“La rivoluzione incompiuta. La chiesa dopo papa Francesco” di Marco Politi, ed. Il Millimetro, Roma, 2025

Quando esce
Il libro di Politi[1] esce a cavallo della fine del papato di Francesco. La prima edizione, in tedesco, è degli inizi di marzo 2025; Francesco morirà il 21 aprile. Un mese dopo, in maggio, esce l’edizione italiana. Non si sapeva allora chi sarebbe stato il nuovo Papa ed è vano cercare dunque nel libro considerazioni su Leone XIV (continuità/ discontinuità, stile, carisma, ecc.). Caso mai le sentiremo oggi…
Cos’è
Il lavoro di Politi non pretende di essere, a mio avviso saggiamente, un bilancio del pontificato, anche se fornisce numerosi elementi utili a formularlo.
Non è nemmeno una cronaca della sua fase finale. Politi è ben di più di un semplice cronista.
Piuttosto è una seria – e assai leggibile – ricostruzione delle questioni aperte nella chiesa cattolica, che Bergoglio si è trovato ad affrontare, di quelle che lui stesso ha aperto e dei modi in cui ha cercato di affrontarle o di chiuderle.
Per dirla con Enzo Bianchi “è una analisi lucida, documentata, anche sinceramente appassionata della situazione della chiesa così come Bergoglio l’ha lasciata”.
Contenuto e modo
L’analisi si sviluppa lungo 12 capitoli che illustrano le principali questioni: da quelle che riguardano la curia, alla questione della sinodalità; da quella della donna nella chiesa a quella dei giovani e del loro distacco; da quella degli abusi a quella della crisi internazionale e della guerra mondiale incipiente.
Politi legge vicende e situazioni mettendo in luce di volta in volta, e con il necessario distacco dell’analista, i contrasti di opinione, i tentativi di riforma e le resistenze, i passi avanti e gli arretramenti, le decisioni e le indecisioni. E questo è un lavoro molto utile, perché costringe a riflettere sulle ragioni delle diverse posizioni in gioco.
Lo fa – mi sembra – con notevole equilibrio, lasciando intuire un interesse per la chiesa e anche una simpatia per Francesco, che però non gli impedisce di vedere limiti, ambivalenze e incertezze.
Incompiuta
Il titolo del libro – il ricorso alla parola “incompiuta”, già presente nel titolo tedesco (Unvollendet) -dice già qualcosa delle opinioni dell’autore, su di una rivoluzione (o di una riforma?) tentata con passione ed impegno, ma che oggi possiamo riconoscere essere rimasta incompiuta, almeno perora, senza con questo volerne attribuire la responsabilità principale a un Papa che “ci ha provato” e che molti di noi hanno sinceramente amato.
Aperture
Alcuni elementi di sintesi di quello che Politi pensa possono essere colti nel capitolo finale del libro, non ancora una conclusione, ma semplicemente il XII capitolo come gli anni del pontificato (se fossero stati XIV avremmo potuto parlare di una Via Crucis…) nel quale più chiaramente si può cogliere come l’autore vede lo snodo cui la chiesa cattolica è giunta.
Osserva Politi: non si può dire che papa Bergoglio non sia stato vigile e chiaroveggente nel cogliere i segni dei tempi: dalla questione ecologica a quella delle migrazioni, dal tema delle disuguaglianze al diffondersi del nazionalismo populista.
Bergoglio aveva anche una acuta consapevolezza che vi era bisogno di una Riforma, parola che prima di lui non era nemmeno utilizzabile. Il Papa argentino perciò ha aperto brecce, ha spalancato finestre, ha rotto vecchi schemi, ha rivoluzionato lo stile, ha provato a modificare l’immagine stessa di Dio (aggiungerei).
Resistenze
Ma questo sforzo ha incontrato resistenze molto dure. “La spaccatura tra tradizionalisti e riformatori è stata verticale”. Politi parla di una chiesa “spossata dalla guerra civile interna”.
Forse questo in periferia si è percepito meno. lo si è sottovalutato, lo si sta ancora sottovalutando.
Non si coglie inoltre come oggi, diversamente da quello che si pensava in passato, non è più un semplice scontro tra spinta innovatrice proveniente dal basso e istituzione che oppone resistenza, ma è una frattura che attraversa la Chiesa a tutti i livelli, a partire dalla base popolare.
Non si coglie che essa giunge a configurare modi fortemente diversi di intendere lo stesso essere cristiani.
