ci porta alla ovvia conclusione che l\u2019umanit\u00e0 ha la possibilit\u00e0 del proprio suicidio. Com\u2019\u00e8 noto, questa consapevolezza \u00e8 venuta gi\u00e0 da tempo, dalla seconda met\u00e0 del Novecento. Allora, peraltro, vi erano discussioni sul \u201cprimo uso\u201d (di tali armi) o sul \u201cprimo colpo\u201d: poich\u00e9 si pu\u00f2 ipotizzare che chi prima usi, in modo generalizzato, armi nucleari abbia un vantaggio definitivo, si sono sviluppate dottrine militari che ipotizzavano come obbligato l\u2019inizio stesso di un\u2019eventuale guerra proprio con il \u201ccolpo\u201d nucleare. Ma \u00e8 pure chiaro che da allora si \u00e8 attraversato un punto di non ritorno. \u00c8 infatti evidente che la guerra mondiale che distrugge tutti gli esseri umani non ha senso e, pertanto, non pu\u00f2 avere luogo. Si \u00e8 determinato cos\u00ec \u2013 a livello di pensiero utilitaristico immediato (prima ancora che etico) \u2013 un limite intrascendibile. Non si pu\u00f2 pi\u00f9 pensare possibile una guerra mondiale. Ci si deve fermare prima: \u00e8 una soglia ferrea, al di sotto della quale solamente \u00e8 possibile ragionare e riflettere.<\/p>\n<p>4. Riprendiamo il filo del discorso. Dove ci sta conducendo il pensiero binario (etica dei principi\/etica della responsabilit\u00e0)? Lo stiamo vedendo in questi giorni in cui \u2013 al netto della propaganda \u2013 tanto la Russia quanto i Paesi della Nato stanno esplicitando scelte sul futuro, chiaramente orientate da un\u2019idea di ordine mondiale. \u00c8 da notare che in nessun caso di tale ordine, come tale, si \u00e8 discusso nei Parlamenti. Paradossalmente l\u2019ordine che si intravede non \u00e8 semplicemente quello dell\u2019equilibrio tra grandi Potenze, senza (o anche con) l\u2019ombrello ONU. Sembrerebbe, invece, quasi che si stia realizzando una vittoria postuma del nazifascismo, con una generale accettazione del suo modello di ordine mondiale (quello del Patto d\u2019acciaio). La Russia si muove per difendere il suo spazio vitale (e satellizzare l\u2019Ucraina o parte di essa), con una ideologia da nazionalismo slavo (e incontrando, forse sorprendentemente, una strenua resistenza degli ucraini, pure loro con un\u2019ideologia da nazionalismo slavo). Putin dice di voler denazificare l\u2019Ucraina, ma l\u2019ordine mondiale che intravede \u00e8 esso stesso nazificato. E tuttavia anche i Paesi della Nato stanno facendo evolvere i rapporti di alleanza difensiva in uno spazio vitale etnarchico, indipendente ed autarchico rispetto alla Russia. Si demonizzano gli accordi economici ed energetici fatti dai precedenti governi (in particolare di Germania e Italia) con la Russia: a me pare che quei governi avessero fatto benissimo a stringere rapporti. Se non ci fossero stati, la velocit\u00e0 dell\u2019escalation bellica sarebbe stata molto maggiore. In ogni caso, cosa prefigurano oggi i governi di tanti Paesi Nato (compreso il governo Draghi)? Ergere muri, abbattere ponti. Costituire uno spazio vitale autarchico. Ovviamente si vuole la pace. Ma che vuol dire? Chi non vuole la pace? Anche il Patto d\u2019Acciaio, come si \u00e8 visto, voleva mantenere la pace. Ma un mondo strutturato per grandi aggregati tra loro isolati e, ovviamente, in un clima di costante sospetto e sfiducia sistematica reciproca significherebbe, con ogni evidenza, una pace pre-bellica e pro-bellica, che facilmente scivolerebbe, per sua logica intrinseca inarrestabile, verso il conflitto generale.<\/p>\n<p>E tra l\u2019altro oggi non manca neppure chi supera lo stesso tab\u00f9 della guerra mondiale, ne ipotizza la possibilit\u00e0 e si riprende a ragionare di \u201cprimo uso\u201d e di \u201cprimo colpo\u201d. Si \u00e8 trasceso l\u2019intrascendibile.<\/p>\n<p>A questo punto la situazione appare preoccupante sia per il conflitto infraeuropeo in corso (e che sempre pi\u00f9 si imbarbarisce) sia e soprattutto per le prospettive post-belliche che si stanno costruendo e predeterminando. Ci\u00f2 significa presumere quanto meno la possibilit\u00e0 che le riflessioni che ora si fanno possano essere le ultime dell\u2019umanit\u00e0. Purtroppo non ci pu\u00f2 essere possibilit\u00e0 di controprova: quello che si pu\u00f2 fare va fatto prima. Non possiamo dire: vediamo come va a finire e chi aveva ragione. Dopo il suicidio\/omicidio dell\u2019umanit\u00e0 c\u2019\u00e8 il silenzio della fine della specie umana. E nessuno potr\u00e0 rivendicare di aver avuto ragione (o riconoscere di aver avuto torto).