{"id":1731,"date":"2021-07-01T12:19:27","date_gmt":"2021-07-01T10:19:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=1731"},"modified":"2021-07-01T13:16:00","modified_gmt":"2021-07-01T11:16:00","slug":"un-rapporto-complesso-e-diffidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.forumdilimena.com\/?p=1731","title":{"rendered":"Un rapporto complesso e diffidente"},"content":{"rendered":"<p>I tentativi di indagare, da un lato, il mondo cattolico italiano, dall\u2019altro, gli atteggiamenti e le scelte dei cittadini nei confronti della politica restituiscono quadri in continua evoluzione e densi di aspetti problematici e contraddittori. Coloro che si auto-definiscono cattolici sono sempre meno, pur continuando a costituire la maggioranza della popolazione, molto minori appaiono i numeri dei cosiddetti praticanti regolari, presenti soprattutto nelle et\u00e0 pi\u00f9 avanzate. La fiducia nei partiti politici e nella massima istituzione rappresentativa, il Parlamento, pur in ripresa secondo l\u2019ISTAT, riguarda sempre una netta minoranza, come attesta il calo eclatante della partecipazione al voto, scesa del 20% in poco pi\u00f9 di 20 anni. Lo sfondo interpretativo di entrambi i fenomeni sta nel grande e veloce cambiamento socio-economico, culturale e antropologico che ha profondamente modificato stili di vita, credenze, appartenenze, atteggiamenti, accentuando le differenze sociali, generazionali e territoriali, in una situazione di crescente incertezza e disorientamento.<\/p>\n<p>Se per i cattolici \u201canagrafici\u201d gli atteggiamenti nei confronti della politica sono probabilmente condizionati dal contesto culturale in modo analogo a quello di tutta la popolazione, per i cattolici pi\u00f9 presenti e impegnati nel mondo ecclesiale hanno certamente un\u2019influenza le posizioni, espresse in modo esplicito o implicito, dalle gerarchie dell\u2019istituzione Chiesa, veicolate da parroci, preti e laici responsabili di vari ambiti nelle parrocchie. Senza mezzi termini don Rocco D\u2019Ambrosio, ordinario di Filosofia Politica alla Gregoriana, ha affermato che il disagio cattolico ha radici lontane perch\u00e9 \u201cesistono comunit\u00e0 che, per decenni, hanno sentito parlare della testimonianza cristiana legata solo ad alcuni temi\u2026 Decenni vissuti con questo stile pastorale e dottrinale \u2013 specie nel periodo della presidenza Cei del cardinal Ruini \u2013 generano questo tipo di cattolici, per i quali l\u2019adesione a Cristo coincide con la fedelt\u00e0 ai soli principi di bioetica e morale sessuale, alla messa in latino e allo sfarzo e potere ecclesiali di medioevale memoria. Per loro, come per Schmitt, l\u2019amore per il nemico riguarda solo la famiglia e ambiti privati. Fuori \u00e8 possibile, \u00e8 quasi etico fare guerra, esprimere posizioni razziste, rifiutare e condannare senza appello; dove il \u2018fuori\u2019 \u00e8 luoghi di lavoro, societ\u00e0, gruppi, comunit\u00e0, istituzioni, organismi internazionali. L\u2019esatto contrario di quanto raccomanda la <em>Fratelli tutti<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 vero per\u00f2 che le posizioni politiche dei cosiddetti cattolici impegnati o presenti regolarmente alle messe domenicali sono molto variegate, rappresentando ogni opzione partitica possibile, dalla destra alla sinistra, anche se, nella maggioranza dei casi, senza una partecipazione attiva al dibattito e all\u2019azione politica. La questione del rapporto fede-politica sembra latitare in ambito ecclesiale, come dimostrano la netta rarefazione dei corsi di formazione socio-politica e la scarsa presenza negli organismi di partecipazione laicale di temi attinenti al lavoro, all\u2019istruzione, alle disuguaglianze crescenti, alle scelte