{"id":2032,"date":"2022-04-14T17:49:25","date_gmt":"2022-04-14T15:49:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2032"},"modified":"2022-04-14T17:49:25","modified_gmt":"2022-04-14T15:49:25","slug":"da-cristiani-nella-situazione-generata-dalla-guerra-in-ucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2032","title":{"rendered":"Da cristiani nella situazione generata dalla guerra in Ucraina"},"content":{"rendered":"<h3><strong>La situazione e alcune sue conseguenze<\/strong><\/h3>\n<p>Avverto che la guerra in Ucraina propone violentemente e improvvisamente scenari che sconvolgono le nostre precedenti attese sul futuro e rispetto ai quali ritengo siamo anche culturalmente impreparati, in modo grave.<\/p>\n<p>Se si avverassero le ipotesi peggiori, con l\u2019impiego di armi chimiche\/batteriologiche, con l\u2019allargamento del conflitto e il coinvolgimento diretto della Nato, con addirittura l\u2019uso di armi nucleari, si rischierebbe nel futuro prossimo un mondo in cui la sopravvivenza globale dell\u2019umanit\u00e0 verrebbe rapidamente e radicalmente messa a rischio (inverno nucleare, inquinamento radioattivo allargato, accelerazione dei mutamenti climatico-ambientali, drastica riduzione della possibilit\u00e0 di accesso a risorse vitali\u2026). In questo caso ci ritroveremmo in una situazione da catastrofe globale, rispetto alla quale non abbiamo neppure le categorie per \u201cpensarla\u201d, ancor meno per gestirla.<\/p>\n<p>Ma se anche tali ipotesi non si avverassero, la situazione gi\u00e0 in atto ci sta consegnando un futuro ben diverso da quello immaginato nei trent\u2019anni dal 1989.<\/p>\n<p>Il post-24 febbraio sta rimettendo in discussione soprattutto due presupposti, pi\u00f9 o meno taciti:<\/p>\n<ul>\n<li>che la globalizzazione economica, non prevedendo vantaggioso un conflitto tra superpotenze, avrebbe funzionato da freno efficiente, ancor pi\u00f9 che la deterrenza nucleare;<\/li>\n<li>che in qualche modo si sarebbe riusciti a mantenere la prospettiva di un benessere pi\u00f9 diffuso, un po\u2019 meno sperequato, permettendo tutto sommato un relativo miglioramento del benessere complessivo, e quindi del mantenimento dell\u2019attuale <em>statu quo<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>Il nostro immaginario, di un sostanziale predominio culturale della prospettiva occidentale (democrazia, rispetto del pluralismo e del diritto, affermazione dei diritti umani \u2013 soprattutto individuali, \u2026), oltre \u201cconflitti localizzati\u201d e la pluralit\u00e0 di concezioni del mondo, si appoggiava fondamentalmente su queste premesse.<\/p>\n<p>Ora, se vogliamo essere intellettualmente onesti, non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Ci troviamo di fronte ad una invasione dell\u2019Ucraina da parte della Russia, la quale valuta tale operazione come \u201csostenibile\u201d rispetto al giudizio dell\u2019Occidente e alle sanzioni applicate agli scambi economici, commerciali e finanziari, e ai rischi di un\u2019estensione del conflitto. E punta sull\u2019accettazione di uno <em>statu quo<\/em> mondiale in cui contano Usa Russia e Cina, in cui l\u2019Ue \u00e8 declassata a \u201cprovincia\u201d americana, in cui il territorio europeo (e non solo) va nuovamente suddiviso in aree di influenza, se necessario anche attraverso interventi armati. Una \u201cspartizione mondiale\u201d che si compie secondo rapporti di forza\/potenza, senza reali fattori regolativi di diritto internazionale.