{"id":2011,"date":"2022-04-14T17:47:15","date_gmt":"2022-04-14T15:47:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2011"},"modified":"2022-04-14T17:47:15","modified_gmt":"2022-04-14T15:47:15","slug":"la-guerra-in-ucraina-considerazioni-di-un-inesperto-introduzione-incontro-dei-promotori-del-forum-di-limena-2-aprile-2022","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=2011","title":{"rendered":"La guerra in Ucraina. Considerazioni di un inesperto &#8211; Introduzione Incontro dei promotori del Forum di Limena &#8211; 2 aprile 2022"},"content":{"rendered":"<p>Cari amici e care amiche,<\/p>\n<p>siamo qui per scambiarci i <em>pensieri<\/em> che ci sono venuti e gli <em>stati d\u2019animo<\/em> che abbiamo vissuto in questo mese drammatico. Probabilmente non molto di pi\u00f9. Dovremo per\u00f2 cercare di farlo bene.<\/p>\n<h3><strong>Un approccio narrativo<\/strong><\/h3>\n<p>Il 2 febbraio abbiamo fatto una operazione analoga, parlando delle reazioni alla pandemia, ma adesso l\u2019ordine del giorno \u00e8 cambiato e radicalmente. Sul Covid avevamo poche cognizioni; su questa \u201cbomba\u201d (letteralmente) non ne abbiamo quasi nessuna. Stiamo appena cominciando a capire quanto complicate siano le questioni internazionali e quanto poco ne sappiamo.<\/p>\n<p>Anche la strada degli esperti ci pare bruciata, perch\u00e9 siamo inondati di chiacchiere e di esperti (non di rado improvvisati), anche loro incerti e spesso di parte. Perch\u00e9 la situazione si contraddistingue per un alto grado di incertezza e il caso, le circostanze, gli errori, gli azzardi, vi giocano un ruolo di primo piano. E infine perch\u00e9 la questione riguarda noi come cittadini prima di loro e le decisioni che vengono prese sono tutto fuorch\u00e9 tecniche Esse riguardano troppo direttamente la vita di tutti per essere lasciate agli specialismi. Abbiamo perci\u00f2 deciso di non chiamare \u201cesperti\u201d. Nei giorni scorsi si \u00e8 cercato di supplire inviando materiali che aiutassero a riflettere. Altri ne invieremo, si spera.<\/p>\n<p>Il compito tracciato, apparentemente semplice, in realt\u00e0 non \u00e8 per niente facile e non solo perch\u00e9 ne sappiamo poco. Prima vengono le domande di posizionamento, per dir cos\u00ec: da che punto di vista parlarne? Chi \u00e8 il soggetto? In quale cornice?<\/p>\n<p>Alcuni mi hanno detto che preferirebbero non dire niente. Di fronte questioni di questa portata e al grande chiacchiericcio da cui siamo circondati si chiedono: a che pro? Cosa c\u2019\u00e8 veramente da dire? Cosa ne sappiamo noi? Cosa speriamo di ottenere? Non finiremo per fare i grilli parlanti (questo \u00e8 certo)? Non aggiungeremo un altro salotto a quelli televisivi, mentre la gente muore?<\/p>\n<p>Viene in mente Wittgenstein, le righe conclusive del \u201cTrattato\u201d: <em>\u201cSu ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 parlare, si deve tacere\u201d,<\/em> nelle quali il filosofo allude all\u2019esistenza di categorie del sapere che esigono il nostro silenzio e ci\u00f2 nello stesso momento in cui sentiremmo un bisogno estremo di poterle dire in quanto riguardano nostri problemi vitali. Un consiglio che purtroppo non possiamo seguire, per quello che dir\u00f2 tra breve parlando del mio personale percorso riflessivo nei 36 giorni passati dall\u2019inizio della guerra.<\/p>\n<p>La via che abbiamo pensato essere pi\u00f9 utile \u00e8 di proseguire con il metodo che ci siamo dati, e quindi: uno <em>stile narrativo<\/em> (raccontiamoci), il gusto per un <em>ragionare complesso<\/em> (se si pu\u00f2 ancora), un certo <em>rigetto<\/em> per i disturbi <em>del pensiero bipolare<\/em> (le opposizioni assolute, che ritornano, esattamente come nel caso del Covid, spesso con le stesse persone protagoniste), il tentativo di <em>capire le differenze<\/em> e di farvi fronte, anche quando radicali (magari aggirandole).