economiche e finanziarie, che dovrebbero costituire il cuore di una Chiesa in uscita. Diocesi e parrocchie, di fronte alle situazioni di povert\u00e0 e ingiustizia, attivano il loro impegno nell\u2019ambito della carit\u00e0, spesso delegata agli organismi specializzati, ma senza entrare nel merito delle cause, quelle che gli stessi documenti ecclesiali definiscono strutture di peccato, contro le quali si possono eventualmente prendere in astratto posizioni critiche quando riguardano aspetti di economia illegale, dalle mafie alla corruzione, ma non se coinvolgono un intero sistema che legalmente produce disuguaglianza ed emarginazione sociale.<\/p>\n<p>Quando mai nei Consigli Pastorali si affrontano questi argomenti, facendo discernimento sulla storia e le vicende del proprio territorio alla luce del Vangelo? Le visioni politiche, analogamente alle questioni connesse relative alle scelte economico-finanziarie sia personali sia collettive e sociali, restano in genere escluse dai dibattiti ecclesiali: si evocano ovviamente ideali di giustizia, pace, solidariet\u00e0, ma rispetto a un approccio concreto, quindi inevitabilmente politico, ai problemi sembra operare una sorta di tab\u00f9.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di 20 anni fa, Enrico Chiavacci sulla rivista Jesus denunciava senza mezzi termini le \u201cgravi colpe della teologia cristiana, cattolica e protestante (soprattutto riformata nordamericana). Colpe della teologia sistematica, che si \u00e8 occupata solo della salvezza delle singole anime dimenticando totalmente il cammino dell\u2019umanit\u00e0 verso la pienezza del Regno. Colpe della teologia morale che si \u00e8 fermata, a partire dal Catechismo Romano dopo il Concilio di Trento, al tema del \u2018non rubare\u2019: il vero tema della morale economica nel Vangelo \u00e8 invece quello del significato che i beni terreni hanno nell\u2019orizzonte di fede del cristiano\u2026 Occorre dunque ripensare nelle sue radici l\u2019annuncio morale cristiano sulla storia e sull\u2019economia: il Concilio ha indicato con chiarezza la via, ma finora sembra che pochi se ne siano accorti o siano disposti a seguirla senza compromessi\u2026 Se la teologia non sapr\u00e0 leggere l\u2019economia come vero luogo teologico, luogo in cui dobbiamo cercare \u2013 studiando con passione, piangendo e pregando \u2013 quale sia il progetto e la chiamata di Dio per noi qui oggi, la Chiesa avr\u00e0 tradito la sua missione\u201d. Sotto accusa, come in <em>Fratelli tutti<\/em>, \u00e8 il modello liberista mondiale, la cui essenza si sostanzia nel titolo dell\u2019intervento: <em>In nome del dio profitto<\/em>.<\/p>\n<p>Con poche eccezioni, i cattolici pi\u00f9 interni al mondo ecclesiale hanno una visione teologica frammentaria e spesso incoerente, desunta non da studi e approfondimenti personali, ma da quanto hanno <em>respirato <\/em>nelle chiese e negli incontri ecclesiali, con un peso significativo, soprattutto per le persone pi\u00f9 avanti negli anni, di una formazione acquisita in et\u00e0 infantile e adolescenziale, caratterizzata da approcci semplificatori e non di rado sostanzialmente preconciliari<em>. <\/em>Richiami espliciti alla teologia provocano spesso nei consessi ecclesiali reazioni stupite e diffidenti.