{"id":2096,"date":"2022-05-06T16:40:12","date_gmt":"2022-05-06T14:40:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2096"},"modified":"2022-05-06T16:46:49","modified_gmt":"2022-05-06T14:46:49","slug":"la-frattura-tra-realismo-politico-e-speranze-di-un-nuovo-ordine-mondiale-riflessioni-di-un-inesperto-sulla-guerra-in-ucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2096","title":{"rendered":"La frattura tra realismo politico e speranze di un nuovo ordine mondiale. Riflessioni di un inesperto sulla guerra in Ucraina"},"content":{"rendered":"<p><em>Se la scelta \u00e8 tra sostenere un quarto di verit\u00e0 o una bugia, scelgo il quarto di verit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>Albert Camus, dopo l\u2019invasione sovietica dell\u2019Ungheria (1956)<\/p>\n<p><em>Senza scordare i tre quarti di bugia<\/em><\/p>\n<p>A.C. 2022<\/p>\n<p>Cari amici e care amiche,<\/p>\n<p>confesso che dopo il nostro incontro dei promotori del Forum (2 aprile 2022) ho passato alcune giornate confuse, con la percezione di capirci poco o nulla. L\u2019idea che fosse possibile un qualche tipo di compromesso da chiamare pace, che prima mi pareva non impossibile, si \u00e8 ben presto eclissata. Sto dedicando perci\u00f2 il tempo di cui dispongo a leggere e ad ascoltare (non la tv, e molto poco i giornali italiani, sempre meno utili) per cercare di capire incontro a cosa stiamo andando. Provo adesso a scrivere quanto mi \u00e8 venuto da pensare, anche parlando con altri, sempre con l\u2019avvertenza che si tratta di riflessioni inesperte, personali e precarie, dettate dal bisogno cui non posso sottrarmi di farmi un\u2019idea. Come in occasione del 2 aprile corro il rischio di renderlo esplicito in questa forma narrativa e dimessa allo scopo di stimolare le vostre reazioni e continuare lo scambio che abbiamo iniziato.<\/p>\n<h3><strong>La dissociazione tra realismo politico e speranze di un mondo diverso<\/strong><\/h3>\n<p>Dico subito che la conclusione \u00e8 pi\u00f9 o meno questa. Temo &#8211; e penso lo temiate anche voi &#8211; che dato lo scenario attuale, se non ci saranno cio\u00e8 sovvertimenti ancora pi\u00f9 ampi (e rischiosi) del quadro globale, la guerra non durer\u00e0 poco come speravamo; che gli accordi, quando ci saranno e se ci saranno, lasceranno le parti coinvolte profondamente insoddisfatte; che probabilmente non si firmer\u00e0 la pace, ma un provvisorio armistizio destinato a non sedare il conflitto, in Ucraina e nei rapporti Est-Ovest. Aggiungo oggi (27 aprile), dopo aver terminato di scrivere questo testo, che nemmeno l\u2019allargamento del conflitto, pur apparendo a tutt\u2019oggi improbabile, non \u00e8 del tutto scongiurato.<\/p>\n<p>Purtroppo la prospettiva positivamente utopica alla Fulvio De Giorgi (cfr. il testo diffuso con la nostra Newsletter di aprile), che non chiude con ci\u00f2 che con altro linguaggio chiamiamo la visione del Regno, e quella che avanza oggi, del realismo e del risiko geopolitico, si stanno dissociando come mai in tempi recenti era avvenuto, nella realt\u00e0 ma <em>anche nella mia mente<\/em>.<\/p>\n<p>La decisione avventata e probabilmente autolesionista di Putin e i suoi ci ha messo di fronte una situazione estrema che, come gi\u00e0 si diceva, \u201csfida i principi\u201d. Ad essere onesti, comunque la si giri non si riesce a intravedere una via d\u2019uscita che sia accettabile per i soggetti coinvolti e sufficientemente equa da fondare una pace durevole. Essa perci\u00f2 lascia libere tutte le potenze del mondo di procedere, nella sfiducia e nell\u2019incertezza (strategica) reciproca, a sperimentare \u201cfin dove si pu\u00f2 arrivare\u201d con la guerra, come se non vi fosse altra via che quella determinata dai rapporti di forza \u201csul campo\u201d per far tacere un giorno i cannoni. E forse \u00e8 proprio cos\u00ec\u2026<\/p>\n<p>Temo che, ammesso pure che la situazione non precipiti, ricucire questa frattura sar\u00e0 compito di lungo periodo. E per noi si tratta di capire se esiste uno spazio ancora per porre in relazione il realismo di chi non teme di guardare in faccia le Erinni scatenate, sapendo che esse non ci concederanno di adagiarci in ruoli ingenui da anime semplici (come quando si diceva: \u201candr\u00e0 tutto bene\u201d) e la speranza che sia possibile un giorno immaginare un ordine mondiale pi\u00f9 orientato alla cooperazione e alla fraternit\u00e0 e, se non pacificato, capace almeno di ridurre le occasioni di destabilizzanti ricorsi alle armi.<\/p>\n<h3><strong>Dove vengono prese le decisioni che contano<\/strong><\/h3>\n<p>Nei tentativi di ricerca condotti in questi giorni ho cercato di dare il minimo spazio possibile alle discussioni \u201citaliane\u201d, francamente sempre meno interessanti e sempre pi\u00f9 polarizzate e salottiere, oltre che sostanzialmente irrilevanti. Mi sono affidato invece all\u2019idea, gi\u00e0 suggerita a Limena, che alla fine sar\u00e0 soprattutto a Washington (oltre che a Mosca e a Kiev, e per certi aspetti a Pechino) che si prenderanno le decisioni importanti, e che perci\u00f2 tutte le nostre discussioni tra \u201cpacifisti\u201d e \u201cguerrafondai\u201d siano del tutto marginali. Penso che sar\u00e0 Washington lo snodo decisivo per una ragione molto semplice, perch\u00e9 sono gli americani che hanno il principale rubinetto delle armi da fornire a Kiev. Se loro decidono di chiuderlo anche solo parzialmente all\u2019Ucraina non rester\u00e0 spazio per resistere.<\/p>\n<p>In ogni caso, continuo a pensare che il muro innalzato dalla decisione di Putin non preveda scorciatoie per venire aggirato e che perci\u00f2 tutte le invocate strategie \u201cpacifiche\u201d naufraghino purtroppo nei fatti quando si vedono costrette a dire come estrema ratio pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u201cBisogna esercitare tutta la pressione diplomatica possibile\u201d (cfr. tra i tanti Marco Revelli: \u201cL\u2019Europa dovrebbe mettere in campo la pi\u00f9 ampia piattaforma negoziale possibile e imporla ai contendenti\u201d). E immagino quanto Putin possa essere inquietato da questa \u201cpressione\u201d e da questa \u201cimposizione\u201d.