<\/p>\n<h3><strong>Il dovere di farsi una idea<\/strong><\/h3>\n<p>Comincio io. Raccontando in soggettiva i miei pensieri, diciamo tra il 24 febbraio e oggi. Mi sono sempre detto: \u201cOccupati solamente di temi di cui hai esperienza diretta, che hai studiato, che puoi documentare\u201d. Tuttavia nei mesi scorsi avevo ceduto alle richieste e scritto sulla pandemia (cfr. Newsletter del 3 febbraio 2022), sperando fosse un\u2019eccezione. Il 2 febbraio partecipo con voi al nostro incontro sull\u2019esitazione vaccinale. Un mercoled\u00ec vado via per qualche giorno di vacanza. Mi riprometto di rielaborare il luned\u00ec successivo il materiale emerso per trarne il succo. Il gioved\u00ec Putin invade l\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>In altri tempi avrei cercato di informarmi, ovviamente, oltre che preoccuparmi e addolorarmi, ma non avrei pensato di dovermene occupare in modo pi\u00f9 rigoroso, per provare a dire qualcosa. Invece capisco che non potr\u00f2 farlo e che da luned\u00ec dovr\u00f2 lasciare la riflessione sulla pandemia, per non dire quella sul rapporto fede politica, e occuparmi della guerra. Contravvenendo di nuovo al mio principio metodologico.<\/p>\n<p>Perch\u00e9? Perch\u00e9 faccio parte del Forum di Limena, e in pi\u00f9 ne sono il moderatore. Non posso perci\u00f2 seguire il consiglio di Wittgenstein, nessuno di noi pu\u00f2 permettersi di farlo. Devo provare a farmi una idea eventualmente comunicabile, a causa di questa appartenenza, e in ragione di ci\u00f2 che il Forum \u00e8.<\/p>\n<p>Mi spiego. Quando siamo nati l\u2019ordine del giorno ci appariva pi\u00f9 dominabile. Era il populismo nazionalista, le sue premesse culturali e le sue derive. Un po\u2019 ingenuamente ci siamo presi un impegno con noi stessi e con le nostre chiese (che peraltro nelle loro espressioni istituzionali sono poco interessate a quello che facciamo e diciamo): quello di ritrovarci periodicamente a scambiare idee su quello che la situazione e la storia ci pongono davanti, mettendoci in faccia al \u201ctempo in cui siamo\u201d (per dirla in teologhese). In parole giornalistiche: l\u2019impegno \u00e8 di \u201cstare sul pezzo\u201d. Finch\u00e9 avremo la disponibilit\u00e0 di farlo, almeno.<\/p>\n<p>Non potevamo prevedere quello che ci attendeva\u2026 E ci sentiamo, mi sento, sempre pi\u00f9 inesperto e impreparato. Per questo ho intitolato questa introduzione \u201cconsiderazioni di un inesperto\u201d. Ma in quanto componente del Forum, persona che vi si \u00e8 impegnata (un po\u2019 troppo dice mia moglie), non posso evitare di <em>\u201cfarmi una idea\u201d<\/em> &#8211; questa \u00e8 la parola. Siamo qui per questo.<\/p>\n<h3><strong>La chiarezza sul come collocarsi<\/strong><\/h3>\n<p>Il luned\u00ec dunque, tornato a casa, comincio a leggere e a scambiare idee (per fortuna c\u2019\u00e8 il web\u2026). Due cose mi pare di capire inizialmente.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che diversamente da altre vicende passate (la guerra etnico-civile nelle contrade dell\u2019ex Jugoslavia), ma non troppo dissimilmente da altre (l\u2019invasione dell\u2019Iraq ad opera di americani inglesi e altri paesi), qui la situazione appare chiara, da un certo punto di vista almeno. In modo non previsto &#8211; non ci pareva proprio possibile\u2026 &#8211; uno stato sovrano invade un altro stato sovrano e lo fa in modo cos\u00ec sfacciato da non limitarsi alle sue linee di confine (il Donbass); no, sembra intenzionato a invaderlo tutto. E ci\u00f2 avviene in Europa (ah, il nostro etnocentrismo\u2026).<\/p>\n<p>Come trovate scritto nel primo invito a questo incontro: \u201cL\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina configura una guerra che forse per la prima volta si propone formalmente e ufficialmente di convincere un popolo che in realt\u00e0 esso si \u00e8 sbagliato, che la strada intrapresa allontanandosi dal suo presunto spirito originario (quello della Rus\u2019) deve essere invertita per il suo stesso bene e che non ha diritto a esistere se non come manifestazione secondaria di un altro popolo, capace di incarnare ancora quella strada. \u00c8 una guerra delle anime, \u201cmetafisica\u201d, come ha detto il patriarca Kirill con la sua sorprendente teologia di corte, e perci\u00f2 ancora pi\u00f9 spaventosa\u201d.