{"id":2037,"date":"2022-04-14T17:50:14","date_gmt":"2022-04-14T15:50:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2037"},"modified":"2022-04-14T17:50:14","modified_gmt":"2022-04-14T15:50:14","slug":"contributo-di-andrea-pase","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2037","title":{"rendered":"Contributo di Andrea Pase"},"content":{"rendered":"<p>La questione della guerra \u00e8 insieme cos\u00ec depressiva ed angosciante (di cosa \u00e8 fatta l&#8217;umanit\u00e0? Perch\u00e9 torniamo sempre a queste terribili pagine?) e cos\u00ec difficile da interpretare che onestamente non ho molta voglia di parlarne e non mi pare di avere nulla da dire, se non condividere il grande stordimento che provo. Il succedersi di emergenze &#8220;assolute&#8221; sembra la cifra del nostro tempo: gi\u00e0 il tema dell\u2019anti-vaccinismo ha perso di interesse e di presa sulle coscienze, non appena avevamo iniziato a ragionarci con calma insieme. E ora eccoci qui. Provo comunque a dire poche cose.<\/p>\n<h3><strong>Cartine e carte<\/strong><\/h3>\n<p>Usciti i virologi, nei talk show sono entrati in massa i geopolitici. E dal dilagare dei grafici sulla diffusione del Coronavirus (le diverse \u201condate\u201d, \u201cappiattire la curva\u201d\u2026) si \u00e8 passati al trionfo delle \u201ccartine\u201d. \u201cVediamo sulla cartina\u2026\u201d, \u201cin rosso sulla cartina\u2026\u201d, \u201cse la regia ci mostra la cartina\u2026\u201d<\/p>\n<p>Una delle prime cose che insegno ai miei studenti all\u2019universit\u00e0 \u00e8 che \u201ccartina\u201d non \u00e8 un termine corretto: si parla di \u201ccarte geografiche\u201d e non di \u201ccartine\u201d. Al di l\u00e0 della questione terminologica e del diminutivo inappropriato, c\u2019\u00e8 un punto di grande rilievo in questa inflazione di infografiche di zone occupate, assi di penetrazione, target militari, linee di scontro. La \u201cgeopolitica\u201d, almeno quella ad uso dell\u2019informazione massmediale, \u00e8 una semplificazione estrema di una materia, la geografia politica ed economica, che ha ben altro spessore: la \u201ccartina\u201d, che \u00e8 la sintesi pi\u00f9 efficace della geopolitica, semplifica drasticamente questioni complesse, schiacciandole in una geometria di relazioni di potere e di scontri di forza, che finiscono con l\u2019ignorare o, quando va bene, nel dare per scontato tutto ci\u00f2 che \u00e8 la \u201cvita\u201d del territorio e delle genti che lo abitano. Le \u201ccartine\u201d sono strumenti persuasivi pi\u00f9 che interpretativi: il consiglio che mi sento di dare \u00e8 di guardarle sempre con un certo sospetto. Altra cosa \u00e8 il tessuto di relazioni, di storie, di vite che si muovono in quegli spazi, o meglio si muovevano, perch\u00e9 oggi quel tessuto in Ucraina, come in Siria, in Yemen e in tanti troppi altri luoghi, \u00e8 lacerato, dilaniato e chiss\u00e0 quando e come potr\u00e0 iniziare ad essere rammendato.<\/p>\n<h3><strong>Eventi e processi<\/strong><\/h3>\n<p>Il sinologo Fran\u00e7ois Jullien ha descritto come il pensiero cinese sia orientato al processo, alla trasformazione silenziosa, piuttosto che all\u2019evento, all\u2019accadere subitaneo e fragoroso. Forse anche per questo ci risulta cos\u00ec difficile capire la strategia cinese, pure in quest\u2019ultimo frangente. C\u2019\u00e8 senz\u2019altro un\u2019antica saggezza nel volgere lo sguardo ai processi silenziosi piuttosto che agli eventi puntuali e assordanti.<\/p>\n<p>Vorrei allora provare ad uscire dalla prospettiva dell\u2019evento, per quanto terribile esso sia e nonostante la forza con cui esso invade la nostra coscienza, per provare a ragionare in termini di processo. In particolare mi vengono in mente due processi, silenziosi ma possenti: il primo \u00e8 relativo al ruolo dei combustibili fossili nelle \u201cnecropolitiche\u201d contemporanee; il secondo invece ha a che fare con la circolazione di derive psicotiche e paranoiche nel \u201cbuco nero\u201d della globalizzazione. Tutti e due questi processi sono evidenti nella crisi attuale: da una parte, per il peso del petrolio e soprattutto del gas come arma di ricatto nei confronti dell\u2019Europa da parte di Putin, dall\u2019altra nell\u2019ampio e disturbante utilizzo di materiali complottisti e di mistiche politiche in gruppi quali i \u201crossobruni\u201d o la Brigata d\u2019Azov, o nell\u2019ideologia della \u201cRussia eterna\u201d (Gori).