<\/p>\n<p>Mi ha colpito un paio di sere fa il giovane (non siamo in Italia\u2026) rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Mariupol dire pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u201cIo sono un pacifista, ho fatto la mia tesi di laurea sull\u2019azione non violenta, ma quando ci si trova \u2013 come \u00e8 successo a me \u2013 a fuggire in mezzo ai cadaveri, dicendo ai miei due bambini di chiudere gli occhi, e a dover poi attraversare campi minati per portarli in salvo, non posso fare altro che dire: dateci i mezzi per proteggere i miei bambini\u201d. A rischio di semplificare, mi sembrano parole conclusive.<\/p>\n<p>Penso si possa essere aiutati moralmente in questo difficile frangente da quanto scrisse Bonhoeffer dal carcere di Tegel (me lo ha ricordato in questi giorni Maurizio Carbognin): \u201cPer chi \u00e8 responsabile, la domanda ultima non \u00e8: come me la cavo eroicamente in quest\u2019affare, ma: quale potr\u00e0 essere la vita della generazione che viene. Solo da questa domanda storicamente responsabile possono nascere soluzioni feconde (\u2026). In una parola: \u00e8 molto pi\u00f9 facile affrontare una questione mantenendosi sul piano dei principi che in atteggiamento di concreta responsabilit\u00e0. La generazione nuova posseder\u00e0 sempre l\u2019istinto sicuro per riconoscere se si agisce solo in base a un principio o in base ad una responsabilit\u00e0 vitale; perch\u00e9 in questo si gioca il suo stesso futuro\u201d.<\/p>\n<h3><strong>Sinistra americana e sinistra europea<\/strong><\/h3>\n<p>Se le decisioni che contano nel delineare la risposta all\u2019invasione dell\u2019Ucraina e al procedere della guerra si prendono a Washington allora bisogna farsi una idea di come ragionano gli americani \u2013 mi sono detto -, essendo abbastanza chiaro come, perora almeno, e prima di sviluppi futuri, si ragiona a Kiev.<\/p>\n<p>A questo riguardo confesso di essere rimasto abbastanza colpito da come quei liberal e intellettuali di sinistra americani che di solito seguo siano molto decisi nel sostenere la necessit\u00e0 di una reazione determinata (sanzioni pi\u00f9 armi) contro l\u2019invasione dell\u2019Ucraina, fino a spingersi a ottenere una \u201cvittoria\u201d. Come se in America ci si ricordasse pi\u00f9 chiaramente della lezione degli accordi di Monaco del 1938, che non impedirono lo scoppio della seconda guerra mondiale. Alcuni esempi.<\/p>\n<p>Un liberal come Paul Krugman (economista e premio Nobel) sul New York Times del 7 aprile dice: \u201cPutin non sar\u00e0 fermato fino a quando l\u2019Europa non porr\u00e0 fine alla sua dipendenza energetica\u201d. Se la prende perci\u00f2 frontalmente con la Germania che, oltre che aver mandato &#8211; fino ad allora &#8211; solamente \u201c5.000 elmetti\u201d (dal successivo articolo dell\u201911 aprile), si rifiuta di prendere in considerazione l\u2019ipotesi di chiudere i rubinetti del gas russo. Secondo stime che egli cita ci\u00f2 comporterebbe una flessione limitata del PIL tedesco, pari a meno 2,1%. Krugman critica perci\u00f2 il contrasto tra la riluttanza tedesca ad accettare restrizioni moderate e \u201cgli immensi sacrifici che la Germania ha chiesto &#8211; con molto moralismo &#8211; ad altri paesi durante la crisi del debito europeo di dieci anni fa\u201d. Per fare un esempio, in conseguenza di quelle politiche tra il 2009 e il 2013 il PIL Greco si ridusse di ben il 21%. Egli dice di sperare che i tedeschi diventino consapevoli del fatto che \u201cil rifiuto di chiudere il flusso di gas russo rende la Germania de facto complice di omicidi di massa\u201d. Si tratta dunque di fare quanto necessario (sanzioni pi\u00f9 armi), non solo per tenere Putin alla larga da quel Paese, <em>\u201cma per ottenere una vittoria lampante\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Un intellettuale di sinistra come Michael Walzer in una intervista del 15 aprile sottolinea la \u201cdifferenza lampante\u201d tra la durezza con cui i liberal americani condannano i crimini di Putin e \u201cla prudenza dei liberal europei\u201d. \u201cVoi sperate ancora di negoziare con Putin (\u2026). Noi riteniamo [invece] che il suo rifiuto di trattare in buona fede precluda la soluzione diplomatica, perci\u00f2 <em>siamo rassegnati al fatto che ogni via d\u2019uscita passi ormai dalla vittoria militare<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Lo stesso Noam Chomsky, sempre ipercritico nei confronti degli USA, non ha difficolt\u00e0 ad affermare che: \u201cL\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina \u00e8 un esempio da manuale di ci\u00f2 che il tribunale di Norimberga definisce il crimine internazionale supremo\u201d; riconosce che \u201cZelensky ha mostrato grande coraggio e integrit\u00e0 nel guidare l\u2019Ucraina in difesa dell\u2019aggressione omicida\u201d, non \u00e8 contrario all\u2019invio di armi, anche se ritiene che dovrebbe \u201cessere deciso in base al fatto che possa aiutare o danneggiare le vittime ucraine\u201d.<\/p>\n<p>Nel frattempo in Italia un sito della sinistra radicale pensante, \u201cSinistra in rete\u201d, titola la sua homepage come segue: \u201cNotizie sull&#8217;operazione speciale condotta dall&#8217;esercito russo in Ucraina\u2026\u201d E su \u201cIl Riformista\u201d una filosofa televisiva di sinistra, che non voglio citare, se la prende con il Pd di Letta per aver sostenuto una politica militarista; cosa che le consente di dichiarare con senso liberatorio: \u201cil Pd non \u00e8 un partito di sinistra\u201d, ma \u201cun tappo mistificatorio che impedisce alla sinistra di coordinarsi, di avere voce, di incidere nella vita politica\u201d. E naturalmente conclude gioiosamente dicendo che \u201cil popolo della sinistra dovr\u00e0 farsene carico\u201d.