<\/p>\n<p>In un simile contesto, la questione dell\u2019identit\u00e0 collettiva viene ancora una volta riproposta in termini di contrapposizione conflittuale, e funziona in parte da pretesto ideologico-mediatico, in parte da motivazione emozionale-prerazionale collettiva capace di mobilitare e compattare popoli interi, al di l\u00e0 di ogni \u201cdifferenza interna\u201d.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 pi\u00f9 forte\/pi\u00f9 potente si spartisce il mondo e le sue risorse, senza preoccuparsi di questioni come la distribuzione equa delle risorse stesse o le problematiche relative a nuove pandemie o, ancor meno, alla crisi climatico-ambientale. Questioni queste ultime che richiederebbero, per la loro globalit\u00e0, approcci cooperativi, rischiano di essere volutamente ignorate o sottovalutate, o affrontate in modi inevitabilmente inadeguati.<\/p>\n<p>E\u2019 il brusco e angosciante risvegliarsi in un mondo diverso da quello che avevamo scelto corrispondere meglio ai nostri sogni, alle nostre attese, alle nostre speranze\u2026<\/p>\n<p>E\u2019 una situazione che ci mette con brutalit\u00e0 di fronte al problema del male. Il male della violenza che si autogiustifica, il male della precariet\u00e0 della vita di fronte alla morte, il male che pu\u00f2 trasformare chiunque in un mostro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Quale chiamata di Dio all\u2019interno di questa situazione?<\/strong><\/h3>\n<p>Scelgo come cristiano di credere che Dio parli nella storia in cui viviamo \u2013 il che domanda una lettura\/discernimento dei \u201csegni dei tempi\u201d \u2013 e mi chiedo, semplificando: come cristiani \/ come Chiesa, a che cosa Dio ci chiama dal di dentro di questa situazione?<\/p>\n<h4><strong>A. Di questa situazione fa parte anche la Settimana Santa di quest\u2019anno: che cosa ci dice?<\/strong><\/h4>\n<p>Non credo sia un caso che la storia in cui stiamo vivendo in questi giorni comprenda anche la Settimana santa di quest\u2019anno. Ci troviamo infatti a celebrare il centro del mistero della nostra fede all\u2019interno di una storia che percepiamo essere in cos\u00ec tragico e rapidissimo sconvolgimento. La scelta fondamentale che Dio ha fatto e continua a fare in Ges\u00f9 (e che le celebrazioni della Settimana Santa ci consegnano) non \u00e8 una scelta di potenza violenta. E\u2019 piuttosto di partecipare fino in fondo al nostro vivere e al nostro morire assumendo la condizione di <em>vittima<\/em> della violenza del male messa in atto dalla forza del potere e dalla forza dall\u2019emozione della folla. Ges\u00f9 <em>sceglie di subire<\/em> la morte, sotto forma di un <em>patire<\/em> in cui, una volta acconsentito a questa dinamica, non c\u2019\u00e8 modo di tornare indietro: subisce fino in fondo, \u201cfino alla morte e alla morte di croce\u201d. Una morte, ricordiamolo, che \u00e8 la morte dei \u201cmaledetti dagli uomini e da Dio\u201d. Una morte in cui sperimenta perfino il silenzio del Padre e lo smarrirne la presenza. E questa morte viene confermata dalla sepoltura, e dalla \u201cdiscesa agli inferi\u201d, cio\u00e8 dallo sprofondare nella condizione di morto, di cadavere. Non pu\u00f2 auto-salvarsi, si \u00e8 gi\u00e0 consegnato, e ora dovr\u00e0 essere il Padre a decidere che fare di questo \u201cFiglio attossecato\u201d, avvelenato dalla morte (Jacopone da Todi). In questa situazione non \u00e8 per nulla scontato n\u00e9 assicurato il \u201cpassaggio oltre\u201d la morte, la Pasqua: questo sprofondamento per s\u00e9 non comprende la risurrezione.