<\/p>\n<h3><strong>Necropolitiche<\/strong><\/h3>\n<p>Secondo Reza Negarestani, filosofo iraniano, dalla scrittura densa seppur alle volte indecifrabile, c\u2019\u00e8 una tossicit\u00e0 dei combustibili fossili in quanto \u201csole terrestre sepolto ed esumato\u201d, \u201ccadavere nero del sole\u201d, che genera devastazione tanto in terra come in aria. \u201cTutto ci\u00f2 che ha a che fare con il petrolio \u00e8 stato fabbricato con la morte e in funzione della morte\u201d: i combustibili fossili (siano essi solidi, liquidi o gassosi) derivano infatti dalla trasformazione di sostanze organiche sepolte nel corso delle ere geologiche. Sono vita morta che diventa energia attraverso la combustione: \u00e8 l\u2019energia che ha consentito di attivare l\u2019industrializzazione e che alimenta la nostra civilt\u00e0 digitale. \u201cIdrocarburi Succo di Cadavere\u201d, \u201ccadaveri organici appiattiti, impilati e resi liquidi in bacini sedimentari (meganecropoli)\u201d, nel linguaggio di Negarestani. Due i fenomeni negativi innescati dal disseppellimento del \u201ccadavere nero del sole\u201d: da un lato vi \u00e8 l\u2019immissione dei gas serra e quindi il cambiamento climatico; dall\u2019altro, abbiamo \u201cil petrolio [che] avvelena il Capitale con una follia assoluta, una piaga planetaria che sanguina in economie mobilitate dalle singolarit\u00e0 tecnologiche di civilt\u00e0 avanzate\u201d. All\u2019inizio e al termine degli oleodotti e dei gasdotti vi \u00e8 guerra, distruzione, devastazione. Per certi versi, questa guerra, come tante altre (Iraq, Libia\u2026), ha a che fare con gli idrocarburi e con la tossicit\u00e0 che essi diffondono nel corpo sociale e politico, anche nelle forme della corruzione oltre che in quelle della violenza (si pensi a Petrolio di Pasolini). La transizione energetica assume quindi il significato di una liberazione dalla tossicit\u00e0 ecologica, ma anche politica, economica e sociale degli idrocarburi.<\/p>\n<h3><strong>Gl<em>O<\/em>bal <\/strong><\/h3>\n<p>Un volume curato da un professore della York University, Ilan Kapoor, si intitola \u201cPsychoanalysis and the Gl<em>O<\/em>bal\u201d: la O di global \u00e8 scritta in maiuscolo e in corsivo. Intende simboleggiare un grande vuoto, una voragine, buia e inesplorata. Questo vuoto \u00e8 posto proprio al centro della globalizzazione, che vive nella presunzione di ridurre lo spazio ad una superficie assolutamente liscia, perfettamente calcolabile, ma che conserva nel suo profondo contenuti inconsci, nascosti, misconosciuti, anche perch\u00e9 inquietanti e quindi rapidamente rimossi. La dimensione inconscia attraversa, per vie inattese e invisibili, le dinamiche della globalizzazione, le crepa, ne fa emergere aspetti disturbanti, genera processi irrazionali, provoca spaccature, apre lacune, determina eccezioni e contraddizioni. La circolazione inconscia delle paure e delle ansie, dei desideri e dei sogni \u00e8 un potente attivatore di effetti nel mondo reale, anche perch\u00e9 \u201cle geografie della terra sono inseparabili da quelle della mente\u201d (Lingiardi, 2017). Cos\u00ec si formano stereotipi e pregiudizi, si sedimentano traumi e conflitti emotivi. Per interpretare questa \u201ceruzione dell\u2019inconscio\u201d, che fessura dimensioni simboliche e immaginative, Kapoor fa riferimento, oltre che alla riflessione freudiana, soprattutto al pensiero di Jacques Lacan e di Slavoj \u017di\u017eek. Appoggiandosi a questi autori, egli afferma che l\u2019inconscio non ha solo una dimensione intrapsichica, ma \u00e8 anche \u201ctransindividuale\u201d, e quindi assume la forma di una pratica culturale, esterna e collettiva oltre che interna e individuale. Nei momenti di crisi, come quello che stiamo attraversando prima con la pandemia e ora con la guerra, emergono appunto queste dinamiche profonde, covate a lungo nei gruppi che elaborano teorie complottiste, mistiche della politica, nuove ideologie della superiorit\u00e0 di una cultura o di un\u2019etnia o di un gruppo sociale sugli altri. Il luogo dove si addensano, dove circolano e dove poter anche monitorare queste pulsioni e derive \u00e8 oggi la rete: ci\u00f2 che conta \u00e8 provare a capire qualcosa del nero dal quale emergono queste manifestazioni.<\/p>\n<h3><strong>Sete e fame<\/strong><\/h3>\n<p>Un\u2019ultima dimensione che vorrei evidenziare ha a che fare con l\u2019acqua, e ancora con il clima. In epoca sovietica due grandi canali sono stati derivati dal fiume Dnipro: il North Crimean Canal (1969) e il Kakhovs\u2019kyi Magistral\u2019nyi Kanal (1990). I canali portavano acqua alla parte centrale e meridionale dell\u2019Oblast (provincia) di Kherson, per irrigare vaste superfici coltivate a foraggio, cereali e piante oleose. Il NCC era destinato, come dice il nome, in particolare alla Crimea, area semiarida e sempre assetata, sia per fornire acqua per usi civili sia ancora per l\u2019irrigazione. Dopo l\u2019annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014 l\u2019accesso all\u2019acqua \u00e8 stato impedito come ritorsione da parte dell\u2019Ucraina. Sete (l\u2019acqua che non arrivava in Crimea) e fame (le coltivazioni che non potranno essere irrigate nella nuova stagione se la guerra continua) sono due aspetti di cui tener conto nell\u2019interpretare gli eventi in corso. Nel contesto della crisi climatica globale queste \u201cbasi materiali\u201d della vita sono destinate, qui e altrove, ad assumere un ruolo sempre pi\u00f9 rilevante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La questione della guerra \u00e8 insieme cos\u00ec depressiva ed angosciante (di cosa \u00e8 fatta l&#8217;umanit\u00e0? Perch\u00e9 torniamo sempre a queste terribili pagine?) e cos\u00ec difficile da interpretare che onestamente non ho molta voglia di parlarne e non mi pare di avere nulla da dire, se non condividere il grande stordimento che provo. 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