<\/p>\n<p>Lasciatemi fare un inciso che sar\u00e0 opportuno riprendere altrove. Se di fronte a due eventi globali come la pandemia e la guerra in Europa le componenti intellettuali della sinistra si spaccano cos\u00ec platealmente, dando letture agli antipodi del quadro storico, allora vuol dire che siamo definitivamente usciti dal \u2018900 e che quei quadri interpretativi con cui da sinistra si \u00e8 guardato al mondo sono irrimediabilmente deteriorati. Ci\u00f2 non significa che tutte le categorie elaborate da quel pensiero siano da buttare; semplicemente non dovrebbero ricevere alcuna preferenza preliminare, rispetto ad altre connotate diversamente.<\/p>\n<h3><strong>Un esercizio di realismo politico<\/strong><\/h3>\n<p><em>\u201cI forti fanno ci\u00f2 che vogliono, mentre i deboli soffrono come possono\u201d <\/em><em>(Tucidide)<\/em><\/p>\n<p>Torniamo perci\u00f2 a quello che possiamo cercare di immaginare si stia pensando a Washington. A suo tempo (vedi l\u2019introduzione ai lavori del 2 aprile) avevo criticato, come molti qui da noi, le affermazioni di Biden su Putin, perch\u00e9 mi sembravano contrastare con la possibilit\u00e0 di arrivare a un accordo e sostanzialmente motivate da ragioni interne (le elezioni di Midterm). Ma se anche pensatori quali Krugman e Walzer, come abbiamo appena visto, dicono che l\u2019obiettivo \u00e8 \u201cla vittoria\u201d forse Biden non fa solo propaganda, forse negli Usa sta maturando effettivamente l\u2019idea che si tratti di regolare una volta per tutte i rapporti con la Russia di Putin. Provo perci\u00f2 a capire mettendomi nei panni dello zio Sam, adottando quindi di necessit\u00e0 la logica di quel \u201crealismo politico\u201d che mi sembra caratterizzare in modo specifico una grande potenza. Questo \u00e8 il motivo della citazione introduttiva di Tucidide, considerato il capostipite del realismo politico.<\/p>\n<p>Riassumo lo schema di pensiero che emerge da questa (incerta) operazione come di seguito (le parti in corsivo esprimono quello che potrebbe essere a mio avviso il punto di vista americano):<\/p>\n<p>1) <em>Non sappiamo esattamente cosa abbiano in mente Putin e i suoi, fin dove vogliono arrivare, ma potrebbero anche non fermarsi, prima o dopo (vedi la Crimea, il Caucaso, ecc.), proprio come pensano in molti dalle parti dell\u2019Europa dell\u2019Est e del Baltico. In ogni caso si tratterebbe anche in futuro di un fattore di instabilit\u00e0 al confine dell\u2019Alleanza atlantica.<\/em><\/p>\n<p>Qui naturalmente esco dal presupposto, in cui non credo ma da molti ritenuto plausibile, che quanto avvenuto sia il prodotto di una deliberata provocazione premeditata da tempo dagli americani, in cui Putin \u00e8 stupidamente caduto. Al contrario assumo l\u2019incertezza strategica come un fattore fondamentale nelle relazioni internazionali.<\/p>\n<p>Vista da Mosca la faccenda non \u00e8 molto diversa: Non sappiamo esattamente cosa faranno gli americani (e gli europei) per resistere alle nostre strategie espansive finalizzate alla ricostruzione del \u201cmondo russo\u201d; l\u2019unico modo per capirlo \u00e8 provare a \u201cvedere tutti insieme l\u2019effetto che fa\u201d, come direbbe Jannacci.<\/p>\n<p>Insomma le grandi potenze hanno diverse alternative davanti, immaginano scenari e strategie differenti, li proiettano sul futuro e poi ci provano. Loro possono permetterselo, mentre \u201ci deboli soffrono come possono\u201d. Ancora oggi, come ha raccontato Dmitrij Suslov (considerato uno dei pensatori del Cremlino) in una intervista pubblicata il 24 aprile, a Mosca ci sono idee diverse su come concludere la faccenda Ucraina e su cosa \u00e8 accettabile per Mosca.<\/p>\n<p>2) <em>Data questa incertezza di fondo fare accordi con Putin, consigliando agli ucraini di dargli almeno in parte quello che chiede per evitare costi maggiori, non garantisce la pace, anzi prepara conflitti futuri.<\/em> <em>Perch\u00e9 verr\u00e0 dimostrato che l\u2019espansionismo militare paga (il Donbass come i Sudeti).<\/em><\/p>\n<p>Noi tendiamo a pensare che essere arrendevoli favorisca la pace, e che esserlo abbia un senso perch\u00e9 risparmia guai maggiori, ma purtroppo non \u00e8 detto che sia cos\u00ec.<\/p>\n<p>Lo storico della Russia e dell\u2019Unione Sovietica Andrea Graziosi ritiene che a incentivare la decisione di invadere non sia stata la paura della Nato (questa \u00e8 la scusa agitata da Putin, essendo il vittimismo tradizione antica in Russia), ma semmai i segnali di debolezza che gli occidentali \u201ccorrotti e degenerati\u201d, come direbbe Kirill, hanno dato negli ultimi anni. A suo avviso ha pesato in particolare la mancanza di risolutezza dimostrata dal presidente Obama in Siria. Come ricorderete Obama aveva parlato con toni ultimativi rivolti a Bashar al-Assad di una \u201clinea rossa\u201d &#8211; l\u2019impiego di armi chimiche &#8211; oltrepassata la quale gli americani sarebbero intervenuti, ma poi non lo fece, anche se quella linea venne superata, finendo per lasciare i russi \u201ca far pratica\u201d. In tempi pi\u00f9 recenti c\u2019\u00e8 stata poi la sgangherata ritirata dall\u2019Afghanistan\u2026 Si tratt\u00f2 di segnali che Putin potrebbe aver colto come indicatori di debolezza.<\/p>\n<p>Mi ha colpito in questo senso un dibattito ascoltato da Youtube, nel quale a Vittorio Emanuele Parsi, docente di relazioni internazionali e in passato editorialista dell\u2019Avvenire, \u00e8 stata posta la domanda: \u201cera evitabile il conflitto in Ucraina?