<\/p>\n<p>Se \u00e8 cos\u00ec questa volta c\u2019\u00e8 una parte \u201cgiusta\u201d da cui stare. Non immaginavo ancora le conseguenze problematiche che questa \u201cchiarezza\u201d avrebbe prodotto, anche con aspetti positivi peraltro: la solidariet\u00e0 con le profughe e i loro bambini, un sussulto di dignit\u00e0 in paesi addormentati.<\/p>\n<h3><strong>Le questioni aperte<\/strong><\/h3>\n<p>La seconda \u00e8 che capirci qualcosa implica prestare attenzione a diverse dimensioni dell\u2019evento su ciascuna delle quali si scatena immediatamente la discussione, per lo pi\u00f9 secondo il consueto approccio polarizzante. Ne individuo sette.<\/p>\n<ol>\n<li>Il perch\u00e9, le \u201ccause\u201d: le origini e le colpe, gli errori, le \u201cgiustificazioni\u201d;<\/li>\n<li>Una sotto-domanda riguarda il ruolo delle religioni: hanno contato, quanto, come si collocheranno? Possiamo parlare di guerre parallele?<\/li>\n<li>Le previsioni: che cosa ha in mente Putin e chi lo sostiene (sottolineo \u201cchi lo sostiene\u201d perch\u00e9 \u00e8 stupido pensare che tutto dipenda da lui); fin dove intendono arrivare? Ieri, la badante moldava di mia suocera \u00e8 partita per il suo paese. Da casa sua &#8211; dice &#8211; si sentono i rimbombi dei missili su Odessa. Si sforzer\u00e0 di convincere sua madre ad abbandonare il mondo in cui vive perch\u00e9 \u00e8 convinta che \u201ci russi\u201d invaderanno anche la Moldavia. Ha ragione lei? Il conflitto si allargher\u00e0? Corriamo il rischio di uno scontro \u201cnon convenzionale\u201d? Una domanda cui adesso bisogna aggiungerne un\u2019altra: cosa hanno in mente gli americani? Ci ritorno.<\/li>\n<li>L\u2019atteggiamento da assumere: sostenere la reazione ucraina d\u2019accordo, ma con quali mezzi: le sanzioni? Inviare armi oppure invitare alla resistenza non violenta? N\u00e9 sanzioni, n\u00e9 armi? Aderire a un tipo di pace che assomiglia molto a una resa?<\/li>\n<li>Come uscirne, quali condizioni per la pace: abbattere Putin, accordarsi con Putin. Anche su questo ritorner\u00f2.<\/li>\n<li>La cultura con cui in occidente si rielaborano le reazioni all\u2019invasione, tra desiderio di pace e ritorno di spiriti guerreschi. Mi rendo conto che questo \u00e8 un problema serio solo in un secondo momento.<\/li>\n<li>E infine, il quadro futuro, le conseguenze, verso che mondo stiamo andando?<\/li>\n<\/ol>\n<p>Confesso che nell\u2019arco di soli due giorni, da quando ho cominciato a scrivere questi appunti, le priorit\u00e0 tra i temi indicati sono cambiate pi\u00f9 volte. E mi sono trovato a lavorare in uno stato di preoccupazione crescente, perch\u00e9 le notizie che arrivano non erano buone.<\/p>\n<h3><strong>Cenni sulle origini della crisi<\/strong><\/h3>\n<p>Portato da sempre, per mestiere, a interrogarmi sulle \u201ccause\u201d inizialmente presto attenzione a quelle. Mi chiarisco su un punto: causa \u00e8 un concetto che non si presta molto a descrivere quanto avvenuto, perch\u00e9 contano gli attori e le loro rappresentazioni del mondo e contano i desideri dei popoli, non solo le logiche dei sistemi statuali su cui ragiona la scuola realista di analisi delle relazioni internazionali. Mi pare poi di scoprire due cose.<\/p>\n<p>La prima riguarda le spiegazioni date. Leggendo trovo molti modi di rileggere la questione, ognuno con una sua plausibilit\u00e0, spesso da tenere insieme, non da contrapporre, come invece si fa. Le ragioni sono <em>complesse<\/em>, ma guarda un po\u2019!<\/p>\n<p>Mi par di capire che la Nato \u00e8 solo un aspetto. Restando ad essa per un attimo, mi colpisce in particolare il fatto che pi\u00f9 che la volont\u00e0 americana di allargare la presenza Nato a Est ha contato la pressione dei paesi europei post sovietici che non si fidano dei russi. Sono state persone onorevoli come Lech Walesa, e Vaclav Havel a convincere Bill Clinton della necessit\u00e0 di un allargamento a Est. La storia pesa, non solo quella recente del dopo \u201989, e oggi quelle paure ereditate dal passato trovano nuovo giustificazioni e conferme.