<\/p>\n<p>In questo contesto, dunque, e nei suoi sviluppi in corso, \u00e8 stupefacente e drammaticamente inadeguato \u2013 anche al netto di possibili grandi manovre riservate e segrete delle diplomazie \u2013 il vuoto di disegni democratici di alto profilo da parte dei governi dei Paesi Nato o almeno di quelli dell\u2019Unione Europea. E sono stupefacenti e drammaticamente inadeguate le politiche che i leader dei grandi partiti democratici stanno proponendo (almeno in Italia).<\/p>\n<p>5. Dobbiamo al pi\u00f9 presto uscire dalla logica binaria (etica dei principi\/etica della responsabilit\u00e0) che ci riduce e appiattisce su dilemmi specifici: mandare le armi all\u2019Ucraina o non mandarle? Rimandare in patria i diplomatici russi o non rimandarli? Interrompere subito l\u2019acquisto di gas russo o non interromperlo? Una volta si sarebbe detto: l\u2019asino di Buridano.<\/p>\n<p>Ci vuole una logica ternaria, che provo a indicare sinteticamente. Intanto tutte tre le dimensioni (e non solo una) sono etiche di principio, ma i principi cambiano.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 l\u2019essere ideale che guarda alla guerra come crimine assoluto (male metafisico) e vuole la nonviolenza, secondo un Principio-Speranza, ottimistico e massimalista. C\u2019\u00e8 l\u2019essere reale che guarda alla guerra come catastrofe naturale (male radicale) e vuole un\u2019azione realistica, tendenzialmente pessimistica e graduale, secondo un Principio-Responsabilit\u00e0. Ma ci vuole anche \u2013 e questo \u00e8 il punto \u2013 una terza dimensione, quella dell\u2019essere morale, che guarda alla guerra come follia e che, di conseguenza, si impegna a portare l\u2019essere reale sempre pi\u00f9 verso l\u2019essere ideale, secondo un Principio-Fraternit\u00e0 (che accoglie in s\u00e9 sia il Principio-Speranza sia il Principio-Responsabilit\u00e0).<\/p>\n<p>Se adottiamo questa logica ternaria, con il suo primato del Principio-Fraternit\u00e0, allora \u00e8 chiaro l\u2019impegno morale di tutti gli esseri umani raziocinanti di andare verso un ordine mondiale diverso da quello che si sta prefigurando.<\/p>\n<p>Considerare realisticamente la debolezza dell\u2019ONU, ma rilanciare l\u2019idea di ordine mondiale democratico che sta all\u2019origine dell\u2019ONU (idea ben diversa dal solo protagonismo delle Grandi Potenze) e che \u00e8 certo l\u2019ordine preferibile. Costruire grande politica di conseguenza. Con un obiettivo ormai chiaro (e che ci \u00e8 stato reso chiarissimo proprio da questa guerra pluridimensionale in corso, in cui siamo coinvolti): non la pace. Lo abbiamo detto: tutti, da sempre, vogliono la pace. Ma l\u2019eliminazione totale della guerra. Abbiamo fissato dei Millennial Goals, abbiamo posto dei traguardi da raggiungere per salvare la biosfera bloccando il surriscaldamento globale (che, tra l\u2019altro, tra ripresa di carbone e petrolio e nuove trivellazioni appare sempre pi\u00f9 lontano). Ma il traguardo dei traguardi, l\u2019obiettivo degli obiettivi, il pi\u00f9 grande e pi\u00f9 necessario \u00e8 l\u2019interdizione, l\u2019eliminazione, la cancellazione definitiva e totale della guerra, come gi\u00e0 aveva visto Luigi Sturzo, quasi un secolo fa.<\/p>\n<p>E questo obiettivo primo deve innervare politiche internazionali e sovranazionali di tipo giuridico e istituzionale, costruendo progressivamente le proprie travature. Questo significa sostenere solo le scelte coerenti con quell\u2019obiettivo: non aumento delle spese per le armi ma loro riduzione e progressivo disarmo e smilitarizzazione (a cominciare dal disarmo nucleare), crescita delle iniziative che favoriscono l\u2019international understanding, aumento delle interdipendenze economiche e anche energetiche, degli scambi culturali, della libera circolazione delle persone, graduale ma costante rafforzamento dei poteri dell\u2019ONU fino a devolvere all\u2019ONU stessa l\u2019unico monopolio mondiale della forza, affiancamento di un\u2019ONU dei popoli all\u2019ONU degli Stati, progressiva costruzione con articolazioni democratiche di un\u2019unica autorit\u00e0 mondiale.