<\/p>\n<p>Eppure, dietro alle scelte politiche dei cattolici, ormai distribuite, dopo il tracollo della Democrazia Cristiana, in tutti i partiti dalla destra alla sinistra, si collocano visioni teologiche, pur generalmente implicite, diverse e spesso conflittuali. Per molti il rapporto difficile fra fede e politica sfocia nell\u2019allontanamento da ogni partecipazione attiva e in decisioni di voto ondivaghe dettate dall\u2019impressione del momento; in altri casi si polarizza invece la scelta per posizioni di destra, identificate con la difesa di valori quali vita e famiglia, o di sinistra, con riferimento prioritario a pace, solidariet\u00e0, giustizia sociale. La contrapposizione fra cattolici di destra e sinistra su temi in materia di unioni omosessuali, disegno di legge Zan, suicidio assistito, eutanasia riflette una grande eterogeneit\u00e0 presente anche nel dibattito teologico, tanto da attivare critiche roventi nei confronti dello stesso papa Francesco. Anche tali temi risultano in genere assenti all\u2019interno degli organismi di partecipazione ecclesiale: l\u2019obiettivo sembra quello di evitare ogni possibile terreno di conflitto, con la sterilizzazione del confronto.<\/p>\n<p>Meno evidente appare la divisione fra cattolici per quanto riguarda i meccanismi economici imperanti denunciati in <em>Fratelli tutti<\/em>: bene comune \u00e8 certamente un termine condiviso e anche le critiche al modello neoliberista hanno ormai trovato cittadinanza in ambito ecclesiale, ma si tratta, utilizzando un\u2019espressione di papa Francesco, di <em>ideali astratti<\/em>, che non suscitano prese di posizione politica su aspetti concreti quali redistribuzione della ricchezza, limiti alla propriet\u00e0 privata, sistemi di tassazione, accoglienza dei migranti. \u201cLa comoda indifferenza di fronte a queste questioni svuota la nostra vita e le nostre parole di ogni significato\u201d (EG 203); dire che la propriet\u00e0 privata non \u00e8 intoccabile attiva immediatamente l\u2019accusa di comunismo, anche nei confronti del papa.<\/p>\n<p>Possiamo continuare a non porre questi temi, con la conseguente ricerca di scelte personali e soluzioni politiche, al centro dei dibattiti ecclesiali e del confronto nei Consigli Pastorali? Domanda retorica cui il papa aveva gi\u00e0 risposto chiaramente nel 2013, sottolineando l\u2019insufficienza degli interventi assistenziali che caratterizzano l\u2019impegno ecclesiale: \u201cI piani assistenziali, che fanno fronte ad alcune urgenze, si dovrebbero considerare solo come risposte provvisorie. Finch\u00e9 non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all\u2019autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequit\u00e0, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L\u2019inequit\u00e0 \u00e8 la radice dei mali sociali\u201d (EG 202).<\/p>\n<p>In positivo, quindi, la giustizia sociale diventa per i cattolici la questione dirimente, alla luce del Vangelo, come impegno per la costruzione del Regno.<\/p>\n<p>Sembra paradossale che un forte invito a recuperare un rapporto fra Chiesa e Stato, fra cattolici e politica, senza ignorare i cattolici o strumentalizzarli per ragioni elettorali, sia venuto qualche anno fa dal presidente dello Stato considerato l\u2019emblema della laicit\u00e0. Rispondendo al Presidente della Conferenza episcopale francese, che aveva proposto congiuntamente due temi di solito separati, quali bioetica e migranti, all\u2019origine del conflitto fra fede e politica, ma anche divisivi all\u2019interno dello stesso mondo cattolico, Macron, nella prospettiva di un <em>umanesimo realista<\/em>, chiede alla Chiesa un impegno in campo politico e non solo associativo-caritativo: \u201cIl dono dell\u2019impegno che vi sto chiedendo, \u00e8 questo: non rimanete fuori della porta. Non rinunciate a questa Repubblica, che avete cos\u00ec fortemente contribuito a forgiare. Non rinunciate a questa Europa, di cui avete nutrito il senso. Non lasciate incolte le terre in cui avete seminato. Non togliete alla Repubblica la preziosa rettitudine che tanti fedeli anonimi apportano alla loro vita di cittadini. Al centro di questo impegno, di cui il nostro paese ha bisogno, vi \u00e8 la parte di indignazione e di fiducia