Non si vede la saldatura pericolosa cui potremmo andare incontro tra tradizionalismo religioso interno e quelle forme di nazionalismo populista che caratterizzano certe presenze nella sfera pubblica e vedono già una sintesi nel nazionalismo cristiano, non solo d’oltre oceano.
Ma, come avviene nella sfera politica (anche questo è interessante), mentre vi è stato un attivismo molto deciso del fronte tradizionalista (anche sul piano mediatico), non si è visto un altrettanto forte movimento riformatore impegnato pubblicamente per un rinnovamento della chiesa nel senso indicato da Papa Francesco, nulla di simile a quello che si era visto in occasione del Concilio Vaticano II.
Per usare le categorie di Albert O. Hirschmann, mentre a destra (mi scuso per il termine…) dominava la voice (protesta), a sinistra si è aspettato che una “rivoluzione dall’alto” potesse corrispondere alle attese di riforma e quando le innovazioni sono state avvertite come al di sotto delle aspettative a prevalere è stato l’exit (uscita) o il silenzio della lealtà ad ogni costo (loyalty) dei “buoni cattolici”.
Come dice Politi “Francesco ha seminato”, probabilmente fin dall’inizio consapevole che non sarebbe stato lui a portare a casa il raccolto.
Incompiutezza. Le ragioni
E qui sarebbe interessate interrogarsi sulle ragioni di quella incompiutezza della riforma suggerita nel titolo.
La risposta più ovvia naturalmente è, perché l’opposizione era troppo forte; non è riuscita a imporsi al conclave, ma è riuscita a bloccare la riforma. Può essere questa la spiegazione finale?
In questa prospettiva il problema sarebbe che il tentativo di Bergoglio si è dispiegato in un momento sfavorevole, quando a tutti i livelli i conservatori erano in ripresa. E non si trattava solo di schegge nostalgiche (Politi). Era il contesto ad essere divenuto meno favorevole (o a non esserlo mai stato?). Mi pare ovvio che questo ha pesato molto. Ma dovremmo chiederci se non abbiano agito anche dei limiti nel tentativo compiuto e nel sostegno ricevuto.
Si potrebbe dire forse che il compito era troppo grande, dati i ritardi secolari di cui parlava Martini, e le energie troppo poche. Sul piano della mobilitazione nella base cattolica, ma probabilmente anche su quello della riflessione teologica. Diversamente dal concilio questo tentativo non era stato preparato da 20-30 anni di riflessione teologica… La teologia anzi ha avuto un ruolo marginale e molto è stato affidato al carisma e in qualche caso all’improvvisazione.
O forse dobbiamo attribuire l’incompiutezza al fatto che gli stessi protagonisti del rinnovamento non avevano le idee chiare su dove andare? Al fatto che l’esigenza avvertita di una riforma non era accompagnata da un disegno/architettura ben definiti? Ammesso che questa fosse una via praticabile e non è detto che così fosse.
Eredità
L’eredità di Francesco però è lì.
Cercheremo anche oggi di capire meglio, con l’aiuto dell’autore, perché essa è importante, in che cosa sia ancora capace di sviluppo, quali ne potrebbero essere le condizioni.
Nel frattempo potremmo dirci magari che essa non può essere fatta gravare solo sulle spalle del suo successore.

[1] Marco Politi è giornalista e scrittore, specializzato nelle cronache e nella politica vaticana (Vaticanista). Biografo di tre papi Marco Politi segue le vicende vaticane da cinquant’anni. Con il premio pulitzer Carl Bernstein ha scritto la biografia bestseller His Holines (in Italiano: Sua santità. Giovanni Paolo II e la storia segreta del nostro tempo, Rizzoli 1996).
Il suo libro Joseph Ratzinger. Crisi di un papato, Laterza 2011, ha illustrato il vicolo cieco a cui era giunta la Chiesa cattolica.
Ha scritto per Il Messaggero, La Repubblica, il Fatto Quotidiano. Collabora con televisioni americane ed europee (ABC, CNN, BBC e altri network internazionali)
A papa Francesco Politi ha dedicato già tre libri, oltre all’ultimo di cui qui ci occupiamo:
Francesco tra i lupi. Il segreto di una rivoluzione, Laterza, 2014,
La solitudine di Francesco: un papa profetico, una Chiesa in tempesta, Laterza, 2019,
Francesco, la Peste, la Rinascita, Laterza, 2020