<\/p>\n<p>Capisco che, in una logica binaria, tutto questo appaia come utopia alla quale contrapporre il realismo. Ma la logica binaria ci sta portando alla catastrofe: utopistico \u00e8 proprio pensare che una monodimensionale etica della responsabilit\u00e0 ci porti alla pace; utopistico, assolutamente utopistico \u00e8 pensare che le massimamente realistiche misure che si stanno prendendo ottengano un ordine di pace con spazi vitali autarchici in competizione; ultra-utopistico \u00e8 immaginare che la guerra si prevenga armandosi sempre di pi\u00f9 e preparandosi alla guerra.<\/p>\n<p>Certo la prospettiva ideale dell\u2019eliminazione totale della guerra pu\u00f2 essere, per ora, solo un fine (come gi\u00e0 argomentava Sturzo), ma se l\u2019azione morale, etico-politica, partendo con realismo dalla realt\u00e0-cos\u00ec-come-essa-\u00e8 muove univocamente e il pi\u00f9 coralmente possibile verso quell\u2019ideale, allora si recupera il meglio dell\u2019esperienza passata dell\u2019ONU e si realizza nel contempo un grande salto qualitativo nuovo.<\/p>\n<p>La stessa Unione Europea, se non vuole essere un sotto-insieme subordinato della Nato, deve crescere in unit\u00e0 interna (e non far crescere le spese militari dei suoi membri) con la visione prospettica di un\u2019unica Europa dall\u2019Atlantico agli Urali. Come disse Aldo Moro, parlando alla XXVI sessione dell\u2019Assemblea generale dell\u2019ONU: \u00abI grandi problemi che si pongono al mondo non sono suscettibili di soluzione attraverso il solo impegno, anche congiunto, delle grandi potenze. [\u2026] N\u00e9 si pu\u00f2 certo pi\u00f9 ammettere che esistano ancora popoli che facciano la storia e altri che la subiscano [\u2026] Proprio cominciando a porre in essere un clima di fiducia e di cooperazione tra Stati vicini si pu\u00f2 sperare di instaurare, progressivamente, un ordine migliore. La regola aurea della politica estera di altri tempi voleva che i nemici dei nostri vicini fossero i nostri amici. Tale regola \u00e8 oggi sostituita in misura crescente dal principio: i nostri vicini devono essere nostri amici. [\u2026] Una simile opera potr\u00e0 dare ai popoli d\u2019Europa la possibilit\u00e0 di fare sentire pi\u00f9 efficacemente la propria voce. \u00c8 possibile che l\u2019influenza cos\u00ec ritrovata possa riuscire dannosa a qualcuno? La risposta \u00e8: no. Essa non \u00e8 diretta \u2013 e non sar\u00e0 diretta \u2013 contro alcun popolo, bens\u00ec contro la guerra, il peso degli armamenti, la fame e il sottosviluppo, contro l\u2019iniquit\u00e0, contro tutto ci\u00f2 che \u00e8 suscettibile di impedire i contatti liberi e fecondi tra tutti gli uomini\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 mai possibile che pressoch\u00e9 tutti i leader europei, che pressoch\u00e9 tutti i politici democratici italiani, siano attestati sul realismo e sul solo principio di responsabilit\u00e0? Certo \u00e8 necessario. Ma insieme all\u2019essere ideale evocato da Sturzo e all\u2019essere morale, all\u2019agire etico-politico indicato da Moro. Dove sono gli eredi di Sturzo e di Moro?<\/p>\n<p>6. Postilla. Infine non pi\u00f9 di due spunti sull\u2019operativit\u00e0 che ci si attenderebbe per far cessare la guerra pluridimensionale in corso e impedire che degeneri sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Innanzi tutto, dopo aver realizzato un\u2019escalation sanzionatoria, punitiva ed ostile, si dovrebbe, senza necessariamente smentirla e cancellarla, affiancarla con una politica della mano tesa. Il crudo realismo non prevede il bastone e la carota? Non solo il bastone. Parlare a Putin e alla Russia con un grande discorso di possibile amicizia, associazione e pace: facendogli balenare i grandi benefici di una realizzabile vicinanza e collaborazione. Lavorare sulla comune natura di Europei e porre fine perci\u00f2 ad una guerra civile europea.<\/p>\n<p>In secondo luogo, non porsi (come finora hanno fatto la Turchia, Israele e altri) come soggetti che mediano per portare le parti a trattare, ma avviare un vero e serio arbitrato, indipendentemente dall\u2019impegno diretto delle parti. L\u2019Unione Europea senta l\u2019Ucraina, la Cina senta la Russia. E poi Unione Europea e Cina insieme elaborino una proposta stringente di arbitrato.<\/p>\n<p>Fulvio De Giorgi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Davanti alla tragedia impensata della guerra infraeuropea tra Russia e Ucraina vengono in mente, con un impotente sentimento di sgomento, i versi di Quasimodo: \u00abSei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo\u00bb. 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