<\/p>\n<p>Tuttavia, la dinamica profonda di questo processo, per quanto si avverte dai racconti evangelici, integrati per altro verso dalla riflessione teologica di Paolo, \u00e8 il <em>dispiegarsi della forza di un amore<\/em> che da un lato, in Ges\u00f9, mette in atto la scelta di rimanere fedele a quanto ha compreso del Padre: rimanere accanto a noi fino in fondo, fino a dare la vita rimettendola nelle sue mani. Dall\u2019altro lato si manifesta come risposta del Padre con un amore capace di dare vita al Figlio e di metterlo in grado di attraversare l\u2019abisso della morte fino ad oltrepassarlo, giungendo alla condizione della vita-di-Pasqua, vita pienamente amante e cos\u00ec pienamente compiuta. E\u2019 la <em>scelta di rischiare di rimanere fedeli a questo amore <\/em>(che \u00e8 lo <em>Spirito Santo<\/em>), da parte di <em>Ges\u00f9<\/em> e da parte del <em>Padre<\/em>, che permette il compimento della dinamica pasquale: morte-sepoltura-risurrezione.<\/p>\n<p>Da rilevare che:<\/p>\n<ul>\n<li>la morte si compie fino in fondo, fino alla sepoltura\/assenza del corpo\/assenza <em>della<\/em> vita e <em>dalla<\/em> vita: la risurrezione non interviene immediatamente sulla croce;<\/li>\n<li>il risorto mantiene le ferite del crocifisso, rimane cio\u00e8 strutturalmente (identitariamente) lo stesso che \u00e8 passato attraverso la morte e la morte di croce.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Almeno due conseguenze, allora:<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che non veniamo salvati <em>dalla<\/em> morte, ma <em>fin nella<\/em> morte (come ricordava anche Bonhoeffer): la morte non ci \u00e8 risparmiata, ma fin dentro la morte Dio non ci abbandona, al punto che muore con noi;<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 che Dio continua a scegliere di morire con ogni crocifisso\/a della storia, si identifica con ognuno e ognuna di loro, al punto da scegliere di mantenere come identit\u00e0 di s\u00e9, \u201cfin nel suo stesso corpo\u201d, nella sua esperienza pi\u00f9 profonda, quanto ha vissuto nella morte di croce e nello sprofondamento nell\u2019abisso.<\/p>\n<h4><strong>B. Celebrare per incontrare il Crocifisso Risorto<\/strong><\/h4>\n<p>Sono profondamente convinto che come cristiani possiamo accogliere questa scelta di Dio (solo) se ci lasciamo trasformare il cuore e la vita da quanto celebriamo. I riti della Settimana Santa, ma anche ogni liturgia cristiana, hanno come fine il farci incontrare con Ges\u00f9 che sprofonda nella morte per amore di noi e risorge dall\u2019abisso della morte per l\u2019amore del Padre. E di renderci possibile accogliere il dono di questo Amore, lo Spirito Santo, che ci mette in grado di percorrere con lui la stessa via. Una via che condivide il patire dei crocifissi e delle crocifisse di oggi, ovunque, e si impegna affinch\u00e9 gi\u00e0 ora e qui i semi di bene presenti nella storia possano essere coltivati e custoditi fino a portare frutto, il frutto del Regno di Dio.<\/p>\n<h4><strong>C. Quali \u201cchiamate\u201d dalla storia alla nostra relazione con il Crocifisso Risorto?<\/strong><\/h4>\n<p>Alcuni elementi della storia che stiamo oggi vivendo possono essere colti allora come \u201cchiamate\u201d alla nostra esperienza di incontro con Ges\u00f9 morto e risorto nelle liturgie che celebriamo:<\/p>\n<ol>\n<li>Siamo chiamati a renderci conto che viviamo in un mondo globalmente violento, in molti modi, e <em>noi non siamo (pi\u00f9) al sicuro<\/em>, se mai abbiamo avuto l\u2019illusione di esserlo: n\u00e9 per l\u2019accesso alle risorse e ai consumi, n\u00e9 per la sicurezza personale e collettiva, n\u00e9 ancor meno dal punto di vista climatico-ambientale, e della salute, facendo i conti in modo inevitabile con la nostra fragilit\u00e0 e mortalit\u00e0.