nell\u2019avvenire, che voi potete apportare\u201d. Un impegno che non significa arruolamento, perch\u00e9 la Chiesa, ammette Macron citando Mounier, non \u00e8 \u201cMai del tutto del proprio tempo\u201d, ma proprio per questa sua \u201clibert\u00e0 di parola, in un\u2019epoca in cui i diritti vengono sbandierati, presenta spesso la particolarit\u00e0 di ricordare i doveri dell\u2019uomo. Verso se stessi, verso il prossimo o verso il nostro pianeta\u201d, con una voce ora rivoluzionaria ora conservatrice o, paradossalmente, entrambe le cose al tempo stesso. E qui sta la complessit\u00e0 del rapporto fra fede e politica, nella ricerca di un\u2019autonomia che non degradi in separazione e indifferenza.<\/p>\n<p>Ai cattolici viene chiesta una partecipazione di pensiero e di azione, culturale e politica, proprio di fronte alle grandi sfide del presente e alla crisi delle istituzioni democratiche. Sottrarsi a tale compito \u00e8 una grave responsabilit\u00e0: \u201cQualsiasi comunit\u00e0 della Chiesa, nella misura in cui pretenda di stare tranquilla senza occuparsi creativamente e cooperare con efficacia affinch\u00e9 i poveri vivano con dignit\u00e0 e per l\u2019inclusione di tutti, correr\u00e0 anche il rischio della dissoluzione, bench\u00e9 parli di temi sociali o critichi i governi. Facilmente finir\u00e0 per essere sommersa dalla mondanit\u00e0 spirituale, dissimulata con pratiche religiose, con riunioni infeconde o con discorsi vuoti\u201d (EG 207).<\/p>\n<p>Non sembra che la maggior parte delle comunit\u00e0 ecclesiali ne abbia preso atto. Il papa, contro ogni illusione di risultati immediati, propone di iniziare processi pi\u00f9 che di possedere spazi, di affrontare e risolvere i conflitti, senza eluderli, di ancorare sempre le idee e la Parola alla realt\u00e0, di integrare locale e globale in una prospettiva di bene comune con tutti e per tutti, di dialogare e collaborare con le diverse forze sociali a un patto sociale e culturale.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non iniziare i processi, nell\u2019ambito degli organismi di partecipazione ecclesiale, dal <em>discernimento evangelico<\/em> proposto dal papa, per prendere posizioni pubbliche sui temi che oggi interpellano le comunit\u00e0, dalle politiche per il lavoro alla scuola, dagli interventi economici ai comportamenti quotidiani di consumo e di impiego del denaro? Qualcuno si \u00e8 interrogato sugli aspetti etici della lotteria degli scontrini o sulla richiesta di ristori anche da parte di chi aveva comunque mantenuto redditi alti (la Corte dei Conti ha scritto: \u201csi pone ora la necessit\u00e0 di collegare le indennit\u00e0 alle condizioni economiche complessive dei percipienti\u201d)?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non intervenire agli incontri promossi da altre forze sociali per attivare un confronto di proposte?\u00a0 Ma \u00e8 auspicabile anche la capacit\u00e0 di diventare promotori di tavoli di progettazione in ambito comunale per definire alleanze educative e sociali.<\/p>\n<p>Forse potrebbero essere queste alcune modalit\u00e0 operative per incarnare \u201cl\u2019ineludibile dimensione sociale dell\u2019annuncio del Vangelo\u201d (EG 258), \u201cstudiando con passione, piangendo e pregando\u201d, come diceva Chiavacci, accettando sfide, rischi e limiti nel coniugare Vangelo e giornale, Bibbia e Costituzione: fede e politica, appunto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I tentativi di indagare, da un lato, il mondo cattolico italiano, dall\u2019altro, gli atteggiamenti e le scelte dei cittadini nei confronti della politica restituiscono quadri in continua evoluzione e densi di aspetti problematici e contraddittori. 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