\u201d. Mi aspettavo una risposta che spaziasse dalla caduta del muro di Berlino alle strategie americane nei confronti della federazione Russa, che criticasse la mancanza di una idea su un ordine mondiale ragionevole e pi\u00f9 equilibrato, ma molto probabilmente Parsi avrebbe considerato questo piano di discorso piuttosto ingenuo; forse perch\u00e9 le nazioni raramente manifestano la lungimiranza che sarebbe richiesta e finiscono per agire in modo \u201cpi\u00f9 affrettato\u201d. Egli si \u00e8 concentrato invece su tempi pi\u00f9 recenti, quelli successivi all\u2019invasione della Crimea. Come gi\u00e0 aveva sostenuto a suo tempo (nel 2014), dimostrando una certa capacit\u00e0 di previsione, Parsi sostiene che quell\u2019azione non avrebbe dovuto essere lasciata senza risposta. L\u2019Occidente avrebbe dovuto inviare un messaggio chiaro, in due modi: rafforzando la presenza di truppe al confine Est della Nato e iniziando a ridurre la dipendenza dagli idrocarburi russi. A suo avviso infatti quando Putin prese il potere (1999) la frittata era gi\u00e0 fatta. Nei venti anni successivi Putin port\u00f2 avanti una politica da un lato di annientamento delle opposizioni interne, dall\u2019altro di costruzione di una idea della Russia a cui indirizzare la cultura popolare e costruire il consenso, il cd. Russkiy Mir. Insomma, sembra dire Parsi, molte volte ci si trova a dover decidere quando \u00e8 troppo tardi per invertire i processi di fondo e non rimane molto altro che far intendere all\u2019avversario i costi di azioni poco avvedute. \u201cDel senno di poi\u2026\u201d<\/p>\n<p>3) <em>L\u2019Ucraina, il cui esercito siamo stati previdenti ad addestrare (complimenti a noi e agli inglesi), dimostra di avere una capacit\u00e0 di resistenza assai maggiore di quella che tutti prevedevano e d\u00e0 segnali di essere disposta al sacrificio. Lo fa perch\u00e9 non ha alternative: quello che si \u00e8 capito degli intendimenti di Putin e i suoi infatti \u00e8 che il loro obiettivo non consiste semplicemente nell\u2019accaparramento di alcuni territori, ma nell\u2019annullare l\u2019identit\u00e0 ucraina (\u201cdenazificare\u201d in realt\u00e0 vuol dire de-ucrainizzare, \u201cridurre a materiale etnico\u201d dice Graziosi). Visto che Putin ha commesso il gesto avventato di ordinare l\u2019invasione, sperando in reazioni deboli, si apre allora per noi la possibilit\u00e0 di provare a vedere fin dove si pu\u00f2 arrivare. Se approntiamo sanzioni economiche adeguate e inondiamo l\u2019Ucraina di armi \u2013 e non solo di elmetti\u2026 \u2013 forse l\u2019Ucraina pu\u00f2 vincere e noi con essa. Abbiamo cio\u00e8 un\u2019occasione storica per provare a ridimensionare l\u2019oligarchia che comanda nella Federazione Russa e per spiegare ai russi, ma non solo a loro, che certe cose non si fanno.<\/em><\/p>\n<p>4) <em>A questo fine \u00e8 essenziale l\u2019unit\u00e0 di europei e americani sulle sanzioni economiche alla Russia e si tratta di far capire ai nostri alleati che sar\u00e0 necessario, se occorre, ridurre drasticamente l\u2019importazione di petrolio e di gas russi<\/em> (cfr. le critiche ai tedeschi non abbastanza disponibili in questo senso). <em>Noi americani in fondo ci rimettiamo poco e, rifornendo gli europei del gas che gli viene a mancare, ci ripaghiamo in parte delle spese in eccesso.<\/em><\/p>\n<p><em>5) Dato che nemmeno l\u2019atteggiamento della Cina \u00e8 chiaro e noi non capiamo bene dove quel Paese intende andare, se le cose vanno come speriamo diamo un messaggio buono per il futuro anche ad essa (Taiwan), facendole vedere quale potrebbe essere la reazione Occidentale e quanto \u00e8 costoso invadere un Paese il cui popolo intende resistere e pu\u00f2 contare su appoggi esterni (Afghanistan docet\u2026). <\/em><\/p>\n<p>Si tratta di una incertezza vera, anche in questo caso. Michael Walzer a questo proposito dice in una intervista del 23 febbraio, giorno precedente all\u2019invasione: \u201cLa repressione dei mussulmani e quanto accaduto a Hong Kong sembrano indicare che la Cina potrebbe attraversare una fase analoga a quella attuale di Putin e della Russia in cui si sentir\u00e0 abbastanza forte da diventare pi\u00f9 aggressiva di quanto non sia stata finora. Non saprei. Certo presteranno molta attenzione a quanto accadr\u00e0 in Ucraina\u201d.<\/p>\n<p>Paul Krugman sul New York Times dell\u201911 aprile dice dal canto suo: \u201cE poi c\u2019\u00e8 la questione realmente grande: la Cina. Xi Jinping considera la stretta integrazione dell\u2019economia mondiale come una ragione per evitare politiche avventurose \u2013 come una invasione di Taiwan \u2013 oppure per aspettarsi una debole risposta occidentale? <em>Nessuno lo sa<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>Questa imprevedibilit\u00e0 della Cina ripropone anche nei suoi confronti quella dimensione di incertezza nelle relazioni internazionali cui ho gi\u00e0 fatto cenno. Un paese irrilevante come il nostro pu\u00f2 semplicemente prenderne atto, mentre una potenza come quella americana pu\u00f2 provare a saggiarne le reazioni, se non altro per ridurre l\u2019incertezza strategica in cui operare.<\/p>\n<p>6) E perci\u00f2: <em>non ci interessa discutere con la Cina del conflitto europeo, facendo leva sul suo interesse alla stabilit\u00e0 economica globale, per arrivare magari a una mediazione USA \u2013 Cina, mettendoci d\u2019accordo un po\u2019 alle spalle di Putin. Ora come ora, non siamo interessati ad assegnarle questo ruolo, che richiederebbe contropartite su altri piani. Vista l\u2019occasione offertaci da Putin quello che ci interessa \u00e8 chiarire prima chi comanda e quali reazioni ci sarebbero a un comportamento cinese aggressivo.<\/em><\/p>\n<p>Per quello che ne capisco cio\u00e8 l\u2019atteggiamento americano nei confronti della Cina \u00e8 stato finora teso a non darle troppo spazio diplomatico. Essa viene considerata pi\u00f9 un antagonista che un partner strategico. La speranza pi\u00f9 volte indicata da Prodi che americani e cinesi si parlino, che gli uni parlino con Zelenski e gli altri con Putin, mi pare piuttosto fragile e resa ancor pi\u00f9 fragile dall\u2019occasione che Putin ha offerto agli americani, di \u201cvedere l\u2019effetto che fa\u201d.<\/p>\n<p>7) <em>In questa prospettiva gli alti costi umani in Ucraina e i rischi di escalation sono certo da tenere in considerazione, ma ci interessano fino a un certo punto, perch\u00e9 una eventuale vittoria, o anche una semplice non sconfitta di Putin destabilizzerebbe gli attuali rapporti di forza mondiali (ringalluzzendo la Cina, ecc.) e ci\u00f2 aprirebbe la strada a conflitti ancora pi\u00f9 ampi e rischiosi in futuro.