<\/p>\n<p>Inoltre, forse non \u00e8 stato proprio l\u2019immagine di forza aggressiva che ha condotto alla reazione di Putin, forse ha contato di pi\u00f9 la percezione di debolezza che l\u2019Occidente sembra aver offerto in questi anni: Obama che non colpisce Bashar al-Assad, accusato di aver usato armi chimiche, ma che infine ascolta gli inviti alla moderazione di Bergoglio, (mentre gi\u00e0 allora il metropolita di Mosca Hilarion inveisce contro gli americani che <em>\u201cin maniera assolutamente unilaterale, senza alcun avallo delle Nazioni Unite, vuole decidere il destino di tutto un Paese con milioni di abitanti\u201d)<\/em> e infine lascia fare ai russi i quali sostengono Assad; e poi la ritirata indecorosa dall\u2019Afghanistan, gli europei \u201cpersi\u201d nei loro consumi benestanti e nei loro traffici.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 solo la Nato. \u00e8 tutto il modo in cui (non) \u00e8 stato pensato l\u2019ordine (e il disordine) post 1989 a venire in questione: la seconda guerra irachena, l\u2019intervento sui Balcani, la Libia, i modi con cui vengono pensate le relazioni con Mosca, gli equilibri geostrategici in Europa, ecc.<\/p>\n<p>In questo quadro i soliti schemi interpretativi, diffusi soprattutto a sinistra, ma anche a destra oggi, non mi paiono molto convincenti; quegli schemi che per brevit\u00e0 riassumo in tre punti: americani cattivi, europei cretini, russi vittime.<\/p>\n<ol>\n<li>a) <em>Americani cattivi<\/em> e deus ex machina di tutto ci\u00f2 che avviene: tutto \u00e8 deciso a Washington, tutto \u00e8 programmato, voluto, la storia recente \u00e8 solo una reazione alle loro decisioni; la loro politica \u00e8 sempre la stessa da Biden a Trump, da Obama a Bush, a Clinton\u2026<\/li>\n<\/ol>\n<p>Tendo a pensare al contrario che abbia fatto pi\u00f9 danni l\u2019idealismo in salsa liberal e neocon e gli errori conseguenti che non il cinismo del dott. Stranamore, che ovviamente non manca in certi uffici;<\/p>\n<ol>\n<li>b) <em>europei cretini. <\/em>Lo si pensa senza per\u00f2 dire che la loro debolezza dipende dal non aver creduto abbastanza nel processo europeo, dall\u2019essersi crogiolati in uno sterile scetticismo, nel riflusso dei nazionalismi e dei regionalismi (come se questi ultimi fossero il vero problema da risolvere). E senza ammettere che molto dipende dal fatto di non essersi mai misurati con la questione della forza, di una forza europea da contrapporre (pardon, affiancare) a quella americana nei tavoli in cui si decide, rendendo possibile dire quando occorre: \u201cguardate signori che potremmo non avere bisogno di voi\u2026\u201d<\/li>\n<li>c) e dulcis in fundo: <em>russi vittime disponibili all\u2019accordo<\/em>, ma trattati a \u201cpesci in faccia\u201d, delusi e quindi costretti a reagire. Come se non avessero una propria idea del loro essere nel mondo. E perci\u00f2, una lettura che non prende sul serio l\u2019impostazione di Putin (e di Kirill) e il ritorno di una idea panrussa. Il punto era: gli ucraini possono decidere del proprio futuro e possono decidere di scegliere per l\u2019occidente? Nel quadro geostrategico e \u201cspirituale\u201d di un autocrate come Putin probabilmente no.<\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019invasione mi pare perci\u00f2 l\u2019effetto dell\u2019interazione tra un Occidente che tende a riempire i vuoti creati dal dissolvimento dell\u2019Unione Sovietica, secondo una logica ben nota, quasi \u201cnaturale\u201d, ma poco meditata e una Russia che ripensa il suo spazio nella storia e si rifiuta di adeguarsi al ruolo che questa sembra averle ormai assegnato. Il problema forse non \u00e8 solo Putin, il suo carattere autocratico, la sua presunta \u201cpazzia\u201d, cosa in cui non credo.