La XVI Assemblea sinodale ordinaria, convocata per l’anno 2023, ha un titolo di respiro conciliare: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione” ed è preceduta da una consultazione della base…
“Prima che il 4 ottobre 2023 inizi il sinodo, Francesco compie un gesto che per la storia millenaria della Chiesa ha un sapore rivoluzionario. Anche le donne (laiche e religiose) potranno partecipare con diritto di voto. Sono 54. Due di loro saranno presidenti delegate dell’assemblea. Il potere di determinare il documento finale non sarà più dei soli vescovi e maschi. Si infrange un’esclusione durata 1700 anni, a partire dal primo concilio a Nicea…
Al posto dello scontro dei due poli contrapposti temuto dal papa si delinea qualcosa di completamente nuovo e inaspettato. È l’ottantenne cardinale di Vienna, Christoph Schönborn, a segnalarlo. «Al mio primo sinodo nel 1985, dedicato al ventesimo anniversario del Vaticano II, gli europei erano tutto e gli altri erano europeizzati. Ora al centro della scena si vede il Sud globale. Das Blatt hat sich gewendet. Si è voltata pagina». La grande maggioranza di vescovi, uomini e donne, che partecipano al sinodo 2024, vengono da lì. Una volta sembravano quasi ospiti, ora sono loro a «dare l’impronta e a portare in campo le loro tematiche e preoccupazioni. Noi che veniamo dal “ricco Nord” siamo diventati minoranza».
La percezione è chiarissima. L’Africa si presenta spoglia dell’abito di ex colonia religiosa. Se la voce dell’America Latina è più fievole, se la voce dell’Asia è intermittente – grande attenzione suscitano gli interventi dei due vescovi cinesi che parlano nella loro lingua – la presenza dei delegati africani si fa notare per una nuova coscienza identitaria. Dai loro interventi si capisce che non intendono partecipare alla guerra civile, che per dieci anni ha straziato il pontificato di Francesco, ma non accettano nemmeno che venga loro dettata l’agenda dai vescovi e dai teologi del Nord. Il sottotesto è che, se gli europei sono giunti in Africa duecento anni fa insegnando certe regole, ora non possono venire improvvisamente a imporre un cambiamento…
La sinodalità, afferma la suora ivoriana Solange Sia, prima religiosa ad avere preso il dottorato in teologia nell’Africa occidentale, esige «umiltà nel rendersi conto che non si sa tutto, perché esistono altre realtà con cui entrare in dialogo». Seduti ai loro tavoli tondi i membri del sinodo toccano con mano che nel mondo globalizzato gli schemi del concilio di Trento non funzionano più e non bastano nemmeno piccoli aggiustamenti. C’è da costruire una realtà ecclesiale nuova, i cui contorni non sono ancora definiti. Francesco spinge in questa direzione.