<\/em><\/p>\n<p>8) <em>Inoltre, aiutando gli ucraini in modo pi\u00f9 deciso di quanto non facciano gli europei, avremo poi nella UE di domani un altro Paese fortemente nazionalista, pi\u00f9 legato agli interessi americani che a quelli europei. Affiancato dai paesi dell\u2019ex-Visegrad ci\u00f2 renderebbe l\u2019Europa assai poco unita. Probabilmente tutta l\u2019area di confine che va dal Baltico al mar Nero guarderebbe pi\u00f9 a Washington che a Bruxelles, mentre le spinte nazionalistiche interne alla UE renderebbero pi\u00f9 difficile progredire seriamente nel processo di integrazione.<\/em><\/p>\n<p>9) Per concludere: <em>non si tratta di cercare compromessi e di derubricare il conflitto in Ucraina a un conflitto locale, risolvibile con soluzioni ad hoc, discutendo di linee di confine, ecc. ma enfatizzare la posta in gioco, trasformare il conflitto in una sorta di scontro di civilt\u00e0 quanto basta per costruire il consenso interno ai paesi occidentali: democrazie sane e forti, contro oligarchie corrotte e tigri di carta. Che siano tigri di carta \u00e8 appunto ci\u00f2 che si deve dimostrare vincendo in Ucraina.<\/em> Non si potrebbe dirlo meglio che con le parole di Lloyd Austin, Segretario alla difesa USA, il 25 aprile, proprio mentre stavo scrivendo queste note:<em> \u201cVogliamo vedere una Russia indebolita al punto che non potr\u00e0 pi\u00f9 fare il genere di cose che ha fatto invadendo l\u2019Ucraina. Pensiamo che l\u2019Ucraina possa vincere, se avr\u00e0 l\u2019armamento giusto\u201d. <\/em>Poi naturalmente, come con Biden, ci sono le smentite, ma anche queste fanno parte del \u201cgioco\u201d.<\/p>\n<h3><strong>E se avessero ragione?<\/strong><\/h3>\n<p>\u00c8 implicita nella ricostruzione appena fatta l\u2019idea che questa possa essere solo una delle opzioni strategiche e che ve ne siano anche altre, pi\u00f9 \u201cdelimitate\u201d, da riprendere qualora si valutasse troppo costosa questa via, almeno perora praticabile.<\/p>\n<p>Si deve riconoscere che un incentivo ad orientarsi nella direzione delineata proviene dalla Russia stessa, non solo per l\u2019ovvia ragione che \u00e8 stata essa a iniziare lo scontro, innescando una reazione occidentale unitaria e aprendo, contro le sue aspettative, la possibilit\u00e0 di una resa dei conti, ma anche perch\u00e9 finora non sembra interessata a proporre soluzioni per gli Ucraini (e gli americani, per gli stessi europei) accettabili. Non solo essi dovrebbero rinunciare alla Crimea e al Donbass, ma si richiederebbe loro un indebolimento cos\u00ec radicale in termini di autonomia politica e di forza militare da metterli alla merc\u00e9 delle future mire espansionistiche di Putin. Si noti quella \u201cdemilitarizzazione, inclusi limiti alla cooperazione strategica con l\u2019Occidente e al tipo e quantit\u00e0 degli armamenti in possesso dell\u2019esercito ucraino\u201d, di cui parla Suslov nell\u2019intervista del 23 aprile (e costui si ritiene un moderato\u2026). E in pi\u00f9 si tratterebbe di una chiara vittoria riconosciuta al protagonista di un\u2019azione ingiustificabile dal punto di vista del diritto internazionale, che si sta macchiando di crimini di guerra inaccettabili, sempre pi\u00f9 difficili da dimenticare.<\/p>\n<p>Devo confessare a questo punto che, anche se lo schema delineato mi fa una qualche ripugnanza per tante ragioni, la prima delle quali &#8211; lo ammetto &#8211; \u00e8 la distanza dalla mia formazione culturale, proprio gli elementi di incertezza su cui ho insistito pi\u00f9 volte fanno ritenere che gli americani potrebbero anche non avere tutti i torti a ragionare in quel modo. La domanda chiave rimane: siamo sicuri che essere arrendevoli non favorisca nuove aggressioni? Per ritornare a Bonhoeffer, non sar\u00e0 anche dall\u2019esito derivante dalle risposte offerte a questa domanda che le future generazioni giudicheranno le nostre scelte?<\/p>\n<p>Osservo che questo purtroppo \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile saperlo ex ante; lo si sapr\u00e0 solamente ex post, al termine del conflitto, non subito tra l\u2019altro, e con ci\u00f2 vorrei sottolineare nuovamente quell\u2019aspetto di radicale indeterminatezza che situazioni di questo genere prevedono, ma che di solito viene sottovalutato dal dibattito corrente, vittima dell\u2019idea che vi sia sempre da qualche parte un potere onniveggente che pensa come gabbare il mondo riuscendoci.<\/p>\n<h3><strong>Una spirale inquietante<\/strong><\/h3>\n<p>Gli americani naturalmente faranno quello che vogliono e decideranno gli adattamenti strategici che preferiscono. Nei limiti in cui procederanno lungo la strada delineata la guerra in Ucraina andr\u00e0 assumendo sempre pi\u00f9 chiaramente i termini di uno scontro che non riguarda solo l\u2019Ucraina e chi comanda a Mosca, ma la Nato (l\u2019Occidente) e la Russia. Gi\u00e0 oggi Suslov pu\u00f2 dire: \u201cL\u2019esercito russo non sta combattendo contro l\u2019Ucraina, ma contro la Nato, che non solo consegna armi e munizioni, ma fornisce informazioni preziose di intelligence. (\u2026) Oggi sappiamo che gran parte del fuoco ucraino viene organizzato e puntato dagli occidentali. Detto altrimenti, \u00e8 la Nato che spara sulle truppe russe, attraverso le sue armi usate dagli ucraini\u201d.<\/p>\n<p>I rischi derivanti dalla strategia delineata e da una situazione che in qualche modo la rende razionale sono evidenti. Oggi, in mancanza di una qualsiasi leadership mondiale in grado di sollecitare i protagonisti alla ragionevolezza e alla consapevolezza delle conseguenze di lungo periodo, ci ritroviamo nelle mani di strateghi che procedono \u201cper prove ed errori\u201d. Putin ne ha fatto uno capitale, \u201cdi apertura dei giochi\u201d, per dir cos\u00ec. In questo modo si \u00e8 cacciato su di una strada forse senza vie d\u2019uscita, che non siano la vittoria o la sconfitta. Coloro che dicono \u201cbisogna lasciare a Putin una via di uscita\u201d hanno del buon senso, ma non \u00e8 facile capire quale possa essere. Questo \u00e8 uno dei problemi. Non sappiamo peraltro ancora quali saranno gli errori dei \u201cnostri\u201d. Lo sapremo solo \u201cdopo\u201d. Esattamente come nel caso delle politiche anti-Covid.