<\/li>\n<li>Siamo chiamati a confrontarci con il potere e la forza, che spesso <em>utilizzano la violenza, al di l\u00e0 della possibilit\u00e0 di giustizia e di diritto<\/em>: una situazione che nel mondo \u00e8 quella della maggior parte delle persone, ma che noi finora abbiamo abbastanza ignorato, o di cui non ci siamo presi cura.<\/li>\n<li>Siamo chiamati a <em>prendere atto del<\/em> <em>male<\/em> presente nella storia, nei popoli, in noi stessi. Un male che \u201cfa male\u201d, distrugge umilia uccide priva di dignit\u00e0 rende mostri\u2026 Un male che \u00e8 responsabilit\u00e0 nostra (scelte, omissioni, indifferenze\u2026), ma che anche sperimentiamo ci supera. C\u2019\u00e8 una forma di \u201cmale collettivo\u201d (<em>mysterium mali<\/em>) che si dimostra spesso pi\u00f9 forte di tanti sforzi di bene. E tuttavia siamo chiamati a credere che esso non sia \u201cil tutto\u201d della storia, non ne sia l\u2019ultima parola.<\/li>\n<li>Siamo chiamati a renderci conto che non siamo \u201cpotenti\u201d, pur vivendo in una situazione \u201cprotetta da potenti\u201d: sperimentiamo invece <em>impotenza rispetto alle decisioni<\/em> dalle quali derivano anche le nostre condizioni future di livello di vita quotidiano.<\/li>\n<li>Siamo chiamati a <em>riconoscere e ad ascoltare intorno a noi (e in noi) vari atteggiamenti possibili<\/em>: disperarci per quanto ci verr\u00e0 meno, fino a disperare di Dio \/ subire quanto va accadendo, senza reagire o reagendo con aggressivit\u00e0 \/ patire l\u2019ansia-l\u2019angoscia per il presente e il futuro \/ sforzarci di ignorare la situazione, anche evadendo in varie maniere \/ chiuderci nell\u2019autodifesa del nostro modo di vivere \/ \u201cstare\u201d nella situazione sia informandoci con criticit\u00e0 \u2013 non solo circa l\u2019Ucraina, ma circa il mondo intero \u2013 sia ragionandone con altri \/ costruire relazioni di solidariet\u00e0 con le vittime ma anche tra noi, relazioni capaci di sostenerci reciprocamente \/ continuare ad affermare la necessit\u00e0 della giustizia e del diritto, di diritti e doveri di tutta l\u2019umanit\u00e0 \/ perseverare nel cercare quanto di bene comunque \u00e8 seminato in questa storia e in questo ambiente in cui viviamo, per averne cura, coltivarlo, custodirlo, condividerne i frutti \/ affidarci a Dio cercando speranza per noi e per il mondo \/ esplorare con altri diverse vie per ri-costruire pace, rifiutando la logica delle contrapposizioni senza speranza \/ \u2026<\/li>\n<li>Siamo chiamati ad <em>ascoltare il patire dei crocifissi e delle crocifisse di <\/em>oggi: le vittime della guerra in Ucraina \u2013 ancor pi\u00f9 i civili \u2013 e in altre decine di guerre attive oggi nel mondo, e in centinaia di conflitti pi\u00f9 o meno \u201cdormienti\u201d. Siamo chiamati ad <em>ascoltare le vittime di ogni violenza<\/em>, i piccoli, gli anziani, le donne, i pi\u00f9 indifesi, nelle periferie delle grandi citt\u00e0, talvolta in casa, altre volte sul lavoro, o lungo le rotte delle migrazioni\u2026 <em>Ascoltare le fatiche e le ferite delle persone che ci sono affidate<\/em>, nella precariet\u00e0 della vita quotidiana\u2026 Lasciarci rattristare, addolorare, ferire, scandalizzare: senza una compartecipazione empatica, rischiamo di rimanere lontani dalla concretezza dell\u2019esistenza.