{"id":1754,"date":"2021-10-08T17:12:59","date_gmt":"2021-10-08T15:12:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=1754"},"modified":"2021-10-08T17:53:38","modified_gmt":"2021-10-08T15:53:38","slug":"un-bagno-di-realismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=1754","title":{"rendered":"Un bagno di realismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Molti veneti, anche di diversa opinione politica, nonostante il passare degli anni e senza risultati, sembrano affidare le loro speranze ancora al sogno di una regione autonoma dal centro, finalmente in grado di decidere da se stessa del proprio futuro e, perch\u00e9 no, capace di trattenersi una robusta quota delle tasse raccolte. La classe dirigente regionale \u00e8 interessata a alimentare questa illusione, perch\u00e9 ne ha fatto il proprio principale motivo di legittimazione, mentre il periodico riemergere di iniziative parlamentari volte a discutere l\u2019attuazione del regime di autonomia differenziata sembra, ma solo apparentemente, confermarne la validit\u00e0. La ministra per i rapporti con le Regioni, Maria Stella Gelmini, proprio in questo periodo, dice che intende \u201caccelerare\u201d, ma forse intende \u201critardare\u201d. Non \u00e8 la prima e non sar\u00e0 nemmeno l\u2019ultima.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ma quanto di fondato c\u2019\u00e8 in questo \u201csogno\u201d? Il ballo a cui siamo chiamati \u00e8 proprio quella del regionalismo spinto o quello che si fa in citt\u00e0 \u00e8 un altro tipo di danza, da cui rischiamo di essere esclusi? Perch\u00e9 la discrasia tra narrazioni celtiche (virtuali) e centralizzazione romana (reale) va avanti da troppo tempo e a un certo punto si dovr\u00e0 pur chiederne conto a chi alimenta le prime facendo finta di non capire che le cose vanno in direzione opposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Per rispondere a queste domande \u00e8 assai utile leggere l\u2019ampia intervista rilasciata alla rivista \u201cUna Citta\u201d da Marco Cammelli, uno dei pi\u00f9 apprezzati studiosi della pubblica amministrazione italiana. La lettura richiede un certo impegno, ma \u00e8 davvero un bagno di realismo, cui invitiamo tutti coloro che ci seguono.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Cammelli sostiene che: \u201cLe regioni sul piano della politica non hanno sfondato\u201d. \u201cIl nostro \u00e8 un centro che non ha cambiato una virgola da quello di cent\u2019anni fa e le ultime riforme vere sono quelle di Giolitti\u201d. Anche negli stessi anni in cui si \u00e8 attuato il pi\u00f9 deciso tentativo di decentramento amministrativo \u2013 quello intentato dalle riforme Bassanini \u2013 il personale dello Stato centrale invece che diminuire \u00e8 aumentato.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La Costituzione del resto disegna fin dall\u2019inizio un sistema di relazioni centro periferia essenzialmente garantistico, pensato cio\u00e8 per sostenere chi perde le elezioni nazionali e per proteggere le regioni dalle prepotenze del Centro, senza un rapporto organico, costruttivo tra i due. Le Regioni costituiscono uno spazio aggiuntivo destinato a risolvere i problemi politici del Centro. Questo e non altro sono i conflitti stato regioni che si sono manifestati anche nel corso della crisi pandemica. Chi a Roma era escluso dal potere diretto ha cercato di usare il proprio predominio nelle regioni del Nord subordinando queste istituzioni alle proprie strategie di lotta politica al centro.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nello stesso periodo in cui le regioni nascono del resto il Governo sposta al centro larga parte del prelievo tributario. Con la crisi finanziaria del 2008, mentre Bossi se ne va su e gi\u00f9 per il Po a parlare di secessione e a versare ampolle \u201cavviene una delle centralizzazioni pi\u00f9 dure e feroci che siano mai state fatte\u201d. Oggi inoltre \u201cl\u2019applicazione del Piano europeo di sostegno (Pnnr) dar\u00e0 una curvatura ancora pi\u00f9 centralizzata al nostro sistema almeno per un decennio\u201d. \u201cLo spazio per la potest\u00e0 legislativa regionale si ridurr\u00e0 ulteriormente\u201d. \u201cLa regolazione ormai \u00e8 migrata altrove. Al centro nazionale e al centro comunitario. \u00c8 l\u00ec che si fanno le regole. Dalle altre parti si applicano e al massimo si adattano\u201d. Questo \u00e8 il ballo che si fa in citt\u00e0 e a cui occorre partecipare.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">L\u2019autonomia delle regioni non scompare, ma si gioca su un piano diverso da quello del regionalismo spinto, di natura competitiva e aggressiva. Al contrario c\u2019\u00e8 bisogno di un \u201cregionalismo cooperativo che collabora all\u2019applicazione di politiche europee e nazionali agevolando il sistema locale a trovare la propria cifra nella loro applicazione\u201d. Altro spazio per le regioni, che potrebbe accrescere il loro peso istituzionale, deriva dalla partecipazione alle decisioni centrali. Perch\u00e9 in ogni caso \u201cil Centro \u00e8 il punto chiave\u201d. Vi sono modifiche dei ministeri e del loro modo di agire, il passaggio \u201cdal fare al far fare\u201d prima di tutto, che sono indispensabili. La periferia non pu\u00f2 limitarsi a rivendicare autonomia e a lamentarsi per non averla ricevuta, rischiando una crescente irrilevanza sulle questioni importanti che riguardano il Paese intero. La riforma dei ministeri non costituisce faccenda che riguarda solo lo Stato centrale, ma \u00e8 interesse delle stesse Regioni. Minacciare di \u201candarsene per conto proprio\u201d non risolve il problema, semmai lo aggrava.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Si deve perci\u00f2 cercare di uscire dal dualismo garantista da cui sono nate le Regioni per andare verso modelli di natura cooperativa che sono essenziali per l\u2019intero sistema. Due sono le spinte da evitare: quella di chi concepisce il Centro come un sistema tolemaico statico, eretto a difesa di grandi riforme caratterizzate da rigide uniformit\u00e0 garantistiche e quella di chi in senso opposto immagina la disarticolazione del sistema in sottosistemi reciprocamente impermeabili a difesa di piccole patrie o pi\u00f9 prosaicamente delle proprie risorse finanziarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00c8 sull\u2019intelaiatura di base del sistema che andrebbe riportata la discussione. Sarebbe ora che il ceto politico, quello regionale in particolare, smettesse di \u201cnascondere tutto sotto il tappeto\u201d e dicesse con franchezza come stanno le cose, invece che alimentare speranza destinate a restare inesorabilmente deluse.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti veneti, anche di diversa opinione politica, nonostante il passare degli anni e senza risultati, sembrano affidare le loro speranze ancora al sogno di una regione autonoma dal centro, finalmente in grado di decidere da se stessa del proprio futuro e, perch\u00e9 no, capace di trattenersi una robusta quota delle tasse raccolte. 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