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che quanto pi\u00f9 i russi si irrigidiranno nel proporre condizioni di accordo che coincidono con una loro \u201cvittoria\u201d e quanto pi\u00f9 gli occidentali riterranno necessario rispondere con un maggiore impegno militare, con sanzioni pi\u00f9 forti e facendo capire che quello cui si mira \u00e8 un secco ridimensionamento strategico della Russia, tanto pi\u00f9 i russi riterranno che ad essere messa in questione sia la sopravvivenza stessa della Russia \u201ccome grande potenza e il suo status negli affari internazionali\u201d. \u201cMa [gi\u00e0] ora \u00e8 una guerra per la Russia\u201d ed \u00e8 per questo che \u201cnon possiamo perdere\u201d. \u00c8 ancora Suslov che parla.<\/p>\n<p>Se in sostanza non si riesce, n\u00e9 da una parte n\u00e9 dall\u2019altra, a pensare in termini di una <em>delimitazione del conflitto<\/em>, derubricandolo per esempio a una questione di confini, eventualmente lasciando che siano le popolazioni residenti a decidere del loro futuro (come ha proposto lo storico Guido Formigoni, non so con quanta praticabilit\u00e0 dopo quello che \u00e8 successo nel Donbass, le deportazioni, la pulizia etnica, ecc.) il rischio di un allargamento del conflitto cresce.<\/p>\n<p>Oggi come oggi non mi \u00e8 per nulla chiaro chi e come potrebbe interrompere questa spirale \u201cinfernale\u201d. Potrebbe succedere che gli scontri \u201csul terreno\u201d conducano a una fase di stallo in cui non \u00e8 possibile individuare chiaramente vincitori e vinti, qualcosa in sostanza che per gli ucraini equivarrebbe a una mezza vittoria, mentre per Putin corrisponderebbe a una mezza sconfitta. Un punto di arrivo di questo tipo, oltre che prolungare la guerra nel tempo, coinciderebbe molto probabilmente con una pace fittizia.<\/p>\n<p>L\u2019altra prospettiva, quella di una \u201cvittoria\u201d secca dell\u2019Ucraina-Occidente, pu\u00f2 sembrare desiderabile, ma non \u00e8 detto che non provochi imprevedibili e rischiosi effetti di disfacimento della Federazione Russa da cui potrebbero derivare altri conflitti territoriali e\/o l\u2019irrobustirsi della collaborazione Russia-Cina, con la prima in condizione di ancora pi\u00f9 netta subordinazione di quanto gi\u00e0 non sia.<\/p>\n<h3><strong>Verso un mondo pericoloso?<\/strong><\/h3>\n<p>Per quello che pu\u00f2 valere la mia opinione, quello che meno mi convince della logica che sembra informare gli orientamenti degli Stati Uniti \u00e8 l\u2019atteggiamento nei confronti della Cina.<\/p>\n<p>Qualche settimana fa Prodi diceva in Tv che, mentre a i tempi della guerra fredda tra Est e Ovest c\u2019erano sempre contatti dietro le quinte, oggi \u201cnon ci si parla\u201d. Anche per questo, mi viene da pensare, la conoscenza reciproca tra le potenze, nella delegittimazione delle assemblee cooperative (ONU, ecc.), viene lasciata rischiosamente alle azioni e reazioni reciproche &#8211; come ho cercato di descrivere &#8211; senza che sia possibile pensare a \u201cdove va il mondo\u201d.<\/p>\n<p>Prodi \u00e8 convinto invece che un accordo sull\u2019Ucraina potrebbe scaturire dalla relazione tra USA e Cina. Quest\u2019ultima, al di l\u00e0 della proclamata collaborazione con la Russia di Putin, il quale peraltro non si \u00e8 nemmeno degnato di informare i dirigenti cinesi della sua decisione, non pu\u00f2 non essere preoccupata della crescente instabilit\u00e0 generata dal conflitto in corso, se non altro per gli effetti che avr\u00e0 sul (suo) commercio internazionale. In questo momento l\u2019atteggiamento cinese \u00e8 quello di chi sta a vedere, ma potrebbe anche cambiare.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che gli americani &#8211; per quanto ne capisco &#8211; non sembrano intenzionati a prendere atto che il loro peso non \u00e8 pi\u00f9 quello di un tempo e paiono ancora convinti di poter governare il mondo senza coinvolgere la Cina. Essi, oggi come oggi, la considerano una minaccia e non un partner strategico. Ricercare una partnership cooperativa con la Cina sul conflitto in Ucraina comporterebbe un cambiamento di fondo nell\u2019atteggiamento americano verso di essa e probabilmente comporterebbe discutere di questioni su cui gli americani attualmente sono poco disponibili (da Taiwan alla gestione del commercio mondiale).<\/p>\n<p>Naturalmente non sono in grado di escludere che proprio l\u2019aggravarsi e l\u2019estendersi del conflitto in Ucraina possa condurre a riconsiderare l\u2019orientamento americano verso la Cina. Come non sono in grado di capire se l\u2019opzione che intende indurre un ridimensionamento della Russia non possa alla lunga produrre un pi\u00f9 esplicito sostegno della Cina a quest\u2019ultima. In ogni caso credo che abbia ragione uno storico esperto di guerra fredda come Federico Romero, quando dice che la scelta per il mondo atlantico \u00e8 se \u201cspingere la Cina verso un abbraccio con Mosca o agire per separarle\u201d.<\/p>\n<p>Molti danno per scontato che quello verso cui si sta andando sia un mondo bipolare \u2013 democrazie da una parte oligarchie dall\u2019altra \u2013 con il prevalere delle relazioni interne ai due sistemi rispetto a quelle <em>tra<\/em> sistemi e dicono che si tratta gi\u00e0 di pensare a come tenere sotto controllo questa polarizzazione per impedire che trascenda. Ma non sar\u00e0 molto facile perch\u00e9 quello cui si pensa \u00e8 un ordine fondato sul protagonismo delle grandi potenze, in un certo senso come lo \u00e8 stato nel periodo della guerra fredda, ma con confini meno chiari e con vari problemi da chiarire (controllo delle materie prime, ecc.), e nell\u2019assenza di luoghi di confronto cooperativo (relativamente) legittimati come l\u2019ONU.