<\/p>\n<h3><strong>Il senso vero di una riflessione sulle responsabilit\u00e0 della crisi<\/strong><\/h3>\n<p>La seconda e pi\u00f9 importante idea che mi si para avanti \u00e8 che la riflessione sulle origini del conflitto sia secondaria. Che di fronte all\u2019invasione le comprensioni e giustificazioni lasciano il tempo che trovano. Qui il riferimento alla pace di Versailles che concluse la prima guerra mondiale \u00e8 dirimente. Come Keynes comprese subito e scrisse in \u201cLe conseguenze economiche della pace\u201d, le condizioni poste alla Germania e all\u2019Austria dai vincitori avrebbero avuto pesanti conseguenze. Queste con ogni probabilit\u00e0 furono all\u2019origine dell\u2019avvento del nazional-socialismo. Ma c\u2019\u00e8 qualcuno che per questo si sente di sostenere che allora non si sarebbe dovuto reagire all\u2019espansionismo di Hitler, perch\u00e9 anche i vincitori avevano le loro colpe? Nemmeno Simon Weil, che inizialmente era una pacifista tutta di un pezzo, tanto da opporsi all\u2019invio di armi a sostegno dei repubblicani spagnoli dalla cui parte stava, si oppose a questa idea, giungendo al punto di accusare i pacifisti di \u201cpredisposizione al tradimento\u201d.<\/p>\n<p>Di fronte a un\u2019invasione bisogna far capire che \u00e8 una via costosa, che non paga. \u201cPutin va fermato\u201d dice Lorenzo Prezzi, che certo non pu\u00f2 essere accusato di essere un guerrafondaio. Deve essere fermato, perch\u00e9 questa \u00e8 la condizione necessaria a che la guerra si fermi e non riparta il giorno dopo, magari con altri obiettivi. Per questo la resistenza degli ucraini \u00e8 cos\u00ec importante.<\/p>\n<p>La riflessione sulle origini e sulle responsabilit\u00e0 delle parti in causa \u2013 mi dico- non deve scomparire, ma oggi ha senso se orientata a due fini, uno dei quali di carattere pratico-politico e l\u2019altro etico-politico:<\/p>\n<p>\u00c8 importante perch\u00e9 serve a capire le ragioni dell\u2019avversario e questa \u00e8 una condizione necessaria per arrivare a un accordo che possa durare, perch\u00e9 anche l\u2019avversario ha le sue ragioni, anche se noi non le condividiamo;<\/p>\n<p>La considerazione delle colpe passate, dal canto suo, non conduce a giustificare la paralisi nel reagire di fronte all\u2019aggressore (a una resa), ma impedisce il fanatismo: essa porta a coltivare e non a rimuovere quella <em>\u201ccoscienza inquieta e talvolta lacerata che noi acquistiamo dalle impurit\u00e0 della nostra causa e che ci tiene lontani dal fanatismo, in uno stato di vigile attenzione critica\u201d, <\/em>come scrive Mounier, richiamato recentemente da Ceccanti.<\/p>\n<h3><strong>Armi alla resistenza ucraina? Una discussione salottiera?<\/strong><\/h3>\n<p>Naturalmente seguo tutta la discussione che tra cattolici, ma anche tra \u201claici\u201d, si sviluppa sul \u201cdettaglio\u201d: inviare armi o non inviare armi (Cfr la Newsletter del 21\/03\/2022). Dopo un po\u2019 finisce per sembrarmi una discussione vagamente salottiera. Gli stati hanno gi\u00e0 deciso, e soprattutto gli Ucraini hanno deciso per noi, di non arrendersi. \u201cDovremmo dargli lezioni di superiorit\u00e0 morale?\u201d Mi chiedo. \u201cNon sono loro a dover decidere?\u201d Tutto mi sembra diventare l\u2019ennesimo scontro tra gruppi identitari che per affermare se stessi mettono fuori sciarpe, bandierine e spille (dai no vax ai no war\u2026). Con qualcun altro che non riesce a reggere la complessit\u00e0 e sceglie la semplificazione (il problema sono le armi e basta\u2026 togliamo quelle di torno e\u2026) e altri ancora che sono preoccupati soprattutto per la loro coscienza.<\/p>\n<p>La discussione mi interessa pi\u00f9 che altro per un aspetto, perch\u00e9 questa volta, diversamente che per la guerra dei balcani, se non erro, emerge anche in ambito cattolico una distinzione tra chi ammette un solo criterio di valutazione dell\u2019agire: quello dei principi generali ed astratti (apparentemente moderna se si parla di guerra, ma in realt\u00e0 antica e poi postridentina) e quello che prova a fare i conti con la situazione secondo l\u2019approccio tipico dell\u2019etica normativa (cara al nostro amico Giuseppe Trentin) e facendo ci\u00f2 ripropongono implicitamente il concetto secondo me decisivo per fare politica di <em>mediazione<\/em>. Perch\u00e9 <em>\u201cUna cosa sono i principi senza situazioni e un\u2019altra sono le situazioni che sfidano i principi\u201d<\/em>, come dice un altro teologo morale (Pietro Cognato).