<\/li>\n<\/ol>\n<h4><strong>D. Quali attenzioni per vivere da cristiani questo tempo<\/strong><\/h4>\n<p>Tutto questo ci indica, a mio parere, alcune attenzioni per vivere questo tempo a partire da quanto in esso celebriamo:<\/p>\n<ol>\n<li>Ascoltare queste chiamate che salgono dalla situazione in cui viviamo<\/li>\n<li>Essere consapevoli che non siamo capaci di rispondervi pienamente<\/li>\n<li>Invocare di lasciarci convertire dalla misericordia del Padre<\/li>\n<li>Scegliere di chiedere a Dio di poter rispondere, un passo alla volta<\/li>\n<li>Chiedere il dono del suo Spirito, che sostenga e aiuti a crescere il nostro amore<\/li>\n<li>Invocare di fare esperienza della presenza di Ges\u00f9, continuamente crocifisso-sepolto-risorto, che ogni liturgia cristiana dovrebbe metterci in grado di sperimentare fin dentro la storia<\/li>\n<li>Intercedere continuamente per l\u2019intera umanit\u00e0, per il mondo intero<\/li>\n<li>Cercare insieme ad altri vie diverse per costruire pace, senza cedere alla logica della pura contrapposizione<\/li>\n<li>Impegnarci concretamente accanto ai crocifissi alle crocifisse di oggi con segni che si prendano cura dei semi di bene comunque presenti, per continuare a costruire con speranza il Regno di Dio.<\/li>\n<\/ol>\n<p><em>\u00a0<\/em><strong>Post Scriptum<\/strong><\/p>\n<p>A partire da quanto detto, a mio parere, sarebbe importante come cristiani non lasciarci paralizzare in questa situazione dalla contrapposizione tra \u201cscelte che tengono conto solo dell\u2019ideale\u201d e \u201cscelte che fanno i conti con la realt\u00e0\u201d. Ad esempio: \u00e8 importante affermare che \u201cla guerra in se stessa \u00e8 un crimine, e va bandita dall\u2019orizzonte delle scelte umane\u201d. Una posizione simile offre un orizzonte verso il quale camminare, che rende il cammino degno di essere percorso e che assicurerebbe un futuro possibile e migliore all\u2019umanit\u00e0. Ma tale posizione non pu\u00f2 permettersi di ignorare le situazioni concrete create <em>oggi<\/em> dall\u2019uso arbitrario della forza violenta: si tratta di elaborare e mettere in atto scelte che <em>oggi<\/em> possano ridurre i rischi di tale uso. Per cui diventa necessario distinguere, nella guerra-crimine, i \u201ccrimini di guerra\u201d, cio\u00e8 la necessit\u00e0 di porre un limite al modo di fare la guerra finch\u00e9 essa non venga finalmente unanimemente esclusa come scelta possibile. Si tratta del concetto di <em>\u201criduzione del danno\u201d<\/em>, che permette di porre un concreto limite alle atrocit\u00e0 di oggi e del futuro prossimo.<\/p>\n<p>Si sarebbe cos\u00ec in grado di discutere in maniera plurale provvedimento per provvedimento, mantenendo l\u2019orientamento fondamentale per un futuro che richiede molti passi necessari e la messa in atto di una complessit\u00e0 di tattiche per una strategia complessa, capace di affrontare efficacemente livelli molteplici di conflitto.<\/p>\n<p>In questo senso credo anche che fornire armi a chi si difende da un\u2019aggressione possa essere considerato giustificabile, valutandone la proporzionalit\u00e0 rispetto alla situazione. Non lo \u00e8 invece \u2013 penso &#8211; l\u2019aumentare il bilancio di spesa per gli armamenti: rischia di procedere non verso la messa al bando della guerra, ma verso una pura minacciosa e instabile \u201ctregua armata\u201d. E non credo sia sufficiente per il futuro dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La situazione e alcune sue conseguenze Avverto che la guerra in Ucraina propone violentemente e improvvisamente scenari che sconvolgono le nostre precedenti attese sul futuro e rispetto ai quali ritengo siamo anche culturalmente impreparati, in modo grave. 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