<\/p>\n<p>In ogni caso il non ignobile sogno liberale (e Europeo) che lo sviluppo dei traffici e dei mercati portasse di per s\u00e9 a un mondo pi\u00f9 pacifico, perch\u00e9 pi\u00f9 interconnesso, segna una netta battuta d\u2019arresto. Stiamo gi\u00e0 assistendo al ritorno della grande (e pericolosa) politica<\/p>\n<h3><strong>Un cenno alla debolezza Europea<\/strong><\/h3>\n<p>Alcuni in Europa mi sembrano pi\u00f9 consapevoli dei rischi impliciti in questa situazione. Il neoeletto (per fortuna) presidente dei francesi, Emmanuel Macron, \u00e8 stato chiaro con la sua recente intervista del 22 aprile, nel tentativo di esprimere una logica non schiacciata su quella americana. \u201cDobbiamo fare di tutto per fermare la guerra. (\u2026) Ecco perch\u00e9 (\u2026) dobbiamo continuare a parlare ai nostri partner, nel Golfo, in India, in Cina, <em>per evitare una disgregazione del mondo<\/em>. Una frattura tale che, di fronte alla Russia, esisterebbe un solo campo, formato dagli Stati Uniti e dall\u2019Europa, mentre altri potrebbero sfilarsi. La responsabilit\u00e0 dell\u2019Europa \u2013 e a questo riguardo i nostri paesi, la Francia, l\u2019Italia, la Germania, hanno un ruolo di potenze mediatrici \u2013 \u00e8 di continuare a parlare agli altri per evitare una frattura del mondo. Perch\u00e9 porterebbe a un\u2019Europa vassalla, e alla rottura completa della nostra Europa, alla fine. (\u2026) Dovremo continuare a parlare a Putin. (\u2026) Se per stanchezza scegliamo di non parlargli, allora lasciamo la responsabilit\u00e0 di parlare con Wladimir Putin al presidente turco, al primo ministro indiano, al presidente cinese e decidiamo che siano i non europei a costruire la pace in Europa, il giorno dopo (\u2026) Resto convinto che storicamente questo \u00e8 il nostro ruolo\u201d. Discorso in cui appaiono chiaramente: la preoccupazione per un ruolo europeo subalterno, per le divisioni esistenti tra paesi confinanti con la Russia e i rimanenti, per il disordine globale che potrebbe scaturire dal procedere non controllato del conflitto.<\/p>\n<p>Purtroppo l\u2019Europa arriva a questo snodo della storia troppo debole, troppo dipendente sia in termini energetici che strategici, troppo divisa sul suo futuro e, in un certo senso, messa con le spalle al muro dall\u2019aggressivit\u00e0 di Putin e da ci\u00f2 costretta a riscoprire la sua anima atlantica. S\u00ec, certo, l\u2019Europa nelle crisi procede, \u00e8 successo ancora, ma i nodi da risolvere sono davvero tanti e molti hanno radici storiche profonde.<\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 andata avanti in questi anni in base a processi che hanno dato il primato alla regolazione intergovernativa rispetto alla creazione di un potere terzo, di una vera e propria sovranit\u00e0 europea cio\u00e8. Lo stesso Macron, da un lato parla di sovranit\u00e0 europea, ma dall\u2019altro la pensa in termini intergovernativi (a trazione francese) e i risultati del voto in Francia probabilmente lo indurranno ancor pi\u00f9 a procedere nel tentativo di un europeismo di questo genere. Gli stati dell\u2019Est europeo sono entrati in questo processo a caccia di risorse per rafforzare le loro identit\u00e0 nazionali-statuali, non certo per vedersele ridimensionate dal progredire dell\u2019integrazione. Tutto ci\u00f2 ha fatto s\u00ec che gli stati nazionali, lungi dal venire ridimensionati nel loro ruolo, ne sono piuttosto usciti rafforzati (cosa che i vari regionalismi presenti in Europa non hanno ancora capito\u2026 preferendo continuare a perdere tempo in chiacchiere).<\/p>\n<p>Anche l\u2019idea di costruire una forza militare europea integrata, oggi data spesso per scontata, \u00e8 meno facile di quanto si pensi, perch\u00e9 implica una discussione sulla sovranit\u00e0 sulle armi (comprese le atomiche francesi), la quale coinvolge tra l\u2019altro direttamente nazioni come la Francia e la Germania che si sono fatte guerra per secoli. Nel dubbio, perora ognuno pensa di aumentare le proprie spese belliche in modo indipendente e sovrano, per l\u2019appunto, \u201ccos\u00ec diamo da lavorare alle nostre industrie\u2026\u201d In sostanza la questione su come si costruisce una sovranit\u00e0 europea componendo stati sovrani (come avrebbe detto James Madison, quarto presidente degli USA all\u2019inizio dell\u2019800) rimane ancora da risolvere. E perci\u00f2 staremo a vedere.<\/p>\n<h3><strong>La divaricazione tra bene ideale e bene possibile<\/strong><\/h3>\n<p>Quello che mi colpisce nelle idee descritte su come affrontare la crisi attuale, un po\u2019 ingenuamente forse perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che vanno le cose nelle relazioni internazionali, \u00e8 la scarsa considerazione per le conseguenze di lungo periodo di uno scontro condotto senza esclusione di colpi, con l\u2019obiettivo <em>giusto<\/em> di consentire all\u2019Ucraina di continuare a esistere, ma anche con la voglia di ridefinire decisamente i rapporti di forza globali, \u201cgi\u00e0 che ci siamo&#8230;\u201d<\/p>\n<p>Da quelle pi\u00f9 delimitate, che vanno dalla stazione spaziale orbitante finora gestita congiuntamente, all\u2019arresto delle collaborazioni in campo scientifico e culturale (qui la stupidit\u00e0 sta raggiungendo il massimo), al probabile blocco del tentativo di accordo sul nucleare iraniano che si immaginava potesse prevedere Russia e Stati Uniti come garanti, alla paralisi &#8211; del resto gi\u00e0 patente &#8211; nel funzionamento dell\u2019organismo che dovrebbe governare gli scambi commerciali (il WTO), ecc.<\/p>\n<p>A quelle pi\u00f9 ampie. Le vittime della guerra e le distruzioni in Ucraina prima di tutto. La crisi della politica ambientale, l\u2019aumento della povert\u00e0 e della mancanza di cibo derivanti da una guerra condotta nei granai del mondo (\u201cchi non semina\u2026\u201d), dall\u2019inflazione e dalla riduzione dei tassi di crescita, che rischiano di destabilizzare certi stati del Sud (anche Mediterraneo), aspetti su cui si \u00e8 recentemente soffermato Prodi (il 10 e il 17 aprile).