<\/p>\n<p>Quello che mi pare mancare ancora allora nella logica del pacifismo assoluto sono due cose.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 la disponibilit\u00e0 a fare i conti sul serio con \u201cle situazioni che sfidano i principi\u201d. Perch\u00e9 quella creata da Putin \u00e8 davvero una di queste, maledizione a lui! Si tratta di situazioni in cui, direbbe Mounier: <em>\u201cemergono potenze oscure dalle caverne della vita e dagli abissi del peccato\u201d<\/em>. Queste circostanze, anche senza scomodare la pletorica teologia del peccato originale, costringono a fare i conti seriamente e inevitabilmente con il problema della forza; perch\u00e9 senza forza non c\u2019\u00e8 diritto. <em>\u201cLa forza \u00e8 una componente costante dei rapporti umani\u201d<\/em> (di nuovo Mounier).<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 la capacit\u00e0 di pensare una strategia adeguata di azione, dove per adeguata intendo dire <em>non incompleta<\/em> e cio\u00e8 non incentrata solo sulla questione delle armi, ma su una politica capace di tener conto di tutte le dimensioni del problema. Le armi sono conseguenza pi\u00f9 che causa come invece si sente dire (cfr. le posizioni di Alex Zanotelli e di tanti altri sulla sua scia). Posto che il problema \u00e8 \u201ccome fermare Putin per fermare la guerra\u201d, come si pu\u00f2 agire per farlo? O lo lasciamo fare? Con quali conseguenze sulla mamma della nostra badante?<\/p>\n<p>Su un altro piano la questione \u00e8 la stessa: se vogliamo una forza europea che conti qualcosa, perch\u00e9 non possiamo farne a meno, altrimenti veniamo letteralmente presi in giro (dai nostri alleati), come la costruiamo, come concepiamo il suo ruolo? Il vero problema mi sembra essere non se, ma se \u00e8 solo al riarmo che riusciamo a pensare. Ci ritorno pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<h3><strong>Il diffondersi di una cultura di guerra<\/strong><\/h3>\n<p>Nel frattempo mi accorgo con preoccupazione crescente che il dibattito pubblico \u00e8 ben lungi dal seguire i consigli di Mounier a proposito della <em>\u201ccoscienza lacerata\u201d<\/em>. Di fronte alla incredibile sfida di Putin, il fatto di sentirsi dalla parte giusta, fianco a fianco agli ucraini (si fa per dire\u2026), apre la strada alla cultura bellicista. Pensavamo fosse morta e invece ricomincia ad apparire, con vitalit\u00e0 inattesa. La comunicazione diventa propaganda e i messaggi si fanno bipolari: democrazie contro autocrazie, il bene contro il male, l\u2019Occidente contro l\u2019Oriente. Torna, con protagonisti diversi, lo scontro di civilt\u00e0. Mi torna in mente quello che scrive Gian Enrico Rusconi nel suo libro sulla prima guerra mondiale. Anche i tedeschi di allora pensavano allo scontro con l\u2019Occidente per imporre la loro \u201ccivilt\u00e0\u201d e viceversa. Anche allora si pensava di liquidare la questione in pochi giorni.<\/p>\n<p>Kirill trova i suoi epigoni in Biden (\u201cNon abbiate paura\u2026\u201d dice, citando impropriamente Giovanni Paolo Secondo e Matteo), mentre tanta stampa appare impegnarsi in forma via via crescente nella gestione del \u201cil fronte interno\u201d (cfr. ad esempio il Corriere della Sera), mettendoci una passione astiosa contro chi invoca, magari ingenuamente, la pace, degna di migliori cause.<\/p>\n<p>Naturalmente ci sono anche giornali pacifisti, si fa per dire: \u201cLa Verit\u00e0\u201d ad esempio, il cui retro pensiero \u00e8: \u201cma cosa vogliono questi ucraini, ma perch\u00e9 non la smettono? E datevi una calmata. Noi dobbiamo lavorare. Vogliamo i russi sulle nostre spiagge\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Il diffondersi di una cultura di guerra mi preoccupa. Che cosa rester\u00e0 dopo tutto ci\u00f2? Questo \u00e8 il nostro terreno di lavoro, come Forum, quello politico culturale, mi dico. Qui c\u2019\u00e8 da fare qualcosa: dare spazio ancora a un discorso articolato, non perdere di vista la complessit\u00e0, essere consapevoli delle responsabilit\u00e0, e anche delle colpe, dei nostri paesi senza con questo farsi paralizzare, vedere i pro e i contro, valutare i costi, considerare anche quelli incalcolabili come quelli determinati dal possibile ricorso alle armi di distruzione di massa, ammesso e non concesso che sia possibile; capire gli enormi rischi impliciti in questa polarizzazione, nel breve, ma anche nel lungo periodo (come dir\u00f2 alla fine).