<\/p>\n<p>La rincorsa agli armamenti tradizionali, che oggi sembrano essere ridiventati importanti perch\u00e9 il paradossale ombrello della deterrenza nucleare consente alle potenze pi\u00f9 spregiudicate di ricorrere allo schema della guerra novecentesca, facendola ridiventare risolutiva. \u201cLa nuclearizzazione pone dei limiti e per\u00f2 rende anche possibile un\u2019aggressione\u201d ha detto Walzer nei giorni scorsi. Tutto ci\u00f2 avviene non senza riservarsi la possibilit\u00e0 di minacciare il ricorso al nucleare \u201ctattico\u201d, quando non l\u2019Armageddon finale (ipotesi agitata forse pi\u00f9 che altro come spauracchio).<\/p>\n<p>Ma anche la spinta di tutte le potenze di media grandezza a dotarsi del nucleare: \u201cQuesta guerra \u00e8 la tomba della non proliferazione nucleare\u201d ha detto, con qualche ragione, lo storico Graziosi.<\/p>\n<p>E, per finire, le grandi questioni che minacciano il futuro dell\u2019umanit\u00e0, che ho gi\u00e0 ricordato nell\u2019introduzione all\u2019incontro del 2 aprile: come far\u00e0 un mondo cos\u00ec \u201cdisgregato\u201d, per usare l\u2019espressione di Macron, ad affrontare in modo cooperativo le sfide derivanti dalle future pandemie e dal riscaldamento globale?<\/p>\n<p>Ecco, quello che sembra mancare completamente nelle ipotesi strategiche con cui oggi si intende affrontare la crisi attuale, e perfino nei commenti degli analisti esperti, tutti concentrati sul breve periodo, \u00e8 la considerazione delle conseguenze di tutto questo sull\u2019ordine globale. La questione sembra essere ridotta al come vincere questa guerra, non a quale dis-ordine essa aprir\u00e0 le porte e se esiste lo spazio per pensare a un nuovo ordine. Le conseguenze e i rimedi, nella migliore delle ipotesi, vengono rinviate al \u201cdopo\u201d.<\/p>\n<p>Considerazioni come quelle su cui si \u00e8 cimentato con una buona dose di ottimismo e forse con troppa fiducia posta sul ruolo dell\u2019Europa, ma anche con sincera preoccupazione per il futuro dell\u2019umanit\u00e0 e molta speranza cristiana, lo storico Fulvio De Giorgi nel testo in cui egli prova ad immaginare, in radicale controtendenza, ci\u00f2 che davvero potrebbe aprire a un mondo migliore, sembrano essere del tutto assenti da quelle che agitano le notti di chi governa le potenze del mondo.<\/p>\n<p>\u00c8 in tal senso che all\u2019inizio di queste pagine alludevo alla frattura tra realismo politico e speranze che un nuovo ordine mondiale sia possibile. Ci\u00f2 che mi inquieta \u00e8 la difficolt\u00e0, evidente anche in quanto qui ho cercato di dire, nel far interagire le due logiche, senza cadere nel velleitarismo di chi si rifugia nel sogno di un mondo pacificato da raggiungere con perorazioni verbali come \u201cno alla guerra, mai pi\u00f9 la guerra\u201d, e chi pensa solamente a una resa dei conti di breve periodo. <em>Ci\u00f2 che mi tormenta \u00e8 la percezione di quanto si sia allargato lo spazio tra il bene ideale da perseguire e il maggior bene reale possibile, tanto da far dubitare che il primo possa esistere e influenzare la storia umana e che il secondo possa corrispondere davvero a \u201cun bene\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Non so fare di meglio, per contenere il pesante \u201crealismo\u201d verso il quale ci vediamo (forse) costretti ad approdare che invitarvi a leggere la poesia di una poetessa Ucraina morta nel 1913, che la nostra amica Gabriella Burba mi ha fatto avere con gli auguri di Pasqua.<\/p>\n<p>Un saluto a tutti e a tutte<\/p>\n<p><em>Alessandro Castegnaro<\/em><\/p>\n<p><em>27 aprile 2022<\/em><\/p>\n<p><strong>CONTRA SPEM SPERO!<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<em>Via, pensieri, voi, nubi autunnali!<br \/>\nOra \u00e8 la primavera dorata!<br \/>\nForse nell\u2019amarezza, nel pianto<br \/>\nPasseranno gli anni giovanili?<\/em><\/p>\n<p>No, voglio ridere attraverso le lacrime,<br \/>\nIn mezzo al dolore cantare canzoni,<br \/>\nSenza speranze comunque sperare,<br \/>\nVoglio vivere! Via, pensieri tristi!<\/p>\n<p>In un triste campo desolato<br \/>\nSeminer\u00f2 fiori variopinti,<br \/>\nSeminer\u00f2 fiori nel gelo,<br \/>\nVerser\u00f2 su di essi lacrime amare.<\/p>\n<p>E per queste lacrime cocenti si dissolver\u00e0<br \/>\nQuella scorza dura di ghiaccio,<br \/>\nForse i fiori cresceranno \u2013 e verr\u00e0<br \/>\nAnche per me l\u2019allegra primavera.<br \/>\nIn cima a un erto monte sassoso<br \/>\nTrasporter\u00f2 la pesante pietra<br \/>\nE, portando questo terribile fardello,<br \/>\nCanter\u00f2 un \u2018allegra canzone.<\/p>\n<p>In una lunga notte nera, impenetrabile<br \/>\nNon chiuder\u00f2 gli occhi per un attimo,<br \/>\nCercher\u00f2 la stella polare,<br \/>\nLuminosa sovrana delle notti buie.<\/p>\n<p>S\u00ec! Rider\u00f2 attraverso le lacrime,<br \/>\nIn mezzo al dolore canter\u00f2 canzoni,<br \/>\nSenza speranze comunque sperer\u00f2,<br \/>\nVivr\u00f2! Via pensieri tristi!<\/p>\n<p>Lesja Ukra\u00efnka (pseudonimo di Larysa Petrivna Kosac), 2 maggio 1890.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se la scelta \u00e8 tra sostenere un quarto di verit\u00e0 o una bugia, scelgo il quarto di verit\u00e0 Albert Camus, dopo l\u2019invasione sovietica dell\u2019Ungheria (1956) Senza scordare i tre quarti di bugia A.C. 2022 Cari amici e care amiche, confesso che dopo il nostro incontro dei promotori del Forum (2 aprile 2022) ho passato alcune &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2096"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2096"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2096\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2098,"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2096\/revisions\/2098"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2096"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2096"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2096"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}