<\/p>\n<h3><strong>Abbattere Putin, accordarsi con Putin? Ma dove vogliamo arrivare?<\/strong><\/h3>\n<p>Mi viene la domanda: ma abbiamo tempo? O la situazione sta precipitando? Ripenso a Biden, gli incontri a livello europeo, le sue dichiarazioni in sede Nato, in Polonia: \u201cPutin \u00e8 un criminale di guerra\u201d, \u201cPutin \u00e8 un tiranno, non pu\u00f2 restare al potere\u201d, \u201cPutin \u00e8 un macellaio\u201d. Ma non si voleva trattare? All\u2019inizio mi sembra ubriaco: \u201cAndiamo bene\u201d penso e mi dico metaforicamente: \u201cun matto e un ubriaco\u201d. Poi a molti viene il dubbio che non si tratti di \u201cerrori\u201d, che gli americani abbiano gi\u00e0 deciso (con gli inglesi e forse con il consenso di alcuni paesi dell\u2019est europeo). In due giorni tra molti commentatori, che spero ancora \u2013 lo spero davvero &#8211; si sbaglino, il dubbio diventa certezza. Gioved\u00ec sera la signora Anne Applebaum, ascoltata commentatrice di politica internazionale (The Atlantic, John Hopkins University) dal salotto della Gruber ce lo spiega con la sua faccia cerulea e risoluta: il problema non \u00e8 arrivare a un accordo con Putin, oggi la questione \u00e8 \u201cvincere la guerra\u201d. \u201cL\u2019Ucraina pu\u00f2 farcela\u201de noi cos\u00ec possiamo abbattere Putin, chiudendo sul serio la stagione della guerra fredda. E mi trovo di nuovo di fronte alla vecchia idea che non debbano essere i russi (i popoli) a dover risolvere la questione, a togliere di mezzo un leader il cui progetto di grande Russia \u00e8 gi\u00e0 fallito. Ma che sia una forza esterna. I disastri generati in passato da questa idea (Gheddaffi, Saddam, ecc.) sono gi\u00e0 scordati.<\/p>\n<p>La vera questione dunque \u00e8 ben altra che fornire o non fornire armi, la questione \u00e8: <em>dove vogliamo arrivare<\/em>? Quali rischi intendiamo correre? Cosa rester\u00e0 dell\u2019Ucraina? \u00c8 giusto strumentalizzare la resistenza di quel popolo per altri fini?<\/p>\n<h3><strong>Domande ingenue sull\u2019Europa<\/strong><\/h3>\n<p>E cominciano a questo punto in me nuovamente le domande sull\u2019Europa, quelle ingenue, come tutte le domande sull\u2019Europa. Ma l\u2019Europa c\u2019\u00e8? Cosa avranno detto i leaders europei a Biden e lui a loro? L\u2019Europa pu\u00f2 svolgere, se non oggi domani, un ruolo che sia ad un tempo deciso, ma anche moderatore, per la sua memoria storica e, se non altro, per la consapevolezza dei rischi che noi corriamo, prima ancora e pi\u00f9 degli americani? C\u2019\u00e8 qualcuno tra questi leaders europei che ha il coraggio di spiegare ai propri cittadini i termini della questione, i rischi, le rinunce che occorre fare? Spero ancora che tutto non sia gi\u00e0 deciso, che ci siano margini per discutere. Ma non lo so.<\/p>\n<p>E riprendo ancora a pensare all\u2019Europa. Il 15 febbraio del 2003 le principali capitali europee vengono attraversate da imponenti manifestazioni di piazza contro l\u2019invasione dell\u2019Iraq da parte non dell\u2019ONU, ma di un gruppo di paesi \u201cvolonterosi\u201d capeggiati dagli Stati Uniti di George Bush, poi rivelatasi del tutto ingiustificata e disastrosa nei suoi effetti. Si parla di 110 milioni di persone nel mondo e di tre a Roma). Il 31 maggio Habermas e Derrida, in un documento importante pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, dal titolo <em>\u201cDopo la guerra: la rinascita dell\u2019Europa\u201d,<\/em> scrivono che \u00e8 nata finalmente un\u2019opinione pubblica europea. Chiedono che si avvii una collaborazione rafforzata tra i principali paesi dell\u2019Europa continentale, con una politica di difesa, di sicurezza e una politica estera comune. Immaginano una costellazione post-nazionale, impegnata a portare avanti un ordine cosmopolita, basato sul diritto internazionale. E individuano uno dei tratti fondamentali della coscienza europea, in <em>\u201cuna soglia di tolleranza comparativamente pi\u00f9 bassa di fronte all\u2019uso della forza\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>I paesi europei successivamente non hanno fatto molti passi avanti in questa direzione, come sappiamo. Paghiamo i costi del ritorno dei nazionalismi in versione populista, dei particolarismi, delle difficolt\u00e0 a comporre interessi \u201cmercantili\u201d, della stupidit\u00e0 pura e semplice.<\/p>\n<p>In tutti questi anni i nostri paesi si sono illusi che fosse possibile mettere da parte del tutto la questione della forza, che lo sviluppo dei traffici e dei mercati, legando tra di loro gli stati del mondo in quel processo che \u00e8 stato poi chiamato di globalizzazione, sarebbe stato sufficiente a garantire la pace. Non a caso abbiamo fatto cos\u00ec fatica ad accettare l\u2019idea che la Russia potesse invadere l\u2019Ucraina. Nonostante i suoi limiti, messi in luce da molti, la via mercantile alla pace era probabilmente una ipotesi che andava verificata. Oggi per\u00f2 la provocazione di Putin ci dice che il re \u00e8 nudo e il tema ritorna.<\/p>\n<p>Che cosa mi disturba della questione del 2% delle spese militari di cui oggi si discute in Italia e altrove? Non tanto il fatto in s\u00e9, non ho interesse a discutere se si deve andare all\u20191,9% o al 2,1% e in quanti anni (queste cose le lasciamo allo specialista in penultimatum, l\u2019avvocato Conte), quanto al fatto che nel silenzio sulla strategia di fondo \u2013 accordarsi o abbattere Putin \u2013 questa sia l\u2019unica proposta che si riesce a pensare. L\u2019Europa non pu\u00f2 essere solo questo. L\u2019Europa sta forse lavorando per il ritorno a un mondo bipolare basato esclusivamente su politiche di potenza? \u201cPazzi\u201d direbbe Francesco.<\/p>\n<h3><strong>In che mondo vivremo?<\/strong><\/h3>\n<p>E faccio un solo cenno alla questione che in realt\u00e0, almeno fino a ieri mi sembrava quella centrale, prima che l\u2019idea di una guerra condotta avanti fino all\u2019abbattimento del regime vigente in Russia balenasse all\u2019orizzonte. Che mondo uscir\u00e0 da questa situazione? Un mondo diviso in buoni e pericolosi cattivi? Un mondo bipolare, segnato da una cultura bellicista, dove l\u2019unica salvezza pu\u00f2 venire da una politica di potenza basata sulle armi (come scrive Rovelli, in un suo peraltro discutibile intervento)? Un mondo dove non ci sono voci forti \u2013 in tutti i sensi del termine \u2013 che si caratterizzano per una <em>\u201csoglia pi\u00f9 bassa nel ricorso alla forza militare\u201d<\/em> e che, ritornando a fare memoria di che cosa \u00e8 successo qui da noi nel corso del 900, riprendano in mano <em>\u201cil desiderio di un ordine internazionale regolato secondo il multilateralismo e il diritto\u201d<\/em> collegandolo alla <em>\u201csperanza di una vera politica mondiale nella cornice di Nazioni Unite riformate\u201d?<\/em><\/p>\n<p>Un mondo sempre pi\u00f9 diviso, che vada in questa direzione, come potr\u00e0 affrontare le prossime pandemie e, soprattutto, la sempre pi\u00f9 urgente questione ambientale e climatica? Come si far\u00e0 a mettersi intorno a un tavolo e ragionare in modo cooperativo?<\/p>\n<p>Ecco, l\u2019alternativa per l\u2019umanit\u00e0 oggi sembra essere quella che si staglia tra un sogno ingenuo e una catastrofe di fronte a cui dovremmo gi\u00e0 considerarci spacciati.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.forumdilimena.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Introduzione-promotori-Limena-2-aprile-2022.pdf\">La guerra in Ucraina. Considerazioni di un inesperto in pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cari amici e care amiche, siamo qui per scambiarci i pensieri che ci sono venuti e gli stati d\u2019animo che abbiamo vissuto in questo mese drammatico. Probabilmente non molto di pi\u00f9. Dovremo per\u00f2 cercare di farlo bene. 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